Riprendiamoci la nostra vita

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di Andrea Bizzocchi

Sono passati sette anni dall’inizio di quella che tutti i media definiscono “crisi”. La maggior parte di noi, sprecando tempo ed energie ad incolpare tutti tranne se stessi, l’ha subita passivamente, mentre altri hanno deciso di prendersi la responsabilità di cambiare la propria Vita senza aspettare niente e nessuno. E sono tornati a vivere.

“Crisi” è una parola mediatica che serve a mettere paura alla gente. Noi non abbiamo bisogno di soldi per “comprare l’acqua da bere”, abbiamo bisogno semplicemente “di acqua da bere”. Non abbiamo bisogno di soldi per comprare “pomodori e insalata al supermercato”, abbiamo semplicemente bisogno di “pomodori e insalata” (li possiamo coltivare, ce li può regalare un amico, ecc.). Noi soprattutto, non abbiamo bisogno di spendere soldi in prodotti idioti figli di bisogni indotti. In altre parole abbiamo bisogno di tornare a recuperare un minimo di indipendenza da un sistema che ha mercificato tutto e che, proprio per questo, se fa mancare i soldi (perché i soldi non mancano. Sono fatti mancare), ci lascia tutti con le pezze al culo. Il dramma quindi non è la “crisi”, ma il Sistema, e soprattutto il fatto che non si faccia nulla per uscirne. I media chiamano “crisi” quella che è una vera e propria guerra ai popoli, e questo per due motivi: il primo è che nel mondo d’oggi le guerre si fanno sempre dichiarandole sotto falso nome (missioni di pace è un esempio, lotta per la democrazie, lotta al terrorismo e si invadono Paesi e si ammazzano migliaia e migliaia di civili, ecc.). Il secondo è che l’utilizzo della parola “crisi” serve a mantenere i popoli nella paura e far sì che non alzino la testa ed inizino a mettere in discussione il Sistema stesso. Perché la sola “crisi” che c’è è il Sistema stesso e conseguentemente in crisi c’è solamente chi è nel Sistema e dipende da esso e non chi ne è fuori. Questa “crisi” dunque, a volerla vedere con altri occhi, da un’altra angolazione, è in realtà una meravigliosa opportunità per cambiare le nostre Vite, che è poi quello che molti in questi anni, silenziosamente, hanno iniziato a fare. Non combattere il Sistema ma voltargli le spalle senza consentirgli di rubarci energie.

Aprire gli occhi

Forse questa opportunità che abbiamo per aprire gli occhi non sarà indolore, ma sono fermamente convinto che dipenderà tutto o quasi dal nostro approccio. Se capiamo che è un’opportunità per rimettere in discussione i paradigmi imperanti, ci comporteremo con gioia ed entusiasmo, con vero spirito “positivo”. Se al contrario continueremo a lottare con le unghia e con i denti per non lasciar andare quello che abbiamo avuto fino ad oggi, questo stile di Vita, sarà una tragedia.

Per me è chiaro che non c’è nessuna “crisi”. Crisi è semplicemente una definizione data dagli stessi che prima non ne parlavano mentre la preparavano, gli stessi che adesso dicono che se ne uscirà presto (questo perché devono dare “speranza” così che la gente non si assuma la responsabilità della propria vita e lasci lo status quo, cioè lasci i manovratori al loro posto a manovrare). Crisi è solo una definizione data da giornali, politici, economisti, sindacalisti, industriali.

Ma questo non significa che nel nostro mondo non ci siano “crisi”. Ad esempio sono crisi la quotidiana devastazione ambientale, l’inquinamento, lo sfruttamento di centinaia di milioni di altri esseri umani nel sud del mondo ma ormai anche nell’opulento occidente, perché, checché se ne dica, viviamo ancora immersi nell’opulenza, per produrre inutilità di ogni genere che ci fanno stare male anziché bene. Queste sono crisi. La crisi è pensare che questo nostro stile di vita, insostenibile da tutti i punti di vista (vedi sopra) sia normale.

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Quelli di sopra

Credetemi, chi sta sopra, chi manovra, lo sa benissimo che non è possibile andar avanti così, e allora, come dice Eduardo Galeano, ha deciso, invece di fare la guerra “alla povertà” di farla direttamente “ai poveri”.

