Il referendum può ancora camminare

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di Alberto Castagnola

Dopo il 17 aprile, ho visto solo due o tre  tentativi di valutare, politicamente più che in termini statistici, la fascia di popolazione italiana in età di voto che è stata capace di esprimere una posizione molto chiara su un problema ambientale essenziale. Si trattava peraltro di sondaggi su un limitato numero di votanti o di stime approssimative senza alcuna parvenza di scientificità. Vale la pena allora tentare di valutare (solo sulla base delle mie esperienze personali) su quante persone si potrebbe cominciare a contare per affrontare dal basso le scadenze della crisi climatica.

Sui 13,6 milioni di voti favorevoli a una limitazione modesta, ma significativa, della presenza di trivellazioni sulle coste italiane, più della metà dovrebbero essere imputati ai partiti che si sono impegnati nella votazione; può essere considerata una valutazione prudenziale e fa scomparire quegli iscritti che hanno votato anche in base a ragionamenti di ispirazione ambientalista. Spetterà tuttavia a loro, nei prossimi mesi e anni, ciascuno nell’ambito delle forze politiche di appartenenza, di far emergere una posizione specificamente politica in favore di misure dirette a modificare le gravi e preoccupanti tendenze climatiche; nel frattempo eventuali forme di alleanza potrebbero essere sperimentate nei diversi territori, ma si tratterà di fenomeni oggi assolutamente imprevedibili.

I circa sei milioni di persone rimanenti comprendono certamente almeno due milioni di aventi diritto al voto che da tempo sono impegnati nella galassia dell’ambientalismo: le grandi organizzazioni ambientali, con tutti i loro gruppi di appoggio e i visitatori delle riserve e dei parchi; le associazioni e i gruppi di base che condividono una visione favorevole alla Natura, e che sono anche impegnati per il cambiamento con le attività di economia alternativa e solidale, nel ritorno all’agricoltura, nella protezione dei territori o nella rigenerazione dei centri urbani; le realtà connesse con le energie rinnovabili e che perseguono il risparmio energetico. I settori di lavoro sono oltre sessanta e non è facile ricordarli tutti, soprattutto perché mancano nella maggior parte dei casi le connessioni orizzontali e le reti sono poco frequentate.

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Nei restanti quattro milioni (cifra largamente approssimativa) si possono individuare numerose categorie di persone, dagli anziani attivisti che si ritengono ormai fuori gioco e si limitano ad esprimere un voto solo in occasioni speciali ai giovani che reagiscono ad istinto e si recano ai seggi in base a motivazioni incomplete. Ci sono certamente migliaia di persone sufficientemente informate, in grado cioè di andare a un seggio perché ritiene sia un dovere civico prendere posizione; ci sono sicuramente centinaia di migliaia di persone che percepiscono correttamente la gravità della situazione ambientale del territorio in cui vivono (pensiamo alla Basilicata o ai 44 siti di massimo inquinamento, da Taranto a Marghera)  e hanno giustamente ritenuto opportuno lanciare un segnale in favore di una ben diversa visione del pianeta e dei danni che ad esso continuiamo ad arrecare.

Tutte queste persone, in questi giorni, corrono il rischio di ripiombare in una situazione di passività e di demotivazione, dopo aver constatato (in molti casi dopo diecine di tentativi infruttuosi) la lontananza delle aspirazioni locali rispetto alle strategie governative, evidentemente ancora arroccate su indiscussi principi neoliberisti e sulla supina accettazione delle logiche di profitto globali e transnazionali. È possibile evitare questa ulteriore disillusione? Fare almeno qualche tentativo di rimettere i problemi del clima e delle energie in una migliore prospettiva personale e collettiva?

Immaginiamo delle reazioni molto diverse da quelle fin qui descritte e verifichiamone la attendibilità e la possibilità di realizzare percorsi realistici diretti a costruire, in tempi brevi, una base popolare significativa. In primo luogo, chiunque abbia votato contro le trivelle dovrebbe analizzare le sue motivazioni, quelle che lo hanno fatto uscire e partecipare al referendum (pur coscienti della limitatezza dell’obiettivo raggiungibile e della pratica impossibilità di superare la barriera del quorum). In secondo luogo, dovrebbe verificare se vuole realmente operare nella stessa direzione, ma con strumenti diversi dal voto e per un tempo non certamente breve.

