Uteri ambulanti

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a cura di Maria G. Di Rienzo*

Gli argomenti che i neoliberisti usano per difendere la maternità surrogata sono in pratica esattamente gli stessi che usano per difendere il commercio sessuale. È tutto sulla “scelta” o la “libertà di agire”, o è “in che modo una donna potrebbe guadagnare così tanti soldi facendo qualcosa d’altro” oppure “alle donne piace”, tutti gli stessi ragionamenti. Tenendo a mente questo parallelismo, possiamo vedere che la legalizzazione del commercio sessuale nei paesi in cui l’hanno sperimentata come la Germania, l’Olanda e il Nevada negli Usa, tutto quel che ha fatto è stato incoraggiare i mercati illegali che strisciano furtivamente dietro di esso. Lo stesso accadrà con la maternità surrogata, non c’è possibilità di cercare una regolamentazione, dobbiamo cercare la sua abolizione”. Julie Bindel durante una conferenza femminista, 16 febbraio 2016.

Julie Bindel, nata nel 1962, è una femminista e scrittrice inglese, co-fondatrice del gruppo di assistenza legale “Giustizia per le Donne”.

“Alla gente benestante nel nostro paese non è permesso prelevare organi dai corpi della gente povera ovunque. Sebbene la mancanza di donatori di organi sia un problema riconosciuto, c’è diffuso consenso sul fatto che lo sfruttamento di estreme diseguaglianze economiche non è la soluzione. A meno che non si parli di maternità surrogata internazionale. (…) Le difficoltà sono presentate come interamente appartenenti alla prospettiva di chi vuole più facile accesso a uteri affittabili. Che le madri surrogate siano anch’esse persone, non proprietà di un mercato instabile, è un dato che va facilmente perso. Tuttavia, non dovremmo perderlo. C’è qualcosa di orribilmente distopico nella crescente accettazione della maternità surrogata transnazionale: comporta un’industria che piazza donne di colore povere in residenze monitorate e le tratta come terra da vasi per la piantagione e la crescita di bambini destinati a clienti più ricchi, di solito bianchi. Questo è l’esempio più letterale delle donne trattate come uteri ambulanti, pure sembra sia cattiva educazione farlo notare”. Glosswitch, brano tratto da “Paid surrogacy makes disadvantaged women into walking wombs – an unacceptable solution to infertility”, 26 febbraio 2016, The New Statesman.

Glosswitch è lo pseudonimo di un’attivista femminista inglese, madre di due figli, che lavora nell’editoria.

 

* Giornalista, formatrice, regista teatrale femminista cura il prezioso blog lunanuvola (dove è apparso questo articolo, la cui pubblicazione su Comune è autorizzata dall’autrice)

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2 Risposte a “Uteri ambulanti”

  1. 29 febbraio 2016 at 18:37 #

    creano la povertà diffusa per poter violentare bambini, donne, uteri, ossi sacri ed uomini .
    Una vergogna . CI STANNO DERUBANDO ED AFFAMANDO ….
    e vanno a cercare gli evasori senza condannare sindacalisti politici fasulli

  2. 5 marzo 2016 at 12:44 #

    strano che ci si accorga solo ora che esistono gli “uteri in affitto” pratica, invero, antica come il mondo. Bambini tolti alle madri (e padri) “convinti” da pregiudizi, soldi, miseria, scandali,potere, degrado.Piena ne è la letteratura, la storia,gli imperi, etc.
    Solo ora che i gay lo dichiarano pubblicamente .

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