Il liceo romano che dice No

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di Alvaro Belardinelli*

Ancora una volta il Collegio dei docenti del Liceo classico statale “Terenzio Mamiani” di Roma ribadisce la propria opposizione alla legge 107 (la “Buona scuola”), e in particolare ai commi che trasformano il Comitato per la valutazione dei docenti in organo che mira a cancellare l’autonomia professionale del docente. Rifiuta la logica secondo cui, a definire i criteri per la “valorizzazione” dei Docenti, dovrebbe essere un organo in cui la componente docente sarebbe minoritaria, e in cui entrerebbero genitori, docenti e tecnici del Ministero, ossia persone non competenti in materia didattica. Rifiuta una concezione della scuola come un’azienda in competizione con altre aziende, ove il sapere diventa una merce, e in cui i soggetti meno liberi sarebbero proprio i docenti, che devono invece, per dettato costituzionale, insegnare e incarnare libertà di ricerca, di coscienza e di pensiero.

I docenti del Mamiani affermano con risolutezza la propria libertà d’insegnamento, forti anche dei risultati del proprio lavoro: risultati attestati persino da fonte non sospettabile di essere dalla loro parte (come una ricerca della Fondazione Agnelli). Al Mamiani ribadiscono che questi ottimi risultati, di cui vanno fieri, sono stati conseguiti grazie all’indipendenza intellettuale del loro collegio docente. Per questo non hanno accettato la validità di un Comitato di valutazione che un domani potrebbe costringere gli insegnanti a promuovere o bocciare secondo i desiderata del tecnico proveniente dal ministero, o del genitore che finanzi la scuola o di suo figlio. Insomma, la qualità della scuola pubblica non può essere subordinata a interessi estranei alla libertà di ricerca, di insegnamento e di apprendimento.

Inoltre, per il sesto anno consecutivo, il collegio dei docenti del noto liceo romano ha votato una delibera di non collaborazione alle prove Invalsi. In questi anni, il liceo non ha mai corretto i quiz Invalsi, non lo farà neanche quest’anno e auspica che altre scuole ritrovino la propria dignità.

 

 

TESTO DELLA DELIBERA SUL COMITATO DI VALUTAZIONE:

Il Collegio dei Docenti del Liceo Classico Statale “T. Mamiani”, nella seduta del 10/2/2016,
visto che la normativa sugli organi collegiali è tuttora vigente e che spetta comunque al Collegio dei Docenti eleggere eventualmente i membri del Comitato per la valutazione dei Docenti;
visto che per effetto del D.P.R. n. 275/99, e segnatamente degli artt. 3, 4, 5 e 6, tutti gli aspetti dell’attività didattica sono attribuiti all’autonomia delle istituzioni scolastiche e quindi sono di competenza degli organi collegiali della scuola (dove il Collegio dei Docenti costituisce il nostro “parlamento”)
visto che l’art. 7, comma 2 del D.Lgs. n. 297/94 non impone alcun obbligo in materia al Collegio dei Docenti, e non lo espropria assolutamente – nel merito – del suo potere di discrezionalità;
considerato che il Collegio dei Docenti di questo Liceo intende proseguire nella propria legittima autodeterminazione anche rispetto all’intera LEGGE 13 luglio 2015, n. 107 (“Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” detto “La Buona Scuola”), nella difesa del valore costituzionale della Scuola Statale contro i pluriennali tentativi di privatizzarla de facto anche attraverso strumentali organi di valutazione per imbrigliare libertà di insegnamento e apprendimento (art. 33 Cost.) influenzando in questo i Docenti affinché non si impegnino a sviluppare quella capacità analitico-critica che è costituzionalmente affidata ai Docenti stessi;
DELIBERA
di non eleggere I PROPRI RAPPRESENTANTI NEL Comitato di Valutazione previsto dalla Legge 107/2015, al fine di invalidarlo, per protestare contro questa legge, distruttiva della libertà di coscienza e d’insegnamento, e contro i suoi ideatori, che mirano alla privatizzazione della Scuola Statale istituita dalla Costituzione. Precisiamo che, qualora il Comitato di Valutazione, in quanto “collegio perfetto”, venga comunque istituito senza la componente docente, esso sarà illegittimo se non ci saranno i membri eletti dal Collegio. Le sue decisioni saranno pertanto nulle, e gli altri suoi membri dovranno assumersi – a tutti i livelli – le responsabilità di queste decisioni.”

