Basta carbone, ecoconversione

Hands-with-Coal

Fonte: wyomingmining.org

L’accordo di Parigi sul clima è già dimenticato: è ora di promuovere azioni di disobbedienza (sit-in, occupazioni, blocchi ferroviari…) contro trivellazioni, centrali a carbone, raffinerie, ha scritto Alex Zanotelli in un appello pubblicato su Comune che ha provocato la reazione del vicepresidente di Assocarboni, Rinaldo Sorgenti. “Il clima è governato da fattori sostanzialmente esterni al pianeta, sui quali l’uomo ha quindi ben poco a che fare”, sostiene Sorgenti, che se la prende poi con i soliti catastofisti. “Ci sarebbe da ridere se non fossero tristi e ritrite le argomentazioni del vicepresidente di Assocarboni – commenta Alberto Zoratti – Il povero Sorgenti si ostina, nonostante 21 Conferenze delle Parti Onu, a definire il cambiamento climatico come fenomeno naturale a cui l’uomo può solo assistere… e parla di carbone energia pulita … Peccato che non ricordi gli effetti della combustione del carbone e non citi ad esempio la situazione a Quiliano nel savonese, dove è presente una bella centrale a carbone della Tirreno Power… o le tredici condanne per inquinamento chieste a Brindisi dal pm…”. Gli interventi completi di Sorgenti e Zoratti sono leggibili tra i commenti in coda all’appello che trovate qui (per adesioni: appelloclima@gmail.com). Di seguito, un’altra risposta a Sorgenti 

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Fonte: ecosistema-magazine.it

di Alberto Castagnola*

È stupefacente che esistano ancora delle persone che cercano di cancellare la realtà, ancorandosi oltretutto a delle affermazioni che tutti i negazionisti del cambiamento climatico ripetono ormai stancamente senza alcuna originalità da oltre un decennio. Comunque vediamole con ordine:

a) è ovvio che l’anidride carbonica sia essenziale per la respirazione di esseri viventi e piante, purtroppo la quantità in cui è ormai presente nell’atmosfera (abbiamo superato le 410 parti per milione e continuiamo le emissioni) sta turbando gravemente l’equilibrio che ha permesso lo sviluppo umano; inoltre continuano a diminuire le zone boscate che erano essenziali per il meccanismo della trasformazione;

b) è ovvio che l’energia è stata utile per lo sviluppo umano, purtroppo il suo uso è stato concentrato solo in alcuni paesi, mentre nella stragrande maggioranza degli altri si prelevavano risorse di ogni tipo per impiegarle nei paesi dominanti; questo meccanismo è ancora completamente in funzione con effetti deleteri per gli esseri umani e causando guerre in fase di moltiplicazione. Inoltre la massima parte dell’energia è stata tratta nei paesi ricchi ricorrendo alle fonti fossili (carbone, petrolio e gas) che stanno forse irrimediabilmente incidendo sul clima dell’intero pianeta;

c) quanto ai “fattori sostanzialmente esterni al pianeta” che inciderebbero sul clima non si dice nulla, però i negazionisti fanno in genere riferimento all’andamento delle macchie solari e al succedersi delle glaciazioni negli ultimi milioni di anni, fenomeni con i quali non esiste alcuna correlazione scientificamente provata;

d) anche degli “infiniti sperperi di risorse “ destinati alla lotta per il cambiamento climatico non c’è traccia nella realtà, dove invece continuano a esistere incentivi e sostegni vari per oltre 600 miliardi di dollari all’anno per le fonti fossili, mentre sono irrisori quelli destinati alle fonti rinnovabili.

Comunque mi permetto di suggerire ai lettori la lettura di due testi essenziali che documentano ampiamente quanto qui affermato: Stefano Caserini, “A qualcuno piace caldo”, Edizioni Ambiente, 2008 e l’allegato del Corriere della Sera di alcuni giorni fa, “Cambia il clima, cambia il mondo” che documenta (con sei mesi di ritardo) quanto è avvenuto a Parigi nel dicembre scorso a livello istituzionale e internazionale.

Infine, il destinatario di questo commento. Io continuo a sperare che siamo in presenza di una omonimia, cioè che le imprese legate al mondo del carbone non siano rappresentate da un modesto negazionista… Se così non fosse, mi permetto di suggerire qualcosa di utile per i cittadini italiani: perché non studiare cosa è successo in Cina dopo la chiusura di 18.000 impianti vetusti a carbone nella sola zona di Pechino? Perché non intervenire sul Parco Geominerario che copre quasi in terzo della Sardegna per mettere in sicurezza le miniere e trasformarle in potenti attrazioni turistiche, invece di continuare ad accumulare nei piazzali un carbone troppo pieno di zolfo? Perché non studiare le miniere colombiane e gli impianti a carbone dell’Enel e intraprendere una riconversione e una trasformazione molto meno dannosa per l’ambiente, riducendo nel contempo le importazioni? In sostanza, ci sarebbero ancora sei mesi per suggerire al governo misure realistiche e adeguate per assumere significativi impegni internazionali nel quadro dell’Onu e del suo esercito di scienziati dell’Ipcc. E con questo, spero di essere stato sufficientemente “propositivo”.

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* Economista, da sempre attento ai temi ambientali, promotori di reti di economia solidale si definisce obiettore di crescita. Ha aiutato a far nascere Comune, naturalmente ha aderito alla nostra campagna 2016 Facciamo Comune insieme

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47 Risposte a “Basta carbone, ecoconversione”

  1. Rinaldo Sorgenti
    18 giugno 2016 at 15:44 #

    Ringrazio il “simpatico” Alberto Castagnola per l’attenzione che ha voluto dare al mio precedente commento.
    Non si è risparmiato nel cercare di svilire il mio pensiero, senza peraltro preoccuparsi di fare alcun serio e concreto approfondimento tecnico che gli avrebbe permesso di acquisire informazioni che evidentemente gli mancano e che lo portano, invece, a cavalcare l’abituale demagogia che quel circuito che definisco “catastrofista” (come naturale reazione alla loro definizione di “negazionista2 che amano dare a chiunque non si accodi alle loro fuorvianti teorie, queste si del tutto NON dimostrate!
    Infatti, le elaborazioni matematiche fatte dai sostenitori del “riscaldamento antropogenico” hanno finora totalmente fallito ed i risultati delle loro elaborazioni si sono rivelate non congruenti, quindi palesemente errate.

    Vorrei, seppure brevemente, cercare di offrire qualche commenti/risposta ai punti sopra citati da Castagnola:

    a) …. sta turbando gravemente l’equilibrio che ha permesso lo sviluppo umano;
    Ma di quale turbamento parla? Non c’è stato alcun turbamento (se non isterico e mentale) dell’equilibrio del clima della Terra. Le emissioni antropiche, seppure cresciute, sono complessivamente dell’ordine del 4% delle emissioni globali di CO2 sul pianeta e la Terra ha vissuto in precedenza periodi in cui tale concentrazione è risultata molto più elevata di oggi.
    Peraltro, le fasi positive e di maggiore evoluzione si sono tutte realizzate nei periodi di temperature più moderate e quindi demonizzare il modestissimo aumento (peraltro storicamente ciclico della temperatura) è davvero singolare! Questo si lo dimostra la storia del clima, diversamente dalle teorie cavalcate dai catastrofisti.

    b) Mi compiaccio che si riconosca l’importanza che il poter disporre energia in abbondanza ha consentito lo sviluppo del benessere nei Paesi che ne hanno potuto beneficiare.
    Ora, dire che: …. è ovvio che l’energia è stata utile per lo sviluppo umano, purtroppo il suo uso è stato concentrato solo in alcuni paesi, …” è in effetti il nocciolo della questione.
    Infatti, quello di cui dovremmo occuparci è di creare le condizioni perché quell’enorme parte dei nostri simili che vivono nei Paesi sottosviluppati possano infine accedere all’ENERGIA, volano indiscutibile di benessere e sviluppo. Ma per farlo hanno bisogno del ns. aiuto e quindi sarebbe davvero etico e morale che le enormi risorse sperperate per inseguire teorie fuorvianti fossero, almeno in parte, investite per portare l’energia a questi Paesi.
    Insomma, definire e finanziare un vero “Piano Marshall dell’Energia”, con l’impiego delle Fonti davvero ragionevoli e sostenibili che ben conosciamo.
    Ovviamente, lo si dovrebbe fare con l’impiego delle moderne tecnologie – che i Paesi avanzati ben conoscono – e che consentirebbero peraltro di realizzare un vero VOLANO di sviluppo per tutti: per chi l’energia non ce l’ha ancora e per i Paesi che finanziando e realizzando tali moderni impianti potrebbero conseguire.

    Non è difficile riconoscere che grazie alle moderne tecnologie oggi disponibili, si potrebbe produrre abbondante energia ed elettricità con un consistente minore uso della risorsa combustibile (a parità di elettricità prodotta, grazie alla notevole maggiore efficienza di tali impianti) e la parallela conseguente minore emissione anche di CO2!
    L’avvio di un tale Piano, consentirebbe di ridurre drasticamente i gravi problemi che tale situazione di diseguaglianza e disparità crea nel mondo, producendo beneficio di tutti.

    c) la ciclicità del clima sul pianeta è dimostrata dalla storia e le evidenze scientifiche sono disponibili ed abbondanti. Se uno volesse approfondire tale ciclicità delle macchie solari e le ponesse in relazione alla ciclicità delle temperature, ne rimarrebbe più che sorpreso. Peraltro, si potrebbe addirittura osservare che non è la temperatura che sale a causa e seguito della maggiore – marginale – concentrazione di CO2 in atmosfera, ma bensì l’inverso, vale a dire prima cresce la temperatura e con un intercalare di molti anni, poi cresce anche la concentrazione della CO2 in atmosfera per interazione con le fonti naturali di emissione ed assorbimento.

    d) “…. anche degli “infiniti sperperi di risorse “ destinati alla lotta per il cambiamento climatico non c’è traccia nella realtà, …” ?
    Non c’è traccia nella realtà? Davvero incredibile e stravolgente tale affermazione. Anche solo fermandosi a guardare cosa si è ipotecato in Italia per finanziare con lautissimi incentivi le cosiddette 2Fonti Rinnovabili” ci sarebbe da rimanere allibiti. La SEN del Governo Monti indicava ipotecati oltre 240 miliardi con “rate” che i consumatori italiani pagano in Bolletta al ritmo di “soli” 12-13 miliardi di Euro/anno e senza considerare gli ingenti investimenti fatti in moderne Centrali (esempio quasi unico in Europa!), che debbono rimanere spente o lavorare pochissimo a causa di tale … “ubriacatura” ideologica! E quanto costano al sistema Paese quelle Centrali tenute accese al minimo tecnico per garantire che la naturale variabilità ed intermittenza del Solare FV ed Eolico causano al sistema? Per non parlare del loro impatto emissivo, che ovviamente non è identico a quello di quando tali impianti funzionano a pieno regime, ma pare che nessuno se ne occupi.
    Poi, invece, si enfatizzano “incentivi” alle fonti fossili, facendo però attenzione a non dire a cosa corrispondano tali “incentivi”. Per esempio, conteggiano come “incentivi” alle fossili le riduzioni delle accise per sostenere il settore agricolo o quello della pesca, come pure quello del trasporto, come se fosse un beneficio dato ai Combustibili Fossili.
    E che dire del conteggiare come sussidio alle Fossili, il non prelievo fiscale operato in molti Paesi produttori di Petrolio per offrire la benzina a prezzi sociali molto bassi ai loro connazionali? Ma questo è camuffare la realtà, per ragioni che sembrano davvero speculative per tentare di sminuire i veri enormi incentivi dati alle Rinnovabili, senza dei quali queste NON stanno in piedi! Suvvia, un po’ di onestà intellettuale non guasterebbe. Il che non vuol dire demonizzare le Rinnovabili, ma certamente valutare il loro contributo alla luce della realtà tecnica che le riguarda: la naturale intermittenza e non programmabilità certa, come invece sarebbe necessario!

