Elogio del tempo perso

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di Sandra Dema*

“Ormai nessuno ha più tempo per nulla.
Neppure di meravigliarsi, inorridirsi,
commuoversi, innamorarsi,
stare con se stessi.
Le scuse per non fermarci a chiedere
se questo correre ci rende felici sono migliaia,
e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle”

Tiziano Terzani

“Ma io non ho tempo, devo andare al doposcuola, a calcio e a nuoto… come faccio? Poi gioco alla WII prima di addormentarmi” mi risponde Alberto (sei anni) durante un’attività in classe. In quell’istante ho percepito il problema. Un problema non da poco. Un problema serio.

Il bambino ha evidenziato in modo semplice e conciso lo stile e le abitudini di vita della maggior parte delle persone che vivono i luoghi del mondo dove si produce e si consuma oltre il fabbisogno. Nella sua frase tuttavia è anche racchiuso il desiderio di averlo… quel tempo, se solo potesse decidere lui. Un tempo diverso, non costretto nella scatola a quattro ruote e scandito da orari, ma un tempo libero, un tempo creativo, un tempo lento, un tempo all’aria aperta… come un tempo.

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Parlando in altri contesti con genitori e insegnanti è emerso lo stesso, irrisolto problema. Ci si sente schiavi di questo tempo che non c’è più. Forse qualcuno ce l’ha rubato? Questo libro**, tratto dal progetto “Indovina che cos’ero” è una proposta per “sfidare il ladro” del tempo. Per “sfidare il ladro” occorre una strategia.

Prima parola d’ordine è Fermarsi. Fermarsi consente di ascoltare. Cancellare la parola Fretta. La fretta non permette di sentire e osservare.

Seconda parola d’ordine è Scegliere. Scegliere consente di cambiare. Cancellare la parola Abitudine. L’abitudine non permette di agire e impegnarsi.

Terza parola d’ordine è Fare. Fare consente di stare bene. Cancellare la parola Indifferenza. L’indifferenza non permette di condividere e partecipare.

jo5A questo punto Scegliere di Fermarsi per Fare pare essere la strada da percorrere per riappropriarsi del tempo. È un percorso semplice di avvicinamento al Fare rivolto a genitori, educatori, insegnanti, animatori. Un “fare insieme ai bambini” che ha come risultato la creazione di giochi e oggetti da usare e conservare e la preparazione di facili ricette per la merenda. Presenta inoltre alcuni suggerimenti di riflessione e qualche informazione utile a comprendere meglio il problema e la necessità del cambiamento.

Il libro è suddiviso in quattro parti.

La prima: Un po’ di tempo per guardare – La galleria. Presenta venti fotografie di giochi/oggetti nuovi, creati utilizzando quasi esclusivamente materiali che subito dopo averli acquistati, o al termine del loro ciclo di vita (spesso decisa da noi), verrebbero gettati per diventare rifiuti. Accanto ad ogni fotografia è previsto uno spazio per ipotizzare quali siano stati i materiali e/o gli oggetti utilizzati per assemblare quel prodotto.

La seconda: Un po’ di tempo per creare – Il laboratorio. Ad ogni disegno corrisponde una scheda esplicativa sulla quale sono riportati: l’elenco “eravamo” (le materie prime e/o i prodotti utilizzati per la nuova realizzazione); l’elenco “altri materiali” (pochissimi altri accessori o materiali tipo colla, nastro adesivo, puntine, forbici, ago…); il grado di difficoltà;
la spiegazione delle fasi di lavoro.

La terza: Un po’ di tempo per cucinare – Ricette semplici per bambini troppo indaffarati. Venti ricette semplici da preparare, insieme ai bambini, avvicinandoli in modo attivo e ludico al cibo per vivere insieme momenti divertenti e importanti. L’esperienza favorisce la relazione tra adulto e bambino, la conoscenza e la curiosità verso alcuni alimenti, oltre ad essere un buon esercizio per esercitare la pazienza. Le venti ricette contenute in questa parte sono una variegata e sana alternativa alle merende preconfezionate a vantaggio della salute, del portafoglio e dell’ambiente.

La quarta: Un po’ di tempo per informarsi e riflettere – A piccoli passi. Il nostro agire è spesso dettato dalla fretta, dai condizionamenti, dall’educazione, dalla formazione. Recuperare un po’ di tempo per informarsi e riflettere, anche attraverso il gioco, può essere un buon modo per avviare un cambiamento all’insegna della felicità.