La “crisi”, quella vera, è che la gente vive ammalata (il settore farmaceutico è il primo al mondo per fatturato. Vorrà pur dire che stiamo male? O no?) come se fosse normale essere ammalati. La “crisi” è che la gente è sempre più stressata, depressa, che impazzisce sempre più (le cronache ce ne danno notizia continuamente), e soprattutto che ha sempre più paura di vivere. Questa sono vere crisi.

La crisi è esserci convinti che dobbiamo cambiar l’auto, il cellulare, avere le mutande firmate, uscire il sabato sera. La crisi è nell’irrealtà di come viviamo, persi tra ore di tivù, di calcio, di social network, di aperitivi al bar. Questa è la vera crisi, una crisi del pensiero, e non c’è nulla di più drammatico di un pensiero che non riesce più a distinguere la realtà dalla fantasia. Viviamo in un mondo (e in un modo) irreale e crediamo che sia reale, possibile. Anzi, ne vogliamo ancora di più, lo “desideriamo”. La crisi è non capire tutto questo. La “crisi”, quella vera, c’è da tanti anni, come minimo da qualche decennio, da quando è arrivato questo falso benessere che in realtà è uno straordinario malessere per il semplice motivo che viviamo vite vuote, completamente prive di significati autentici. Non si può desiderare un’automobile, un profumo, un vestito, che la squadra vinca la partita. Proprio non si può. Vuol dire volersi male.

Bisogna imparare tutti, un passo alla volta ma con determinazione e convinzione, a vivere con meno cose materiali, con meno desideri, con meno “tutto” e anche con meno “certezze” (che non esistono, sono un’invenzione dei nostri tempi. La Vita non dà certezze ed è meravigliosa proprio per questo. Perché senza certezze ti stupisce tutti i giorni).

Ricreare relazioni

Tutti questi “meno sono dei “più” alla Vita. Questa crisi, lo ripeto, è una straordinaria opportunità per uscire da quel tunnel in cui ci siamo ficcati (o ci hanno ficcato, ma la sostanza è la stessa).

Mi è capitato di sentire l’intervista a un politico (non ricordo chi fosse l’imbecille in questione) qualche mese addietro che durante una delle periodiche campagne mediatiche di demonizzazione dei No Tav li definiva non solo terroristi (mi preme sottolineare che i terroristi non sono coloro che difendono il territorio ma quelli che lo distruggono) ma anche “contro il Paese” perché “non vogliono capire che la Tav è una straordinaria opportunità di rilancio economico”. Ribadisco: brutto imbecille e imbecilli quelli che gli credono. È questa la “crisi”. Che qualcuno gli crede (e se lui lo dice è perché qualcuno gli crede).

Insomma, bisogna uscire da questa ipnosi di massa chiamata “crisi” (e dalla speculare altra ipnosi chiamata “crescita economica”). Per farlo bisogna aiutarci fra di noi, ricreare relazioni, guardarci negli occhi, toccarci, tornare a vivere, a giocare, a scherzare, a mangiare, a lavorare assieme, ad impegnarci in attività sensate, a disertare i templi del consumo, e, se siamo stanchi, stressati, depressi, in difficoltà (perché le difficoltà fanno parte del vivere) a rivolgersi agli amici e non a medici e psicologi che tra l’altro stanno male quanto noi perché il Sistema non guarda in faccia nessuno.

Bisogna ritornare a fare attività fisica, a fare lavori fisici invece che passare dieci ore al giorno tra computer e tivù per poi andare un’ora in palestra.

Camminare in un bosco

Bisogna riportare i bambini a camminare in un bosco che è il più grande dei parchi giochi e non riempirlo di paure (è troppo caldo, troppo freddo, troppo vento, troppa pioggia, troppi animali selvatici, vespe e insetti). Sono le case, le strade, l’inquinamento, il cibo, i nostri stili di vita ad ucciderci, non il bosco.

Bisogna riportare i bambini, e noi con loro, a guardare le stelle invece di metterli davanti a un videogioco. Bisogna stare fuori il più possibile anche con il “brutto tempo”, bisogna abbassare la temperatura dentro casa per consumare meno, inquinare meno, spendere meno e rendere il nostro corpo e la nostra mente più forti. Bisogna soprattutto reimparare a commuoverci per i miracoli veri e non per un I-Phone o per uno schermo Full-Hd. I miracoli veri sono lì ogni momento: il Sole ma anche la pioggia, il caldo ma anche il freddo, la Luna e le stelle, il vento, l’acqua. Bisogna bere ogni sorso di acqua con consapevolezza.