    “Fantastico” il riferimento al libretto di Caserini, senza invece citare i numerosi libri, studi ed evidenze scientifiche che dimostrano l’esatto opposto delle sue teorie.
    Giusto per fare un piccolissimo esempio, suggerirei di andare a cercare e leggere alcuni libretti del Prof. Franco Battaglia. Suggerisco un paio di tali libretti, tra i molti:

    – Franco Battaglia: “L’illusione dell’energia dal Sole”: Editore: 21mo Secolo
    – S. Fred Singer: “La Natura, non l’attività dell’uomo, governa il clima”: Editore 21mo Secolo.

    Quanto avvenuto a Parigi con la CoP21 è davvero sintomatico dell’isteria che viene cavalcata da certi “profeti di sventura”! Basterebbe anche solo considerare che ci sono finora volute ben 21 Conferenze annuali per dibattere dell’argomento, per non giungere a nulla di concreto, se non per esempio all’evidente fallimento del “Protocollo di Kyoto”, con costi e danni alle economie dei Paesi che l’hanno cavalcato davvero incredibili e che tengono l’Europa ancora in crisi rispetto ai Paesi che invece non l’hanno sottoscritto.

    Parlare dei problemi di Pechino/Cina e citare solo la necessaria chiusura di migliaia di piccole ed abusive miniere è l’ennesima dimostrazione di chi vuol vedere il dito mentre indica la Luna.
    La questione ambientale delle megalopoli cinesi è nota ed è dovuta ad un insieme di problemi tecnici culturali specifici. Infatti, bisognerebbe andare ad osservare l’insieme delle emissioni in tale Paese da molteplici processi sia produttivi che civili, quali, la produzione di acciaio, cemento, vetro, ecc. ecc. e le emissioni del settore trasporti e del riscaldamento civile.
    Non è quindi il combustibile che va demonizzato, ma il non impiego di adeguate e moderne tecnologie, oggi disponibili, per ragioni economiche e di sensibilità locale su tali argomenti.

    Una moderna centrale alimentata a Carbone ha un impatto ambientale davvero ridottissimo e non peggiore delle vere emissioni derivate dall’uso di altri combustibili.

    Citare poi il caso di Quiliano è davvero doloroso ed incredibile, perché è la dimostrazione di come certi teoremi possano produrre incredibili danni del tutto non dimostrati. Poi la richiesta di condanna dei giorni scorsi per l’incredibile vicenda Brindisi è altrettanto incredibile.
    Pensate che l’argomento verte sugli asseriti danni causati dalla “dispersione” di carbone dal nastro trasportatore, che viaggio in leggera depressione, chiuso, in un tracciato confinato ed a circa 3 metri sotto il livello del suolo!
    Insomma, stop all’industria e tutti a lavorare di gomito, come si usava solo un secolo fa. La cosiddetta “decrescita in-felice”!

    Infine, si straparla di ridurre le importazioni di energia, forse dimenticando che l’Italia è il Paese più a rischio strategico su tale tema. Infatti, importiamo circa il 90% di tutte le Fonti convenzionali d’energia, indispensabile al Paese per il suo benessere e sviluppo, come dimostrato negli ultimi 50-60 anni. Obiettività e saggezza, invece, vorrebbe che di equilibrasse e diversificasse tale tipologia di combustibili, partendo proprio dalla produzione elettrica, per portarla quantomeno in linea con la media, sia della Ue28, che dei Paesi G8 e G20. Questo comporterebbe un enorme vantaggio per l’Italia ed i suoi abitanti, sia per il benessere, l’occupazione e lo sviluppo a cui certamente la stragrande maggioranza di noi non vuole certo rinunciare.

    Meditate gente, meditate!

  2. Rinaldo Sorgenti
    18 giugno 2016 at 18:47 #

    Casualmente (si fa per dire), mi è giusto capitato di leggere un interessante articolo dal sito: http://www.climatemonitor.it che vi propongo qui sotto e che merita proprio di essere letto:

    http://www.climatemonitor.it/?p=41577

    Il balletto della CO2

    Posted By Guido Guidi on Giugno 15, 2016 in Attualità | 10 comments

    Anidride carbonica, si sa, nell’accezione antropocentrica (e miope) del mondo di chi il mondo lo vuole salvare, vuol dire solo due cose: Emissioni e concentrazione. Le prime sono quelle che l’uomo produce con le sue attività – altro concetto miope perché il sistema produce molta più CO2 per i fatti suoi – mentre la seconda è la quantità di questo gas che si trova in atmosfera. Si misura in parti per milione e ammonta, secondo le ultime osservazioni, a oltre 400 ppm, ossia oltre il 30% in più di quanta si stima ce ne fosse in atmosfera nell’era pre-industriale.

    Teoria vuole (o vorrebbe) che sempre nell’accezione antropocentrica (e miope) di cui sopra, le due cose, emissioni e concentrazione, debbano andare a braccetto. Su le prime, su la seconda, ovviamente. Ma, ultimamente, c’è qualcosa che non torna. Per capire cosa, occorre mettere insieme due notizie, perché, prese da sole, nessuna delle fonti che ora vedremo chiariscono il problema.

    La prima fonte è il Guardian, quotidiano on line inglese, che riprende il report annuale sulla produzione di energia della BP, lo stesso di cui abbiamo parlato qui da noi qualche giorno fa. Il titolo suona così: “Le emissioni globali di Carbonio si sono fermate nel 2015, dice la BP“. Mica male… Leggiamo poi nel corpo che la crescita è stata solo dello 0,1% rispetto all’anno scorso. Quindi non uno stop ma comunque una frenata. All’origine di questo successone, secondo il Guardian, sarebbe stato il rinnovato vigore messo nella corsa alle risorse rinnovabili e la girata di spalle mondiale al carbone, il cui utilizzo è sceso, secondo la BP, dell’1,8% rispetto al 2014. Il fatto che il consumo energetico globale sia salito solo dell’1% e che questa sia la crescita più bassa degli ultimi 10 anni è ritenuto accessorio. Ma non è questo il punto, per chi volesse districarsi tra questa ridda di percentuali c’è sempre il report disponibile.

    Il punto lo solleva la seconda fonte, ovvero uno studio uscito fresco fresco su Nature Climate Change:

    El Niño and a record CO2 rise

    Dunque, come molti sanno, quest’anno abbiamo avuto a che fare con un El Niño molto intenso, che, semplificando davvero oltre il dovuto, si traduce in un enorme trasferimento di calore dalle acque dell’Oceano pacifico equatoriale all’atmosfera. Un meccanismo che si traduce a sua volta in una massiccia produzione endogena (cioè non antropica) di CO2. Dalle osservazioni di Mauna Loa, la serie storica di riferimento per la CO2, si è vista infatti una crescita della concentrazione altrettanto sostenuta, ben 3.15 (+o- 0.53) ppm rispetto all’anno scorso. La conseguenza, scrivono gli autori del paper su NCC, sarà quella che per quest’anno farà misurare per la prima volta una concentrazione di CO2 in atmosfera stabilmente sopra le 400 ppm, anzi, per la precisione, una concentrazione media annuale di 404.45 (+o- 0.53) ppm.

    Quindi emissioni al minimo (della crescita) ma concentrazione al massimo, a causa di El Niño (evento naturale), che ha fatto salire la seconda nonostante il rallentamento delle prime. Questo significa che un pianeta più caldo – tale è la Terra ogni volta che c’è El Niño e, per periodi molto più lunghi, durante le fasi interglaciali – favorisce concentrazioni di CO2 più elevate. Domanda: quanta parte della concentrazione di anidride carbonica è oggi dovuta alle emissioni antropiche e quanta a questi meccanismi di rilascio di breve e lungo periodo? Per rispondere, ammesso che si disponga di misure affidabili, si dovrebbe entrare nei meandri del rapporto tra i diversi isotopi stabili del Carbonio, con i quali è possibile tracciare le fonti delle emissioni o, almeno, definirne l’origine antropica o naturale. Non so se gli autori del paper lo abbiano fatto, forse se ne sarebbe trovata traccia nel loro comunicato stampa o nell’abstract, sta di fatto che 3.15 ppm in un anno sono tante e lo 0.1% di crescita delle emissioni è molto poco. Evidentemente, la Natura quando ci si mette sa fare le cose meglio di noi, ivi compreso riscaldare il pianeta. Per chi avesse dei dubbi, c’è sempre la micidiale vignetta di Altan pubblicata su l’Espresso la settimana scorsa.

    • 19 giugno 2016 at 08:51 #

      Questa non vuole essere una replica a Sorgenti ma un breve tentativo di spiegare che cosa c’è di sbagliato nella logica dell’articolo di Guidi che ha postato, che rende qualsiasi discorso un dialogo tra sordi.
      Scrive Guidi:

      “Teoria vuole (o vorrebbe) che sempre nell’accezione antropocentrica (e miope) di cui sopra, le due cose, emissioni e concentrazione, debbano andare a braccetto. Su le prime, su la seconda, ovviamente”

      No, non funziona così, il clima è un sistema complesso che agisce secondo una logica non lineare. Nell’incremento della temperatura, la produzione di gas serra rappresenta una variabile insieme alla capacità di assorbimento attraverso carbon sink quali foreste e oceani, la capacità di riflessione della luce solare da parte dell’albedo terrestre, la produzione di aerosol e altre variabili. Se io per un anno contengo la produzione di CO2 ma la deforestazione è proseguita (con buona pace delle fonti non citate da Sorgenti), le calotte polari e dei ghiacciai si sono ridotte e la capacità di assorbimento degli oceani diminuisce a causa dell’eccessiva acidificazione, allora non posso stupirmi se la temperatura aumenta. Quel che è peggio è che l’aumento di temperatura porta a un aumento nella concentrazione di CO2 e ciò comporta un feeback ‘positivo’ (si fa per dire…) che causa un ulteriore aumento delle temperature.
      Quanto al fatto che la natura produce molta più CO2 di noi, bisognerebbe anche aggiungere che in natura le fonti di produzione di CO2 (oceani e foreste) sono anche fonti di assorbimento, a differenza dei dispositivi che bruciano combustibili fossili, e il risultato è di quasi equilibrio. Foreste e oceani contribuiscono anche a trattenere le emissioni umane parzialmente, il 60% circa però rimane nell’atmosfera.
      Bisognerebbe anche intendersi esattamente sul concetto di ‘naturale’. Se io stresso la capacità di assorbimento degli oceani acidificandoli abbassandone il rendimento posso dire che ciò avviene ‘naturalmente’? Se contribuisco a incrementare le temperature e poi si scioglie il permafrost e si liberano in atmosfera idrati di metano (gas serra circa venti volte più potente della CO2) posso dire che ciò è avvenuto ‘naturalmente’?

      https://www.newscientist.com/article/dn11638-climate-myths-human-co2-emissions-are-too-tiny-to-matter/

  3. Rinaldo Sorgenti
    18 giugno 2016 at 18:59 #

    Nel mio commento qui sopra /il primo di oggi), dimenticavo un altro “piccolo dettaglio”:

    Alcuni paventano la desertificazione, addirittura mettendola in capo all’aumento modesto della temperatura.

