Un’interpretazione della corruzione

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di Alberto Castagnola

È vero: in Italia, ormai da anni, si moltiplicano gli episodi di corruzione e concussione. In realtà siamo di fronte a un fenomeno molto più massiccio e diffuso che comprende diverse forme di illegalità e di mancato rispetto delle norme di comportamento che dovrebbero regolare le istituzioni pubbliche e il mondo degli affari. Al di là delle fattispecie previste dai codici e dai regolamenti, è ormai possibile tracciare un quadro desolante di comportamenti – oltretutto considerati «normali e inevitabili» da buona parte della popolazione e considerati parte integrante delle attività produttive e commerciali –, molto articolato e profondamente radicato nella vita sociale (con particolare accentuazione nei contesti urbani delle città di maggiori dimensioni).

Tentiamo una prima breve descrizione, peraltro limitata ai comportamenti economici,  trascurando per un momento la antropologia e la sociologia dei fenomeni esaminati.

Gli ambiti da descrivere sono numerosi:

a) l’accesso ai finanziamenti pubblici erogati da ministeri e enti locali, in particolare per la realizzazione di opere più o meno grandi (come denuncia giustamente, tra gli altri, il movimento No Tav): la corruzione dei responsabili politici e dei funzionari preposti alle varie fasi di approvazione, realizzazione e controllo sembra essere diventata la normalità di ogni procedura; gli imprenditori appaiono non più in grado di competere fra loro in base alle qualifiche del loro lavoro, mentre l’acquisizione delle commesse viene perseguita solo con mezzi e pressioni illecite, che non tengono conto delle garanzie di realizzare opere qualitativamente ineccepibili;

b) l’evasione fiscale ha raggiunto dimensioni enormi (una sua consistente riduzione avrebbe potuto evitare larga parte delle misure relative al debito pubblico), sia che riguardi ricchi possidenti, sia che veda in azione imprese di ogni dimensione;

c) la sottrazione agli oneri fiscali riguarda i settori più ricchi dei commercianti, i più elevati redditi familiari dichiarati, i professionisti, ecc.

d) è poi molto aumentato il ruolo svolto dai «paradisi fiscali», i circa sessanta piccoli paesi che ricevono qualunque somma, senza indagare sulla provenienza e facendo pagare imposte irrisorie, e che quindi si prestano molto bene per pagamenti di tangenti e per compravendite di armi e di droghe, ma che negli ultimi anni si sono ammodernati ospitando anche operazioni finanziarie «fuori bilancio» (in misura tale da provocare un aumento dei controlli da parte dell’Ocse).

e) sono poi in larga misura sottratte a tassazione le operazioni finanziarie svolte da banche, fondi di investimento, fondi pensioni, hedge funds, e altre società finanziarie, che talvolta sono semplici coperture di vere e proprie truffe (dalle Catene di Sant’Antonio ai vari Madoff nostrani);

f) rappresentano dei tentativi di sottrarsi ai meccanismi fiscali tutte le micro evasioni effettuate da parte della popolazione (mancata emissione e richiesta di scontrini, sottrazione al pagamento di multe, lavori in nero, ecc.);

g) non si possono dimenticare, infine, le operazioni di riciclaggio effettuate dalle varie mafie, gli usi impropri di fondi pubblici imputati a molti dei partiti, le truffe dirette ad accaparrarsi i fondi europei previsti per cifre molto consistenti nei settori agricoli e della formazione professionale.

Tutte queste operazioni sono state finora oggetto di infinite analisi sul degrado morale sempre più diffuso e sul distacco della politica e degli Stati dai loro compiti, forse però un calcolo approssimativo dell’ammontare complessivo delle attività realizzate fuori di ogni regola porterebbe a una interpretazione a livello macro di un qualche interesse.

