Sguardi sulla città autoprodotta

Pubblichaimo l’introduzione del libro S.M.U.R. – Self Made Urbanism Rome (Roma, città autoprodotta. Ricerca urbana e linguaggi artistici), curato da Carlo Cellamare, ed edito da manifestolibri

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Autorganizzazione e forme di autoproduzione della città sono le protagoniste di questo libro. E Roma ne è il caso emblematico; una città che si è costruita e continuamente si costruisce attraverso la produzione sociale dei suoi abitanti, protagonisti intenzionali o inconsapevoli, piuttosto che attraverso la pianificazione e le politiche pubbliche, piuttosto che attraverso il governo pubblico organizzato e strutturato (con tutto ciò che questo significa, nel bene e nel male). Produzione sociale che costruisce la città fisica, ma anche i modi di viverla, gli “urbanesimi” possibili, le culture urbane. Produzione sociale che risponde al bisogno della casa e alle altre carenze urbane esistenti, ma che esprime anche una resistenza alla rendita e al neoliberismo, alla speculazione e a quegli interessi economici che ben poco hanno a che vedere con l’interesse pubblico e che trasformano oggi la città in merce. Non si tratta solo di una resistenza, ma contemporaneamente si esprime un “diritto alla città” e all’abitare, si producono “commons”, si sperimentano forme di autogoverno, si costruisce un’altra idea di città.

L’autorganizzazione e l’autoproduzione della città si declina a Roma in tanti modi diversi e spesso ambigui, ed il libro è un viaggio vissuto e critico attraverso di essi: dall’abusivismo all’informale, dai campi rom ai quartieri autorganizzati, alle più recenti vicende delle occupazioni a scopo abitativo e del Teatro Valle Occupato. Il libro è un viaggio attraverso la città, soprattutto lungo lo spaccato di via Casilina, e i protagonisti sono i suoi quartieri e le persone che ci abitano e si autorganizzano: la vicenda della Pantanella, Pigneto, Mandrione e Tor Fiscale, Torpignattara, i campi rom Casilino 700 e 900, Tor Bella Monaca, Borghesiana e Borgata Finocchio. Storie di città raccontate dai suoi protagonisti e dai suoi abitanti, da ricercatori impegnati sul campo e da artisti coinvolti nel progetto.

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Questa foto è stata scattata durante una sessione fotografica di Giorgio de Finis al Metropoliz (Roma)

Il libro restituisce infatti gli esiti di un progetto internazionale di ricerca artistica, urbana e sociale (S.M.U.R. – Self-Made Urbanism Rome) che ha sperimentato l’intreccio tra ricerca e linguaggi artistici, sviluppandosi da diversi anni a Roma. Per alcuni anni, il progetto Self Made Urbanism Rome ha accompagnato diversi percorsi di autorganizzazione e ha tenuto alcuni workshop che ci hanno resi testimoni dei cambiamenti politici in corso e di alcuni importanti avvenimenti. Quando, nel febbraio 2009, si è tenuto il workshop Self Made City a Borghesiana, insediamento abusivo ai margini sud-est della città, La coalizione di centro-destra del sindaco Alemanno aveva vinto da poco le elezioni proprio qui, in quella che una volta era la “cintura rossa” di Roma; e durante il primo grande workshop del progetto nel novembre 2012 (che ha visto anche un incontro col Teatro Valle Occupato), è stato occupato il Cinema America a Trastevere e si è aperto il dibattito pubblico sul suo uso futuro.

Nei workshop, artisti, ricercatori e attivisti hanno discusso le loro posizioni e i loro punti di vista, si sono confrontati sui metodi e sui linguaggi e hanno incontrato i territori della città. Da questo lavoro ne è emersa la mostra che si è tenuta a Berlino, tra il settembre e il novembre 2013, grazie al sostegno dell’NGbK, Neue Gesellschaft für bildende Kunst, intorno alla quale si è sviluppato un grande dibattito. A Berlino e in Germania il tema dell’autorganizzazione è infatti profondamente sentito. Tutto questo lavoro d’altronde non poteva non essere riportato a Roma, ed il presente volume cerca di rispondere a questo obiettivo.