    Ebbene, pare invece che negli ultimi 35 anni la vegetazione mondiale sia cresciuta del 40%, soprattutto nell’emisfero Nord, Italia compresa).

    Però, direbbe qualcuno!

    • 18 giugno 2016 at 20:07 #

      Il signor Sorgenti è un noto climatologo ma forse in altri campi meno congeniali palesa qualche piccola difficoltà e scambia lucciole per lanterne. Come potete constatare leggendo questo articolo http://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2015/09/07/deforestazione-dimezzata-negli-ultimi-anni-ultimo-rapporto-fao_JrIdfbGqBneFqpENomuWHK.html la FAO (anche lei è un’organizzazione di incompetenti e isterici catastrofisti?) segnala che si è dimezzato il TASSO DI DEFORESTAZIONE, quindi vuol dire che la deforestazione è andata avanti ma a un tasso di distruzione più contenuto. Dal sito dell’UNRIC si legge (http://www.unric.org/it/attualita/26573-fao-la-deforestazione-diminuisce-a-livello-globale-ma-rimane-allarmante-in-molti-paesi):
      “Le foreste primarie rappresentano il 36 per cento del totale della superficie forestale, ma dal 2000 ad oggi sono diminuite di oltre 40 milioni di ettari. Questa perdita è d’addebitare in larga misura alla riclassificazione delle foreste primarie in “altre foreste rigenerate naturalmente”, a causa del taglio del legname selettivo e di altri interventi umani”

      Quindi l’affermazione secondo cui negli ultimi 35 anni le foreste sarebbero aumentate del 40% non è assolutamente fondata. Direi che è un ‘piccolo dettaglio’ non da poco.

      • Rinaldo Sorgenti
        19 giugno 2016 at 20:13 #

        Ho appena finito di leggere questa importante riflessione del Prof. Luigi Mariani e credo possa risultare interessante condividerla:

        Q U O T E

        – Nota: Su tali progetti occorre da un lato considerare che, ammesso e non concesso che sia la CO2 a guidare le temperature globali, il suo rientro ai livelli per-industriali non annullerà di certo la variabilità del clima, che in epoca pre-industriale fu tanto ampia di causare immani carestie che decimarono la popolazione anche in Europa.
        http://agrariansciences.blogspot.it/2015/12/produttivita-dei-vegetali-coltivati-e.html
        giovedì 3 dicembre 2015
        Produttività dei vegetali coltivati e livelli atmosferici di anidride carbonica
        di Luigi Mariani

        1. Aspetti generali

        Negli ultimi due milioni di anni (Pleistocene o quaternario) i livelli atmosferici di CO2 hanno oscillato fra le 180 ppmv (parti per milione in volume) proprie delle fasi glaciali e le 280 ppmv proprie delle fasi interglaciali. Inoltre nell’attuale interglaciale (Olocene) i livelli di CO2 in atmosfera hanno manifestato un graduale incremento dall’inizio della rivoluzione industriale (convenzionalmente fissato nel 1750) tanto che dalle 280 ppmv del periodo pre-industriale si è giunti alle 400 ppmv odierne (Mariani, 2012). Tale incremento è da ritenere in parte frutto delle emissioni antropiche ed in parte dell’aumento delle temperature globali (circa +0.85°C in 150 anni) (Mariani, 2012).

        Figura 1 – Andamento delle temperature globali (°C) e della CO2 atmosferica (ppmv). I dati osservativi sulle temperature globali provengono dal dataset HADCRT4, sono di fonte Hadley Center e Università dell’East Anglia (UK) e provengono dal sito – qui mentre quelli su CO2 sono riferiti a Mauna Loa e provengono dal sito qui

        Il diagramma in figura 1, riferito al periodo 1957-2013, mostra gli andamenti della CO2 atmosferica (linea rosa) e delle temperature globali (linea blu) ed è stato realizzato con dati provenienti da fonti ufficiali e cioè l’Ente americano per l’atmosfera e l’oceano (NOAA) e l’Hadley Center, ente di ricerca frutto di una cooperazione fra il servizio meteorologico Britannico e la Climate Research Unit dell’East Anglia University.

        Da tale diagramma si evince che:

        1. a fronte di una aumento graduale della CO2 (dalle 320 ppmv del 1957 alle 400 ppmv del 2013) le temperature globali porta un andamento più complesso con una diminuzione dal 1957 al 1976, un aumento dal 1977 al 1998 ed una nuova live diminuzione in seguito

        2. la CO2 presenta una tipica ciclicità annuale con massimo nell’inverno boreale e minimo nell’estate boreale (il calo rispetto al massimo invernale precedente è di circa 6 ppmv). Tale fenomeno è effetto della fotosintesi (l’emisfero nord è l’emisfero delle terre e dunque le piante fotosintetizzano molto più che in quello sud) e porta all’interessante deduzione per cui per stabilizzare i livello atmosferici di CO2 potrebbe essere utile e ragionevole puntare su piante molto produttive.

        2. Livelli atmosferici di CO2 e produttività di Ipomoea batatas

        L’amico storico dell’agricoltura professor Gaetano Forni mi ha segnalato il lavoro Growth, Yield, and Nutritional Responses of Chamber-Grown Sweet Potato to Elevated Carbon Dioxide Levels Expected Across the Next 200 Years a firma di Benjamin Czeck, Hope Jahren, Jonathan Deenik, Susan Crow, Brian Schubert e Maria Stewart, ricercatori che operano presso istituzioni scientifiche delle Haway. Tale lavoro è stato recentissimamente presentato al meeting d’autunno della American Geophysical Union (l’abstract ed il poster sono consultabili al sito qui).
        Dal lavoro emerge che l’aumento di CO2 può essere una manna in termini produttivi per una coltura a tutti nota come cibo esotico e cioè la patata dolce (Ipomoea batatas L. – qui) una malvacea che appartiene al grande gruppo delle specie C3. In zona tropicale la patata dolce è coltivata moltissimo sia in pieno campo sia negli orti familiari e costituisce uno dei pilastri delle diete delle popolazioni povere della parte Sud del mondo.
        Più nello specifico gli autori hanno operato in camere di crescita in cui i livelli di CO2 erano artificialmente portati a 760, 1140 e 1520 ppmv. In tali condizioni la produzione è aumentata sensibilmente tanto che dopo 3 mesi di crescita e nel caso di CO2 più elevata (1520 ppmv) la biomassa fresca epigea è aumentata del 31% mentre quella ipogea è cresciuta del 101%. Gli autori concludono che la risposta ipogea della patata dolce per livelli di CO2 elevata potrebbe avere un impatto significativo sulle disponibilità alimentari nei paesi in via di sviluppo.

        3. Livelli atmosferici di CO2 e produttività della fotosintesi

        Dobbiamo però domandarci se i risultati riportati nel paragrafo precedente costituiscano una vera novità. E qui la risposta è no, visto che le relazioni quantitative che intercorrono fra livelli di CO2 e livelli produttivi delle specie vegetali superiori (C3 o C4) sono note da decenni e la bibliografia è vastissima. Moltissimi risultati di sperimentazioni condotte nel 20° secolo sono riportati ad esempio nel classico testo di fisiologia vegetale di Tonzig e Marré (1968) mentre assai di recente Incrocci et al. (2008) hanno evidenziato i vantaggi in termini produttivi della concimazione carbonica in serra.
        Per affrontare la questione in termini quantitativi uno strumento utile è costituito dall’equazione di Goudrian e van Laar proposta a pagina 43 del bel libro di modellistica di Penning de Vries et al. (1989):

        Ax/A0=1+beta*ln(Cx/C0)

        Dove Ax è il livello produttivo di una pianta per una concentrazione atmosferica di CO2 espressa in ppmv e pari a Cx, A0 è il livello produttivo base per una concentrazione atmosferica base di CO2 pari a 340 ppmv e beta è un coefficiente pari a 0.8 per le piante C3 (frumento, riso, vite, olivo, patata dolce, ecc.) e 0.4 per le piante C4 (mais, canna da zucchero, ecc.)[1].
        Se si applica l’ equazione di Goudrian e van Laar considerando come livello base di CO2 quello dell’ultima era glaciale (180 ppmv) si ottengono i dati in tabella 1.

        Tabella 1 – Produttività della fotosintesi per le piante C3 e C4 stimata con l’equazione di Goundrian e van Laar ponendo a 100 i valori dell’era glaciale. Dati ottenuti considerando un livello di CO2 base (C0) di 180 ppmv ed un coefficiente beta di 0.8 per le piante C3 e di 0.4 per le C4. In grassetto si evidenziano 4 valori notevoli.

        Legenda: (1) Livello di CO2 dell’ultima era glaciale; (2) Livello di CO2 dell’epoca pre-industriale (fino al 1750); (3) Livello di CO2 attuale; (4) Livello doppio rispetto al pre-industriale, raddoppio che con i ritmi di crescita attuali è atteso intorno al 2080 mentre modelli basati sulla crescita economica globale anticipano al 2050.

        Una sostanziale conferma dei dati dell’equazione di Goudrian e van Laar vengono anzitutto da Sage e Coleman (2001) i quali evidenziano che nel passaggio dal livello di CO2 dell’ultima era glaciale a quello attuale, l’incremento di produzione risulterebbe pari al 50-60%, il che indurrebbe a ritenere che l’agricoltura non si sarebbe potuta sviluppare in epoca glaciale proprio a causa della bassissima produttività indotta dai troppo bassi livelli di CO2 (Sage, 1995). Inoltre nel passaggio dal livello di CO2 pre-industriale a quello attuale l’incremento di produzione del frumento, che è oggi il cereale più coltivato a livello mondiale, viene stimato nel 40% circa da Araus et al (2003) e nel 25% circa da Sage e Coleman (2001).
        Per inciso ricordo che le piante assorbono la CO2 atmosferica grazie ad un enzima (il Rubisco) che per tale ragione è la proteina più presente in natura. Rubisco tuttavia ha un problema nel senso che è poco selettivo, per cui a bassi livelli atmosferici di CO2 (come sono ad esempio quelli attuali), l’enzima confonde la CO2 con l’ossigeno. Quando, durante le fasi glaciali, CO2 scende dai già bassi livelli attuali a livelli ancora più bassi (180-200 ppmv) le piante C3 (la gran parte delle specie coltivate, fra cui frumento, orzo, segale, riso, barbabietola, patata, ecc.) rischiano dunque la “morte per fame”.
        E’ per tale ragione che con la comparsa (avvenuta circa 2 milioni di anni orsono, nel pleistocene) di fasi glaciali periodiche abbiamo assistito alla comparsa delle piante C4 (es: mais, sorgo, canna da zucchero) le quali rispetto alle C3 hanno il grande vantaggio di possedere un meccanismo biochimico di concentrazione della CO2 che permette loro di lavorare anche per i bassi livelli atmosferici di tale molecola propri delle fasi glaciali. Più nello specifico le C4 assorbono la CO2 immagazzinandola in forma di acido malico. Quest’ultimo viene trasportato in tessuti specializzati ove dall’acido malico viene liberata CO2 la quale raggiunge concentrazioni tali da far si che il Rubisco non la confonda con l’ossigeno.
        A questo punto è abbastanza immediato dedurre che le piante C3 saranno quelle che guadagneranno di più dall’incremento di CO2 atteso per i prossimi anni ed infatti applicando l’equazione suddetta otteniamo il risultato in figura ove si mostra ad esempio che passando dalla concentrazione attuali di CO2 (390 ppmv) a quella attesa nel 2050 (560 ppmv) la produzione delle piante C3 aumenterà del 29% mentre quella delle C4 aumenterà del 15%. Insomma: il frumento dovrebbe battere mais 2 a 1.

