La seconda vita dei mercati rionali

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di Daniela Patti, Levente Polyak, Manuel Torresan*

I mercati rionali sono spazi pubblici per eccellenza: luoghi di incontro, punti di scambio ma anche centri di aggregazione. O meglio, così era un tempo. Avete mai visto “Mamma Roma”, dove nonostante la pellicola in bianco e nero si percepivano i colori, gli odori e la frenetica vivacità dei mercati rionali romani? Oggi un film più rappresentativo potrebbe essere invece quello di “Arance e Martello”, dove la lotta contro la chiusura del mercato di Via Orvieto a San Giovanni è rappresentativa della situazione di estremo disagio di buona parte degli altri mercati di Roma.

Sul futuro dei mercati si aprono vari scenari: uno che vorrebbe manterne nostalgicamente le logiche di  un tempo, un altro che li vede come un modello di vendita e di gestione  ormai desueto e volto al termine, e un terzo, che pur riconoscendone i limiti immagina un nuovo futuro per questi spazi. Il primo scenario è forse quello che rischia di riprodurre quello che vediamo oggi quando entriamo in un mercato: una landa desolata di banchi sfitti perchè il bando comunale non sortisce il ricambio e gli effetti desiderati ormai da decenni. Sebbene da varie persone dell’amministrazione sia riconosciuta la necessità di modificare le procedure, di fatto la normativa vigente continua a prefigurare un funzionamento del mercato pressocchè immutato, con regole che hanno ben funzionato nei decenni scorsi ma che non tengono conto dei modelli di consumo contemporanei e della rivoluzione avvenuta nel frattempo fuori dalle mura dei mercati con la completa liberalizzazione del settore commerciale in sede fissa.

MercatoAdriatico2_(c)Eutropian

Il secondo scenario è stato quello che nel 2010 ha portato allo sviluppo di proposte di Project Financing per intervenire nella improcrastinabile ristrutturazione di questi immobili e nella riarticolazione degli spazi di vendita. Questa iniziativa suscitò moltissime polemiche in quanto in virtù della necessaria riqualificazione dei mercati si prefiguravano al contempo nuove cubature, parcheggi e concessioni agli investitori privati per lunghissimi periodi. Questo è infatti quello che ha portato l’associazione “Difendiamo i Mercati Rionali”[1] a denunciare lo scandalo che rischiava di deturpare la rilevante architettura dello storico mercato Metronio.

Che forma possa prendere il futuro dei mercati non è però una cosa semplice da immaginare e il tema è infatti stato oggetto di vari incontri nel corso dell’ultimo anno con un numero crescente di persone. Il percorso è stato intrapreso da una varietà di attori più o meno direttamente legati al mondo dei mercati, come gli operatori stessi, le associazioni di quartiere, le reti di consumo critico o ambientalista, alcune imprese di distribuzione a chilometro zero degli agricoltori, i gruppi di acquisto solidale e l’amministrazione pubblica. MercatoPigneto_(c)Eutropian

L’immaginario collettivo ha portato la maggior parte delle persone ad immaginare ad una rete di mercati simili a quelli di Barcellona, come il celeberrimo Santa Caterina e gli altri meno turistici, dove il mercato diventa un mix di vendita di prodotti freschi e locali ma anche servizi al quartiere e artigianato. Mercati come questi non sono però completamente sconosciuti a Roma, basti pensare a quello  di Testaccio[2], recentemente spostato in una nuova struttura.

Il segreto del successo commerciale di questa operazione, oltre alla location, risiede nella diversificazione dell’offerta, includendo la somministrazione di cibo e bevande, e nel prolugamento degli orari di apertura  (anche prima della recente modifica del Regolamento Comunale che oggi lo consente per ogni struttura e senza la maggioranza assoluta degli operatori). Tutto ciò è stato possibile anche perchè il mercato è stato costruito tramite Project Financing, con una gara indetta dieci anni delle proposte per il Metronio, e dato in concessione a un privato, la Cogeim Spa. Se da una parte questo modello ha comportato il rilancio del mercato, dall’altro ha anche comportato un aumento dei prezzi di affitto degli stalli con conseguente esclusione di molti degli operatori coinvolti prima del trasloco ed il rischio che tali canoni comportino aumenti nei prezzi di vendita tradendo quella funzione di calmieratori di prezzi che i mercati hanno storicamente ricoperto.

