Il pensiero come virtù

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di Rosaria Gasparro*

Ai bambini piace parlare delle proprie cose e di quelle dei grandi, di cose da niente e di cose difficili e serie. Ai bambini piace confrontarsi e confortarsi a modo loro cercando e creando le parole per dare forma ai pensieri. Alzano le mani, impazienti di dire; alzano la voce per farsi sentire e pian piano la attenuano, trovano il tono giusto, il timbro morbido di chi inizia ad ascoltare.

Alle maestre lente piace ascoltarli, tutto quello che serve passa da qui, perciò creano le occasioni o le colgono al volo perché accada; prendono il tempo che serve e ne fanno pratica virtuosa. Imparano in presa diretta dai piccoli.

L’aula diventa un vascello con cui andare verso l’ignoto. Ogni rotta è buona, anche la più distratta ci porterà in un altrove. Ognuno è necessario. Tutto ha dignità di essere conosciuto e accolto. Visitiamo il paradiso e l’inferno. Si usano il se, il forse, il secondo me, si aspetta il secondo gli altri. Strumenti che ci costruiamo e impariamo ad usare strada facendo. Ci si sente vicini, si è d’accordo oppure no, nascono nuove idee e i pensieri prendono il largo. Si prova piacere. Il capitano c’è ma si vede poco, evita le secche e le tempeste. Si continua domani e poi ancora domani finché non ci sentiamo soddisfatti dell’avventura del nostro pensiero. Ecco fermiamoci qui, per ora. Questo è quanto abbiamo capito. Questa è la nostra conoscenza. Questa è la cultura dei bambini, la nostra visione po-etica del mondo, in cui entra la meraviglia e la scoperta, la noia e la voglia. Ci si apre, ci si mette a nudo e si conosce, noi stessi e il mondo. Come lo guardiamo, come siamo guardati. Alla fine non c’è la fine. Abbiamo attraversato il mar grande della complessità e ne abbiamo fatto un’idea semplice. La nostra. Abbiamo esplorato un pezzo della realtà e ne abbiamo preso possesso, pronti a rimetterla in gioco.

“I bambini non solo generano le loro ipotesi – scriveva Jerome Bruner (psicologo statunitense, tra i principali ricercatori della psicologia cognitiva, ndr) -, ma le negoziano con gli altri, insegnanti compresi; e assumono anche il ruolo di insegnanti, offrendo le loro competenze a quelli che ne hanno meno”.

Lasciare che questo accada è il programma che conta. La consuetudine a conversare senza prevaricare senza pregiudizio senza farne chiacchiera, è pratica di diversità e affinità, è esplorare i limiti, cercando l’oltre. È esercizio di pensiero, la grammatica fondamentale per riflettere, conoscere e vivere. È così che si diventa umani.

Serve tanto, soprattutto ai grandi.

 

Maestra di una scuola primaria pubblica, vive a San Michele Salentino (Brindisi). Altri suoi articoli sono qui. Insieme a molti e molte ha contribuito alla nascita di questo dossier: Apprendere facendo.
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3 Risposte a “Il pensiero come virtù”

  1. 14 novembre 2014 at 08:31 #

    Ho letto l’articolo pensando a come possano conciliarsi la quiete e la rivoluzione, signora Gasparro, signora Maestra.

    Senso di meraviglia, esplorazione, scoperta, esercizio di pensiero: come fari in un immenso mare. Se bastassero alcune parole chiave per rinnovare il mondo dell’educazione -soprattutto nel nostro dileggiato Paese- se bastassero persone e insegnanti come lei…

    Leggere le sue parole mi ha fatto rammaricare, ancora una volta, dell’essere ormai in pensione, lontano dalle calme barricate.

  2. antonella santi
    20 novembre 2014 at 22:15 #

    Ho letto ritrovandomi e ritrovando l’idea potente di virtù.
    I pensieri che prendono il largo, il viaggio virtuoso della vita, la meraviglia del potersi meravigliare!
    Nella scuola dell’infanzia tutto questo è ancora possibile. Sviluppare un pensiero critico, creativo e della cura per sè, per gli altri ed il pianeta. I bambini hanno bisogno di allargare gli spazi in cui si impara a pensare e si apprende a dialogare. La Philosophy for Children è una rivoluzione che mette in cammino.
    buoni giorni e grazie! antonella

  3. Patrizia61
    27 giugno 2016 at 14:05 #

    Grazie alle maestre e agli insegnanti illuminati la scuola ancora è viva e vegeta e può ancora essere luogo di crescita umana e dell’apprendere autentico non artefatto, confezionato, ottuso, ma ampio, interessante, arioso e pieno di speranze. Per questo mi piace il mio lavoro!

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