Il mestiere più bello del mondo

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di Rosaria Gasparro*

Una giornata all’anno non si nega a nessuno. Ce n’è una per la montagna, una per lo strato di ozono, un’altra per la posta, una per la riduzione dei disastri naturali, un’altra per le donne rurali, una per l’eradicazione della povertà, una per il disarmo, un’altra per il cibo, una per le cooperative e via dicendo (basta sfogliare il calendario delle celebrazioni delle Nazioni unite per avere il quadro completo). E c’è pure la giornata mondiale degli insegnanti.

Non ci sono celebrazioni per altre professioni. Non c’è la giornata dei medici, né quella degli infermieri, né quella degli imprenditori né tanto meno quella degli operai. Non ce n’è per gli artisti, gli scrittori, i giornalisti, i contadini, i falegnami. Nessun lavoro viene celebrato dall’Unesco. Solo il nostro. Da proteggere come l’ambiente, a rischio di distruzione. Una specie fortemente minacciata come la tartaruga caretta caretta nel nostro mare.

Ci vuole il tempo che ci vuole

Dicono che sia il lavoro più bello del mondo. Dubitate di chi lo dice. Alcuni sono scappati dalle aule per salire nelle gerarchie o per diventare esperti – osservando e valutando chi nelle classi si adopera – e guadagnandoci sopra con le puntuali pubblicazioni. Fidatevi solo se ve lo dice un insegnante in carne e ossa. Non lo dirà facilmente.

Sa quanti pezzi di sé lascia sul campo. Quanto corpo ci vuole: fiato, fegato, cuore. Quanta testa per promuoverne altre ben fatte. Quanta faciloneria deve affrontare ogni giorno tra le difficoltà in crescita. Quanta disattenzione e superficialità. Quanti compiti nuovi, quanti carichi pendenti ogni giorno lo stato, le famiglie, il mondo fuori e dentro si aspetta da lui e gli affida. Tutto ciò che non funziona, i piccoli grandi inferni quotidiani da attraversare e trasformare. In solitudine. Con le tasche vuote.

C’era una volta una scuola primaria tra le migliori del mondo. Guardatela com’è ridotta. Un colabrodo su cui si è infierito a suon di riforme per renderla di volta in volta migliore, in realtà per tagliuzzarla, impoverirla, svuotarla di risorse e di senso. Per farne un luogo senz’anima, proteso alla competizione, al merito, agli uni contro gli altri, a ridicoli punteggi per bambini e adulti. E la chiamano comunità. E lo chiamano sviluppo.

Per cortesia dimenticateci, non vogliamo essere al centro dell’attenzione di nessun governo, di nessuna ipocrita celebrazione. Abbiamo imparato a diffidare delle lodi e delle infamie che con diversa enfasi ci vengono rovesciate addosso dai governi di qualsiasi colore e dall’opinione pubblica opportunamente plagiata. Diffidiamo delle buone scuole e degli effetti speciali. Ne abbiamo viste di riforme diventate carta straccia nel giro di pochi anni. Ogni riforma un campo minato in cui muoversi sperando di sopravvivere. Le riforme passano e noi restiamo cercando di salvare le relazioni, gli scambi, l’umanità. Noi resistiamo come gli asfodeli, che sopravvivono al passaggio del fuoco.

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Lasciateci in pace a lavorare in silenzio e convinzione nel chiasso del mondo.

Insegnare stanca ma è il mestiere più bello del mondo perché è l’arte di rendere l’uomo etico, come più o meno diceva Hegel.

La giornata degli insegnanti volge al termine senza particolari scatti di dignità e di riconoscimenti. Senza enfasi facciamoci una lezione comunitaria, quella inaugurale di Roland Barthes per un’altra consapevolezza: «Vi è un’età in cui si insegna ciò che si sa; ma poi ne viene un’altra in cui si insegna ciò che non si sa; questo si chiama cercare. Ora è forse l’età di un’altra esperienza; quella di disimparare, di lasciare lavorare l’imprevedibile rimaneggiamento che l’oblio impone…. Questa esperienza ha, credo, un nome illustre… Sapientia: nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza, e quanto più sapore possibile».