        Per inciso si rammenta anche che l’aumento di CO2 dovrebbe produrre:
        – maggiore resistenza alla siccità per il semplice motivo che le piante avranno minor necessità di sviluppare gli stomi deputati ad acquisire CO2 dall’atmosfera e dunque avranno minori perdite idriche.

        – maggior accumulo di sostanza secca nelle parti ipogee (organi di riserva come tuberi, radici, rizomi) il che si spiega con il fatto che la pianta ha minor necessità di sviluppare l’apparato epigeo per intercettare CO2. Tale fenomeno è pienamente confermato dai dati di Czeck et al., 2012

        A mio avviso varrebbe anche la pena di verificare l’ipotesi secondo cui con la riduzione del numero di stomi per unità di superficie fogliare si avrebbe una maggiore resistenza ai patogeni che attaccano le piante attraverso le aperture stomatiche (es. peronosporacee).

        Questi gli schemi che si ritrovano sui testi di fisiologia su cui anch’io mi sono formato. Attualmente però tutto questo pare essere stato scordato per cui ho spesso a che vedere con persone che a fronte di tali dati rispondono con sufficienza che gli incrementi produttivi saranno vanificati dalla maggiore virulenza dei parassiti o dalla maggior incidenza delle siccità o … (e chi più ne ha più ne metta). Per questo lavori come quello presentato dai colleghi delle Haway sono una buona cosa, per lo meno per contenere i voli pindarici.

        4. L’utilità di ragionare al passato per valutare i progetti di geo-ingegneria
        Il ragionamento che di solito viene condotto in ambito agronomico è quello che mira a cogliere i futuri incrementi di resa che saranno conseguiti grazie agli accresciuti livelli di CO2 in atmosfera.
        Un esercizio interessante può invece consistere nel ribaltare temporalmente il ragionamento per cogliere l’incremento di produzione agricola che già oggi è stato conseguito in virtù dell’incremento dei livelli atmosferici di CO2 verificatosi o a partire dall’ultima glaciazione oppure a partire dal periodo pre-industriale.
        Tale esercizio è tutt’alto che ozioso in quanto esistono progetti internazionali di geo-ingegneria finanziati e che mirano a “catturare” la CO2 in eccesso sottraendola all’atmosfera ed accumulandola nelle profondità della terra con il nobile scopo di riportare il sistema ai livelli pre-industriali.
        Su tali progetti occorre da un lato considerare che, ammesso e non concesso che sia la CO2 a guidare le temperature globali, il suo rientro ai livelli per-industriali non annullerà di certo la variabilità del clima, che in epoca pre-industriale fu tanto ampia di causare immani carestie che decimarono la popolazione anche in Europa. Fra queste ricordiamo quella del 1594-1597 (la pioggia incessante rovinò i raccolti in tutta Europa), quella del 1693-1695 (penuria di generi alimentari; milioni di morti in Francia e Paesi limitrofi) e quella del 1740-1750 (ultima carestia a dare morti per fame in Europa se si eccettua la carestia irlandese del 1845-1847, anch’essa, seppur indirettamente, causata dal clima (Mariani, 2008).
        Inoltre nel’analisi costi-benefici di tali operazioni di geo-ingegneria è assolutamente necessario considerare in modo oggettivo il calo di resa cui andrebbero incontro le piante alimentari, con notevoli conseguenze sui livelli di sicurezza alimentare globali.

        Bibliogafia
        Araus et al., 2003. Productivity in prehistoric agriculture: physiological models for the quantification of cereal yields as an alternative to traditional Approaches, Journal of Archaeological Science 30, 681–693
        Incrocci L., Stanghellini C., Dimauro B., Pardossi A., 2008. Rese maggiori a costi contenuti con la concimazione carbonica, Informatore Agrario, n. 21, 57-59.
        Mariani L, 2006. Clima ed agricoltura in Europa e nel bacino del Mediterraneo dalla fine dell’ultima glaciazione. RIVISTA DI STORIA DELL’AGRICOLTURA, vol. anno XLVI, n.2, p. 3-42, ISSN: 0557-1359
        Mariani L., 2012. CO2, agricoltura e ciclo del carbonio, AMIA, Acta Museorum Italicorum Agricolturae, n. 23-24, 12-22.
        Penning de Vries F.W.T., Jansen D.M., ten Berge H.F.M., Bakema A., 1989. Simulation of ecophysiological processes of growth in several annual crops, Pudoc, Wageningen, 271 pp.
        Sage, R.F., 1995. Was low atmospheric CO2during the Pleistocene a limiting factor for the origin of agriculture? Global Change Biol. 1,93–106
        Sage R.F., Coleman J.R., 2001. Effects of low atmospheric CO2 on plants: more than a thing of the past, TRENDS in Plant Science Vol.6 No.1 January 2001.

        [1] Vale la pena di segnalare che questa equazione ha una strana affinità formale con l’equazione di Mihre et al (1998) che descrive la relazione fra incremento del forcing radiativo rispetto a quello pre-industriale (anno 1750 con C0 pari a 280 ppmv) e livello atmosferico di CO2

        deltaF=5.35 * ln (Cx/C0)

        L’ articolo è uscito in origine nel sito : Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano

        Luigi Mariani

        Docente di Storia dell’ Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano. E’ stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.

        U N Q U O T E

        • 20 giugno 2016 at 08:59 #

          “Nota: Su tali progetti occorre da un lato considerare che, ammesso e non concesso che sia la CO2 a guidare le temperature globali, il suo rientro ai livelli per-industriali non annullerà di certo la variabilità del clima, che in epoca pre-industriale fu tanto ampia di causare immani carestie che decimarono la popolazione anche in Europa!”

          Vede Sorgenti, sono queste cose che mi sconfortano sempre. Chi ha mai parlato di abolire la variabilità climatica, a parte qualche adepto di astruse teorie sulle scie chimiche? Quanto a quella che lei in altre sedi ha chiamato ‘demonizzazione della CO2’, mi sembra che sia compiuta proprio da chi cerca di negare l’influenza umana sul GW. Se ci si prende la briga di dare uno sguardo a un documento come Climate Change 2013: The Physical Science Basis (che credo rimanga la spiegazione più completa ed esauriente del funzionamento del clima) non troverà mai spiegazioni semplicistiche come: X aumento di CO2= X aumento di temperatura. L’attività vulcanica ad esempio ha un effetto raffreddante, e la cosiddetta piccola glaciazione del Seicento (a cui fa riferimento Mariani) sembra che sia stata dovuta in modo rilevante all’attività vulcanica. Se l’enfasi è posta tanto sulla produzione di gas serra è semplicemente perché quella, a differenza delle eruzioni vulcaniche, possiamo controllarla. In definitiva: riportare un grafico dove l’aumento di concentrazione di CO2 è costante e lineare mentre la temperatura ha un andamento ondulatorio non confuta proprio un bel nulla, dimostra solamente che chi compie tali correlazioni ha una pallidissima idea della complessità del sistema climatico.

          Passiamo all’articolo di Mariani: sono stati fatti alcuni esperimenti in laboratorio da cui risulta che alcune piante come la patata dolce, sottoposte a una concentrazione di CO2 più che doppia dell’attuale aumentano di produttività. Ora, non essendo un agronomo e conoscendo l’argomento poco non dico nulla sulla bontà dell’esperimento, visto però anche l’autogol relativo al greening (vedi commento successivo), mi sorge il dubbio che forse un conto è sottoporre una pianta a situazioni estreme di concentrazione di CO2 per tre mesi, un altro è fare di questa situazione eccezionale la normalità climatica: ma riconoscendo la mia incompetenza apro e chiudo qui immediatamente la parentesi
          Il problema è che altre piante mostrano una sensibile riduzione dei nutrienti già ad aumenti di concentrazione molto più ‘modesti’, inferiori alle 600 ppm, come dimostra uno studio di Nature (http://www.nature.com/nature/journal/v510/n7503/full/nature13179.html); grano, riso, piselli e soia tra i vegetali interessati. In definitiva, l’articolo ci mostra interessanti risvolti per alcuni tipi di piante (e io aggiungo: se dal GW abbiamo anche qualche effetto collaterale positivo, meno male), ma da qui a sostenere che ci vuole più CO2 per il bene dell’agricoltura c’è un abisso.

          • Rinaldo Sorgenti
            21 giugno 2016 at 00:23 #

            Suggerei un approfondimento dei molti articoli del Prof. Luigi Mariani (che è un agronomo e docente in materia) che approfondiscono il tema.

            Che anche l’attività antropica contribuisca alle emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra, è evidente, il tutto però dovrebbe essere ricondotto alla sua importanza e durata e proprio sulla base delle valutazioni degli studiosi, quella antropica è molto ridotta sul totale (dell’ordine del 4%) e, pare, abbia anche una permanenza in atmosfera molto ridotta.

            Anche considerare che le fasi migliori dell’evoluzione umana si sono verificate in periodi interglaciali e con un modesto aumento delle temperature, non è marginale.

        • 21 giugno 2016 at 10:30 #

          Innanzitutto ringrazio che questo breve scampio di opinioni, a parte qualche punzecchiatura forse inevitabile, non sia degenerato al pari di altri che l’hanno vista protagonista – per colpa di tutte le parti, non le metto nessuna croce addosso. Quindi, grato di aver avuto uno scambio costruttivo, è con pacatezza e moderazione che le dico: per favore basta con questa cosa che le emissioni umane sono solo il 4% rispetto a quelle naturali, perché si tratta della classica verità strumentale; si omette di dire che oceani e vegetazione non solo solo producono ma anche assorbono CO2, con un bilancio per cui l’assorbimento supera del 2,2% la produzione (vede qui http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4_wg1_full_report.pdf, dove troverà anche le analisi sugli isotopi che richiedeva – se non ricordo male – Guidi). Siccome i dispositivi che ricorrono a combustibili fossili liberano CO2 ma non l’assorbono, il famoso 4% si trasforma in un dato ben più rilevante. Quindi per onestà intellettuale basta strumentalizzazioni.

          • Rinaldo Sorgenti
            22 giugno 2016 at 13:43 #

            Qualche ulteriore ed opportuna occasione di approfondimento, a mio parere doveroso:

            http://www.climatemonitor.it/?p=41629#respond

          • 23 giugno 2016 at 09:35 #

            Trovo sinceramente curioso (mi riferisco all’articolo likato) usare come metro di giudizio per stabilire la rigidità di un inverno la constatazione di quante volte il termometro sia andato sotto zero – fatto che potrebbe essere successo anche per pochi istanti – invece di verificare le temperature medie del periodo, da cui si evince che si è trattato del terzo inverno più caldo di sempre (http://www.centrometeoitaliano.it/notizie-meteo/inverno-2015-2016-ultimi-tre-mesi-sono-stati-piu-caldi-piu-secchi-media-13-03-2016-37774/).

            Per il resto, oramai in conclusione di questo proficuo scambio di vedute possiamo tirare le somme ricavandone alcuni importanti insegnamenti:

            – l’affermazione per cui l’azione antropica incide sul GW solo per il 4% è strumentale perché ignora (volutamente?) che la natura assorbe più CO2 di quella che produce;
            – il greening, contrariamente alle impressioni, è indice di malessere e non di buona salute, e l’assunto semplicistico ‘più CO2 c’è meglio è per la vegetazione’ trova svariate smentite.

