Una lucida follia. Ragionare sull’amore

Le figure di genere non hanno dato forma solo a gerarchie di potere tra uomini e donne, ma anche all’amore. La difficoltà resta pensare l’interezza del proprio essere fuori dall’ideale androgino
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Tratto da etsy.com (di Marlina Vera Fine)

di Lea Melandri

Stralci di un percorso personale e politico

La centralità che ha avuto il tema dell’amore nel mio percorso intellettuale e politico all’interno del movimento delle donne – in modo abbastanza solitario – è dovuta, almeno in parte, a un tratto romantico, sentimentale, che viene da qualche zona remota della mia storia personale. Più precisamente, si tratta di una singolare commistione di sogno e lucidità di analisi che ho ritrovato in Sibilla Aleramo e che ho cercato di analizzare nel mio libro Come nasce il sogno d’amore.

copMa c’è anche la spinta, radicata anch’essa nel mio passato, a tenere fermo lo sguardo su quella zona ancora oscura ed enigmatica che è l’origine, la preistoria dell’individuo e della specie. Partire dalla memoria del corpo – dai sedimenti profondi della vita psichica – per interrogare il rapporto tra i sessi, vuol dire riconoscere che il dominio maschile non nasce da una volontà malvagia dell’uomo, o da una sua ‘naturale’ pulsione di morte, ma da passaggi inconsapevoli di necessità che riguardano lo sviluppo della specie umana, il passaggio dalla natura alla cultura.

Per tornare al percorso autobiografico che sta dietro ogni teorizzazione, anche la più astratta, devo dire che la centralità che ho dato alle tematiche del corpo è strettamente legata alla mia origine: figlia femmina di famiglia contadina che ha avuto il singolare privilegio di poter studiare. Il dualismo corpo-pensiero, natura-cultura, femminile-maschile, era nella mia condizione di partenza, e ha reso particolarmente lento, difficile, contrastato, il processo di emancipazione tradizionalmente inteso. Ho sentito a lungo estranea la vita pubblica, i suoi linguaggi, i suoi saperi, le sue istituzioni, mentre è stato molto forte il legame con la cultura e i linguaggi dell’uomo-figlio: filosofia, religione, arte.

Nel momento in cui avrei potuto “emanciparmi”, dopo la fuga dal paese d’origine e l’arrivo a Milano, ho incontrato, per mia felice sorte, il movimento non autoritario del ’68 nella scuola e il femminismo, che partivano proprio dal corpo, dalla vita personale, dalla sessualità, per mettere in discussione l’ordine esistente, la divisione tra pubblico e privato, la relazione tra i sessi.

Ho cominciato allora a rendermi conto che quello che nei miei studi liceali era rimasto il “fuori tema” – una materia di esperienza dolorosa e intraducibile nelle lingue colte – poteva, nella prospettiva di una profonda rivoluzione culturale, diventare “il tema”. Nello stesso tempo, cominciavo a riflettere sui nessi, i legami che ci sono sempre stati, tra un polo e l’altro del dualismo, sulle implicazioni inconsapevoli che la dualità, come costruzione maschile, aveva con l’interiorizzazione da parte delle donne di un’unica visione del mondo.

Ricerca di nessi voleva dire per me, da un lato continuare a scavare a fondo nel vissuto corporeo, psichico, intellettuale del singolo – autocoscienza, scrittura di esperienza -, dall’altro, partendo da questo sguardo e da questa lenta modificazione di sé, intesa come autonomia da pregiudizi, habitus mentali, schemi cognitivi incorporati, affrontare i saperi e i poteri della vita pubblica.

Ho cominciato a farlo dagli anni Settanta, individualmente e collettivamente – dal gruppo “sessualità e scrittura”, ai corsi della donne, alla rivista “Lapis. Percorsi della riflessione femminile”-, ma in modo ancora libresco o filtrato dai saperi disciplinari che mi erano famigliari, come la letteratura, la filosofia, la psicanalisi.

Gli anni Ottanta hanno rappresentato, per quanto mi riguarda, l’inizio di una riflessione e di una scrittura più specificamente legata ai temi dell’immaginario amoroso: rubriche di “posta del cuore”, “scrittura di esperienza”, analisi del “sogno d’amore”.

Nel momento in cui prevaleva nel femminismo l’orgoglio dell’appartenenza di sesso, la voglia di “vivere con agio”, l’affermazione della fine del patriarcato, occuparsi del sogno d’amore – dal libro che stavo scrivendo alle rubriche di posta del cuore su “Ragazza In” e su “Noi donne”- fu visto da alcune come un tornare sulla “miseria femminile”. Per me ha voluto dire invece riprendere e approfondire l’intuizione originale del femminismo: il dualismo sessuale, la consapevolezza che le figure di genere non hanno dato forma solo a rapporti e gerarchie di potere tra uomini e donne, ma, come conseguenza della complementarità, anche all’amore tra i sessi, al sogno di ricongiungimento di “nature”diverse, e all’ideale di interezza dell’individuo.

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Finché il maschile e il femminile sono visti come poli complementari, come se fossero le due metà di un intero, c’è nell’amore una “terribile necessità”. Come spiegare altrimenti un’interiorizzazione della visione maschile del mondo così duratura? Come spiegare una subalternità così evidente delle donne nella vita pubblica, l’emancipazione come assimilazione al neutro? La difficoltà è pensare l’interezza del proprio essere fuori dall’ideale androgino, di cui parla Virginia Woolf.

La complementarità è ingannevole, ma esercita ancora una grande attrazione: basta pensare al protagonismo che hanno preso le due grandi attrattive delle femminilità nelle sfera pubblica: la maternità e la seduzione. Il processo di autonomia dai modelli interiorizzati ha ancora molta strada da fare. Ma, soprattutto, interessa uomini e donne, interroga la femminilità come la maschilità.