In altre parole, si può supporre che il sistema economico dominante non riesca più a funzionare se non realizza le sue scelte e le sue logiche in ambiti determinati attraverso il ricorso a illegalità diffuse e sistematiche? Significherebbe che incontra tali difficoltà a sopravvivere che non gli sono più sufficienti le leggi emanate e controllate dagli Stati e le normative delle organizzazioni internazionali approvate per favorire imprese nazionali e multinazionali per svolgere le sue normali attività di ricerca illimitata di profitti, di sfruttamento delle persone e di danneggiamento del pianeta. Se ciò è vero, siamo in presenza di una sua ulteriore mutazione del sistema neoliberista ancora dominante. Dopo il consumismo, la delocalizzazione internazionale, la piena affermazione del dominio delle transnazionali, l’emergere a partire dal 1990 della accumulazione spostata nella sfera finanziaria, l’ideologia liberista si afferma non più soltanto con la subordinazione della politica e delle istituzioni alle sue esigenze, ma con la «necessità» (imposta) di stravolgere sistematicamente le regole per poter operare in un ambiente selvaggio, liberato da un contesto legislativo e procedurale di salvaguardia minima dei diritti (al quale continuano però a rispondere tutte e soltanto le persone e i gruppi non ritenuti utili ai suoi scopi, in un clima crescente di politiche di «sicurezza» e di repressione del dissenso).

Insomma, il proliferare dei fenomeni di corruzione e concussioni potrebbe essere visto sotto una luce completamente nuova. Non siamo di fronte a un’eccezione e meno ancora a un mal funzionamento. Quei fenomeni sono voluti e spinti dal sistema dominante, forse realmente obbligato per la prima volta a lottare per la sua sopravvivenza attraverso mutazioni sempre più accelerate e non solo a espandere con continuità i suoi meccanismi di profitto.

 

 

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4 Risposte a “Un’interpretazione della corruzione”

  1. Silvia Acquistapace
    12 aprile 2012 at 13:33 #

    l’analisi di Castagnola è in linea con le idee espresse da Luciano Gallino in Finanzcapitalismo e da Lidia Undiemi, uscita dalla IDV proprio per non avere avuto risposta alle sue denunce.
    La condivido in pieno e credo che un cambiamento di rotta imponga di trasformare la politica dell’Europa e spostare gli equilibri di potere dalle destre attualmente al governo alle sinistre sia in Francia, che in Gemania e Italia: solo però se le sinistre avranno fatto proprie queste analisi.

  2. Filippo Belisario
    5 dicembre 2014 at 13:27 #

    Lavorando in un distaccamento periferico di una regione, aggiungerei all’efficace elenco esposto un fenomeno diffusissimo e polverizzato che forse non si può definire corruttivo in senso stretto, ma che sicuramente comporta una pessima e impattante utilizzazione del denaro pubblico. Mi riferisco al permanente vizio di enti grandi e piccoli di inventarsi lavori pubblici o progetti, spesso inutili, per poter accedere a finanziamenti che a loro volta possono o non possono alimentare prassi clientelari o corruttive, ma che sicuramente fanno “girare un’economia” offrendo potere e prestigio a chi li procaccia e mettendo tutti i beneficiari d’accordo sulla indispensabilità delle opere. In questo modo vengono ristrutturati edifici (talvolta anche malamente), create strutture o infrastrutture, inaugurati portali reali o virtuali ecc., sui quali nessuno effettua poi verifiche di efficacia negli anni a venire e che, alla fine, si trasformano in inutili e onerose zavorre E non parliamo qui delle grandi cattedrali nel deserto spesso sulla ribalta mediatica, ma di un qualcosa di diffuso capillarmente assi più di quanti si immagini. Tanto per fare cifre legate alla mia realtà: 4 o 5 “opere” (per lo più antichi ruderi di edifici ristrutturati per scopi vari e mai o pochissimo utilizzati) negli ultimi 20 anni in un comune di medio-piccole dimensioni dell’alto Lazio. Immaginando un costo medio /opera attualizzato di circa 400.000 euro, sono 2 milioni buttati via negli ultimi 20 anni. Una media di 100.000 euro l’anno. Per un comune di 5.000 abitanti significano 20 euro dispersi per ogni anno per ogni singolo residente…

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