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Se avrà risposto positivamente a queste domande poste a se stesso, potrebbe cominciare a guardarsi intorno e a immaginare come potrebbe entrare in contatto con coloro che hanno fatto la sua stessa scelta e che forse è riuscito a rigenerare una analoga voglia di impegno. Nei comuni più piccoli o nei quartieri dei centri urbani più grandi, non dovrebbe essere difficile individuare e sondare persone con esigenze analoghe alle sue. Basterebbe trovarne due o tre, cominciare ad incontrarsi per parlare, al bar o ai giardini, e poi si potrebbe pian piano estendere il gruppo. Nei luoghi dove esistono già dei gruppi attivi o interessati, si potrebbero verificare le loro intenzioni e cercando poi eventualmente di far confluire sulle loro attività le persone già individuate, sulla base di esigenze condivise o di obiettivi semplici e immediati ai quali collaborare.

Se invece si può iniziare con un piccolo gruppo di persone che già condividevano alcune idee, non dovrebbe essere difficile trovare il numero (non i nomi!) dei votanti per ogni seggio e quindi avere una qualche indicazione sul numero di persone da individuare in ogni zona. Si potrebbero dare degli appuntamenti in luoghi centrali, oppure estendere sistematicamente il passaparola. Le difficoltà potrebbero sorgere al momento di stabilire le modalità di lavoro e i primi seppur limitati obiettivi. Se si riuscisse a fare una seria analisi dei problemi ambientali di ogni zona e a commisurare gli scopi alle forze del gruppo, molte difficoltà potrebbero essere superate. Un aiuto potrebbe anche venire, nei prossimi mesi, dalle scadenze internazionali riguardanti le adesioni dei governi al trattato di Parigi sul clima, poiché la componente informativa e di autoformazione dovrebbe sempre caratterizzare i gruppi di base, che devono continuamente aggiornare le informazioni in loro possesso. Inoltre, non appena superata una prima fase, ogni gruppo dovrebbe far conoscere la propria esistenza ai principali siti o periodici on line, che si occupano specificamente di problemi ambientali.

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Il seguito non possiamo che lasciarlo a quei milioni di persone che nei prossimi giorni sceglieranno di non ricadere nella frustrazione e di perseguire invece nella costruzione di un tessuto fitto e articolato di realtà di base, strettamente connesse con le esigenze del territorio in cui vivono, convinte che solo una massa consistente di tali attività potrà innovare in profondità le logiche della società italiana, da troppo tempo frammentata e divisa e soprattutto caratterizzata da una crescente passività e da un profondo senso di impotenza.

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5 Risposte a “Il referendum può ancora camminare”

  1. Alfredo Traversi
    5 maggio 2016 at 22:56 #

    Si deve!

  2. Virginia Benvenuti
    5 maggio 2016 at 22:57 #

    Condivido a pieno: il problema delle trivelle, delle energie alternative, della devastazione ambientale non si è esaurita con il voto del 17 aprile. Non lo sarebbe stata neanche se avessero vinto i Si. Il problema è ancora tutto lì e va assolutamente discusso e organizzato qualcosa!

  3. Giannantonio Zanolli
    6 maggio 2016 at 08:47 #

    Primo maggio 2016

    Carissimi tutti

    Mi presento:

    Mi chiamo Giannantonio Zanolli e sono un semplice cittadino che da sempre ha scelto di essere scomodamente responsabile in modo esterno a qualunque partito e movimento.

    I miei 40 anni da camionista che dovrà lavorarne altri 3 per avere una pensione appena dignitosa, certificano in modo certo che non ho mai avuto appoggi, padrini, padroni.. e che nel mio caso risulta inutile ogni dietrologia per cercare mandanti che non esistono.

    Penso ed agisco da solo, in totale libertà e responsabilità .

    Chi mi conosce sa che nel mio piccolo mi sono sempre impegnato nel promuovere una democrazia la più diretta e partecipativa possibile.

    Consapevole della drammatica emergenza che pesa su tutti noi e incapace di rassegnarmi alle soluzioni personali e individualistiche, suicidi compresi, voglio fare questo ultimo tentativo per portare idee, proposte e persone di qualità alla guida del Paese e per evitare quel tracollo definitivo che – ancor più di adesso – sarà tragicamente pagato dai più deboli.

    Inutile nasconderci che questa che viviamo è una situazione di emergenza, di vera e propria guerra con morti e feriti, sofferenze e drammi, disgregazione e disperazione, rapina del diritto e umiliazione della persona.

    Permettetemi quindi questo tentativo sentito come dovuto e necessario, questa mediazione, forse ingenuo, forse utopico, velleitario, ma in completa buon fede e onestà.

    Grazie.