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Pur volendo, il modello del Mercato di Testaccio non è può essere facilmente replicato in altri mercati di Roma, soprattutto se si pensa a quelli in posizioni meno centrali, poco appetibili per operazioni commerciali e spesso connotati da un forte attaccamento degli abitanti del quartiere servito. In questi casi non sono rari i tentativi di rivitalizzazione economica e sociale sorti spontaneamente. A Piscine Torre Spaccata, ad esempio,  il comitato di quartiere assieme agli operatori dei mercato ed in collaborazione con il Municipio, ha portato avanti un modello di rigenerazione di grande pregio del mercato derelitto nell’ambito del progetto “La Fabbrica dei Sogni”[3], occupandosi non solo dei banchi sfitti del mercato ma anche dei negozi chiusi sotto le abitazioni, attraverso un meccanismo di assegnazione degli spazi tramite un bando che desse priorità alla validità dell’idea e all’offerta al quartiere. Sebbene la procedura non sia tuttora approvata dagli uffici centrali del Comune di Roma, questo esempio può essere identificato come una buona pratica comunitaria di Public Procurement. Oggi infatti il quartiere ha visto la quasi totale riattivazione degli spazi sfitti con palestre popolari, caffetterie, negozi e banchi del mercato con vendita di pesce, frutta e verdura, vino e molto altro ancora.

In una città estesa e frammentata come Roma, il ruolo del mercato rionale, in quanto infrastruttura capillare presente su tutto il territorio, può avere un importante ruolo nell’animazione economica e sociale del territorio. Per questo, appare importante consentire una varietà di soluzioni che possano valorizzare al meglio la  vocazione del singolo mercato. È lecito pensare che il mercato pressocchè abbandonato di Via Baccina nel Rione Monti abbia un potenziale turistico inespresso mentre che quello di Corviale potrebbe essere un eccellente incubatore di imprese giovanili, tuttavia queste proposte, già avanzate all’Amministrazione nel corso degli anni, si sono scontrate con la legislazione vigente. La Nuova Legge Regionale sul Commercio, in procinto di essere approvata, potrebbe però offrire maggiori opportunità all’Amministrazione. Se le gare di assegnazione dei banchi sfitti fossero gestite dai Municipi, si potrebbe dare priorità alle proposte locali che meglio possano servire alle esigenze dei cittadini residenti, creando impiego giovanile e vivacità sociale. Questo, ad esempio, è il modello che si sta perseguendo nel XIV Municipio con il Mercato di Primavalle I, dove il Municipio chiede di poter prendere in gestione il mercato e assegnare i banchi a realtà locali impegnate nella rivitalizzazione del quartiere. Iniziative simili sono portate avanti a Milano nel Mercato Lorenteggio[4] e a Bari nel Mercato di Carbonara[5], dove associazioni locali e operatori mercatali lavorano in collaborazione con le rispetive amministrazioni per sperimentare nuovi modelli di gestione del mercato.

Il mercato, emblema dello scambio di merci e di idee, potrebbe essere un incubatore di nuovi modelli di vendita. Se consideriamo che il 45 per cento della superficie di Roma è composta da terreni agricoli e che a coltivarla siano oltre 2.600 imprese agricole che spesso faticano a trovare sbocchi per la vendita, emerge chiaramente un grande potenziale per la riattivazione dei mercati[6]. Infatti, in uno dei Comuni agricoli più estesi d’Europa i mercati rionali potrebbero essere snodi di distribuzione della filiera corta, offrendo prodotti di qualità a prezzi accessibili e supportando in un circolo virtuoso l’economia locale. Il mercato potrebbe poi offrire una serie di servizi integrativi, come la distribuzione a casa, l’acquisto collettivo come fanno i Gas (Gruppi di Acquisto Solidale)[7], il box scheme o anche la semplice somministrazione di cibi e bevande. Nei mercati si potrebbero sperimentare sistemi di compostaggio comunitario degli scarti organici e di riciclo degli imballaggi. Questo è già fatto a Roma dal IX Municipio che ha promosso l’iniziativa Dom – Denominazione di Originale Municipale[8] e nel V Municipio, in maniera privata, da Dol – Denominazione Originale Laziale[9].

Il futuro dei mercati di Roma è ancora tutto da costruire ma solo la collaborazione delle varie realtà esistenti e attive a Roma potrà costruire una visione collettiva per questo bene pubblico, che sia economicamente auto-sufficiente, socialmente inclusiva e ambientalmente sostenibile.

 

Per maggiori letture sull’argomento si consiglia la pubblicazione “Il Mercato non è un solo un Mercato” scaricabile gratuitamente qui

 

* eutropian.org

“Nuova Vita ai Mercati”

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[1] difendiamoimercatirionali.wordpress.com
[2] https://www.facebook.com/mercatotestaccio/
[3] http://www.comitatosviluppolocale.org/
[4] www.mercatolorenteggio.it
[5] http://ymlbari.it/
[6] https://romaunfuturodacoltivare.files.wordpress.com/2015/09/1-expo_marino_060915-pptx1.pdf
[7] www.gasroma.org
[8] https://www.youtube.com/watch?v=rkhfX1cwdmM
[9] www.informaggiatore.it

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 15 aprile 2016

    […] I mercati rionali sono spazi pubblici per eccellenza: luoghi di incontro, punti di scambio ma anche centri di aggregazione. O meglio, così era un tempo. Avete mai visto “Mamma Roma”, dove nonostante la pellicola in bianco e nero si percepivano i colori, gli odori e la frenetica vivacità dei mercati rionali romani […] […]

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