Boccioli di mascolinità

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di Maria G. Di Rienzo*

“27 giugno 2016 – Una sedicenne violentata dal branco, arrestati 5 minori nel Salernitano. L’hanno vista passeggiare da sola, di notte e l’hanno trascinata con la violenza in un garage. Un branco di ragazzini ha sequestrato e violentato a turno una sedicenne di Sarno. Erano in cinque, tutti minorenni, di età compresa tra i 15 e i 17 anni”.

… ma a stuprare non hanno imparato dalle cattive femministe odiatrici di uomini, né dal bieco complotto-gender. Lo hanno imparato dalla valanga di pornografia più o meno “soft” di cui sono investiti ogni giorno dai media del mainstream e da quella “hard” che trovano sui siti appositi in internet; lo hanno imparato dalla tolleranza sociale e dalla promozione sociale dei miti (false credenze) sullo stupro, di scherzi battute giochi sessisti e violenti, di attitudini e comportamenti misogini. E hanno inoltre appreso grazie alla continua degradazione delle donne che se costoro subiscono uno stupro ne hanno colpa.

La nozione che una donna sia responsabile per ciò che accade al suo corpo è un attrezzo conveniente a derubricare lo stupro da assalto a tragica fatalità: perché come si può mai arginare il potentissimo desiderio maschile e gli irrinunciabili bisogni maschili che indicano l’incontestabile superiorità maschile? Sono le femmine che devono imparare a proteggersi.

Perché gli uomini, a differenza degli imperfetti scarti delle loro costole chiamati “donne”, sono civili e signorili e “cavalieri” e protettori di natura (eccetto quando le donne li provocano ad agire altrimenti) e hanno un superbo autocontrollo (eccetto quando sono rimbambiti dal malefico raptus o vedono passare una ragazza sola di sera) che ne giustifica la sperequata presenza in ogni sede decisionale, nonché ogni privilegio.

Perciò:

posto che ogni vittima di stupro è in qualche modo una vittima “volontaria” – dov’era, a che ora, com’era vestita, non era vergine ecc. – che incoraggia lo stupratore con il suo aspetto e le sue azioni;

posto che gli stupratori sono giovanissimi (15-17 anni) e c’è la necessità di salvaguardare questi boccioli di mascolinità deresponsabilizzandoli, affinché fioriscano in futuro come molestatori e violentatori seriali e/o picchiatori e assassini di mogli e figli;

posto che il corpo di qualsiasi donna è una proprietà pubblica soggetta alla valutazione e all’utilizzo del primo uomo che passa e decide;

posto che è necessario, per la vittima di stupro, assumersi colpa e vergogna per l’assalto da lei subito,

tutta la simpatia che la nostra società può offrire alla ragazzina è questa: lasciati l’episodio alle spalle (come se fosse possibile, cialtroni/e imbecilli), considera che lo stupro è il perno e il cuore della mascolinità dominante e che gli uomini “per natura” non possono fare a meno di vagheggiarlo, scusarlo, giustificarlo, goderlo; rifletti sui tuoi comportamenti e per il futuro esci sempre scortata o con le mutande di latta.

Il tuo valore culturale come donna, nella società in cui vivi, sta nella terminologia “sessualmente appetibile”. Dovresti essere grata che ben cinque meravigliosi maschi ti abbiano trovata tale al punto di rapirti e violentarti a turno. Significa che sei “bella”, sai?

Poi ci stupiamo quando ragazze sempre più giovani sviluppano disordini alimentari, si tormentano con ferite autoinflitte e ossessioni corporee o si buttano dalla finestra.

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P.S. per gli addetti ai lavori: definire un gruppo di stupratori – e cioè un’associazione per delinquere – branco ha il solo effetto di suggerire ancor di più la non responsabilità dei perpetratori. I cinque ragazzi non costituiscono un branco di animali selvaggi che spinti da istinto bestiale hanno assalito la vittima predestinata (tra l’altro, ogni branco di animali caccia per mangiare e sopravvivere, non per stuprare). Per quanto male ciò vi possa fare, siate coraggiosi e riconosceteli come esseri umani che hanno compiuto una scelta, valutando un altro essere umano alla stregua di un sacchetto per l’immondizia in cui svuotarsi i testicoli. E chiedetevi perché l’hanno compiuta.

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* Giornalista, formatrice, regista teatrale femminista cura il prezioso blog lunanuvola (dove è apparso questo articolo, la cui pubblicazione su Comune è autorizzata con piacere dall’autrice).

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