Così maltrattiamo ogni giorno il pianeta

Di cosa parliamo quando parliamo di danno ambientale? Al tempo dei software che abbattono magicamente le emissioni delle Volkswagen e in attesa di Cop 21 (la conferenza sul clima di Parigi, in dicembre), proponiamo un viaggio illuminante con dati e brevi analisi: sfruttamento delle risorse naturali, scarsità idrica, cambiamento climatico, inquinamenti, rifiuti elettronici, mari e foreste che si svuotano… Le informazioni raccolte, con certosina pazienza e competenza, da Alberto Castagnola, economista e obiettore di crescita, hanno almeno un pregio: sono destinate alle persone comuni, possono cioè essere diffuse nelle scuole come durante le iniziative di associazioni e movimenti, sul web o negli appuntamenti con qualche amministratore locale virtuoso. Non possiamo più fare finta di non sapere. E non possiamo più delegare un cambiamento che, se pur con responsabilità diverse (Fermiamo gli assassini del clima, appello), riguarda tutti e tutte, qui e ora

a cura di Alberto Castagnola*

I dati e le stime qui riportati servono solo a dare una idea dell’ordine di grandezza dei fenomeni ambientali e degli interventi necessari nonché del grado di urgenza che caratterizza ogni intervento; le informazioni dovrebbero essere continuamente corrette e aggiornate, mentre non tutte le strategie economiche sottostanti sono sempre immediatamente condivisibili.

1. Gli studiosi sottolineano come gli studi sulle dinamiche degli ecosistemi a piccola scala dimostrano che percentuali da almeno il 50% fino al 90% delle aree stesse risultano alterate e che interi ecosistemi stanno già sorpassando punti critici che li conducono in stati differenti da quelli originali. A scala più ampia, i ricercatori fanno presente che per sostenere una popolazione di più di 7 miliardi di abitanti, ormai il 43% della superficie delle terre emerse è già stato convertito ad agricoltura, infrastrutture, aree urbane, con profonde modificazioni di tanti ecosistemi e con i sistemi stradali che attraversano molte altre di ciò che resta. La crescita della popolazione, prevista a 9 miliardi nel 2045, fa ipotizzare uno scenario nel quale almeno metà delle terre emerse saranno disturbate e modificate già entro il 2025, con la possibilità del verificarsi di un punto critico su scala planetaria. (SoW 2013, pag. 24)

2. Attualmente gli esseri umani stanno estraendo risorse dai sistemi naturali del pianeta al ritmo più elevato che si sia mai verificato in tutta la storia del genere umano. A livello mondiale una persona utilizza in media (dati 2008) circa 10 tonnellate di risorse annue, in Europa la media si aggira intorno alle 15 tonnellate, nei paesi ricchi esportatori di petrolio si possono raggiungere le 100, mentre ad esempio nel Bangladesh la media non supera le 2 tonnellate. (SIP, pag. 226)

3. L’estrazione globale di materie prime, il commercio e il consumo sono incrementati quasi ogni anno nell’arco degli ultimi trenta anni. Sin dal 1980 l’estrazione globale, che è stata uguale al consumo globale, è incrementata di una media del 2,8% all’anno, mentre il commercio è aumentato di circa il 5,6%. Il consumo globale di materiali ha segnato un declino solo in 2 anni: nel 1981, dopo la seconda crisi petrolifera e nel 1990-1991, dopo il collasso dell’Unione Sovietica. (SIP, pag. 227)

4. Un gruppo di 20 paesi influisce su almeno i tre quarti del consumo globale di materie prime. Per contrasto, i 100 paesi che presentano i più bassi livelli di consumo di materie prime, consumano solo l’1,5% di tutti i materiali utilizzati globalmente. (SIP, pag. 227)

5. Mentre si indica come scelta fondamentale quella di consumare al massimo 5o 6 tonnellate per persona invece delle 10 del 2008, si prevede che senza cambiamenti nel modo di produrre i consumi globali di materiali raggiungeranno gli 80 miliardi di tonnellate nel 2020, i 100 nel 2030 fino a superare le 140.000 tonnellate nel 2050, cioè quasi tre volte le quantità utilizzate attualmente. (SIP, pag. 228-229)

