Il sorpasso che fa bene al clima

Greenpeace activists put up a burning sign decrying CO2 production, on the lake in front of the Inselhotel in Potsdam,??Germany, 29 January 2012. ANSA/BERND SETTNIK

 

di Alberto Zoratti

Le curve hanno cominciato a separarsi. Lentamente e in modo ancora imperfetto, ma la produzione di energia si sta gradatamente sganciando dall’emissione di CO2. È la sostanza di “Climate Change Performance Index 2016”, l’ultimo report di Germanwatch coprodotto con il Climate Action Network che ogni anno, in contemporanea con la Conferenza delle Parti dell’Onu sul cambiamento climatico. Solo nel 2014, il 59 per cento della produzione addizionale di energia è provenuta da fonti rinnovabili, e per la prima volta è stata installata più capacità rinnovabile che non nucleare e fossile sommate assieme (leggi anche Svezia, primo paese libero dal petrolio).

La decarbonizzazione dell’economia è quel processo per cui all’aumento ogni punto di Pil non corrisponde un relativo aumento delle emissioni di gas, un fenomeno definito anche “disaccoppiamento”. In tutto questo la storia delle rinnovabili è un fattore determinante, che parla di 44 tra i 58 Paesi analizzati che mostrano un incremento a due cifre. Per iniziare il processo è necessario abbandonare l’uso del carbone, una delle fonti fossili più inquinanti e i numeri mostrano che la tendenza è già iniziata con gli Stati Uniti (-11%), il Canada (-5%), la Germania (-3%), la Gran Bretagna (-16%), la Turchia (-13%), la Cina (-5.7%), il Giappone (-5%) e il Sud Africa (-2%), con una tendenza generale di diminuzione attorno al 4%.

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Ma al di là di questo, quello che ancora rimane sostanziale è che nel 2014 l’86,3 per cento del consumo primario di energia derivava da combustibili fossili, il 30% del quale risulta essere carbone. E nonostante l’incremento delle rinnovabili sia sostanziale, la World Coal Association prevede per il 2040 che il 75 per cento della domanda di energia sarà ancora soddisfatta da fonti fossili.

Per questo l’intervento del ministro Gian Luca Galletti all’High Segment Level l’8 dicembre appare fuori quadro. Due minuti di parole in libertà, dove si sottolinea più il termine solidarietà che non responsabilità. Dove i numeri da snocciolare riguardano i compiti svolti dall’alunno Italia, senza peraltro argomentarli e spiegarli. Dire che il 40 per cento dell’energia prodotta in Italia proviene da rinnovabili e portarlo come vanto diventa un insulto, nel momento in cui tutti gli ultimi governi di questo Paese non solo hanno affossato la green economy italiana, ma hanno sostenuto l’aumento delle estrazioni di petrolio e di gas persino offshore.

Così come lascia perplessi il presunto impegno di stanziare 4 miliardi di dollari nel quinquennio 2015 – 2020 per il fondo per l’adattamento. Se siano effettivamente “nuovi e addizionali” non è dato sapere, così come non è stato chiarito quanto di queste risorse proverranno dall’aiuto pubblico allo sviluppo. E intanto, a livello negoziale, arriva nel pomeriggio del 9 dicembre la nuova bozza di accordo prima dei giorni finali: un’altra occasione persa per fermare il cambiamento climatico.

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Il rapporto di Germanwatch – http://germanwatch.org/en/download/13626.pdf

 

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