TESTO DELLA MOZIONE E DELLA DELIBERA SUI QUIZ INVALSI:

“MOZIONE E DELIBERA DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL 10/2/2016 SUI TEST DELL’INVALSI
Sottratti dieci miliardi di euro ad un sistema scolastico nazionale già impoverito da decenni di cattiva gestione, continua la cosiddetta “riforma” della Scuola pubblica statale. Prossima tappa: la misurazione “obiettiva” della preparazione degli studenti italiani mediante la somministrazione dei test Invalsi (=quiz) di italiano e matematica nelle classi seconde e quinte delle Scuole Superiori, cercando di spacciare il tutto per “obbligatorio” (mediante la Nota 30 dicembre 2010, Prot. N. 3813). È un metodo di valutazione nel quale la maggioranza degli Insegnanti non ha finora mai creduto. Metodo buono per il conseguimento della patente di guida, non per saperi complessi quali quelli impartiti dai veri esperti della Scuola, che sono (ovviamente) i Docenti.
Per affibbiare ai Professori la responsabilità dei malfunzionamenti (veri o presunti) del sistema scolastico, sembrerebbe sport nazionale accusare i Docenti di trasmettere il proprio sapere in modo “troppo nozionistico”, “difficile”, “classista”, di non sapere interessare gli alunni, di non esser preparati nelle tecniche pedagogiche. Ritornelli per sparare nel mucchio, senza distinguo, accomunando tutti nella medesima condanna. Non stiamo qui a ripetere la nostra ferma critica ad una politica di denigrazione della scuola statale, che nonostante tutto, per la resistenza dei lavoratori della conoscenza che vi operano (in primis i Professori), resiste nella qualità e nella professionalità della formazione per mantenere alto il valore irrinunciabile della cultura in un paese civile e democratico. Pertanto qui ci limitiamo ad esprimere quanto meno il nostro disorientamento di fronte a questa sorta di quiz, i quali, benché considerati negli anni Sessanta e Settanta la panacea della valutazione, in effetti lasciavano cadere l’alto valore del pluralismo delle competenze e delle capacità, e con essi i saperi analitico-critici: saperi che certo non si misurano su pacchetti quantitativi (punteggio quiz). Non sarà piuttosto l’uso ideologico del test a prevalere? Non si profila piuttosto un ingabbiamento all’interno di pacchetti di conoscenze (nozioni) che vanno tutte nell’indirizzo del pensiero unico, del libro unico? Dell’insegnante a una dimensione e dello studente ad una dimensione?
La Scuola dà strumenti concettuali. Dà qualità nell’uso della ragione e nell’autonomia della ragione. Per questo l’articolo 33 della nostra Costituzione pone come non negoziabile libertà d’insegnamento e d’apprendimento. L’insegnamento è un’arte. Una techne, come la chiamavano i Greci, che educa ad essere padroni della propria mente.
Ma si pensa davvero che con test omologanti da Bolzano a Ragusa, da Lecce a Torino (in palese contraddizione, tra l’altro, con la svolta regionalistica che si vuole infliggere alla Scuola) nasca una scuola nuova? O non è piuttosto il tentativo reazionario di mettere le mani sull’ultimo baluardo di apertura mentale e di formazione di coscienza critica che proprio la Scuola dello Stato democratico rappresenta? Una scuola che ha bisogno di forti investimenti economici, mentre proprio in questo segmento nevralgico della democrazia si è deciso di risparmiare.
Adesso dopo i danni la beffa, perché i pochi soldi a disposizione (svariati milioni di euro) serviranno per somministrare le prove INVALSI, sui cui risultati – si faccia bene attenzione – si realizzerà la discriminazione dei docenti. I quiz INVALSI serviranno infatti per pagare di meno quel 25% di Professori i cui studenti “sanno” di meno, e dare una mancia di cento euro al mese in più al 25% di Docenti “più bravi”!
Unico e vero scopo dei test è allora dividere e gerarchizzare gli Insegnanti, limitando de facto la loro libertà d’insegnamento e di pensiero (garantita costituzionalmente de iure, è bene ricordarlo, dall’articolo 33 della Costituzione!).
Non possiamo accettare di essere valutati sull’unico parametro della capacità degli allievi di rispondere a quiz, in un Paese sempre più ignorante, con classi di trenta alunni, con la diminuzione delle ore di insegnamento di italiano nel Ginnasio e del tempo scuola nel suo complesso!
Accettando le prove Invalsi, accetteremmo progetti di “valutazione” di tipo anglosassone. Progetti in via di dismissione nei Paesi d’origine, se non altro perché hanno dimostrato tutta la propria inefficacia (come avevano del resto denunciato, al loro apparire, eminenti psicopedagogisti quale J. Piaget), perché addestrano: quasi si trattasse di ammaestrare un pilota a guidare un cacciabombardiere, anziché di educare a ragionare e ad apprendere.
Perché allora inseguire un modello che si è rivelato così fallimentare?
Siamo stanchi dell’ipocrisia ufficiale e del danno che questa ipocrisia infligge a tutta la società italiana, a cominciare dalla Scuola. Tutti i Colleghi devono aprire gli occhi su quanto sta accadendo. Siamo assolutamente contrari ai test dell’INVALSI, che spacciano per cultura ciò che di cultura neppure ha l’odore.
Non vogliamo, per l’alta concezione della professionalità docente che abbiamo, essere catene di montaggio di una pseudocultura sminuzzata e nozionistica attraverso prove di dis-valutazione. Nostro dovere di educatori è aiutare a sviluppare conoscenze, competenze e capacità nella bellezza della molteplicità degli ingegni umani, e delle possibilità di crescita e sviluppo a cui ogni studente ha diritto. Tutto questo in sintonia con quanto prevede la nostra Costituzione, che in particolare all’articolo 3 chiama lo Stato laico democratico repubblicano a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.
Pertanto noi sottoscritti Docenti del Liceo Classico Statale “T. Mamiani” di Roma invitiamo tutti i nostri colleghi a rifiutarsi di somministrare i test INVALSI ed a pronunciarsi negativamente nei Collegi, ricordando che il Collegio dei Docenti ha potere deliberante in materia di program¬mazione didattica, e che esso può pertanto rifiutare l’adesione a tutto questo.
La necessaria delibera, risultato di una votazione, quindi, è la riprova della non obbligatorietà a subire questi quiz.
Di conseguenza il Collegio delibera oggi quanto segue:
Il Collegio dei Docenti del Liceo Classico Statale “T. Mamiani”, vista la richiesta del Ministero e dell’Invalsi di collaborazione da parte dei Docenti per lo svolgimento delle prossime prove Invalsi, delibera la propria non disponibilità a corrispondere alla collaborazione richiesta in quanto ritiene che le prove in questione siano avulse dalla funzione docente e dalla programmazione pedagogico-didattica dei singoli Docenti e del P.O.F.
Roma, 10/02/2016”