6. Oggi in Europa almeno il 75% della popolazione vive in aree urbane. Più di un quarto del territorio dell’Unione Europea è direttamente coinvolto da un utilizzo urbano del suolo; al 2020 si stima che circa l’80% della popolazione europea vivrà in ambienti urbani, mentre in sette paesi questa percentuale sarà addirittura del 90%. (SIP, pag.252)

7. L’impronta idrica globale costituisce un indicatore globale dell’impiego di acque dolci che tiene conto dell’acqua utilizzata in tuti i processi e i prodotti. Ad esempio, una lattina di Coca Cola contiene 0,35 litri di acqua, ma se contiamo lo zucchero in essa contenuto si vede che questo richiede 200 litri di acqua per essere coltivato e raffinato. Analogamente, sono necessari 2900 litri di acqua per produrre una camicia di cotone e 8000 per ottenere un paio di scarpe di cuoio. Altri esempi: per una fetta di pane servono 40 litri di acqua, per un bicchiere di birra ce ne vogliono 75, per una tazza di caffè 140, per una tazza di latte mille litri, per un chilo di riso 1400 litri, per un chilo di formaggio 5000, per un chilo di carne 15.500 litri. (SIP, pag. 240)

8. La scarsità idrica, in rapido aumento, non è più un problema limitato alle regioni povere del pianeta ma è ormai un problema globale; inoltre sono almeno 263, tra fiumi e laghi, oltre a numerosissime falde acquifere che sono transfrontalieri e richiederebbero accordi tra più paesi. (SIP, pag. 243)

9. La diversità biologica: a oggi gli scienziati hanno scoperto circa un milione e 800.000 specie, ma si ritiene che le specie presenti sulla terra possano essere da 3,6 fino a 100 milioni, con la maggior parte degli studiosi che ipotizza una media di 10 milioni di specie. Dal 1970 abbiamo ridotto le popolazioni animali di diverse specie di vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) del 30%, l’area di superfice delle mangrovie e delle praterie di piante fanerogame marine (come la posidonia) del 20% l’area coperta da barriere coralline viventi del 40%. (SIP, pag. 189)

10. L’uomo, bruciando i combustibili fossili, sta facendo aumentare la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera di 2 parti per milione all’anno. In altra parole, la forzante climatica indotta dall’uomo è di quattro ordini di grandezza – diecimila volte – più potente della forzante naturale. John Hansen, NASA, ha indicato alcuni anni fa una concentrazione in atmosfera di 350 ppm come “confine planetario”. Come sappiamo oggi (2013) siamo già oltre 390 . [Nel 2014 abbiamo superato le 410 ppm, NdC]. (SIP, pag. 30)

11. La pressione umana sui sistemi naturali è divenuta ormai insostenibile. John McNeill riassume come, dal decennio 1890 al decennio del 1990, la pressione umana sulle risorse è andata crescendo in maniera straordinaria. La popolazione umana è aumentata di un fattore 4, la popolazione urbana di un fattore 13, l’economia mondiale di un fattore 14, l’output industriale di un fattore 40, l’uso dell’energia di un fattore 16, la produzione di carbone di un fattore 7, le emissioni di anidride carbonica di un fattore 17, l’uso dell’acqua di un fattore 9, la pesca delle risorse ittiche di un fattore 35. (SIP, pag. 31)

12. Secondo i dati di Vital Signis 2012, la “flotta” mondiale di automobili ha raggiunto i 669 milioni di vetture. Nel 1992 erano 413 milioni e nel 2000 500.Le automobili presenti sul pianeta nel 1950 erano invece 53 milioni. Se includiamo anche i camion, grandi e piccoli, sulle strade di tutto il mondo oggi circolano 949 milioni di veicoli tra auto e camion. Nel 1992 in totale erano 559 milioni. Dal 2009 la Cina è diventata la prima produttrice di automobili. In Cina oggi circolano 50 milioni di automobili, cifra simile a quella presente negli Stati Uniti nel 1947. (SIP, pag. 31)

13. Il settore trasporti è responsabile, a livello mondiale, di circa un quarto dell’utilizzo energetico e presenta la crescita più rapida di emissioni di carbonio rispetto a qualunque altro settore dell’economia. Il trasporto su strada pesa oggi per il 74% di tutte le emissioni di anidride carbonica dovute complessivamente al settore trasporti a livello mondiale. (SIP, pag. 32)