Bisogna mangiare con consapevolezza, senza ingozzarci, con calma, in silenzio, assaporando veramente il cibo che mangiamo. Dobbiamo farlo noi perché nessuno lo farà per noi. Tutte queste cose sembrano solo belle parole, teorie, utopie. Lo sono in effetti. Fino a che non le mettiamo in pratica. A quel punto diventano realtà e sostituiscono la realtà della “crisi” che stiamo vivendo oggi.

Buona crisi

La “crisi” a ben vedere è solo in questa grande ipnosi di massa che stiamo vivendo, questa lobomotizzazione del cervello e dell’anima che stiamo subendo senza batter ciglio, anzi, quasi con entusiasmo. La “crisi” è che ci hanno messo la morte nella testa, nel cuore e nell’anima. Ma non è una morte. È solamente un lungo sonno. Non buttiamo via questa splendida opportunità, un vero dono, che ci è stato dato per riprendere in mano le nostre Vite.

Apriamo gli occhi, smettiamola di lamentarci e prendiamoci la responsabilità di cambiare in prima persona, e facciamolo, possibilmente, prendendo per mano chi ci è accanto. Andrà a finire che ci terremo tutti per mano e ci renderemo conto che non c’è nessuna “crisi” se non nella nostra testa.

Buona “crisi” (opportunità di cambiamento) a tutti.

 

*Andrea Bizzocchi è nato a Fano. Ha scritto di molti temi, tra cui energia, decrescita, truffe bancarie, viaggi. Ha pubblicato, tra gli altri, Ritorno al Passato (Edizioni della decrescita felice), Pura Vida e Non prendeteci per il Pil! (Terra Nuova Edizioni) e la trilogia Pecore da tosare, E io non pago e Euroballe (Edizioni Il Punto d’Incontro). Vive con poco e in maniera nomadica tra Italia, Stati Uniti e Centroamerica. Il suo sito è andreabizzocchi.it

 

DA LEGGERE

Come possiamo cambiare? G. Esteva

È il mondo di tutti, dicono le donne, cambiamolo V. Bennholdt-Thomsen

La scuola della terra Maria de Biase

 

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19 Risposte a “Riprendiamoci la nostra vita”

  1. Daniela Cavallo
    2 febbraio 2015 at 23:21 #

    Nella sua derivazione dal greco crisi indicava originariamente separazione ed era utilizzata in riferimento in particolare alla trebbiatura e quindi alla separazione tra i grani del frumento dalla pula. Crisi quindi come scelta oltreche’ separazione.

    Dovremmo provare ad abbandonare l’accezione negativa se non angosciante di crisi che persegue anche il fine di bloccare, impedire qualsiasi cambiamento “altro” da quello auspicato da chi detiene il potere finanziario/economico/politico.

    Potremmo così riappropriarci del significato originario, separandoci da tutto ciò che sta distruggendo e mercificando la vita nostra e della Terra, scegliendo modi diversi di vivere il nostro presente e costruire un futuro diverso per tutti

  2. salvatore andreetti
    3 febbraio 2015 at 05:39 #

    nei caratteri cinesi la parola crisi ha due significati, uno appunto “crisi” il secondo è “opportunità” ecco come da un evento che sembra a prima vista negativo può crearsi una opportunità di cambiamento.

  3. Alessandra
    5 febbraio 2015 at 02:12 #

    Penso proprio che questo sia l’articolo più bello che abbia letto ultimamente.
    Complimenti davvero all’autore che ha saputo spiegare perfettamente tutto quello che c’è da capire… sempre che la gente sia ancora disposta a voler capire… e quindi vivere, anzichè morire!
    Ben venga questa lunga crisi… se riuscirà a far capire a un pò di gente il vero senso della vita.

  4. greekbeet
    6 febbraio 2015 at 15:30 #

    ad ogni rilettura (sono alla terza!) quest’articolo mi fa pensare a nuovi spunti, fa sviluppare migliori energie. complimenti, e grazie per le cose belle che fate crescere!

