Elogio del conflitto

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Nella foto: La Grotta Krubera (Georgia), la più profonda del mondo (2.197 metri). Fonte: reddit.com

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di Lea Melandri*

“Si tratta di imparare a convivere con tutto ciò che abbiamo rimosso e abbandonato come una anomalia inammissibile. Si tratta di capire in che modo l’essere umano, l’essere umano così com’è, l’essere umano con il suo fondo di costitutiva oscurità, possa costruire le condizioni di un vivere comune ‘malgrado’ il conflitto e anzi ‘attraverso’ il conflitto, mettendo fine al sogno o all’incubo di chi vorrebbe eliminare tutto ciò che vi è in lui di ingovernabile”.

(Benasayag e Del Rey, “Elogio del conflitto”, Feltrinelli 2008)

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Dire che nel vissuto del singolo si danno, concentrati e confusi, bisogni, identità, luoghi, rapporti, passioni, fantasie, interessi e desideri diversi, è riconoscere che c’è un “territorio” che sfugge o esorbita dai confini della vita pubblica – e quindi irriducibile al sociale –, che è la vita psichica, una terra di confine, tra inconscio e coscienza, tra corpo e pensiero, in cui affondano radici ancora in gran parte inesplorate.

Le “viscere” razziste, xenofobe, misogine, su cui la destra antipolitica ha fatto breccia per raccogliere consensi, è il sedimento di barbarie, ignoranza e antichi pregiudizi ma anche sogni e desideri mal riposti, che la sinistra, ancorata al primato del lavoro e della classe operaia, ha sempre trascurato, come se dopo il grande balzo operato da Marx non ci fossero stati altri rivolgimenti altrettanto radicali, come la psicanalisi, il femminismo, la non violenza, la biopolitica, l‘ambientalismo.

Non dovrebbe essere difficile riconoscere che lo “straniero”, il “povero”, il “fuori norma”, il migrante ridotto alle necessità vitali, incarnano, portandolo in questo momento allo scoperto, il “rimosso” originario di una civiltà che, separando corpo e linguaggio, biologia e storia, ha costruito sbarramenti, frontiere fin dentro i corpi e la vita psichica, e posto le premesse perché quella demarcazione andasse progressivamente a scomparire.

Il ritorno di ciò che è stato escluso – i corpi, la vita dei singoli nella sua complessità e interezza, passioni, fantasmi contraddittori – può tradursi in una inevitabile barbarie, ma può anche riaprire la strada al desiderio e al conflitto, alla possibilità di ridefinire su basi meno astratte il legame sociale.

 

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Elogio del conflicto

por Lea Melandri (traduzione di https://comitedisperso.wordpress.com)

Se trata de aprender a convivir con todo lo que hemos reprimido y abandonado como una anomalía inaceptable. Se trata de entender de qué manera el ser humano, el ser humano tal cual es, el ser humano con su fondo de oscuridad constitutiva, puede crear las condiciones para una vida en común ‘a pesar’ del conflicto y, de hecho, ‘a través’ el conflicto, poniendo fin al sueño o a la pesadilla de aquellos que quieren eliminar todo lo que hay en él de ingobernable.
Benasayag / Del Rey, “Elogio del conflicto” (2012).

Decir que se dan en la experiencia del individuo, centrados y confundidos, unas necesidades, identidades, lugares, relaciones, pasiones, fantasías, diferentes intereses y deseos. Reconocer que hay un “territorio” que se escapa o va más allá de los confines de la vida pública – y por lo tanto irreductible a lo social -, que es la vida psíquica, una zona fronteriza entre el inconsciente y lo consciente, entre el cuerpo y pensamiento, donde crecen raíces que todavía quedan en gran parte sin explorar.

Las “vísceras” racistas, xenófobas, misóginas, sobre las cuales la derecha anti política ha hecho una incursión para conseguir apoyo, es el sedimento de la barbarie, la ignorancia y los prejuicios antiguos pero también sueños y deseos mal situados, que la izquierda, anclada a la prioridad del trabajo y la clase obrera, siempre ha descuidado, como si después del gran salto operado por Marx no hubieran habido otros cambios igualmente radicales, como el psicoanálisis, el feminismo, la no violencia, la biopolítica, el ecologismo.

No debería ser difícil de reconocer que el “extranjero”, el”pobre”, el “fuera de la norma”, el migrante reducido a las necesidades vitales, encarna todo esto ahora mismo, llevando a la luz, lo “reprimido” originario de una civilizaciónque, separando cuerpo y lenguaje, biología e historia, ha construido barreras, fronteras hasta dentro los cuerpos y la vida psíquica, y sentado las bases para que aquella separación fuera progresivamente desapareciendo.

El retorno de lo que fue excluido – los cuerpos, la vida de los individuos sn su complejidad y totalidad, pasiones, fantasmas contradictorios – puede traducirse en una barbarie inevitable, pero también puede volver a abrir el camino hacia el deseo y el conflicto, la posibilidad de redefinir el lazo social sobre unas bases menos abstractas.

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3 Risposte a “Elogio del conflitto”

  1. chiara fasce
    31 maggio 2016 at 09:19 #

    sintesi eccellente delle motivazioni per cui non sono “comunista” (ma anticapitalista sì). credo che per le donne, ci sia un motivo in più. le problematiche ambientali sono misconosciute dalle ideologie imperanti, ma come disse toro seduto: “dopo che avrete distrutto tutte le risorse ambientali, provate a mangiarvi i vostri soldi”. grazie

    • 22 luglio 2016 at 12:43 #

      Concordo pienamente. Inoltre, accanto al completo disinteresse in merito alle problematiche ambientali, troviamo le strategie commerciali spietate, il profitto ricercato a discapito dei più deboli, che non hanno né avranno mai voce in capitolo.
      Se riuscissimo a sollevare le coscienze in modo massivo…probabilmente non riusciremo che a scalfire i tentacoli di questa “idra”, ma come sempre la rivoluzione parte dal singolo.

      Grazie per la condivisione.

      Vitiana Paola Montana

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  1. Elogio del conflicto | comitedisperso - 31 maggio 2016

    […] Fuente: comune-info.net […]

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