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* Dopo aver insegnato alle scuole medie e alle superiori, da più di vent’anni tiene corsi presso l’Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano, di cui è tra le fondatrici. Saggista, scrittrice e giornalista, Lea Melandri ha diretto per molti anni la rivista “L’erba voglio” ed è un punto di riferimento del movimento delle donne. Ha scritto diversi libri, l’ultimo è “Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà” (Bollati Boringhieri 2011). 
Altri articoli di Lea Melandri sono leggibili qui.
Ha aderito alla nostra campagna 2016 “Facciamo Comune insieme
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6 Risposte a “Una lucida follia. Ragionare sull’amore”

  1. Stefano
    10 giugno 2016 at 18:05 #

    Mi fà piacere ricordare l’appuntamento di domani alla vaccheria nardi, dal titolo ” Donne nel mito e nella storia – Telai e Trame di Donne – tessiture colorate dalle voci delle donne. Dalle 11 i racconti trarranno linfa e suggestione dall’Africa occidentale.
    E’ arrivato il tempo di riempire le biblioteche di vita, scrive la curatrice del progetto del gruppo Donne Mitologiche

  2. Stefano
    10 giugno 2016 at 18:25 #

    http://www.bibliotu.it/news/12797#0

  3. eseban
    14 giugno 2016 at 18:07 #

    dualità significa racchiudere la realtà in due sole categorie e cercare di farne parte. Esistono invece persone reali non duali, non solo femmine o maschi. rendersi conto che è così spaventa perchè si perdono i punti di riferimento in un primo momento. Poi libera perchè dove esistevano solo due possibilità adesso ce ne sono infinite…aiuto…la vita è tutto intorno a noi, sono clolui che sono

  4. DANIELA DEGAN
    15 giugno 2016 at 08:09 #

    grazie Stefano,

    il lavoro che portiamo in una delle più belle biblioteche di Roma è progetto femminile che iniziato a ottobre 2015 ci sta donando molto, sia in termini di soddisfazione, sia perchè sperimentando la modalità circolare della cerchia di donne, ci mostra strada facendo le nostre
    capacità e i nostri talenti giorno per giorno. L’altro giorno Stefano ha suggerito ad Ilaria di scrivere qui su Comune qualcosa del nostro lavoro .. era durante il 3^ incontro e si parlava della nostra madre Africa e delle sue donne, regine …
    qui sotto vi riporto ciò che stiamo facendo come gruppo. I prossimi incontri riprendono a partire da ottobre e saranno tutti momenti interessanti e densi come i precendenti.
    Scriveremo presto magari un articolo a più mani, per ora vogliamo lasciar sedimentare il nostro lavoro creativo e denso, magari ne verrà fuori un libro, come ci ha consigliato di fare una professoressa che è stata con noi durante il secondo incontro. Grazie ancora per aver fatto post Stefano e mi raccomando continua a seguirci. Pensiamo che fare conoscere alle donne e agli uomini ciò che sono state le esperienze delle donne cancellate dai vincitori nella Soria sia fondamentale anche per quello che ogni giorno succede …. e per modificare la cultura patriarcale e misogina.

    Progetto:
    Parlare di donne vuol dire parlare di tutti noi. Eppure, i racconti sulle “personagge” scarseggiano nelle aule scolastiche, i libri scritti da donne si cercano con il lumino sugli scaffali delle biblioteche, la storia tramanda ai posteri un mondo raccontato da uomini su altri uomini, mentre noi siamo donne e uomini.

    Semper sexus masculinus etiam femininum sexum continet, recita una legge latina (Digesta, 32,62). “Il maschile comprende sempre il femminile” è un motto che non siamo tenute a seguire nella vita vera, anche se rimane una regola grammaticale. Noi le scuole le abbiamo concluse e adesso abbiamo messo insieme la nostra istruzione e ci dedichiamo allo studio approfondito delle cose che ci interessano veramente e vogliamo raccontare a tutti e a tutte le storie di donne che sono state taciute.

    Il ciclo di incontri “Donne nel mito e nella storia” è curato amorevolmente dal Gruppo Donne Mitologiche formatosi a Roma nell’autunno del 2015. Una quindicina di studiose, ricercatrici, maestre, cantanti, poetesse, donne di cultura e di natura si sono ritrovate intorno ai temi a loro cari: la storia delle donne, l’economia del dono, le società matriarcali e le società gilaniche, le culture indigene di pace, la mitoarcheologia, il ruolo delle donne nella scienza, la medicina senza camici, eros e thanatos vissuti da donne che con i loro corpi passionali e le loro menti acute hanno lasciato tracce di sé. In questa ricerca cadono le barriere tra l’alto e il basso, tra la cultura popolare e quella ufficiale, tra la mente e il corpo, tra uomini e donne, tra cultura e natura.

    In punta di piedi entriamo in una delle biblioteche storiche di Roma, la Biblioteca Vaccheria Nardi, che ha sentito il sussurrio e il cinguettio delle nostre voci nei vicoli bui della città che pare morta. Timide come le fate, ci fidiamo delle persone che ci invitano e ci accolgono con il cuore. Fragili, come la tela di memorie che cerchiamo di recuperare, saremo qui per voi a raccontare cose che nessuno vi ha raccontato, a meno che non abbiate anche voi trovato le fonti d’acqua pura che scorrono portando agli umani la voce delle ninfe.
    È arrivato il tempo di riempire le biblioteche di vita.

  5. Trina
    3 novembre 2016 at 11:19 #

    Buongiorno
    Ecco il suo e-mail: sellerstrina@gmail.com
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