    Gian

    —————————————————————

    Premessa:

    – tra poco più di un anno ci saranno le elezioni politiche e in assenza di novità importanti tutto verrà giocato dai soliti noti e dalle logiche che negli ultimi 20 anni hanno portato il Paese all’attuale declino;

    – la credibilità del sistema partitico è crollata e l’astensione è al 50% ;

    – la frammentazione e polverizzazione dell’area progressista con centinaia di sigle è disperante;

    – d’altra parte – e per fortuna ! – prendiamo però atto che esiste una forza popolare fisica e concreta, attiva e trasversale ( che si è manifestata in occasione dell’ultimo referendum ..Trivelle .. circa 15 milioni ) la quale risulta essere già in se stessa più che sufficiente per costituire forza maggioritaria di governo
    (non dimentichiamo che il PD e la sua coalizione governano grazie a poco più di 10 milioni di voti del 2013 ).
    Preso atto di questo, possiamo affermare che le forze responsabili e coscienti non sono da inventare, ma sono già ben presenti e attive e che la sfida prioritaria è quella di aggregarle come base attiva a sostegno di quello che per ora chiamo Progetto Unitario Popolare di salvezza nazionale.

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    Il Progetto.

    ” Progetto Unitario Popolare ”
    ( non un nuovo partito ma un nuovo progetto portato avanti da una alleanza federativa elettorale che lo fa proprio )

    .. E qui veniamo al dunque !

    Questa iniziativa si sviluppa in 4 fasi progressive :

    Fase A )
    Sondare la disponibilità : nel mese di Maggio 2016, sono spediti questi inviti sondaggio al maggior numero possibile di soggetti politici potenzialmente ” affini ” e stimabili in alcune centinaia nel territorio italiano.
    Tutto in forma assolutamente confidenziale e privata.
    In questa Fase i nominativi contattati non sono resi noti.
    La garanzia di privacy è assoluta.

    Fase B )
    Cucire la alleanza : nel mese di Giugno 2016, a coloro che hanno dichiarato disponibilità saranno mandati sondaggi in forma aperta per elaborare e perfezionare :
    – i punti programmatici comuni,
    – proposte su identità giuridica,
    – proposte su modalità partecipative e di funzionamento,
    – proposte per modalità della formazione liste elettorali,
    – proposte per campagne di scopo,
    – proposte per nome e simbolo.
    Anche in questa Fase i nominativi non sono resi noti e sono coperti da garanzia di privacy assoluta.

    Fase C ) :
    nei mesi di Luglio, Agosto, Settembre, contatti ( virtuali e fisici ) di conoscenza per perfezionare la Alleanza Federativa Elettorale che possa avere la credibilità, sostenuta dai numeri democratici, per governare il Paese proponendo non una ideologia o il carisma di qualcuno, ma PUNTI PROGRAMMATICI ben delineati e pre definiti, vincolanti ed ineludibili che possano convincere e perfino entusiasmare, per un nuovo patriottismo frutto della solidarietà che nasce dal bisogno di giustizia sociale, per il riscatto popolare e per quel rinascimento generale di cui abbiamo bisogno .
    In questa Fase, previa specifica autorizzazione e richiesta, i nominativi sono resi noti, ma solo all’interno degli aderenti al Progetto.

    Fase D ) :
    Ottobre 2016 ( mese del Referendum su modifiche costituzionali ! )
    lancio pubblico, in esterna, del Progetto Unitario Popolare.
    Solo in questa Fase i nomi dei partecipanti al Progetto sono resi noti al pubblico.
    In quel momento avere tutto pronto significa poter accogliere le forze, le persone ed il consenso mobilitato dal referendum confermativo e dar vita ad un grande lavoro nei territori per le prossime elezioni.
    E proporre non una ideologia, non delle persone, ma un programma in punti specifici comuni che soddisfi la generale richiesta di decidere nel merito e nel presente della nostra vita di persone e di cittadini.

    —————————————————–

    Partiamo !

    Fase A)

    Domanda semplice:
    pensate che il vostro partito, gruppo, movimento, associazione, possa essere interessato a partecipare a questo Progetto ?

    Risposta: ( questa domanda prevede che la risposta sia semplice e secca quindi discutetene tra Voi, ma alla fine siete pregati di usare una sola di quelle previste .)

    – Sì
    – No
    – Forse
    – Altro

    Nella risposta, in ” oggetto ” citare : ” Fase A) ……….. ”

    ——————————————————–
    Grazie della vostra attenzione, del vostro tempo, della vostra collaborazione e del cortese riscontro alla presente.

    Nb : ricordo che questa Fase di approccio iniziale si chiuderà alla fine di Maggio 2016 e che chiunque può segnalare gruppi, partiti, movimenti, associazioni e singoli da contattare .
    Inoltre sono ben accetti suggerimenti e proposte.

    Portate pazienza, non ho un sito, non ho un gruppo, ho solo un indirizzo mail:

    includente@gmail.com

    E un telefono

    3482338505

    Grazie.