14. Wang Tao, ritenuto uno dei maggiori studiosi di deserti al mondo, riporta che in Cina nel periodo dal1950 al 1975 ogni anno si è trasformata in deserto una superfice di circa 1550 chilometri quadrati. Da allora alla fine del secolo scorso il numero è salito a 3600 chilometri quadrati ogni anno e nella seconda metà dell’ultimo secolo circa 24.000 villaggi nella Cina settentrionale sono stati abbandonati interamente o parzialmente a causa dell’avanzamento del deserto. L’Agenzia per la protezione ambientale cinese riferisce che dal 1994 al 1999 la superfice del Deserto del Gobi è cresciuta di 32500 chilometri quadrati, un area grande quanto la Pennsylvania. A causa dell’avanzamento del Deserto del Gobi, che ormai si trova a 240 chilometri da Pechino, sembra che i leader cinesi abbiano finalmente colto la gravità della situazione. (SIP, pag. 34)

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15. Il deficit mondiale di acqua è causato dal triplicarsi della domanda mondiale di questa risorsa verificatosi nella seconda metà de secolo, per soddisfare la quale è stata promossa la rapida diffusione , in tutto il mondo, di pompe alimentate a diesel o da motori elettrici. Grazie a queste apparecchiature i contadini sono stati in grado di prelevare acqua dalle falde più rapidamente della capacità di “rigenerazione” delle stessa da parte delle precipitazioni naturali. Il risultato è che il livello delle falde si sta abbassando rapidamente e i pozzi si stanno prosciugando in almeno 20 paesi in tutto il mondo, tra i quali l’ India, la Cina e gli Stati Uniti, i tre paesi a cui si deve la metà della produzione mondiale di cereali.(SIP, pag. 36)

16. L’inquinamento provocato da diecine di migliaia di centrali a carbone e da oltre settecento milioni di automobili nel mondo è chiaramente pericoloso per la salute umana e per l’ambiente. Le morti premature causate dall’uso di combustibili fossile supera il milione e mezzo di persone ogni anno. Uno studio condotto nel 2005 dalla US Science Foundation ha stimato che i costi sanitari derivati dal carbone e dal traffico automobilistico ammontano a 120 miliardi di dollari all’anno. In Cina si stima che gli impatti sanitari derivati dall’uso del carbone ammontino al 5% del Pil.

17. Nel 2010 le rinnovabili hanno ricevuto 60 miliardi di dollari di sussidi, mentre alle fonti tradizionali ne sono andati 400 (WEO 2011). Sempre secondo il World Energy Outlook 2013, gli aiuti a carbone , gas e petrolio sono cresciuti fino a toccare la cifra record di 544 miliardi di dollari nel 2012. Riguardo all’Italia, secondo una stima di Legambiente del 2011 i principali sussidi alle fonti fossili sono stati pari a 4,52 miliardi di euro, distribuiti tra autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, mente quelli indiretti sono pari a 4,59 miliardi di euro, tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 9,11 miliardi di euro. (NIB, pag. 115)

18. Secondo un rapporto dell’UNEP del 2011 i tassi di riciclo dei metalli sono in molti casi assolutamente più bassi del loro potenziale per il riuso. Meno di un terzo dei circa 60 metalli presi in esame ha un tasso di riciclo a fine vita superiore al 50% e 34 elementi sono al di sotto dell’1% di riciclo, benché molti di essi siano di cruciale importanza per tecnologie pulite come le batterie per i veicoli ibridi e i magneti nelle turbine eoliche.(NIB, pag. 225)

19. L’Ente Internazionale per il Riciclo fornisce dati più dettagliati:
1. Mentre le emissioni di Co2 si riducono del 90% quando il rottame di alluminio viene utilizzato al posto della bauxite, il minerale dal quale ha origine l’alluminio, solo un terzo della domanda di alluminio è soddisfatto facendo ricorso a materia seconda, cioè recuperata;
2. Mentre le emissioni di Co2 si riducono del 65% usando rame riciclato, meno di un terzo della produzione di rame ha origine da materiale riciclato;
3. Mentre l’utilizzo di piombo invece di materiale vergine riduce del 99% le emissioni di Co2, solo il 50% della produzione mondiale ha origine da materia seconda;
4. Mentre quando si utilizza materia prima vergine l’impronta di carbonio del nickel è del 90% più alta di quando si utilizza nickel riciclato, il tasso di riciclo è di appena il 25%;
5. Mentre la produzione primaria di stagno richiede il 99% di energia in più dell’uso del rottame ferroso, il tasso di riciclo è inferiore al 15%;
6. Mentre le emissioni di Co2 si riducono del 58% usando rottame ferroso, solo il 40% della produzione mondiale di acciaio deriva da questo. (NIB, pag. 226)