 

* insegnante di latino e greco

 

DA LEGGERE

Indisponibili al merito 

“In classe ci valutiamo a vicenda nell’unico senso che gli è proprio, quello del darci valore reciproco…”. Consigli di istituto disobbedienti: rifiutano il bonus del merito e la costituzione dei comitati di valutazione dei docenti

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7 Risposte a “Il liceo romano che dice No”

  1. maurizia pertegato
    11 febbraio 2016 at 09:56 #

    GRANDIIII!!!!!!

  2. valentina
    11 febbraio 2016 at 22:30 #

    grandiosi.

  3. Donatella Donati
    14 febbraio 2016 at 12:51 #

    Difendere la libertà d’insegnamento si può, rifiutare le prove Invalsi si può. E il mondo non casca, anzi penso che si respiri meglio che altrove al liceo Mamiani di Roma

  4. FRANCESCO PAOLO MAGNO
    26 febbraio 2016 at 10:21 #

    La competenza di predisporre le prove valutative degli alunni appartiene non ad un organo esterno, quale è l’INVALSI, ma ai docenti di questi alunni. E’ OGGETTIVAMENTE impossibile che possano avere un valore le prove, predisposte da chi non ha curato direttamente la formazione degli alunni. Solo il docente che ha curato la formazione degli alunni sa quali prove valutative possano essere assegnate agli alunni. Chi non ha provveduto alla formazione degli alunni “SPARA SENZA CONOSCERE IL BERSAGLIO”.

  5. Daniela
    15 febbraio 2017 at 20:23 #

    Bravi, peccato siano pochi i docenti che danno voce al proprio dissenzo alla 107.

  6. Michela
    16 febbraio 2017 at 14:54 #

    Beati i prof del liceo Mamiani, che hanno saputo creare una forza dirompente e oppositrice; da dieci anni insegno in un istituto comprensivo dove si pratica la politica de un colpo al cerchio e uno alla botte, e rimaniamo sempre i soliti 10 scarsi a discutere..

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  1. Il liceo romano che dice No | Cobaspisa.it - 13 febbraio 2016

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