Avere ancora dubbi è proprio difficile

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di Alberto Castagnola

A distanza di pochi giorni dall’inizio del vertice internazionale sul clima, il Cop 21 di Parigi, sono apparsi due pubblicazioni la cui lettura è essenziale per capire la gravità dei meccanismi che influiscono sul clima dell’intero pianeta e per sottolineare l’urgenza di interventi realmente diretti a ridurre le emissioni di Co2.

Un numero unico del National Geographic, “la sfida del clima, manuale di sopravvivenza per un pianeta sempre più caldo”, documenta con numerosissime foto gli aspetti più impressionanti della crisi in corso, evidenziando cause come lo sfruttamento della lignite o conseguenze come la diffusione del riscaldamento nelle diverse regioni del globo, ma anche i primi tentativo, ancora parziali e scarsamente incisivi, per adattarsi , come al polo Nord e negli atolli dell’Oceania, alle mutate condizioni ambientali, il tutto accompagnato da tabelle e grafici e lasciano poco spazio alla immaginazione.

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Il dossier clima del mensile Le Monde Diplomatique-il manifesto presenta diversi articoli che analizzano in profondità la situazione attuale, e sottolineano l’urgenza di interventi massicci se si intende realmente modificare il mutamento climatico. Il testo di Deschampes racconta la storia dei carotaggi nelle zone artiche che hanno permesso di comprendere la fase che sta attraversando il pianeta e soprattutto la relazione tra la presenza di C02 – giunta in pochi anni a livelli mai verificatisi nei precedenti millenni – e il riscaldamento che non deve superare i 2 gradi se non si vogliono innescare peggioramenti irreparabili nel clima in ogni parte del pianeta. Ancora più chiara l’analisi dell’articolo firmato da Eric Martin, che non esita ad affermare che anche questo obiettivo (che a parole sembra condiviso dai 195 paesi convocati a Parigi e che forse è già stato superato) potrebbe esporre il pianeta a dei rischi e che comunque dovrebbe essere perseguito con importanti investimenti effettuati entro il 2020, cioè a partire da subito. E invece le primissime analisi sugli impegni finora indicati da una parte soltanto dei paesi – tra i quali mancano ancora dei grandi inquinatori – si arriva già a 2,7 gradi di aumento! Questo esperto poi aggiunge una frase decisamente preoccupante:

“La maggior parte delle soluzioni (per il medio periodo, al 2050) si basa su tecniche che non esistono ancora o che non sono utilizzate su grande scala. Insomma, ritardare le misure per l’abbattimento delle emissioni rende l’umanità fortemente dipendente da tecniche oggi non sviluppate: è una scommessa molto rischiosa”.

Dagli altri articoli emergono inoltre altre indicazioni non certo tranquillizzanti, relative ad esempio al fatto che alcuni settori non sono stati toccati da alcuna misura di controllo delle emissioni, e che molti governi non sembrano essere in grado di operare in base ad obiettivi internazionali data la presenza di poteri economici forti sul loro territorio. In conclusione, con pochi euro non potrete più dire “io non lo sapevo”!

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