            Se va a rivedere, siamo arrivati a queste conclusioni tramite osservazioni condotte da studi pubblicati su riviste scientifiche con tanto di peer rewied e impact factor, ovviamente non è la verità rivelata ma è quanto di più affidabile e verificabile abbiamo a disposizione. Sono d’accordo che nel 2016 la conoscenza non possa arroccarsi nella torre d’avorio accademica, però mi consenta questa chiosa: se si parlasse di altro, ad esempio di OGM, un Dario Bressanini (solo per fare un nome noto) non accetterebbe neppure di discutere sulla base di pubblicazioni non accademiche, potrebbe al massimo ritenerle una buona divulgazione ma nulla che meriti di essere considerato dalla scienza vera.

            In definitiva, per citare uno dei pensatori più conosciuti del nostro tempo, a me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace onestà intellettuale. La conseguenza più importante di ciò dovrebbe essere che, quando alcune asserzioni che credevamo vere risultano fallaci, smettiano di propagandarle (e magari avvisiamo chi ancora le porta avanti che sta prendendo una cantonata clamorosa).

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 13:38 #

            Gentile Igor Giussani,

            Grazie ancora per le sue pacate considerazioni, comunque utili ad una migliore comprensione di un argomento tutt’altro che semplice e banale.

            Circa la questione delle EMISSIONI (il dato del circa 4% di CO2 come origine antropica) si riferisce appunto alle emissioni. Se poi, il Buon Dio che ha creato questo sistema, ha opportunamente considerato anche quel meraviglioso meccanismo di assorbimento, ben venga!

            Riguardo alle pubblicazioni, sarebbe davvero logico ed anche bello che ci si potesse affidare primariamente a testi scientificamente validati, ma sappiamo bene qual è l’abitudine in tale contesto e, talvolta, se non sei parte di determinati circuiti (lobby) allora capita che non accettano pubblicazioni, mentre altre di “collegati”, vengono spacciate per “vangelo” scientifico, pur magari essendo del tutto non scientificamente validate.
            Mi riferisco per esempio (e per semplicità) alle forzature abituali su questi temi, dove si arriva a dire che il xxx (97%) degli scienziati – ..il che NON è affatto vero!) condividono tale TEORIA del AGW.
            Come pure è stata smentita la “scientificità” del famoso “Hockey Stick” di Mann, che ha illuso e riempito la bocca per anni di scienziati convinti della teoria antropogenica climatica.

            Sull’altro aspetto, chiederò al Prof. Luigi Mariani (davvero una persona seria, competente ed intellettualmente più che onesta) di valutare le sue considerazioni ed eventualmente rispondere.
            Cordialità.

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 15:10 #

            Interessante:

            http://www.climatemonitor.it/?p=41652#respond

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 15:48 #

            Colgo l’occasione per una prima ulteriore replica ai commenti sopra citati di Igor Giussani che mi arriva dal Prof. Luigi Mariani, al quale avevo girato (perché credo non riceva abitualmente gli articoli pubblicati da questo blog) con la richiesta di una qualche sommario commento. Eccolo:

            Q U O T E

            Caro Rinaldo,
            non ho nessuna difficoltà a rispondere alle note critiche che mi hai inoltrato.
            In climatologia i giorni con temperatura minima minore o uguale a 0°C sono utilizzati da sempre a fini tassonomici e si chiamano giorni con gelo. Si usano perché hanno riflessi importantissimi sui vegetali, sugli animali e sugli esseri umani. A fonte dunque di un’affermazione apodittica a climatologicamente poco significativa del tipo “l’inverno non c’è stato” la prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stata quella di andar subito a vedere il numero di giorni con gelo. Il risultato (seppure in una stazione come quella di Milano Linate, che oggi non è del tutto immune dall’isola di calore urbano), mi pare più che mai eloquente nel senso che le minime sono scese anche al di sotto di -5°C. Se per qualcuno questo non è inverno…
            Circa poi gli effetti del global greening, uno per tutti è il trend positivo delle produzione agricola globale che vede le 4 principali colture (mais, riso, soia, frumento) aumentare del 2-4% l’anno le loro rese dal 1961 ad oggi. In assenza del global greening la produzione globale delle colture sarebbe inferiore del 20-40% rispetto ai livelli attuali e la percentuale di persone al mondo che versa al di sotto della soglia di sicurezza alimentare non sarebbe mai potuta scendere all’11% del 2015 (contro il 35% del 1971).
            Sul fatto poi che i dati si cui sopra non li si trovi in pubblicazioni scientifiche, ciò non è vero per i dati sul global greening (si vedano ad esempio le pubblicazioni riportate qui sotto) mentre può essere vero per i dati di Linate ad me citati (nel senso che nessuno si sognerebbe mai di scriverci su un lavoro scientifico). Si tenga conto tuttavia che tali dati provengono dal dataset internazionale NOAA Gsod e dunque sono a mio avviso pienamente utilizzabili in sede di analisi dei fenomeni.
            Ciao.
            Luigi

            Bibliografia su global greening e produttività delle colture e degli ecosistemi naturali
            Helldén U. & Tottrup C., 2008. Regional desertification: A global synthesis. Global and Planetary Change 64 (2008) 169–176
            Mauser etal 2015 Gobal biomass production potentials exceed expected future demand without the need for cropland expansion, NATURE COMMUNICATIONS | 6:8946 | DOI: 10.1038/ncomms9946 | http://www.nature.com/naturecommunications
            Olsson L., Eklundh L., Ardo J., 2005. A recent greening of the Sahel—trends, patterns and potential causes, Journal of Arid Environments 63 (2005) 556–566
            Rafique etal 2016 Global and Regional Variability and Change in Terrestrial Ecosystems Net Primary Production and NDVI – A Model-Data Comparison, Remote sensign, 2016, 8, 177.
            Sage R.F., Coleman J.R., 2001. Effects of low atmospheric CO2 on plants: more than a thing of the past, TRENDS in Plant Science Vol.6 No.1 January 2001.
            Zeng etal 2014. Agricultural Green Revolution as a driver of increasing atmospheric CO 2 seasonal amplitude, Nature, vol 5015, 20 nov. 2014

            U N Q U O T E

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 18:25 #

            Giusto per coloro che pensano che i “pochi” scettici (oops, li amano chiamare “negazionisti”, … i “catastrofisti”!), qualche spunto di riflessione sul tema:

            http://www.thegwpf.com/

          • 23 giugno 2016 at 19:29 #

            Sul fatto di rapportare le emissioni naturali con quelle umane, specificando o meno che la natura provvede anche ad assorbirle… beh, spiegarle la differenza che intercorre sarebbe un insulto alla sua intelligenza, e tutto si può dire di lei Sorgenti meno che sia stupido.
            Quanto alla questione Hockey Stick di Mann, si trattava di una questione che ricordavo vagamente e quindi mi astenevo dal dire alcunché, poi siccome c’è tornato sopra sono andato a rivedermela e i miei dubbi sono risultati fondanti. Lei ha scritto: “Peccato che per motivare il suo pensiero Giussani abbia scelto un diagramma che chiaramente si basa sulla teoria dell’Hockey Stick (cioè l’ipotetica incredibile e repentina crescita della concentrazione della CO2 in atmosfera predetta per il corrente secolo)”. In realtà quella di Mann non era né una teoria né una previsione era anzi l’opposto, un lavoro di paleoclimatologia per registrare le anomalie di temperatura dall’anno 1000 a oggi. E’ vero che l’analisi di Mann è stata soggetta a numerose critiche e che i calcoli statistici (per altro difficilissimi e alla portata di pochissime persone) sono stati rivisti, ma per quel che ho potuto vedere i calcoli di Mann sono stati corretti di qualche decimale di grado al rialzo ma in nessun caso nel passato ci sono stati degli aumenti di temperatura comparabili a quelli odierni ma attribuibili a cause diverse dai combustibili fossili. Come si fa a dire sulla base di qualche calcolo sbagliato riguardo all’anomalia climatica del 1200 o del 1400 che le ipotesi antropiche sono state smentite?

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 20:10 #

            Guardi che “Hockey Stick” di Mann è stato confutato da eminenti studiosi e scienziati delle varie materie correlate ed infatti la stessa UN-IPCC che aveva anni fa cavalcato quel teorema, lo ha poi abbandonato e non ne fa più cenno nei loro stessi Assessment Report.

            La particolarità di quel “Hockey Stick” (il nome dalla forma che ha un repentino balzo verso l’alto, nel prossimo futuro – non certo nel lontano passato) è appunto l’aver certato di far apparire cose (la teoria, appunto) che non è proprio conforme alla realtà!

            Approfondite pure se davvero interessa, perché ci sono addirittura audizioni al Senato USA in merito dove lo studioso arrivò a dire che non aveva sottoposto le sue “teorie” alla validazione (peer review) degli esperti del settore, perché questi avrebbero cercato di invalidare le sue ipotesi. Oh bella, la scienza che si rifiuta di essere sottoposta a verifica sperimentale? Sembrerebbe alquanto strano, vero?

            Lei che è un attento osservatore, potrà certo approfondire.

          • 23 giugno 2016 at 20:16 #

            C’è un piccolissimo problema qui: le ‘note critiche’ di cui parla Mariani non sono le mie. Io non ho mai messo in dubbio le rilevazioni che lui riporta e soprattutto non mi sono mai sognato di dire che ‘l’inverno non c’è stato’, semplicemente penso che abbia più senso ricorrere alle temperature medie del periodo come criterio, tutto qui, le quali dicono che è stato un inverno molto mite.
            Anche per quanto riguarda il discorso del greening, la questione è posta in termini sbagliati: quando lei Sorgenti mi ha indicato l’articolo di Nature l’ho letto e da lì ho compreso che il fenomeno esiste, semmai ho aggiunto che gli autori dello studio ritengono il greening tutt’altro che un fenomeno positivo e che quindi è sbagliato presentarlo come tale (come invece ha fatto lei). E per quanto riguarda l’aumento di produzione agricola all’aumentare della CO2, non ho contestato l’articolo di Mariani sulle pianta c3-c4 (e come potrei? non sono un agronomo) ho solo fatto notare linkando un articolo di Nature che altre coltivazioni soffrono aumenti di concentrazioni di CO2 tra i 500 e i 600 ppm.

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 20:27 #

            O.K. Giussani.
            Ma non è che quello che trova lei è sempre “vangelo” e quello che dicono altri, anche esperti del settore, è opinabile perché diverge dalle sue fonti.
            Tipico atteggiamento quest’ultimo che constato in molti altri che – per ovvia compensazione e uguale metro di giudizio – io definisco 2catastrofisti”!

            Ora che il “greening” evidente ed inconfutabile è addirittura negativo è quantomeno discutibile, ma se poi uno … “butta la palla avanti” … e parla di concentrazioni di 500-600 ppm di CO2 (parti per milione), allora si può capire dove si vuole andare a parare.
            E’ come quando mi capita di leggere che nel 2.100 … le condizioni “saranno” … Immagino lei sarà presente per verificare se quelle ipotesi saranno davvero confermate.

            Suvvia, la storia del clima è un attimino più affidabile in merito, non le pare?

