Salviamo la madre acqua

ac

di Alex Zanotelli

“Tra i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale,” ha scritto l’attivista Roberto Lessio nel suo libro All’ombra dell’acqua. “Un progetto folle a cui possono credere solo persone profondamente malate , ammalate del nulla”. E in questo paese sono tante le persone  ‘ammalate del nulla’, che spingono di nuovo l’Italia verso la privatizzazione dell’acqua. E questo nonostante il referendum (11-12 giugno 2011), quando 26 milioni di italiani hanno sancito che l’acqua deve essere tolta dal mercato e che non si può fare profitto su un bene così fondamentale .

A tutt’oggi il parlamento italiano è stato incapace di rispondere a questa decisione popolare con un’appropriata legislazione. Eppure lo scorso anno duecento deputati hanno preparato un disegno di legge che non si riesce a far discutere in parlamento. La ragione è che il governo Renzi sta perseguendo una devastante politica di privatizzazioni. Con “Sblocca Italia” e la “Legge di Stabilità”, Renzi offrirà incentivi agli enti locali che privatizzano i servizi pubblici. E’ il tradimento del Referendum.

Il governatore della Campania Caldoro ha fiutato bene questo clima e il 31 luglio ha fatto votare al Consiglio regionale la finanziaria con due maxi-emendamenti: uno, sul condono edilizio e l’altro sulla privatizzazione dell’acqua. La Regione Campania affida così alle società operanti sul territorio, soprattutto alla Gori, non solo la gestione e distribuzione dell’acqua, ma anche la captazione  e l’adduzione alla fonte. Per di più Caldoro ha deciso di costituire presso la giunta una Struttura di missione con grandi poteri sulla gestione dei servizi idrici, togliendoli agli enti locali.

Abbiamo reagito con forza come comitati acqua della Campania con una vivace campagna mediatica. Anche il governo ha impugnato il maxi-emendamento perché in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia. “Troveremo un’intesa con il governo”, ha replicato Caldoro, che è deciso a procedere sulla via della privatizzazione.  Tutto questo mette in pericolo l’Abc (Acqua Bene Comune) di Napoli, un comune che è passato da una gestione Spa ad un’Azienda Speciale, uno strumento che non permette di fare profitti.

Napoli è l’unica grande città in Italia che ha obbedito al referendum ed ha dimostrato che si possono gestire i servizi idrici con un’Azienda Speciale. L’errore del sindaco De Magistris è stato che, nonostante le pressioni dei comitati, non ha “ messo in sicurezza”l’Abc. Così anche l’acqua di Napoli potrebbe capitolare alla spinta privatizzatrice di Caldoro. A raccogliere i frutti di questa operazione di Caldoro sarà l’Acea (Roma) di Caltagirone che si sta espandendo in Toscana e ora tenta di prendersi l’acqua del Meridione. L’Acea detiene il 37% delle azioni della Gori, che ha una gestione molto contestata di 76 comuni dell’area vesuviana.

Al Nord sono in atto  le stesse manovre di unificazione fra Iren (Torino-Genova) e A2a (Milano –Brescia) a cui guarda con interesse Hera (Emilia Romagna). Rischiamo così di avere una grande multiutility, che gestirà l’acqua del Nord. Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una gravità estrema. E’ la negazione del Referendum. Davanti a questo scenario, mi viene spontaneo chiedermi: ”Dov’è il grande movimento dell’acqua? Dove sono i 26 milioni di italiani che tre anni fa hanno votato per la ripublicizzazione dell’acqua? Ma soprattutto dov’è la chiesa italiana, le chiese, le comunità cristiane su un tema così fondamentale come l’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta Terra?”. La chiesa si batte contro l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte in nome del ‘Vangelo della Vita’, così deve oggi battersi per il diritto all’acqua come ‘diritto alla vita’ come afferma la teologa americana Christiana Peppard nel suo volume Just Water.

E’ questo il tempo opportuno per credenti e non, per riprendere con forza l’impegno per proclamare l’acqua diritto fondamentale umano. Per questo chiedo a tutto il movimento per l’acqua pubblica di ricompattarsi e di rimettersi insieme sia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Mettiamo da parte rancori e scontri e continuiamo a camminare insieme! A livello regionale dobbiamo contrastare la spinta alla privatizzazione dell’acqua e opporci alle multiutilities.