 

el* Sandra Dema si occupa di progettazione e animazione di attività interculturali, ambientali, organizza laboratori creativi con materiali di recupero e scarto e laboratori di cucina per piccoli e grandi; si dedica alla promozione della lettura nelle scuole e nelle biblioteche. È autrice di numerosi libri per l’infanzia.

* Prefazione di Elogio del tempo perso, la meridiana

 

 

UN PROGETTO DI FORMAZIONE PER GENITORI, INSEGNANTI, EDUCATORI

Elogio del tempo perso

Primo incontro (due ore): Accoglienza… in cerchio. Presentazione della docente e dei partecipanti. Lettura di alcuni brevi passi tratti da “La casa dei pasticcini in disordine” (Astragalo edizioni). Introduzione all’argomento Tempo, il progetto Elogio del tempo perso com’è nato, perché… Condivisione di scelte, esperienze, problemi in plenaria. Gioco. Debriefing.
Secondo incontro (4 ore). Accoglienza… in cerchio. Ascolto di pensieri, spunti, riflessioni dopo il primo incontro. Lettura di alcuni brevi passi tratti da “La casa dei pasticcini in disordine” (Astragalo edizioni). Preparazione di semplici ricette per il break di metà mattinata. Break. Dal dire al Fare passando per il Giocare: esercitazioni pratiche con materiali di recupero e giochi in compagnia. Debriefing dell’esperienza.
Per informazioni: demasandra at yahoo.it

 

DA LEGGERE

Tempo rubato Filippo Trasatti

Città e scuole senza orologi Gianluca Carmosino

Quel che resta del gioco Franco La Cecla

Ci vuole il tempo che ci vuole Luciana Bertinato

Alcune domande aperte per un Manifesto della lentezza Andrea Satta

No Sav, Scuola ad alta velocità Franco Lorenzoni

Apprendere facendo

 

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6 Risposte a “Elogio del tempo perso”

  1. Anna Guarracino
    5 gennaio 2015 at 09:18 #

    E quanto tempo togliamo loro con le nostre ridicole pretese di adulti incontentabili e frustrati!

  2. Rosaria Gasparro
    5 gennaio 2015 at 15:55 #

    Il tempo perso-preso. Brava Sandra Dema

    Rosaria, maestra

  3. 9 gennaio 2015 at 13:02 #

    BRAVI ! ANZI BRAVISSIMA !

    LANCIAMO UNA CAMPAGNA AMPIA E FORTE! NON DERUBIAMO I BAMBINI

    (E RILEGGIAMO ILLICH, DESCOLARIZZARE LA SOCIETA’)

  4. daniela degan
    13 marzo 2015 at 09:26 #

    Brava, Bravissima … leggerò il tuo libro!
    Mi posiziono al tuo fianco …. e sempre sul tempo …

    Il tempo dell’oppressione è fondato sulla negazione – della dignità, dei diritti, dell’equivalenza tra le vite -che il bioliberismo organizza nel tempo alienato della domin/azione. Quello della re-esistenza si fonda, invece, in uno scorrere affermativo, nel quale si svolge la triade: tempo soggettivo/individuo liberato/azione liberante. Anche la cura e la manutenzione svolgono, così, per chi le agisce, un tempo nuovo, che sostanzia anche nuove soggettività. È , questa, l’esperienza del tempo di cura -quando osserviamo amorevolmente le cose o le persone che curiamo; è il tempo del riguardo, cioè dello sguardo che ci avvicina alle cose ed alle persone nel ricongiungimento. Il bioliberismo, ed i suoi servitori sopra-viventi intendono, invece, “possederci nel tempo”; lo utilizzano come arma di dominio. Premendo sull’acceleratore di un tempo oggettivo -universale e gerarchizzante -sempre più veloce, lo identificano con il danaro e viceversa. La reificazione del tempo è l’arma di dominio più comune; la creazione di un tempo dereificato – liberato, soggettivo, discontinuo – sostanzia, invece, la durata dell’”altro mondo possibile”. Che tempo ci serve, allora, per la cura del mondo “dentro” e “fuori” di noi; qual è il tempo della restituzione delle cose all’anima, che uso farne, come crearlo ? Per prima cosa, dobbiamo visualizzare la sua “qualità”; la nostra necessità è, infatti, creare questo tempo nuovo, e non semplicemente riconquistare il tempo vecchio, lineare, quantitativo, “oggettivo” degli orologi.
    ( Il Gioco del Mondo – Raffaele K Salinari)

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  1. Elogio del tempo perso | Associazioni Riunite - 5 gennaio 2015

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  2. Commenti | Associazioni Riunite - 17 marzo 2015

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