          • 23 giugno 2016 at 20:40 #

            Sorgenti, lei cita tantissime fonti che non operano in revisione paritaria (non sono neanche accademiche), quindi non può pretenderla dagli uni ma non dagli altri. Comunque se lei veramente vuole farsi una cultura di paleoclimatologia si vada a vedere i lavori degli altri studiosi che dopo Mann si sono imbarcati in questo difficile compito e verifichi personalmente le differenze. Quando dice “La particolarità di quel “Hockey Stick” (il nome dalla forma che ha un repentino balzo verso l’alto, nel prossimo futuro – non certo nel lontano passato)” dimostra di non avere mai visto uno di questi diagrammi, altrimenti saprebbe che non prevedono ipotesi future ma stime sul passato (qui il famoso diagramma incriminato, che essendo pubblicato nel 1999 riporta dati fino al 1998 http://www.resilience.org/stories/2013-05-09/the-hockey-stick-is-real)

            Detto questo, nel confrontarmi con lei mi sento come un battitore di baseball che si allena con la macchina spara-palle (nessun doppio senso): lei parte con un argomento e mi cita una fonte, io esprimo le mie perplessità e lei passa al prossimo argomento. Forse non l’ha capito ma io non intendo farle cambiare idea sull’AGW (so che è impossibile) ma vorrei almeno che su alcune singole questioni si giungesse a un punto comune al di là delle divergenze. In particolare:
            – possiamo dire una volta per tutte che paragonare le emissioni antropiche con quella della natura omettendo che quest’ultima le assorbe è un atto strumentale e scorretto?
            – possiamo riportare per intero l’articolo di Nature sul greening, dove i ricercatori riportano il fenomeno in termini per nulla positivi? Sempre sulla base di altri articoli di ricerca, possiamo smetterla di fare correlazioni semplicistiche Co2/crescita vegetali?

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 22:33 #

            Veramente, le mie semplici opinioni le ho già ben espresse. Lei continua a confutarle, inserendo richiami ad altri documenti, tutti di un’area o posizione.
            Per cercare di offrire qualche spunto che esuli dal “personalismo”, ho quindi ritenuto opportuno citare qualche fonte – le assicuro autorevole e seria, ma che a lei non piace e quindi poco “affidabile”!

            Le cito qualche altro spunto, così magari fa qualche ulteriore approfondimento sui lavori e le teorie (adattate) di Mann.

            http://marshall.org/events/the-myth-of-carbon-pollution/

            Al riguardo, poi, forse non ha mai letto questo documento, che le consiglio vivamente:

            Q U O T E

            [House Hearing, 109 Congress]
            [From the U.S. Government Printing Office]

            QUESTIONS SURROUNDING THE ‘HOCKEY STICK’ TEMPERATURE STUDIES:
            IMPLICATIONS FOR CLIMATE CHANGE ASSESSMENTS

            HEARINGS

            BEFORE THE SUBCOMMITTEE ON OVERSIGHT AND INVESTIGATIONS

            OF THE COMMITTEE ON ENERGY AND COMMERCE HOUSE OF REPRESENTATIVES

            ONE HUNDRED NINTH CONGRESS SECOND SESSION

            JULY 19 AND JULY 27, 2006

            Serial No. 109-128

            Printed for the use of the Committee on Energy and Commerce

            Available via the World Wide Web: http://www.access.gpo.gov/congress/house

            U.S. GOVERNMENT PRINTING OFFICE
            31-362 PDF WASHINGTON : 2006

            U N Q U O T E

            Se poi volesse approfondire da altri seri scienziati, le consiglio di cercare il link all’Associazione: “Galileo 2001” che sul tema si è espressa da molti anni.

            Non pretendo di farle cambiare opinione, ma solo di allargare la visuale. Salvo che la sua “fonte” primaria non sia il blog: “climalteranti”, di nome e di fatto!

            Cordialità.

          • Rinaldo Sorgenti
            23 giugno 2016 at 22:44 #

            A proposito di baseball che si allena con la macchina spara-palle (nessun doppio senso): non so perché ma ho avuto lo stesso pensiero leggendo le sue repliche.
            A qualunque opinione diversa dal credo “catastrofista”, lei, imperterrito dice che è tutto sbagliato (glielo dicono le sue fonti) e quindi quegli scienziati (non certo io) vanno … raddrizzati, perché non sanno!

          • 24 giugno 2016 at 08:44 #

            Ed ecco che Sorgenti abbandona il fair play e decide di attaccarmi sul piano personale mettendomi in bocca cose mai dette né pensate al solo scopo di screditarmi. Prima di chiudere ogni rapporto con questa persona desidero pertanto mettere alcuni punti sulle i, va da sé che, poiché il mio interlocutore ha iniziato a giocare sporco, i toni pacati vanno a farsi benedire.

            Sorgenti mi lancia la seguente accusa: “A qualunque opinione diversa dal credo “catastrofista”, lei, imperterrito dice che è tutto sbagliato (glielo dicono le sue fonti) e quindi quegli scienziati (non certo io) vanno … raddrizzati, perché non sanno!”. Allora vediamo un po’ tutti gli articoli proposti da Sorgenti e come mi sono comportato realmente.

            Articolo di Guidi su el nino: qui il problema non sono le critiche di Guidi all’IPCC, ma le critiche a quella che Guidi crede essere la posizione dell’IPCC. Quando se ne esce con la frase “Teoria vuole (o vorrebbe) che sempre nell’accezione antropocentrica (e miope) di cui sopra, le due cose, emissioni e concentrazione, debbano andare a braccetto. Su le prime, su la seconda, ovviamente” denota di non conoscere minimamente i complessi modelli climatici dell’IPCC (più di 3000 pagine, fosse davvero tutto così semplicistico ne basterebbero 30). Inoltre scrive sempre Guidi: “Per rispondere, ammesso che si disponga di misure affidabili, si dovrebbe entrare nei meandri del rapporto tra i diversi isotopi stabili del Carbonio, con i quali è possibile tracciare le fonti delle emissioni o, almeno, definirne l’origine antropica o naturale. Non so se gli autori del paper lo abbiano fatto, forse se ne sarebbe trovata traccia nel loro comunicato stampa o nell’abstract”. L’IPCC riporta studi sugli isotopi del carbonio già dal 2013, ma Guidi che non è informato non lo sa. Quindi il problema non è opporre a Guidi fonti dei ‘catastrofisti’, è lui che innanzitutto deve informarsi su cosa i ‘catastrofisti’ realmente fanno e dicono prima di criticarli. Per il resto contesto che Guidi paragoni la co2 prodotta dalla natura con quella da attività antropica omettendo che la prima provvede a rimuovere le sue emissioni; ho provato più volte a richiamare Sorgenti su questo punto ma, a parte ringraziare l’Onnipotente, ha sempre glissato e lo capisco perché rinunciare a questo argomento truffaldino indebolirebbe non poco certa propaganda.

            Articolo di Nature sul greening: la mia terribile colpa riguardo a questo articolo è di averlo letto tutto, è Sorgenti e non il sottoscritto invece a dare una bella ‘raddrizzata’ agli scienziati, decidendo sulla base della sua “formazione di natura economica (studi di Economia e Commercio internazionale) arricchita da studi di marketing, di vendite, di motivazione del personale, di amministrazione e direzione” di espungere le conclusioni dello studio e stravolgerne il significato.

            Articolo di Mariani sul rapporto CO2/piante: non essendo un agronomo non mi sono permesso di dire alcunché nel merito dell’articolo, ho fatto semplicemente notare che Mariani si riferisce alle piante di tipo c3-c4 e che le sue conclusioni non sono quindi generalizzabili; infatti, e ho portato un altro studio di Nature, altri tipi di piante al crescere della concentrazione di CO2 cominciano a patire rilevanti problemi. Notare che quando Sorgenti porta a supporto la rivista Nature (riveduta e corretta) a sostegno delle sue tesi è una fonte affidabile, quando lo faccio io diventa ‘catastrofista’ e ‘di parte’. W la coerenza.

            Articolo di Mariani sull’inverno 2015-16: non ho contestato i dati ricavati da Mariani, quindi non ho confutato alcunché ho solo espresso il modesto parere che forse ricorrere alle temperature medie stagionali fosse un criterio più adatto. Nella mente di Sorgenti un sito di metereologia che fa le medie stagionali è colpevole di ‘catastrofismo’.

            Sorgenti mi scrive poi: “Ora che il “greening” evidente ed inconfutabile è addirittura negativo è quantomeno discutibile, ma se poi uno … “butta la palla avanti” … e parla di concentrazioni di 500-600 ppm di CO2 (parti per milione), allora si può capire dove si vuole andare a parare.
            E’ come quando mi capita di leggere che nel 2.100 … le condizioni “saranno” … Immagino lei sarà presente per verificare se quelle ipotesi saranno davvero confermate”.
            Qui sono possibili solo due ipotesi: o Sorgenti oltre a non leggere le fonti degli altri non legge quelle che linka lui, oppure è una persona che adotta un doppiopesismo da gridare vendetta, tertium non datur. Si legge infatti nell’articolo di Mariani sulle piante c3-c4: “A questo punto è abbastanza immediato dedurre che le piante C3 saranno quelle che guadagneranno di più dall’incremento di CO2 atteso per i prossimi anni ed infatti applicando l’equazione suddetta otteniamo il risultato in figura ove si mostra ad esempio che passando dalla concentrazione attuali di CO2 (390 ppmv) a quella attesa nel 2050 (560 ppmv) la produzione delle piante C3 aumenterà del 29% mentre quella delle C4 aumenterà del 15%”. Nella logica di Sorgenti, non è anche questo ‘buttare la palla avanti’, cioé fare una previsione a lungo termine? Quando le previsioni portano acqua al suo mulino sono valide e quando invece non lo fanno sono pure illazioni?
            Tra abbiamo la dimostrazione che, mentre io mi sono letto tutti i documenti da lui linkati, Sorgenti non ha dato il minimo sguardo ai miei, altrimenti saprebbe che l’incremento di CO2 di cui parla Nature è stato simulato in laboratorio e testato direttamente sulle piante – la famosa ‘validazione sperimentale’ che lui richiedeva a gran voce.

            Passiamo all’hockey stick che per Sorgenti è un vero e proprio totem polemico, dal momento che a suo dire dimostrare la scorrettezza del diagramma di Mann del 1999 significa distruggere tutte le ipotesi sull’AGW. Il problema vero è che Sorgenti non sa che cos’è l’hockey stick, lo dimostra il fatto che lo definisce ora ‘una teoria’ ora ‘una previsione’, quando invece si tratta di una ricostruzione paleoclimatica. E’ talmente ossessionato dall’hockey stick che vede Mann anche dove non c’è, ad esempio lo ha visto qui https://www.newscientist.com/article/dn11638-climate-myths-human-co2-emissions-are-too-tiny-to-matter/, dove invece non compare alcun grafico di Mann! La proposta di scartare, in caso di dubbio, tutti i lavori di Mann e di consultare le risultanze di altri paleoclimatologi non ha alcun senso per Sorgenti, perché lui appena vede un diagramma che ricorda anche solo vagamente quello di Mann (vedi quello di New Scientist) lo bolla come errato perché basato sulla inesistente ‘teoria dell’hockey stick’. Chi fosse interessato realmente a capire come stanno le cose scoprirà che gli statistici successivi a Mann hanno alzato alcuni valori delle temperature relative al cosiddetto Periodo caldo medievale e hanno aumentato i margini di incertezza, ma tutti quando concordano sul fatto che le temperature degli ultimi decenni siano le più alte da 500 anni a questa parte.