A livello nazionale, dobbiamo fare pressione sul parlamento italiano perché discuta subito la Legge sull’acqua, firmata da duecento parlamentari. E’ possibile che il movimento Acqua del Lazio si impegni a dei “sit-in” davanti a Montecitorio? Dobbiamo batterci contro le politiche del Governo Renzi contenute in  “Sblocca Italia” e nella “Legge di Stabilità”, che spingeranno i Comuni a privatizzare  i servizi pubblici.

A livello europeo, dobbiamo fare pressione sui parlamentari a Bruxelles, perché boccino il “Piano Acqua Europa 2027”, noto come “Water Blueprint” e contestino la Commissione Europea che si è rifiutata di prendere in considerazione l’iniziativa dell’Ice (Iniziativa dei cittadini europei ) sull’acqua ,che ha ottenuto oltre un milione e mezzo di firme in sette paesi.

A livello internazionale continuiamo a sostenere come movimento Acqua, il vasto movimento contro il T-Tip (Partenariato Transatlantico per gli Investimenti e il Commercio tra Usa e Ue) e il Tisa (Trattato sui servizi pubblici  sotto l’egida della Wto), che spingono verso la privatizzazione di tutti i servizi pubblici.

Infine, in un momento così grave, chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) di dichiarare che l’acqua è un diritto fondamentale, invitando tutte le comunità cristiane a impegnarsi a fianco del movimento per l’Acqua pubblica in Italia e a scrivere una lettera come quella del vescovo cileno  Luis Infanti della Mora:”Dacci oggi la nostra Acqua  Quotidiana“. ”La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile –scrive il vescovo Luis Infanti (che con il suo popolo ha impedito che  l’Enel  costruisse 5 dighe in Patagonia) – quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria:gli esclusi! Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e sopratutto dell’acqua, possono essere legalmente padrone di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare”.

Fonte: www.articolo21.org

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3 Risposte a “Salviamo la madre acqua”

  1. Pier Luigi Caffese
    30 ottobre 2014 at 09:56 #

    L’acqua in Italia è pubblica e noi abbiamo redatto un piano energia acqua che prevede di utilizzare l’impronta d’acqua per far scendere il costo dell’energia dato che solo un idroelettrico di pompaggio consente di diminuire il costo industriale a 20 euro il MWh.Questo piano lo devono realizzare le aggregazioni utilities dello Stato o Enti pubblici e noi abbiamo detto come.La concessione dell’acqua privatizzata non è conforme a questo piano perchè si da una concessione ad usare dell’acqua pubblica e si da modo di bollettare un servizio.Questa è una vecchia impostazione che piace alla AEEGA perchè controlla l’acqua ed aumentando i costi delle bollette va prelevare i 65 miliardi per efficientare l’acqua.Piu’ volte ho detto che questo è un sistema vecchio,non efficiente che fa solo aumentare le bollette e poi nessuno controlla se i concessionari investono o si prendono solo dei profitti esagerati.La soluzione dell’acqua intelligente è radumare o aggregare 3000 utilities acqua in una sola che ha 20 società regionali.La holding avrebbe i soldi da investire che derivano non tanto dalle bollette acqua ma biometano fatto con acqua,elettricità locale per flotte auto e biocarburanti rinnovabili.Il sistema poi tramite una applicazione internet delle cose monitora tutti i livelli acqua e se fatto con algoritmi da gli allarmi o per alluvioni o perchè per siccità manca l’acqua che rimpinguiamo prendendola dal mare con dissalori al grafene che sono poco energivori.In California si fa cosi’ e l’acqua anche presa dal mare ma disalinizzata serve per idrogeno che trovate alle pompe benzina dato che in California vietano nel tempo le benzine fossili.Concludo dicendo che l’acqua è un bene pubblico.L’impronta acqua puo’ essere data alle aggregazioni utilities o privati che abbiano i requisiti(tipo Veolia) ma se vogliamo una Italia pulita dobbiamo sinergizzarla con il mare e questo è un lavoro delle utilities oggi pubbliche che non hanno soldi da investire perchè ci sono 3000 consigli che costano piu’ della cifra da investire e bisogna tagliare questi consiglieri,spesso politici trombati.

  2. cirosimeoli
    31 ottobre 2014 at 07:45 #

    Indovinello:
    chi è il presidente della GORI, società a cui il signor caldoro ha “devoluto” la gestione dell’acqua campana?
    indovinate un po’?
    Ma sì, è proprio lui! l’inossidabile AMEDEO LABOCCETTA
    ma chi? quello coinvolto nell’affare della concessionaria del gioco d’azzardo ATLANTIS? quello in affari con un certo signore che si chiama CORALLO? ebbene sì, PROPRIO LUI. possiamo dormire sonni tranquilli.

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 31 ottobre 2014

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