25 aprile: dovremmo festeggiare a scuola

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di Alex Corlazzoli*

“Il 25 aprile? La festa della mamma”. Per fortuna non sono tutti così i giovani ma la video intervista realizzata da Ballarò un anno fa, in occasione del Settantesimo della Liberazione, ci mostra uno dei volti degli italiani: ignoranti, disinteressati del passato, menefreghisti, incapaci di fare quell’esercizio della memoria necessario ad un popolo. Ogni volta mi domando: perché siamo arrivati a questo punto? Chi non ha fatto il suo dovere? Cos’è successo in questi anni? È possibile che ci sia ancora un giovane che confonde la festa della Repubblica con quella della Liberazione o non sa nemmeno in che anno è accaduta? Nel video citato si vede un giovane di circa trent’anni che spiega alla collega Eva Giovannini “Ritengo ci siano feste più importanti come il Natale o la Pasqua”.

Ascoltare queste parole fa venire i brividi. Ma non basta.

Non basta a chi ha avuto il dono di conoscere Elisa Springer; a chi ha ascoltato il partigiano Armando Gasiani che a ottantotto anni non smette di andare nelle scuole a spiegare ai ragazzi quei mesi trascorsi nel campo di concentramento a Mauthausen. Oggi chi educa ha il dovere di porsi una domanda: stiamo facendo tutto il possibile perché quella storia non finisca nella riga di un libro? Tra vent’anni, la festa della Liberazione, sarà solo una giornata di vacanza in più?

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Ecco perché credo che il 25 aprile dovremmo farlo in classe o fuori dalla scuola, magari andando con i nostri ragazzi al campo di concentramento a Fossoli, a Sant’Anna di Stazzema, a casa dei fratelli Cervi a Gattatico, alla risiera di San Sabba. Oppure dovremmo aprire le nostre aule ai partigiani, a chi ha ancora qualcosa da raccontare ai nostri ragazzi.

Non riesco a sopportare l’idea che lunedì qualcuno possa approfittare del 25 aprile per stare a letto qualche ora in più, per voltare le spalle alla storia e farsi una gita al lago d’Iseo. Non abbiamo bisogno di un giorno in più di vacanza ma di una giornata di vera festa. E la festa si può fare anche in classe. Dobbiamo recuperare il valore delle parole e quello di una giornata come la Liberazione perché non resti solo una scritta rossa sull’almanacco. Lunedì sarebbe bello che mamme e papà, maestri e professori leggessero ai ragazzi uno dei tanti libri scritti per bambini e ragazzi sulla Resistenza. A loro dobbiamo consegnare quello che Elisa Springer, Tina Anselmi, Lia Levi e tanti altri hanno passato a noi. Perché la memoria non duri quanto un orgasmo, come disse un giorno l’amico Marco Paolini.

 

Pubblicato su un blog del fatto quotidiano (qui con il consenso dell’autore)

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2 Risposte a “25 aprile: dovremmo festeggiare a scuola”

  1. Claudia Fanti
    25 aprile 2016 at 10:35 #

    Per ricostruire un 25 aprile, bisogna ogni giorno fare omaggio alla libertà di espressione di ogni bambino e bambina. Bisogna far sì che scompaia ogni forma di repressione, anche quelle dei test e dei voti, anche quella del banco unico, anche quella di una educazione alla competizione, alla medicalizzazione, all’umiliazione…la Resistenza non si fa in un giorno, si costruisce in anni di lavoro silenzioso, di cesello di decostruzione del sé adulto e di potenziamento della fiducia nei minori.

  2. Fiorella Palomba
    25 aprile 2016 at 11:10 #

    I racconti di chi quel 25 si abbracciava e festeggiava riecheggiano nelle mie orecchie.

    Da bambina, nata dopo la guerra, ne ho sentiti di racconti… Le feste, i dolori per il giovane fratello partigiano, ammazzato forse, comunque disperso, i salvataggi della Telecom (allora STIPEL) a Milano da parte delle SAP e tante altri ancora.

    Ecco credo che far raccontare da chi c’era è salvare la memoria *_*

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