  5. paola
    9 febbraio 2015 at 00:12 #

    … e scegliamo la educazione parentale (ovvero l’homeschooling) per i nostri figli, al fine di mostrare loro che una via totalmente differente e’ possibile, ed e’ nelle nostre mani ! 🙂

  6. brandavide
    12 febbraio 2015 at 22:11 #

    Un fottuto delirio di chi non ci capisce una sega né di economia, né dell’ecosistema in cui viviamo. Fottuti deliri newage.

    • serena
      13 febbraio 2015 at 16:05 #

      Dalla tua frase, tu purtroppo rappresenti infatti un tipico esemplare vittima di questo affatto eco-sistema.

      • brandavide
        13 febbraio 2015 at 17:04 #

        Evidentemente tu non sai nemmeno cosa significhi ecosistema (guarda caso non sai nemmeno come si scrive), pensa, non mi stupisce nemmeno un po’.

        • serena
          14 febbraio 2015 at 11:19 #

          Evidentemente tu sei così stolto da non poter capire la mia sottigliézza.
          Da ciò che scrivi si evince che sei proprio tu a non conoscere il significato delle parole che utilizzi (a vanvera).

    • Danilo
      4 dicembre 2015 at 20:18 #

      Il tuo invece, brandavide, è un fottuto delirio di chi non ci capisce una sega di vita. L’economia non è la vita, l’economia è uno strumento che si sta impossessando delle nostre vite, che non risponde più ai nostri bisogni, ma che si è sostituito ai nostri bisogni. E’ un male da sradicare.
      Il capitalismo sta distruggendo il nostro ecosistema, sono quelli come te che non hanno capito un cazzo dell’ecosistema in cui viviamo. Povero illuso.

      • Luna
        5 dicembre 2015 at 13:01 #

        Ottima risposta ad un idiota. Grande!

  7. 5 dicembre 2015 at 06:15 #

    Un articolo davvero interessantissimo. Sono assolutamente d’accordo su (quasi) tutto.
    Grazie!! 🙂

  8. Ema
    5 dicembre 2015 at 10:52 #

    Sono d’accordissimo, mannessuno tiene conto di tanti piccolo fattori…ma praticamente sara un paradosso anche uscire dal sistema visto che io autoproducendo verdura e frutta per il fabbisogno della nostra famiglia posso garantire che nn cresce piu un emerita mazza… Le uniche cose che crescono sono i pomodori perche inbridati con degli ogm… Quello era il punto uno…. Punto due: la terra è dura ,senza energie accessibili il fabbisogno delle persone nn potrà essere soddisfatto ne fuori dal sistema ma neanche dentro tra un pò… A parer mio tante persone anche se scrivono tante parole, penso che non sanno neanche di che parlano, che a immaginarsi uno stile di vita cosi è perfetto, ma l’auto sostentamento sta diventando un paradosso quanto accettare il sistema corrotto in vui viviamo… La verità è che per come si stanno mettendo le cose poche persone andranno avanti, a me nn interessa andare avanti o non… Io non voglio soltanto vedere la gente che soffre, qnche se paradossalmente sara l’unico motivo per evolvere… In ogni caso staremo a vedere ma nessuna delle sfide è facile!

  9. Francesco
    16 aprile 2017 at 20:47 #

    Condivido ogni concetto e giornalmente cerco di condividere questi concetti con altre persone cercando di risvegliarle… cerchiamo di essere testimoni coerenti e con le nostre azioni portare avanti queste idee per tornare a vivere una vita piena felice e gioiosa

