Le nostre scuole a due ruote

10313790_470592936405679_3458505776607751385_n

Cari genitori,

sono una mamma come tante, con la caratteristica di essere “ri-mamma” a dieci anni di distanza e quindi mi capita di guardare alla genitorialità con una doppia chiave (bambini piccoli e bambini adolescenti, scelte e reazioni conseguenti) e di farmi spesso qualche domanda sul nostro ruolo di educatori.

Per esempio, oggi mi chiedo quale di queste frasi colpisce di più un genitore che accompagna i propri figli a scuola in macchina, sia che lo faccia per comodità o per mancanza di alternative:

Nel 1970 la media dei bambini tra i 6 e gli 11 anni che erano autonomi nel percorso casa-scuola era del 90 percento: oggi è del 7 percento (in Inghilterra arriva al 25 per cento, in Germania al 76 per cento).

I bambini che vanno a scuola in automobile sono esposti a tassi d’inquinamento estremamente elevati. Studi scientifici mostrano che i livelli registrati all’interno degli abitacoli superano le concentrazioni all’esterno dell’automobile. È difficile da credere, ma è così.

I bambini che vanno a scuola in macchina sono meno reattivi di quelli che vanno in bicicletta o a piedi. Giocano meno, sono più in sovrappeso, hanno minore sicurezza e minore autostima. E durante l’adolescenza soffriranno maggiormente la solitudine.

I bambini abituati a muoversi principalmente in macchina tenderanno a conservare tale abitudine anche da adulti: l’automobile sarà probabilmente il loro principale mezzo di locomozione.

Il numero di bambini investiti da automobili con alla guida genitori che portano i loro figli a scuola è più del doppio di quello causato da altri veicoli.

Insomma cosa ci colpisce di più? Che crescano facendo fatica a relazionarsi e ad avere fiducia in loro stessi, e a trovare la propria strada nel mondo (anche del lavoro)? Che rischiano di essere investiti soprattutto dai genitori dei loro compagni? Che soffrano (anche da grandi) di malattie respiratorie per l’aria che hanno respirato in tutti i loro spostamenti in macchina? Oppure ci colpisce che come noi ripeteranno l’errore di preferire l’automobile e si stresseranno nel traffico?

Ognuno ha la sua risposta. Però mi sembra di aver capito, alla terza maternità, che spesso l’errore fatale mio e dei genitori che incontro (ma anche di quelli di dieci anni fa) è che non ci accorgiamo di quanto, nel tentativo di proteggere i nostri figli da tutti i possibili mali della società, generiamo effetti collaterali devastanti. Rendiamo i nostri figli asociali, a volte incivili, li facciamo ammalare, oppure finiamo per investirli con quelle stesse macchine che abbiamo comprato per farli stare al sicuro. È una metafora terribile.

E la bicicletta risolve tutto? No, evidentemente. Però mi sembra di vedere sempre più chiaramente che l’unica cosa che possiamo ancora dare ai nostri figli è l’esempio; l’idea, messa in pratica, che si può vivere anche in altri modi rispetto a quelli che abbiamo ereditato da chi c’era prima di noi, che le nostre città possono essere luoghi migliori; che il futuro può essere un posto migliore e non peggiore. Questo è il motivo per cui il mio terzo figlio ho deciso di portarlo in bicicletta a scuola ogni giorno e mi do tanto da fare affinché anche altri genitori ci provino, e ci riescano. Come? Per esempio con il “Bike to School”, questa pratica auto-organizzata da genitori di tutti i quartieri, che ha lo scopo di formare dei piccoli (o magari grandi) gruppi che accompagnano i bambini a scuola, tutti insieme, tutti in bicicletta. E che permettono loro di vivere un’esperienza di città forse solo poco più autonoma, ma tanto più movimentata, allegra e divertente.

A Roma, a un anno dal primo appuntamento le scuole che partecipano all’iniziativa dell’ultimo venerdì del mese sono sempre tante, mai meno di 25. A Napoli si sono attivati anche diversi istituti superiori; a Milano l’attività di “accompagnamento” continua settimanalmente in molte scuole, e anche a Torino e Genova è ormai diventato un appuntamento fisso.

Il prossimo “Bike to School” a Roma ci sarà venerdì 28 novembre, e vedrà la partecipazione del sindaco Ignazio Marino, che ha promesso di pedalare insieme ai bambini: gli chiederemo a che punto sia l’attuazione del programma Una città a misura dei bambini che aveva firmato con noi in campagna elettorale; gli chiederemo in particolare notizie sulla cosa che a noi sta più a cuore (punto 3 del programma): chiudere al traffico le strade delle scuole e messa in sicurezza/segnalazione dei percorsi dei “Bike to School” di Roma. L’Assessorato competente ha finora partecipato attivamente su queste due voci: aspettiamo quindi che il lavoro dia i suoi frutti e sentiremo cosa ci dirà.

Le istruzioni per organizzare un “Bike to School” in autonomia nella tua scuola, le trovi su www.biketoschoolroma.it

Le fonti delle affermazioni riportate:

Aspl Roma Capitale, Trasporto e mobilità scolastica sostenibile: pedibus, bike to school e carpooling, settembre 2014

Ispra, Qualità dell’aria nelle scuole: un dovere di tutti, un diritto dei bambini

Steven Pinker, Il declino della violenza, p. 502., 2013

Meglio soli che sempre accompagnati– Francesco Tonucci. Pubblicato su UPPA – Un pediatra per Amico, maggio-giugno 2004

.

DA LEGGERE

Apprendere facendo / Dossier

pa

Come ripensare il mondo a partire della scuola? Servono pensiero critico e spazi comuni. Occorre creare quelle che Ivan Illich chiama trame dell’apprendimento, dove imparare facendo

Tags:, , , , ,

3 Risposte a “Le nostre scuole a due ruote”

  1. stefania
    18 novembre 2014 at 20:08 #

    Tempo fa, per motivi di studio, avevo letto che in Inghilterra (mi pare che parlasse di questo paese, ma poi è uguale) la maggior parte dei genitori porta i figli a scuola in macchina perché andare con altri mezzi è pericoloso, perché essi sono potenziali vittime delle… altre automobili! Dico questa cosa ogni volta che posso, e purtroppo non noto facce così spaesate di fronte all’assurdità della motivazione, alla sua contraddizione intrinseca. Un’altra cosa che diceva è che spesso sono le donne ad avere e guidare i Suv perché sono loro che scarrozzano i figli. quindi auto corazzate a proteggere i propri figli e… ad investire quelli degli altri!

    Comunque, le cose stanno (troppo) lentamente cambiando. grazie di averlo ricordato.

    Bike to school, ma anche pedibus forever!
    Stefania

  2. Rosita Catalano
    18 novembre 2014 at 20:15 #

    E’ vero, io ho fatto le elementari in Germania, viaggiavo da sola cambiando due pulman di linea ed un tram per arrivare da casa a scuola.

Trackbacks/Pingbacks

  1. le nostre scuole su due ruote | piombino in bici - 21 novembre 2014

    […] lo stesso articolo lo trovo citato tra le fonti nella lettera di una mamma. E mi è sembrato interessante riportarla qui sotto, perché per me che ci sto […]

Lascia un commento