20. Se si guarda al settore dell’elettronica l’immagine è particolarmente preoccupante. Si stima che 50 milioni di tonnellate di e-waste (rifiuti elettrici ed elettronici), vengano prodotti ogni anno. L’Agenzia Americana per la Protezione dell’Ambiente (EPA), stima a sua volta che non più del 15-20% di questa massa di rifiuti venga riciclata. (NIB, pag.226)

21. Un problema particolare riguarda le terre rare. Queste sono una componente di cruciale importanza per molte nuove tecnologie . Nessuno è in grado oggi di affermare quanto si sia prossimi al loro esaurimento, non da ultimo perché la Cina ne controlla la maggior parte (93%) della produzione. (NIB, pag.226)

22. Nel 2011 l’UNEP ha pubblicato un rapporto, “Towards a Green Economy. Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication“, comunemente definito GER, Green Economy Report. Esso mira a dimostrare l’importanza di imboccare una nuova strada, invitando i governi e il mondo imprenditoriale a partecipare attivamente in questa trasformazione economica. Secondo il GER, le numerosi crisi che ci colpiscono possono essere ricondotte a una gigantesca errata allocazione del capitale.

Il GER ha effettuato una valutazione dettagliata delle somme potenzialmente necessarie per una green economy e ha indicato una cifra globale che oscilla tra 1053 e 2593 miliardi di dollari. Il rapporto propone l’investimento del 25 del Pil annuo, fino al 2050, per una trasformazione in “verde” in dieci settori chiave (agricoltura, infrastrutture edilizie, rifornimenti energetici, pesca, prodotti forestali, industria compresa l’efficienza energetica, turismo, trasporti, gestioni dei rifiuti e acqua), che avviino una transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio e a uso efficiente delle risorse. Si tratta di una cifra complessiva che si aggira intorno ai 1300 miliardi di dollari all’anno. Il 2% del Pil globale annuo dovrebbe essere così suddiviso nei dieci settori sopra ricordati:
1. 108 miliardi di dollari di investimenti nell’ecoagricoltura;
2. 134 miliardi di dollari di investimenti nell’edilizia con efficienza energetica;
3. Oltre 360 miliardi di dollari in investimenti sui rifornimenti energetici;
4. Intorno ai 110 miliardi dollari di investimenti sulla pesca verde, quindi eliminando il prelievo eccessivo e riducendo la capacità delle flotte pescherecce;
5. 15 miliardi di dollari in investimenti sugli ecosistemi forestali con importanti benefici relativi alla lotta al cambiamento climatico;
6. Oltre 75 miliardi di dollari di investimenti nell’industria verde, inclusa l’industria manifatturiera;
7. Circa 135 miliardi di dollari sul turismo verde e sostenibile;
8. Oltre 190 miliardi di dollari sui sistemi di mobilità sostenibile;
9. Circa 110 miliardi di dollari sui sistemi di riciclaggio e azioni sui rifiuti;
10. Circa 110 miliardi di dollari sul settore idrico, incluse le azioni per garantire i servizi sanitari. (SIP, pag. 155-158)

23. Secondo gli scienziati che hanno redatto la “Diagnosi di Copenhagen” apparsa nel 2009, se si vuole che il riscaldamento globale rimanga entro un massimo di 2 gradi oltre la temperatura della superfice terrestre rispetto all’epoca preindustriale, le emissioni globali di gas serra devono raggiungere un picco tra il 2015 e il 2020, per poi declinare rapidamente. (SIP, pag. 183)

24. Annualmente i consumatori dei paesi ricchi buttano via una quantità di cibo stimata in 222 milioni di tonnellate, una quantità comparabile all’intera produzione alimentare dell’africa subsahariana, calcolata in 230 milioni di tonnellate. (SIP, pag. 258)