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Noi soprattutto, non abbiamo bisogno di spendere soldi in prodotti idioti figli di bisogni indotti. In altre parole abbiamo bisogno di tornare a recuperare un minimo di indipendenza da un sistema che ha mercificato tutto e che, proprio per questo, se fa mancare i soldi (perché i soldi non mancano. Sono fatti mancare), ci lascia tutti con le pezze al culo. Il dramma quindi non è la “crisi”, ma il Sistema, e soprattutto il fatto che non si faccia nulla per uscirne. I media chiamano “crisi” quella che è una vera e propria guerra ai popoli, e questo per due motivi: il primo è che nel mondo d’oggi le guerre si fanno sempre dichiarandole sotto falso nome (missioni di pace è un esempio, lotta per la democrazie, lotta al terrorismo e si invadono Paesi e si ammazzano migliaia e migliaia di civili, ecc.). Il secondo è che l’utilizzo della parola “crisi” serve a mantenere i popoli nella paura e far sì che non alzino la testa ed inizino a mettere in discussione il Sistema stesso. Perché la sola “crisi” che c’è è il Sistema stesso e conseguentemente in crisi c’è solamente chi è nel Sistema e dipende da esso e non chi ne è fuori. Questa “crisi” dunque, a volerla vedere con altri occhi, da un’altra angolazione, è in realtà una meravigliosa opportunità per cambiare le nostre Vite, che è poi quello che molti in questi anni, silenziosamente, hanno iniziato a fare. Non combattere il Sistema ma voltargli le spalle senza consentirgli di rubarci energie. Aprire gli occhi Forse questa opportunità che abbiamo per aprire gli occhi non sarà indolore, ma sono fermamente convinto che dipenderà tutto o quasi dal nostro approccio. Se capiamo che è un’opportunità per rimettere in discussione i paradigmi imperanti, ci comporteremo con gioia ed entusiasmo, con vero spirito “positivo”. Se al contrario continueremo a lottare con le unghia e con i denti per non lasciar andare quello che abbiamo avuto fino ad oggi, questo stile di Vita, sarà una tragedia. Per me è chiaro che non c’è nessuna “crisi”. Crisi è semplicemente una definizione data dagli stessi che prima non ne parlavano mentre la preparavano, gli stessi che adesso dicono che se ne uscirà presto (questo perché devono dare “speranza” così che la gente non si assuma la responsabilità della propria vita e lasci lo status quo, cioè lasci i manovratori al loro posto a manovrare). Crisi è solo una definizione data da giornali, politici, economisti, sindacalisti, industriali. Ma questo non significa che nel nostro mondo non ci siano “crisi”. Ad esempio sono crisi la quotidiana devastazione ambientale, l’inquinamento, lo sfruttamento di centinaia di milioni di altri esseri umani nel sud del mondo ma ormai anche nell’opulento occidente, perché, checché se ne dica, viviamo ancora immersi nell’opulenza, per produrre inutilità di ogni genere che ci fanno stare male anziché bene. Queste sono crisi. La crisi è pensare che questo nostro stile di vita, insostenibile da tutti i punti di vista (vedi sopra) sia normale. Quelli di sopra Credetemi, chi sta sopra, chi manovra, lo sa benissimo che non è possibile andar avanti così, e allora, come dice Eduardo Galeano, ha deciso, invece di fare la guerra “alla povertà” di farla direttamente “ai poveri”. La “crisi”, quella vera, è che la gente vive ammalata (il settore farmaceutico è il primo al mondo per fatturato. Vorrà pur dire che stiamo male? O no?) come se fosse normale essere ammalati. La “crisi” è che la gente è sempre più stressata, depressa, che impazzisce sempre più (le cronache ce ne danno notizia continuamente), e soprattutto che ha sempre più paura di vivere. Queste sono vere crisi. La crisi è esserci convinti che dobbiamo cambiar l’auto, il cellulare, avere le mutande firmate, uscire il sabato sera. La crisi è nell’irrealtà di come viviamo, persi tra ore di tivù, di calcio, di social network, di aperitivi al bar. Questa è la vera crisi, una crisi del pensiero, e non c’è nulla di più drammatico di un pensiero che non riesce più a distinguere la realtà dalla fantasia. Viviamo in un mondo (e in un modo) irreale e crediamo che sia reale, possibile. Anzi, ne vogliamo ancora di più, lo “desideriamo”. La crisi è non capire tutto questo. La “crisi”, quella vera, c’è da tanti anni, come minimo da qualche decennio, da quando è arrivato questo falso benessere che in realtà è uno straordinario malessere per il semplice motivo che viviamo vite vuote, completamente prive di significati autentici. Non si può desiderare un’automobile, un profumo, un vestito, che