Peshawar, un dolore immenso

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di Giancarlo Cavinato*

 

Bocca cucita

Un giorno, in un paese non molto lontano da qui, un bambino smise di parlare.
Allora il gatto, accanto al camino, chiese:“Perché?”
Ma il bambino non rispose, e il gatto , quel giorno, non fece le fusa.
Allora la casa chiese: “Perché?” Il gatto rispose: “Il bambino non parla più, così io smetto di fare le fusa.”
Quel giorno, la casa non aprì le persiane.
Vedendo ciò, i fiori del giardino chiesero: “Perché?”
La casa rispose:: “Il bambino non parla più, il gatto non fa le fusa, così io non apro le persiane”.
Quel giorno, nel giardino, i fiori chinarono il capo. Stupito, il sentiero chiese: “Perché?”
I fiori del giardino risposero: “Il bambino non parla più, il gatto non fa le fusa,
la casa non apre le persiane. Così noi, i fiori, chiniamo il capo.”
Quel giorno, il sentiero decise di non condurre al giardino….
E il lavoro dei campi non seppe più dove passare.
Una stella sola rimase sospesa…Perché? Nessuno lo sa.
Quel ch’è certo, è che la stella accese un sogno, un piccolo impercettibile sogno nel cuore del bambino.
In questo sogno c’erano delle storie, le storie di prima della guerra che gli raccontava la nonna.
Le immagini di queste storie erano belle, così belle che riportarono le parole alla bocca del bambino.
Il gatto sentì parlare il bambino. Così si rimise a fare le fusa.
Di colpo la casa aprì le persiane, i fiori alzarono il capo, il sentiero riprese la via del giardino, il lavoro dei campi ricominciò, il sole si rimise a brillare…
…. E la vita riprese come prima.
E come prima, le storie accesero i sogni negli occhi dei bambini.

Gigi Bigot, Pépito Mateo
A cura di C. Rabitti ed. Zoolibri 2003, collana Solidarietà

 

Anche noi*, come il bambino di questa storia, che abbiamo letto con tanti alunni di tante classi e con dei consigli dei ragazzi ai tempi di Beslan, siamo rimasti senza parole. Possiamo solo affidarci al potere consolatorio delle storie, queste ‘candele della memoria’ del nostro pensiero.

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Perché il dolore è troppo forte e strozza il grido che ci sale in gola, perché ‘i bambini del mondo sono i bambini di tutti’ come è scritto nel libro ‘Non dobbiamo tacere’ che abbiamo pubblicato a luglio per la Ridef (Rencontre internationale des educateurs Freinet), per far conoscere al mondo i soprusi, le angherie, le sofferenze di milioni di bambine e bambini e di ragazze e ragazzi che il mondo non sa, non vuole vedere.

APTOPIX Pakistan

Troppo tardive e a volte ipocrite sono le manifestazioni di dolore e di sdegno affidate ai media. Noi siamo parte in causa. Noi non siamo neutrali. Noi dobbiamo gridare il dolore e lo sdegno, ma nel contempo dobbiamo raccontare ai nostri alunni e ai nostri figli storie per elaborare il dolore, per far prendere coscienza, per non rimanere indifferenti: dobbiamo dichiararci davanti a loro, come adulti responsabili, parafrasando Calvino (‘Le città invisibili’), del male che è in mezzo a noi: imparando a trovare nella realtà in cui viviamo quei varchi per cogliere i semi di bene che vanno protetti. Solo un’attenzione e un apprendimento continui ci possono aiutare in questo difficile compito.

* Segreteria nazionale Movimento di cooperazione educativa, http://www.mce-fimem.it/home.html

 

DA LEGGERE

Apprendere facendo

Come ripensare il mondo a partire della scuola? Servono pensiero critico e spazi comuni. Occorre creare quelle che Ivan Illich chiama trame dell’apprendimento, dove imparare facendo. Uno spazio web con articoli, saggi, notizie, interviste, link, video sull’universo dell’apprendere, sulla scuola, sull’imparare ad imparare

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