            Veniamo all’altra accusa: “Veramente, le mie semplici opinioni le ho già ben espresse. Lei continua a confutarle, inserendo richiami ad altri documenti, tutti di un’area o posizione.
            Per cercare di offrire qualche spunto che esuli dal “personalismo”, ho quindi ritenuto opportuno citare qualche fonte – le assicuro autorevole e seria, ma che a lei non piace e quindi poco “affidabile”!”
            Qui non siamo di fronte a un bue, bensì a una renna con sei palchi di corna che dà del cornuto all’asino. Andiamo a vedere infatti le fonti che ho utilizzato io:

            – IPCC: sono stato costretto perché Guidi attribuisce all’iPPCC idee che le sono estranee, quindi solo citando l’IPCC posso spiegare di cosa parla l’IPCC;
            – Nature: l’ha citata anche Sorgenti, quindi non può essere ‘seria’ o ‘catastrofista’ a giorni alterni.
            – New Scientist: si tratta di una rivista che ha spesso ospitato articoli ostili all’AGW, ad esempio “Climate science: Why the word won’t listen” di Adam Corner; comunque, siccome l’ho usata semplicemente per la questione dell’assorbimento da parte di oceani e foreste delle loro emissioni, se non le va bene potrebbe bastare qualsiasi manuale delle superiori di scienze della terra.
            – centrometeoitaliano: a parte il brutto vizio di fare le previsioni del tempo e registrare i dati meterologici, non hanno mai fatto del male a nessuno;
            – per la questione deforestazione ho citato UNRIC, un’agenzia dell’ONU, e adn kronos, una delle più prestigiose agenzie di stampa del mondo: non mi pare che in nessuno dei casi si possa parlare di ‘catastrofisti’.

            Vediamo un po’ invece alle fonti del buon Sorgenti. Quando non ha citato lo schieratissimo climate monitor o chi collabora con questo (come Mariani), è
            ricorso a:

            – Nature, abbiamo già visto, è affidabile quando la usa lui e catastrofista se usata dagli altri.

            – global warming policy forum: “is a think tank in the United Kingdom, whose stated aims are to challenge “extremely damaging and harmful policies” envisaged by governments to mitigate anthropogenic global warming.” (wikipedia)

            – Fred Singer: uno dei più radicali contestatore dell’AGW;
            – Marshall Institute: noto think thank antiambientalista della destra americana.

            Ora, contrariamente a quello che pensano molti, io non credo che bisogna evitare il confronto anche con coloro che hanno interessi in gioco nel settore dei combustibili fossili e simili, altrimenti non avrei provato neanche a iniziare un dialogo con lei (so benissimo che è vicepresidente di Assocarbone). Ma con quale faccia tosta, di fronte a cotanta evidenza sul fatto che LEI e non io utilizza solo un certo tipo di fonti (certificandole come ‘serie’ così’ come bolla di ‘catastrofismo’ quelle che non le piacciono), si permette di venirmi a dare lezioni di imparzialità? Come si permette di rimproverare a me gli atteggiamenti che invece sta spudoratamente adottando lei?

            Direi che mi sono levato tutti i principali macigni dalle scarpe. Cordialità anche a lei.

          • 24 giugno 2016 at 12:55 #

            Ops! mi sono colpevolmente dimenticato dell’associazione Galileo 2011! Il loro sito web è ancora in costruzione, ma promette molto bene già dalla home, dove possiamo trovare:

            “TRENTA ANNI DA CHERNOBYL
            Prof Giorgio Trenta
            Tutti gli anni, il 26 di aprile, il rito inevitabilmente si ripete, non per piangere i morti, ma per rinfocolare la paura delle folle nei confronti di un supposto e propagandato “mostro” con il quale ogni persona e ogni animale e ogni pianta vivente convive fin dal proprio concepimento, che di notte, di giorno, al mare, in montagna, in ogni luogo li colpisce inesorabilmente per tutta la vita senza provocare però alcun effetto provato e lamentato dai sapienti “diffusori” del terrore delle radiazioni.”

            Leggiamo dal loro manifesto:
            “La voce della scienza è certamente piú affidabile e anche umanamente -oltre che intellettualmente- piú consapevole delle voci incontrollate e dogmatiche che, fuori di ogni rilevanza scientifica, pretendono di affermare “verità”basate sull’emotività irrazionale tipica delle culture oscurantiste.

            Da questa cultura regressiva nascono, ad esempio:

            – l’attribuzione quasi esclusivamente alle attivitá antropiche di effetti, pur preoccupanti data la posta in gioco, quali i cambiamenti climatici che da milioni di anni sono caratteristici del pianeta Terra, mentre il problema della loro origine è tuttora aperto;”

            Assolutamente una fonte seria e non di parte.

          • Rinaldo Sorgenti
            24 giugno 2016 at 13:11 #

            Caspita, arriva addirittura a tentare di squalificare (o deridere) anche i veri scienziati.
            Sarà che il tutto deriva dal non credere od acriticamente assorbire il credo degli untori ?
            Non ci si finisce mai di stupire, purtroppo.
            Fantastico davvero!

            Ecco perché ci troviamo in questa incredibile situazione ed il cosiddetto “mondo avanzato” è arrivato a sperperare ingentissime risorse per cercare di regolare il clima, mentre oltre 1/3 della popolazione mondiale vive in condizioni davvero miserevoli e questo in gran parte anche dovuto al non accesso a concrete e davvero sostenibili forme di energia, come hanno invece potuto e saputo fare quelli che oggi sono diventati i Paesi avanzati, tra cui anche l’Italia!

            Una seria riflessione sembrerebbe eticamente e moralmente doverosa, in proposito.

          • 24 giugno 2016 at 13:25 #

            Faccio notare i due diversi procedimenti dialettici, quello mio e quello di Sorgenti:

            Igor Giussani: gli viene proposta una fonte – la legge – esprime le sue opinioni sulla base di quello che riesce a capire e delle fonti che ritiene più accreditate – si aspetta un feedback

            Rinaldo Sorgenti: gli viene proposta una fonte – guarda se l’autore rientra nella sua personale categoria di ‘catastrofista’ – se sì la cestina e tira fuori il prossimo asso nella manica, si parlava di greening allora passiamo a el nino o all’Hockey Stick senza replicare ai rilievi che Giussani ha fatto nel merito (le fonti da Sorgenti accreditate come ‘serie’ hanno ragione a prescindere)

            Ovviamente però quello che è fideista (in che cosa?!) sono io.

          • Rinaldo Sorgenti
            24 giugno 2016 at 13:49 #

            Solo per chi ha voglia di apprendere ed approfondire.
            I “soloni” sanno già tutto e spesso accusano gli altri di ignoranza se non peggio, speculazione!

            http://www.climatemonitor.it/?p=41638

          • 24 giugno 2016 at 14:57 #

            Siccome oramai qualsiasi costruttività dello scambio si è persa e si sta solo flammando, chiudo qui per rispetto di chi ci sta ospitando, la redazione di comune-info. Se però Sorgenti mi serve certi assist troppo ghiotti non posso proprio astenermi dal buttarli in rete!!!
            Prima cosa: nell’articolo di Moore appena linkato da Sorgenti si vede chiaramente dalla figura 2 che oceani e foreste assorbono più CO2 di quella che emettono…
            Dopodiché quoto alcune affermazioni di Sorgenti:

            ” la ciclicità del clima sul pianeta è dimostrata dalla storia e le evidenze scientifiche sono disponibili ed abbondanti. Se uno volesse approfondire tale ciclicità delle macchie solari e le ponesse in relazione alla ciclicità delle temperature, ne rimarrebbe più che sorpreso. Peraltro, si potrebbe addirittura osservare che non è la temperatura che sale a causa e seguito della maggiore – marginale – concentrazione di CO2 in atmosfera, ma bensì l’inverso, vale a dire prima cresce la temperatura e con un intercalare di molti anni, poi cresce anche la concentrazione della CO2 in atmosfera per interazione con le fonti naturali di emissione ed assorbimento.”

            “Mi riferisco per esempio (e per semplicità) alle forzature abituali su questi temi, dove si arriva a dire che il xxx (97%) degli scienziati – ..il che NON è affatto vero!) condividono tale TEORIA del AGW.
            Come pure è stata smentita la “scientificità” del famoso “Hockey Stick” di Mann, che ha illuso e riempito la bocca per anni di scienziati convinti della teoria antropogenica climatica.”

            “Che anche l’attività antropica contribuisca alle emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra, è evidente, il tutto però dovrebbe essere ricondotto alla sua importanza e durata e proprio sulla base delle valutazioni degli studiosi, quella antropica è molto ridotta sul totale (dell’ordine del 4%) e, pare, abbia anche una permanenza in atmosfera molto ridotta.”

            Insomma, l’idea propugnata da Sorgenti è: l’attività antropica nel riscaldamento globale ha un ruolo assolutamente minoritario. Adesso propone invece un articolo di Mariani ispirato a delle analisi di Patrick Moore dove si dice:

            “Moore ammette poi che l’aumento della CO2 atmosferica da 280 a 400 ppmv registrato dall’inizio dell’era industriale sia dovuto in prevalenza alle emissioni antropiche.”

            Che è in totale contraddizione con quanto aveva sostenuto prima!!! In definitiva, è inutile che mi faccia venire il sangue marcio perché lui non replica ai rilievi che faccio alle sue fonti, per il semplice motivo CHE IO LE HO LETTE LUI NO, guarda i titoli e al massimo dà un rapido sguardo. Purché le fonti portano nella direzione voluta – cioé assolvere l’industria dell’energia – la tesi

            – il riscaldamento globale è causato solo minimamente dall’attività antropica

            e quella

            – il riscaldamento globale del pianeta è causato dall’azione antropica ma è una buona cosa

            per quanto siano logicamente contraddittorie servono entrambe alla causa.
            Ecco quindi perché si comporta da macchina-spara palle, per replicare a dei rilievi dovrebbe almeno sapere di cosa parlano le sue fonti.

          • Rinaldo Sorgenti
            24 giugno 2016 at 17:08 #

            Eh già!
            E’ davvero difficile comprendersi, soprattutto se si parte da un pregiudizio di fondo.
            Eppure i numeri dovrebbero essere facili da leggere, ma se si vuole continuare a cavalcare teorie fuorvianti, non servono!

            Fermiamoci quindi alle ipotesi di una concentrazione di CO2 in atmosfera di 500-600 ppm e poi vediamo. Ci vorrà tempo? Sicuramente si e non è detto che ci si arrivi, ma intanto, vediamo se fa l’effetto desiderato.
            Chissà se qualche altra nota di Moore è piaciuta ?

          • 24 giugno 2016 at 18:29 #

            Sorgenti per favore la smetta di provocarmi che poi mi sento in dovere di replicare e si va avanti a oltranza! Cmq se proprio desidera dirò qualcosa: Mariani sarà un ottimo agronomo, non lo metto in dubbio, ma quando esce dal suo campo prende degli svarioni mica da ridere, certo aiutato dal buon Moore. Ad esempio dice: “Quello dell’accumulo del carbonio nelle rocce carbonatiche è un processo imponente che negli ultimi 140 milioni di anni ha rimosso il 90% della CO2 atmosferica, portando la vita sull’orlo dello sterminio per fame. E qui l’ironia della sorte sta nel fatto che la vita potrebbe aver prodotto il cappio a cui impiccarsi costituito dai sempre più efficienti sistemi di stoccaggio permanente della CO2 nelle rocce carbonatiche organogene.”

            Maledetti rocce! Sarebbe stato meglio che la CO2 si concentrasse all’infinito nell’atmosfera, così da trasformare il pianeta in una fornace atomica per il caldo inteso! Ah natura matrigna! Forse non troppo matrigna, visto che la CO2 dei carbonati si decompone e rientra in ciclo tramite eruzioni vulcaniche.
            Cmq Moore era un tantino scarso in chimica: infatti la reazione di trasformazione dei silicati in carbonati si accelera con il calore, se tu riempi l’atmosfera di gas serra avvii un feedback positivo di innalzamento delle temperature, quindi è un cane che si morde la coda; se invece diminuiamo i gas serra, diminuiamo la temperatura e anche la velocità di reazione dei silicati rallenta. Bella soluzione che l’ambientalista ‘ragionevole’ ci propone! Se vuole saperne di più può consultare un vero chimico qui http://ugobardi.blogspot.it/2012/07/la-grande-reazione-chimica-vita-e-morte.html altrimenti se per lei Bardi è catastrofista si guardi qualcos’altro o faccia un po’ come le pare.
            Per quanto riguarda invece la morte termodinamica del pianeta tra qualche milione di anni invece non c’è nulla da fare, se la prenda con quel catastrofista del secondo principio della termodinamica.