la squadra vinca la partita. Proprio non si può. Vuol dire volersi male. Bisogna imparare tutti, un passo alla volta ma con determinazione e convinzione, a vivere con meno cose materiali, con meno desideri, con meno “tutto” e anche con meno “certezze” (che non esistono, sono un’invenzione dei nostri tempi. La Vita non dà certezze ed è meravigliosa proprio per questo. Perché senza certezze ti stupisce tutti i giorni). Ricreare relazioni Tutti questi “meno sono dei “più” alla Vita. Questa crisi, lo ripeto, è una straordinaria opportunità per uscire da quel tunnel in cui ci siamo ficcati (o ci hanno ficcato, ma la sostanza è la stessa). Mi è capitato di sentire l’intervista a un politico (non ricordo chi fosse l’imbecille in questione) qualche mese addietro che durante una delle periodiche campagne mediatiche di demonizzazione dei No Tav li definiva non solo terroristi (mi preme sottolineare che i terroristi non sono coloro che difendono il territorio ma quelli che lo distruggono) ma anche “contro il Paese” perché “non vogliono capire che la Tav è una straordinaria opportunità di rilancio economico”. Ribadisco: brutto imbecille e imbecilli quelli che gli credono. È questa la “crisi”. Che qualcuno gli crede (e se lui lo dice è perché qualcuno gli crede). Insomma, bisogna uscire da questa ipnosi di massa chiamata “crisi” (e dalla speculare altra ipnosi chiamata “crescita economica”). Per farlo bisogna aiutarci fra di noi, ricreare relazioni, guardarci negli occhi, toccarci, tornare a vivere, a giocare, a scherzare, a mangiare, a lavorare assieme, ad impegnarci in attività sensate, a disertare i templi del consumo, e, se siamo stanchi, stressati, depressi, in difficoltà (perché le difficoltà fanno parte del vivere) a rivolgersi agli amici e non a medici e psicologi che tra l’altro stanno male quanto noi perché il Sistema non guarda in faccia nessuno. Bisogna ritornare a fare attività fisica, a fare lavori fisici invece che passare dieci ore al giorno tra computer e tivù per poi andare un’ora in palestra. Camminare in un bosco Bisogna riportare i bambini a camminare in un bosco che è il più grande dei parchi giochi e non riempirlo di paure (è troppo caldo, troppo freddo, troppo vento, troppa pioggia, troppi animali selvatici, vespe e insetti). Sono le case, le strade, l’inquinamento, il cibo, i nostri stili di vita ad ucciderci, non il bosco. Bisogna riportare i bambini, e noi con loro, a guardare le stelle invece di metterli davanti a un videogioco. Bisogna stare fuori il più possibile anche con il “brutto tempo”, bisogna abbassare la temperatura dentro casa per consumare meno, inquinare meno, spendere meno e rendere il nostro corpo e la nostra mente più forti. Bisogna soprattutto reimparare a commuoverci per i miracoli veri e non per un I-Phone o per uno schermo Full-Hd. I miracoli veri sono lì ogni momento: il Sole ma anche la pioggia, il caldo ma anche il freddo, la Luna e le stelle, il vento, l’acqua. Bisogna bere ogni sorso di acqua con consapevolezza. Bisogna mangiare con consapevolezza, senza ingozzarci, con calma, in silenzio, assaporando veramente il cibo che mangiamo. Dobbiamo farlo noi perché nessuno lo farà per noi. Tutte queste cose sembrano solo belle parole, teorie, utopie. Lo sono in effetti. Fino a che non le mettiamo in pratica. A quel punto diventano realtà e sostituiscono la realtà della “crisi” che stiamo vivendo oggi. Buona crisi La “crisi” a ben vedere è solo in questa grande ipnosi di massa che stiamo vivendo, questa lobomotizzazione del cervello e dell’anima che stiamo subendo senza batter ciglio, anzi, quasi con entusiasmo. La “crisi” è che ci hanno messo la morte nella testa, nel cuore e nell’anima. Ma non è una morte. È solamente un lungo sonno. Non buttiamo via questa splendida opportunità, un vero dono, che ci è stato dato per riprendere in mano le nostre Vite. Apriamo gli occhi, smettiamola di lamentarci e prendiamoci la responsabilità di cambiare in prima persona, e facciamolo, possibilmente, prendendo per mano chi ci è accanto. Andrà a finire che ci terremo tutti per mano e ci renderemo conto che non c’è nessuna “crisi” se non nella nostra testa. Buona “crisi” (opportunità di cambiamento) a tutti. http://comune-info.net/2015/02/riprendiamoci-vita-crisi/ […]

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    […]  http://comune-info.net/2015/02/riprendiamoci-vita-crisi/ […]

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    […] Articolo ripreso da Comune-info.net […]

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