Una mensa comunitaria a scuola

I genitori delle scuole fanno ogni giorno la spesa, cucinano e portano il pranzo a scuola. In questo modo si risolve il problema della mensa, i pasti sono sani e buoni, i costi si riducono, si integra il reddito di qualche famiglia e, soprattutto, si crea una maggiore coesione sociale. Una lettera solleva il problema mense con una proposta comunitaria per risolverlo. “Il tempo della passività rispetto alle istituzioni che devono dare risposte e noi qui ad attendere – si legge nella lettera – è terminato”

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Cara redazione di Comune,

nel nostro paese, Ceprano (9.000 abitanti, provincia di Frosinone) c’è stato un problema con l’organizzazione della mensa delle elementari, di sicuro analogo a quello di altri paesi e città. La proposta presentata al locale Comitato dei Genitori per cercare di risolverlo, e che qui vogliamo mettere in comune, è un’idea scaturita dalla discussione di un gruppo di persone, interessate in grado diverso dalla questione, che hanno deciso di vivere comunitariamente.

L’idea è semplice: uno o due genitori disoccupati dei ventiquattro alunni della classe del tempo pieno potrebbero fare la spesa, cucinare e portare il pranzo a scuola. Questo avrebbe numerosi pro: si risolverebbe il problema (e non si dovrebbe arrivare a febbraio come lo scorso anno); sarebbero pasti più sani e buoni di qualsiasi pasto preparato da un ristorante perché il gentore-cuoco/a starebbe molto attento alla qualità dei cibi preparati visto che li mangerà anche il proprio figlio o figlia; costerebbe molto di meno che se ci si rivolgesse a qualsiasi ristorante (si potrebbero spendere al massino 2,5/3 euro a fronte di una spesa preventivata di 5 o addirittura 6-7 euro); creerebbe maggiore coesione sociale e affiatamento tra i genitori e quindi a anche tra i bambini della classe; si integrerebbe il reddito di una o due famiglie (in un momento come questo, sarebbe una grande cosa, conosco almeno un paio di persone che sarebbero interessate, ma secondo me sarebbe meglio che la cosa fosse interna alla classe). E amcora: i genitori potrebbero mettersi d’accordo su dove andare a fare la spesa, magari pagare la consulenza di un nutrizionista o, semplicemente, usare il buon senso rispetto alla variazione degli alimenti. Quanto alla burocrazia, secondo noi l’unione fa davvero la forza in questi casi: se tutte le famiglie sono concordi e i genitori prendono formalmente su di loro la responsabilità di quello che fanno e propongono, il preside e il sindaco non potranno che prendere atto.

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Comedores populares: sono i gruppi autogestiti di cucine collettive diffusi a Lima già dagli anni ‘80 per sostenere i più impoveriti. Tramite questi gruppi il cibo viene comprato a prezzi ridotti, cucinato e distribuito. Come spiega Raúl Zibechi in «Territori in resistenza» (Nova Delphi), di fatto, i comedores non producono merce e non operano per il mercato ma per persone conosciute

Insomma, a nostro avviso, il tempo della passività rispetto alle istituzioni che devono dare risposte e noi qui ad attendere è terminato, è il tempo di attivarsi, di trovare e proporre soluzioni creative, libere da schemi e cui siamo assuefatti.

Intanto, dopo qualche settimana, il problema sembra sarà risolto in modo “classico”: appalto a un ristorante (in realtà, dopo oltre un mese dall’inizio delle scuole, il servizio ancora non è partito, quindi i bambini vanno avanti a panini preparati il giorno prima dalle famiglie…). Al di là del caso specifico e della soluzione trovata, ci chiedevamo se ci fossero già stati altri casi simili in altre scuole: un precedente sarebbe qualcosa di molto positivo perché significherebbe che non solo si può fare, ma che è stato fatto.

Grazie a quanti vogliano segnalare e condividere la loro esperienza.

Per gli St’Orto, Mariangela Fiorelli

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4 Risposte a “Una mensa comunitaria a scuola”

  1. Gemma Migliardi
    21 ottobre 2014 at 14:50 #

    Bella iniziativa, direi lodevole, ma i problemi organizzativi sarebbero infiniti. Tutti i genitori riuscirebbero, con i mille problemi di lavoro, orari e di famiglia a cucinare e organizzare tutto a turno? I più fortunati (con tanto tempo libero e un buon reddito mensile) sarebbero disposti a far sempre spesa e cucinare all’infinito?

  2. Rosaria Roverati
    22 ottobre 2014 at 07:50 #

    Un’idea fantastica, semplice e immediatamente attuabile… Forzaaaaa

  3. andrea
    22 ottobre 2014 at 18:55 #

    Nel comune di Longiano, un’associazione di genitori fa gli acquisti mentre la cucina è gestita da personale comunale (o in convenzione).

    http://www.iclongiano.eu/joomla25/component/content/article/134-notizie/371-associazione-mens-sana

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 22 ottobre 2014

    […] I genitori delle scuole fanno ogni giorno la spesa, cucinano e portano il pranzo a scuola. In questo modo si risolve il problema della mensa, i pasti sono sani e buoni, i costi si riducono, si integra il reddito di qualche famiglia e, soprattutto, si crea una maggiore coesione sociale. Una lettera solleva il problema mense con una proposta comunitaria per risolverlo. […] […]

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