25. Circa il 75% delle nuove malattie che affliggono il genere umano dal 1999 al 2009 originano negli animali e nei prodotti derivati da animali. Secondo la FAO, la zootecnia intensiva produce un alto livello di rifiuti, utilizza enormi quantità di acqua e di terra, gioca un ruolo significativo nella perdita di biodiversità, contribuisce al cambiamento climatico con il 18% delle emissioni globali di gas serra. Inoltre l’allevamento del bestiame costituisce una delle maggiori cause di deforestazione: è responsabile di una percentuale tra il 65 e l’80% della deforestazione in Amazonia. (SIP, pag. 259)

26. Più di un quarto di tutta la carne prodotta a livello mondiale è oggi consumata in Cina. Nel 1978 il consumo di carne in Cina era di 8 milioni di tonnellate, un terzo di quelle statunitense. Nel 1992 la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti come paese leader nel consumo di carne a livello mondiale. Oggi il consumo annuale di carne in Cina è di 71 milioni di tonnellate, più del doppio di quello degli Stati Uniti. Del consumo di carne cinese i tre quarti sono costituiti da carne di maiale e metà della popolazione mondiale di maiali di allevamento, circa 476 milioni di capi, si trova oggi in Cina. (SIP, pag. 259)

27. La politica agricola industriale estensiva diffusa in tutto il mondo prevede un largo consumo della produzione agricola di base da destinare agli allevamenti animali di bestiame, maiali, pollame e persino acquacoltura. La Cina ha registrato nel 2011 la maggiore produzione agricola mondiale, ma un terzo di questa produzione è stata destinata ad alimentare gli animali da allevamento. In molti paesi la produzione di soia sta ormai oltrepassando quella destinata a grano e granturco e molte aree di foreste e savana sono state distrutte per far posto alle monocolture di soia. (SIP, pag. 260)

28. Per raggiungere livelli di emissioni di protossido di azoto entro il 2050 che siano consistenti con gli scenari di mitigazione più significativi è necessaria una riduzione del 50% nel livello del consumo di carne per persona del mondo sviluppato, nel quale bisogna cominciare a considerare anche i paesi di nuova industrializzazione. (SIP, pag. 260)

29. L’inquinamento atmosferico provoca ogni anno in Francia 42mila morti e ha un costo economico di circa 100 miliardi, pari a una somma compresa fra 1.100 e 1.600 euro pro capite. È quanto emerge da un dossier della commissione d’inchiesta del Senato francese, presieduta dal conservatore Jean-François Husson e che ha come relatrice l’ambientalista Leila Aïchi. Dallo studio emerge anche un altro dato: sono 650mila i giorni di malattia, a causa dell’inquinamento, che ogni anno vengono prescritti. La commissione d’inchiesta del Senato ha inserito nel suo lavoro anche 60 raccomandazioni, tra cui un allineamento della tassazione del gasolio alla benzina (finora le tasse sul diesel sono più basse) e la creazione in Francia di un settore specifico che si occupi di autobus elettrici e regolamenti chiari in materia di inquinamento. A questo proposito, il ministero dell’Ecologia lancerà a gennaio un sistema di colori per identificare i veicoli in base al loro livello di emissioni inquinanti e incoraggiare i Comuni a imporre restrizioni. Parigi ha già deciso di vietare gli autobus più inquinanti e camion, e ha studiato anche un calendario per impedire a giorni alterni la circolazione dei veicoli diesel. (15 luglio 2015, La Presse, Parigi)

30. Stati Uniti. Il 5 agosto circa dieci milioni di litri di acqua di scarico, contenenti arsenico, piombo e altri minerali pesanti, sono fuoriusciti da una miniera d’oro del Colorado e si sono riversati nel fiume Animas. L’11 agosto le autorità del Colorado e del New Mexico hanno dichiarato lo stato di calamità. (Internazionale, 21 agosto 2015)

31. Che aria tira a Pechino. Ogni giorno in Cina circa quattromila persone muoiono per cause attribuibili in parte all’inquinamento atmosferico. La stima è dell’Istituto californiano Berkeley Earth e si basa sui dati forniti dal governo cinese sulla qualità dell’aria, monitorata per quattro mesi in più di 1500 siti. Ne è emerso, scrive Plos One, che il 38% dei cinesi respira aria “non salutare” e che l’esposizione al particolato fine (polveri sospese con diametro inferiore a 2,5 micron) contribuisce al 17% dei decessi , pari a 1,6 milioni all’anno. La principale fonte di inquinamento è la combustione di carbone, che rilaca particelle aeree trasportabili su lunghe distanze. Lo smog di Pechino, sottolinea il Berkeley Earth, proviene in gran parte da fabbriche distanti 320 chilometri. Internazionale, 21 agosto 2015)