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Orto urbano a Tor Sapienza, Roma

La produzione artistica si è nutrita del confronto con le realtà concrete. Stefano Montesi ha fatto della Pantanella la sua seconda casa, cosa che gli ha permesso di catturare nelle sue fotografie il punto di vista dall’interno di quelleccezionale laboratorio interculturale. Klaus Schafler e Tobias Zielony hanno sviluppato il loro lavoro su base fotografica insieme agli immigrati, soprattutto del Bangladesh, mentre Alexander Schellow, ha vagabondato e abitato le strade, cosa che gli ha permesso di entrare profondamente nei luoghi e negli incontri occasionali da iscriverli profondamente nella memoria. Antonella Perin, Alessandro Lanzetta e Susanna Perin restituiscono il loro lungo lavoro nella città abusiva di Valle Borghesiana, mentre Rena Rädle e Vladan Jeremić, artisti e attivisti, con forti legami con la rete internazionale dei Rom, collocano le lotte dei Rom a Roma in relazione con quelle che si sviluppano in altre città. Sandra Schäfer e il duo Maria Iorio e Raphaël Cuomo hanno approfondito la produzione video e cinematografica, anche attraverso indagini di archivio, ed il loro lavoro riflette su come i media rappresentano l’autorganizzazione e i suoi protagonisti. I fotografi Helmut Weber e Sabine Bitter, infine, parafrasano graficamente la frammentazione dell’autoproduzione urbana.

Se nella ricerca e nella mostra l’asse della via Casilina ha rappresentato il filo conduttore del lavoro, in questo volume si è invece cercato di tematizzare la questione dell’autorganizzazione urbana individuando alcuni nodi rilevanti. Il libro è introdotto da una sezione che affronta i temi generali attraverso tre contributi: il primo, di Jochen Becker, discute il tema in generale, nei suoi diversi risvolti e in una prospettiva internazionale; il secondo, di Carlo Cellamare, discute il tema dell’autorganizzazione nel contesto di Roma, partendo dalle esperienze e dalle pratiche urbane; il terzo, sviluppato sotto forma di intervista ad Hanru Hou, direttore artistico del MAXXI di Roma, affronta i temi del rapporto tra arte e città e tra ricerca urbana e linguaggi artistici, entrando nel vivo del dibattito attuale.

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Seguono le sezioni tematiche. Nella prima si discute del rapporto tra autorganizzazione e migranti attraverso i contributi di Roberto De Angelis, su quell’evento eccezionale e di risalto internazionale che è stata la vicenda del Pantanella nel 1990-1991 di cui è stato testimone privilegiato, e di Andrea Priori, su quella Banglatown romana che ha trasformato completamente Torpignattara e che ci interroga sulle forme di convivenza. Nella seconda si raccontano le forme di autorganizzazione nei quartieri romani, con tutte le loro implicazioni, anche problematiche: Monica Postiglione torna sul Pigneto per mostrare come l’informalità possa essere “spendibile” e trasformare un luogo nel centro della movida notturna romana; Carlo Cellamare e Antonella Carrano, attraverso le vicende di Mandrione e Tor Fiscale, ragionano sul ruolo dei comitati e delle associazioni locali nell’autorganizzazione; Antonella Perin, Alessandro Lanzetta e Susanna Perin, protagonisti di un lungo e approfondito lavoro a Valle Borghesiana, si confrontano con i significati, le politiche informali ed i vissuti che la città abusiva romana ha prodotto e produce.

Nella terza sezione si affronta la questione dei Rom e del loro rapporto con la città, delle capacità di autocostruzione, da una parte, e delle politiche di ghettizzazione e di espulsione, dall’altra. Monica Rossi, forte del suo grande lavoro sul campo, sviluppa il suo ragionamento a partire dall’esperienza dei campi di Casilino 700 e 900 fino ad arrivare ad una critica delle politiche recenti. Rena Rädle e Vladan Jeremić, artisti e attivisti, forti della loro esperienza internazionale, inseriscono il tema in una prospettiva sovralocale e in un problema di carattere globale.COPERTINA

Nella quarta sezione il contributo di Francesco Montillo su Tor Bella Monaca, ci mostra come l’autorganizzazione si declina anche nelle mega-strutture dell’edilizia sociale, con tutti i suoi risvolti problematici. Nella sezione successiva si concentra invece l’attenzione sul tema del commoning a partire dall’esperienza dei centri sociali a Roma per arrivare alle più recenti occupazioni dei luoghi di produzione culturale, ed in particolare del Teatro Valle, attraverso i contributi di Francesco Macarone Palmieri, Marta Chiogna e degli stessi protagonisti del Teatro Valle Occupato.

Conclude il libro una riflessione a più voci (Christian Hanussek, Maria Iorio&Raphael Cuomo, Sandra Schafer) sul modo con cui è stata data rappresentazione visuale all’autorganizzazione a Roma tramite la produzione video e cinematografica, riprendendo anche la discussione sul contributo di Pasolini. Il libro, infine, cerca di restituire nella sua struttura il profondo intreccio tra ricerca urbana e sociale e produzione artistica che ha caratterizzato tutto il progetto.

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