A domani, sperando nel noi

 

 

* Maestra di una scuola primaria pubblica, vive a San Michele Salentino (Brindisi). Altri suoi articoli sono qui.

L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

 

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7 Risposte a “Il mestiere più bello del mondo”

  1. Valentina Guastini
    6 ottobre 2014 at 08:48 #

    Questo articolo è meraviglioso, complimenti a Rosaria Gasparro. Condivido ogni singola parola.

  2. Barbara Bertani
    6 ottobre 2014 at 08:49 #

    Spesso “le giornate mondiali” servono a lavare la coscienza di qualche distratto…ci si ricorda degli insegnanti il 5 ottobre. Il nostro pensiero di breve memoria si fissa per pochi attimi a donne e uomini che vengono celebrati in una giornata di ricordo. Ma noi entriamo in aule sovraffollate tutti i giorni, tutti i giorni dobbiamo combattere contro la burocrazia che sta trasformando il nostro lavoro in mero esercizio di modulistica. Tutti i giorni vediamo bambini e bambine diversamente abili senza sostegno, famiglie che non riescono più a pagare la mensa scolastica.

    Allora dimenticatevi di noi, se il ricordo di una giornata serve a farvi dimenticare per 365 giorni all’anno di tutto questo, lasciateci nell’oblio.

  3. Carla Corciulo Cortibelli
    6 ottobre 2014 at 15:41 #

    Sante parole! Comunque, grazie alle bambine e ai bambini, l’insegnamento rimane il mestiere più bello del mondo. Per il resto, la scuola è diventata il mercato dove tutti vogliono vendere o comprare qualcosa!

  4. Roberta Bruno
    6 ottobre 2014 at 21:27 #

    Io insegno da trentacinque anni e il mio è il mestiere più bello del mondo!

  5. Simona B.
    7 ottobre 2014 at 00:14 #

    Non so se insegnare sia il mestiere più bello del mondo, ma so che gli insegnanti sono tra le persone più belle del mondo. Ci vuole amore, molto amore, per insegnare – specie in Italia, dove gli insegnanti sono trattati molto male, dalla societá, dalla scuola, dagli studenti, dai genitori, economicamente, dai vari ministri all’Istruzione…

  6. Roberta C.
    7 ottobre 2014 at 11:34 #

    Mamma mia che tristezza, non condivido nulla. Dopo aver letto il pezzo ho desiderio di scrollarmi la polvere nera che si è appoggiata sulle spalle.
    La mia esperienza con le scuole è la stessa che ho con l’Italia: una valanga di persone preparate, un colabrodo di strutture fatiscenti e un senso di sfiga e jettatura che aleggia sulle nostre teste.
    I bambini escono con ottime preparazioni perchè spesso ci sono ottimi insegnanti, i genitori sono sempre più pazzi e isterici perchè a forza di pensare nero e cupo perdono il senso della ragionevolezza. Almeno lei che è una maestra dovrebbe insegnare che una speranza a questo mondo c’è. Non mi alleverà mica i bimbi alla rassegnazione cupa che traspare dal suo articolo? e se scrive qualcosa e ne insegna altre che coerenza ha? e poi perchè parla sempre di altri come responsabili?
    Come suggerito da lei, proverò a dimenticarla. Ma mai dimenticherò i tanti insegnanti conosciuti, tutti i giorni sul fronte e sempre vicino ai bambini, e soprattutto responsabili e che si mettono in gioco

    • Gianluca C. - Comune-info
      7 ottobre 2014 at 16:21 #

      “Insegnare stanca ma è il mestiere più bello del mondo”, scrive Rosaria: non dobbiamo scomodare Ernst Bloch, ma questo sì è un messaggio semplice e chiaro carico di Speranza, non credi Roberta?

      L’invito di Rosaria a costruire una scuola diversa non aspettando la politica (e resistendo alla sue invasioni), come fanno ogni giorno in molti modi migliaia di maestri e maestre, resta una strada piuttosto interessante.

      Di certo, un piccolo quanto strardinario baule – molto noto ai lettori di Comune – ricco di “ribellarsi facendo” (in aula e non solo) è nei racconti che Rosaria ha scelto di mettere… in comune. Eccoli qui, buona lettura a tutti e tutte:
      http://comune-info.net/autori/rosaria-gasparro/

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