  4. Rinaldo Sorgenti
    19 giugno 2016 at 19:32 #

    Ringraziamo Igor Giussani per le dotte riflessioni.
    Una osservazione: io non ho mai detto che la deforestazione sia sparita, ma ho semplicemente detto che l’aumento della vegetazione a livello globale è evidente. Questo articolo può aiutare al riguardo:
    http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate3004.html

    purtroppo, la deforestazione continua in alcune aree del pianeta, ma per fortuna il “greening” in altre aree è consistente e compensa largamente tale azione.

    Peccato che per motivare il suo pensiero Giussani abbia scelto un diagramma che chiaramente si basa sulla teoria dell’Hockey Stick (cioè l’ipotetica incredibile e repentina crescita della concentrazione della CO2 in atmosfera predetta per il corrente secolo) di famosa memoria (Mann), che è poi stato ampiamente sconfessato dagli approfondimenti emersi. Tanto è vero che la UN-IPCC non ne fa più cenno nei suoi successivi A. Report !

    Un’ulteriore piccola nota riguardo al commento dove accenna alle emissioni di metano dallo scioglimento del permafrost. Il metano (CH4) ha un “effetto serra” in un periodo ragionevolmente più contenuto: 10-20 anni molto maggiore delle 20 volte accennato, che si riferisce invece ad un arco temporale di 100 anni. Questo è importante da considerare se davvero ci si debba preoccupare dei cambiamenti climatici in tempi ragionevolmente brevi, come le politiche attuali vorrebbero suggerire.

    • 20 giugno 2016 at 08:06 #

      Una prima precisazione: quando parlavo di ‘potenza’ del metano non mi riferivo al periodo di persistenza nell’atmosfera, bensì alla capacità di assorbire il calore, appunto circa 20 volte superiore a quella della CO2. Secondo punto: non ho capito quale sia il problema del grafico incriminato, se ho capito a quale si riferisce si limita a registrare la concentrazione di CO2 nel secolo scorso, non a fare previsioni per questo. Comunque non è importante, mi interessa molto di più la questione del greening, la ringrazio per avermi segnalato ‘articolo di Nature così ho potuto approfondire. Le giuro Sorgenti: lei mi può additare a catastrofista, ma nessuno più di me avrebbe piacere di leggere notizie positive riguardo all’ambiente, non sono né un sadomasochista né uno che ha in odio le generazioni future, anzi. Peccato che, dal punto di vista delle tesi che lei vuole sostenere, questo articolo si riveli un clamoroso autogol. Probabilmente lei e Guidi non avete letto tutto l’articolo ma solo l’abstract, anche perché il resto è a pagamento; e da lì ne avete dedotto sostanzialmente che più CO2 c’è meglio è per le piante. Neanche io ho comprato l’articolo, ma ho trovato un articolo di Huffington Post al riguardo (http://www.huffingtonpost.it/2016/04/29/effetto-greening-video_n_9804560.html?utm_hp_ref=ambiente). Ne riporto qui un breve estratto con tanto di dichiarazioni di due dei ricercatori che hanno compilato lo studio:

      “I “negazionisti” del cambiamento climatico hanno presto fatta loro la ricerca, alcuni addirittura sbandierando i benefici delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera perché “fa crescere le piante”. Ma quello che insistono a sottolineare gli studiosi, invece, è che l’aumento delle zone verdi è in realtà un vero e proprio sistema di difesa: gli alberi hanno aumentato il fogliame per poter assorbire dosi massicce di CO2. “Una difesa, però, destinata a non durare nel tempo – come affermato dal professor Philippe Ciais, co autore dello studio – fino ad annullarsi, poiché richiede grandi quantità di fosforo e di acqua, elementi che iniziano a scarseggiare sulla Terra”.

      “Inoltre – prosegue Ciais – i danni causati da un aumento delle emissioni di CO2 superano i benefici – momentanei – apportati: catastrofi naturali, con distruzione della vegetazione, innalzamento dei livelli dei mari, acidificazione delle acque e in molti luoghi siccità, possono mettere a dura prova le risorse vegetali del Pianeta e a lungo termine comportare una riduzione della massa fogliare globale”. “Il greening ha la capacità di cambiare radicalmente la ciclicità dell’acqua e del carbonio nel sistema climatico“, ha dichiarato il dottor Zaichun Zhu, dell’Università di Pechino e autore dello studio. Preoccupazione condivisa dal collega Ranga Myneni, della Boston University: “Lo sviluppo in più di un albero non va a compensare il riscaldamento globale, l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai, l’acidificazione degli oceani, la perdita di ghiaccio marino e la previsione delle tempeste tropicali più gravi in arrivo”. Un monito del nostro Pianeta, quasi un canto del cigno, che va ascoltato.”

      Siccome non mi permetto di mettere in dubbio la sua onestà intellettuale, immagino che non fosse al corrente di queste implicazioni, sono il primo ad ammettere che dal solo abstract questo giudizio non sembrava emergere. Adesso che lo sa sono sicuro che non andrà più in giro a propagandare come positiva la crescita di CO2 sulla base del greening sbandierando questo articolo, contro le conclusioni dei suoi autori.

  5. Rinaldo Sorgenti
    19 giugno 2016 at 19:47 #

    Qualche ulteriore approfondimento sul tema dell’aumento del “greening” terrestre può risultare interessante ed utile da considerare.
    Questo altro articolo, che richiama altri pubblicati da “Nature”, è utile allo scopo:

    http://www.climatemonitor.it/?p=40582

  6. Rinaldo Sorgenti
    28 giugno 2016 at 20:30 #

    @ Igor Giussani – 24 giugno 2016 at 18:29 #

    E’ davvero difficile seguire e comprendere la sua “logica”, perché lei accusa gli altri di non leggere tutti gli articoli/studi citati e poi per commentare lo Studio di Moore si limita a riprendere il punto dove parla delle emissioni antropiche degli ultimi 2 secoli.

    Ma è arrivato alle conclusioni e le ha forse lette?
    Forse l’insieme dello Studio porta a ben altro e stupisce che non si vogliano neppure prenderle in considerazione.
    Evidentemente non giovano alla teoria antropogenica e fuorviante?

    Ah beh, allora è chiaro!

    • 28 giugno 2016 at 22:36 #

      Veramente ho segnalato una lacuna grave nella conoscenza del processo di conversione dei silicati in carbonati (ignorare il fatto che la velocità della reazione aumenta all’incremento della temperatura) tali per cui l’intera teoria non sta più in piedi… Le do’ una dritta: se veramente gli studi peer reviewed neganti l’influenza antropica sono così tanti come dice, perché non ricorre a quelli invece di citare articoli di agronomi o di altre persone che non sono scienziati del clima? Io non ci proverei nemmeno a confutare un climatologo

      • Rinaldo Sorgenti
        29 giugno 2016 at 10:45 #

        OK, abbiamo capito.
        Io non contesto quanto lei ha voluto enfatizzare, ma semplicemente suggerisco che legga l’insieme dell’articolo e soprattutto le conclusioni, che invece, pare totalmente sorvolare. Perchè?
        Lei è uno di quelli che non sapendo come confutare l’evidenza, si mascherano dietro alla retorica e cercano di deviare il discorso.
        Ma il bello è che sono davvero tanti gli esperti, anche in climatologia, che guardano alla storia ed alle evidenze e non solo agli esercizi dialettici ed ai modelli computeristici che finora hanno dimostrato di non essere replicabili nella realtà. Quindi evidentemente errati!
        Buona continuazione.

        • 29 giugno 2016 at 13:29 #

          Sorgenti, se le conclusioni di uno studio sono incentrate su di una particolare visione della reazione chimica in silicati e carbonati che si rivela sbagliata, è chiaro che tutto l’articolo perde di significato. E poi senta, ma con quale faccia mi viene a dire che io ‘devio dai discorsi’ quando alle mie repliche lei non è MAI entrato nel merito ma semplicemente ha sparato un articolo dietro l’altro?
          Ho provato a discutere pacatamente con lei, poi appena non ha saputo ribattere nel merito ha pensato bene di attaccarmi sul piano personale.
          Siccome questo non è il mio personale e neanche il suo, per rispetto di chi ci ospita direi di chiuderla qua perché oramai stiamo solamente flammando l’un l’altro: forse lei si diverte nelle risse verbali ma io no. Direi che chi ci ha letto (e sopportato direi) ha ampio materiale per giudicare chi di noi due ha detto cose più sensate.

          • Rinaldo Sorgenti
            29 giugno 2016 at 15:08 #

            Giussani, lei appare quello che per cercare di sviare il suo modo di interloquire, accusa l’altro di svicolare.
            Pensi che è proprio quello che appare dalle sue risposte.
            Comunque, sperando che non voglia per forza ulteriormente replicare per sfuggire dall’ovvio, la saluto cordialmente.

          • 29 giugno 2016 at 15:41 #

            No, non replico perché qui concordo con lei: la situazione che si è venuta a creare è decisamente molto, molto ovvia.

  7. Rinaldo Sorgenti
    1 luglio 2016 at 19:58 #

    @ igor giussani,

    Grazie per mettere uno stop alla sua “logica” !
    Un’ultima nota, rileggendo il suo penultimo sfogo:
    ” … Ho provato a discutere pacatamente con lei, poi appena non ha saputo ribattere nel merito ha pensato bene di attaccarmi sul piano personale. “!

    Davvero un bel coraggio! Accusa me di attaccarla sul piano personale, quando è lei che ha cercato di aggiungere note sulla mia persona che nulla hanno a che fare con gli argomenti trattati, con l’evidente intento di provare a “squalificare” l’interlocutore (altrimenti fastidioso). Tecnica questa molto abituale che ho ripetutamente dovuto osservare da abituali circuiti di …. catastrofisti.

    Io non ci penso neppure ad indagare sulla sua persona, non mi interessa. Mi fermo solo a valutare quello che dice.

    • 1 luglio 2016 at 20:21 #

      Posso solo invitare chi ancora ci stesse leggendo a giudicare da solo se quello che dice il Sig. Sorgenti è vero o sono solo calunnie.

      • Rinaldo Sorgenti
        2 luglio 2016 at 11:26 #

        Davvero fantastico !

        • 2 luglio 2016 at 12:30 #

          sì è davvero fantastico il libero arbitrio concordo

          • Rinaldo Sorgenti
            2 luglio 2016 at 12:37 #

            ????

        • La redazione di Comune
          2 luglio 2016 at 12:50 #

          Gentile signor Sorgenti, il suo punto di vista è chiaro. Abbiamo verificato: pare esistano miliardi di siti internet dove potrebbe diffonderlo. Grazie

          • Rinaldo Sorgenti
            2 luglio 2016 at 13:44 #

            Grazie per l’invito.
            Comprendo che a voi il confronto e l’approfondimento non interessano.
            Per voi esiste solo una teoria e va portata avanti da “profeti”, speriamo non di … sventura.

            Rinuncio volentieri a continuare il dialogo con chi sa tutto e non intende confrontarsi, giudicando tutti quelli che la pensano in modo diverso come “scettici” o addirittura eretici.

            Buona continuazione.

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