    Gian Zanolli

  4. Filippo Schillaci
    27 luglio 2016 at 11:21 #

    Dopo l’ultimo referendum avevo scritto questo articolo per il sito web comune-info.net, ma è svanito nel nulla. Motivo? Non mi è stato detto. È svanito e basta. Ipotesi: probabilmente nell’ipotetico “altro mondo possibile” è considerato politicamente scorretto dir male di ciò che Fanfani chiamava “il popolo sovrano”. Anche quando si comporta come segue. Da parte mia, spiacente ma continuo a NON essere un fanfaniano.

    La zavorra della democrazia

    Dunque un altro referendum è andato: andato a picco per l’esattezza. In quello che, dal lontano 1997, cioè da vent’anni a questa parte, è il solito, ben collaudato modo. Sola eccezione, i referendum del 2011 il cui, ormai inusitato, successo possiamo però facilmente attribuire alla “fortunata” circostanza che essi si svolsero subito dopo l’incidente di Fukushima (con conseguente, immancabile quanto fugace ondata emotiva). Anche i numeri sono i soliti; cambiano, da un caso all’altro, le percentuali ma non il risultato qualitativo. Una nettissima maggioranza di Sì, una esigua minoranza di No e poi un’immensa, gigantesca, informe nube di non-votanti, di assenti, di scomparsi. Ed è quest’ultima che nella sempre più ectoplasmatica “democrazia” italiana ha ancora una volta avuto la meglio. Colpevole, dai tempi del vittorioso e fallito referendum su caccia e pesticidi, sempre lui, l’equivoco istituto del quorum che equipara il non voto al No, la non volontà a una presa di posizione in favore dello status quo esplicitamente espressa.
    Ed è allora il caso di cominciare a dirlo: chi non vota non esprime la volontà che sia mantenuta la situazione presente; esprime soltanto l’assenza di qualsiasi volontà, di qualsiasi opinione. E quando si tratta di argomenti che coinvolgono la vita di tutti esprime di più: il non saper vedere al di là del proprio naso, una poetica del chissenefrega incapace perfino di comprendere la propria natura autolesionista. Esprime la propria inesistenza. Ebbene, l’obbligo di raggiungere un certo quorum di votanti, qualunque sia il suo valore, equipara questa somma di inesistenze alla somma, ben altrimenti dignitosa e meritevole di rispetto, dei No. È invece il caso di cominciare a dire che il peso di questa zavorra della democrazia è e deve essere zero perché il corretto funzionamento di un sistema democratico (qualunque cosa si voglia pensare di esso) presuppone un confronto fra volontà esplicitamente espresse e queste devono essere libere di confrontarsi e di agire senza l’impaccio costituito da questa massa viscosa e paralizzante che sono i non-voti. Ed è dunque il caso di dire che l’istituto del quorum deve essere abolito.
    Ai tempi del primo referendum sull’energia nucleare ci fu non ricordo quale giornalista il quale scrisse che il governo avrebbe dovuto ignorarne il risultato e procedere con la costruzione delle nuove centrali. Se ci fu allora chi osò proporre questo non trovo anomalo proporre oggi che il governo rispetti il vero risultato di questo referendum ovvero la vittoria nettissima dei 13 milioni di Sì sui 2 milioni di No e ignori quei due elettori su tre che con la loro assenza dalle urne hanno a gran voce chiesto di essere ignorati. Li si accontenti una buona volta. Considero ciò un obbligo morale, anche se non giuridico, di ministri e legislatori. Naturalmente non accadrà. È facile immaginare come Renzi & C. siano oggi i primi a gongolare per questa squallida vittoria del vuoto sulla vera democrazia. Ma almeno diciamolo.

    • Gianluca Carmosino
      27 luglio 2016 at 12:30 #

      Caro Filippo ad essere sinceri è fastidioso quello che scrivi e anche un po’ ridicolo. È fastidioso perché se segui con un minimo di continuità questa improbabile avventura editoriale saprai che a “cucinare” Comune ogni giorno (cioè passare, titolare e pubblicare gli articoli) siamo in due, per altro alle prese con una lotta per la sopravvivenza durissima. L’articolo sul referendum non lo abbiamo pubblicato perché non riusciamo a pubblicare tutto quello che riceviamo, non riusciamo neanche a incontrare, scrivere, telefonare a tutte le persone che vorremmo e dovremmo.

      Ma è anche ridicolo quello che scrivi perché, come sanno bene i nostri lettori e sopratutto gli amici del Coordinamento nazionale No Triv, Comune ha accompagnato quella campagna referendaria in modo straordinario per quantità e qualità degli articoli pubblicati (http://comune-info.net/tag/No-triv/). Insomma, a differenza dei tuoi pezzi sempre originali e interessanti (e sempre pubblicati), questa volta hai scritto una sciocchezza. Dai, andiamo avanti, con più consapevolezza circa le ricchezze e i limiti di questo spazio di comunicazione indipendente chiamato Comune e voglia di cambiare il mondo insieme.

      Un caro saluto

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