32. Inquinamento. Lo smog potrebbe influire sul clima dell’Africa Occidentale e sulla regolarità dei monsoni della regione. Secondo la rivista Nature Climate Change, la crescita di città come Lagos in Nigeria, Accra in Ghana e Abidjan in Costa d’Avorio è un elemento non trascurabile, che potrebbe contribuire all’inquinamento atmosferico e alle variazioni climatiche. (Internazionale, 28 agosto 2015)

33. Clima. Secondo alcune previsioni basate sul riscaldamento dell’Oceano Pacifico quest’anno l’anomalia atmosferica nota come El Nino potrebbe essere la più forte dal 1997. Le conseguenze potrebbero essere gravi siccità in Asia e Australia e forti precipitazioni nelle Americhe. (Internazionale, 21 agosto 2015)

34. Caldo. Secondo la Noaa, l’agenzia statunitense che si occupa di meteorologia, il luglio del 2015 è stato il mese più caldo da quando sono cominciate le misurazioni, nel 1880. La temperatura media globale di superficie, terrestre e marina, in questo mese ha toccato i 16,61° C, la più alta mai registrata. In particolare, sono state più alte del solito le temperature dell’Oceano Indiano e del pacifico, ma anomalie climatiche sono state rilevate quasi ovunque. Anche nel periodo tra gennaio e luglio è stata registrata una temperatura record rispetto al periodo 1880-2015. (Internazionale, 28 agosto 2015)

35. Ogni anno nel Mediterraneo 25 milioni di uccelli vengono uccisi illegalmente, denuncia Bird Life International. Egitto, Italia e Siria risultano essere i principali responsabili degli abbattimenti, mentre il luogo più colpito risulta essere Famagosta, a Cipro, con una media annua di 689.000 uccisioni. Le popolazioni di quaranta specie di uccelli canori migratori, compresa la tortora comune, sono in declino e il ritmo dell’abbattimento non è sostenibile, sostiene l’organizzazione. Gli uccelli sono uccisi soprattutto per essere mangiati, venduti nei mercati e nei ristoranti e per divertimento. (Internazionale, 4 settembre 2015, con grafico)

36. Longevi ma malandati. Secondo il rapporto sulle malattie nel mondo, pubblicato su The Lancet, la salute delle persone sta migliorando: la speranza di vita alla nascita è aumentata dai 65,3 anni del 1990 al 71,5 del 2013. Tuttavia, a causa dell’allungamento della vita media aumentano anche gli anni che si passano con qualche forma di disabilità o malattia. Sono soprattutto infarto, infezioni respiratorie e ictus a causare morti premature e anni vissuti con disabilità (years lived with disability,YLD). Il paese con la speranza di vita in buona salute più lunga nel 2013 è stato il Giappone, con 73,4 anni; seguito da Singapore e Andorra. In coda alla classifica il Lesotho, con 42 anni, seguito da Swaziland e Repubblica Centrafricana. (Internazionale, 4 settembre 2015)

37. Uccelli pieni di plastica. Nove uccelli marini su dieci ingeriscono rifiuti di plastica, come tappi di bottiglia, sacchetti o fibre di abiti sintetici. Dal 1960 al 2010 la percentuale di uccelli con residui di plastica nello stomaco è cresciuta dal 5 all’80%. Sono dati che emergono da uno studio pubblicato su PNAS che per primo ha mappato su scala globale l’esposizione di 186 specie di uccelli marini a detriti di plastica. Senza interventi, nel 2050 la percentuale salirà al 99%. Si stima che negli oceani galleggino 580mila frammenti di plastica per chilometro. (Internazionale, 11 settembre 2015)

38. Alberi. Nel mondo ci sono oltre tremila miliardi di alberi, quasi dieci volte di più di quanto finora stimato. Considerando una popolazione globale di 7,2 miliardi di persone, ci sono 422 alberi a persona. Si stima anche che ogni anno ne vengano tagliati più di 15 miliardi e che l’umanità, nel tempo, abbia ridotto del 46% il numero degli alberi, scrive Nature. Queste stime potrebbero essere utili nella gestione ambientale a livello globale. (Internazionale, 11 settembre 2015)

39. Il clima e i gesti quotidiani. Senza rendercene conto, i nostri gesti sono legati al ciclo del carbonio, che contribuisce al riscaldamento globale. Nella vita quotidiana della signora Rossi, per esempio, ogni piccolo gesto provoca una minuscola emissione di Co2. Si sveglia al suono della radiosveglia collegata alla corrente (emissione di Co2 ventidue g al giorno). Accende la luce (286 g con una lampadina da 60 watt) e saluta la giornata di inverno avvolta da un caldo tepore (10.000 g). Si lava i denti con lo spazzolino elettrico (48g), si fa la doccia (2885 g per 50 litri di acqua), fa bollire l’acqua per il tè (138g, con una cucina elettrica9. Percorre in auto otto chilometri (3600g andata e ritorno) e a pranzo si mangia una bella bistecca di manzo di 200g (1300g). E per dessert fragole dal Sudafrica (11.670g trasportate per via aerea). Tornata a casa, fa il bucato (500-1000g), accende la lavastoviglie (870g), attacca l’aspirapolvere per dieci minuti (100g) e per rilassarsi guarda la televisione (40g ogni ora). L’apparecchio, così come il lettore Dvd, sono in modalità standby (150g) Quando la signora Rossi va a letto, ha emesso in totale ben 38 kg di Co2. Senza apportare grandi modifiche alla sua vita, la signora Rossi potrebbe ridurre di un terzo le sue emissione di Co2, per esempio optando per la carne di maiale nazionale, facendo asciugare i panni all’aria, scegliendo frutta di stagione e utilizzando elettricità ecologica. (FS, pag. 401)

40. I mari si svuotano. La popolazione dei vertebrati marini si è dimezzata dal 1970 a oggi. Secondo uno studio del WWF e della Zoological Society of London, il numero di pesci, mammiferi marini, uccelli e rettili è calato del 49% per colpa della pesca e dei cambiamenti climatici. Per alcune specie la situazione è anche peggiore: i tonni e gli sgombri sono diminuiti del 74%. (Internazionale, 18 settembre 2015)

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Fonti utilizzate
  • SoW 2013: “E’ ancora possibile la sostenibilità?”, State of the World 2013, Worldwatch Institute, Edizioni Ambiente, Milano, 2013
  • SIP: “Sostenibilità in pillole”, Gianfranco Bologna, Edizioni Ambiente, Milano, aprile 2013
  • NIB: “Natura in bancarotta, Rockstrom e Wijkman, Edizioni Ambiente, Milano, marzo 2014
  • “Internazionale”: pubblicazione settimanale, numeri 1116-1120
  • FS: Futuro sostenibile”, Wuppertal Institut, a cura di Wolfgang Sachs e Marco Morosini, Edizioni Ambiente, Milano, 2011

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* Economista e obiettore di crescita, è animatore di reti di economia solidale. Tra i suoi libri, «La fine del liberismo» (Carta) e «Il mercato della salute. Diritto alla vita tra interessi, speculazioni, piraterie» (scritto con Maurizio Rossi per Emi). Comune non è solo il sito in cui pubblica i suoi articoli, ma è la community a cui dedica ogni settimana tempo e creatività.

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DA LEGGERE
In vista del vertice sul clima di Parigi che inizia a fine novembre e durerà fino al 15 di dicembre, Comune offre alcuni strumenti – pubblicazioni (notizie, articoli, ricerche, analisi) e iniziative (incontri, seminari) – per documentare la situazione globale, per segnalare politiche di contrasto sui cambiamenti cliamatici e per mostrare l’influsso delle grandi imprese sulle politiche per il clima.
Informazioni dettagliate appariranno nel sito e sulla newletter periodica. Per richieste di incontri scrivete a info@comune-info.net

 

 

 

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2 Risposte a “Così maltrattiamo ogni giorno il pianeta”

  1. Good Bear
    10 ottobre 2015 at 08:27 #

    Per quanto riguarda agroindustria e allevamenti intensivi, se non lo avete già fatto, consiglio la visione di “Cowspiracy” e la lettura di “Se niente importa” di J.S. Foer… Dovremmo tutt* smettere di mangiare carne e cambiare abitudini sprecone quotidiane…il problema è che c’è chi continua a viaggiare in suv e se ne frega dei problemi del pianeta.
    Ciao!

  2. Corrado Iannucci
    10 ottobre 2015 at 09:54 #

    Sì, ci riguarda.

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