Studi matriarcali e decrescita

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(Foto: http://www.isaiascrow.com)

 

In occasione del tour italiano di presentazione del libro “Le società matriarcali” (Studi sulle culture indigene del mondo) della filosofa tedesca Heide Goettner Abendroth, pubblichiamo stralci di un’interervista a Daniela Degan (impegnata da anni nella ricerca e nella formazione sui temi della nonviolenza, della decrescita e della storia al femminile), raccolta in un altro libro Matriarché. Il principio materno per una società egualitaria e solidale (AA. VV. A cura di Francesca Colombini e Monica Di Bernardo).

Qui trovate tutti gli appuntamenti con Heide Goettner Abendroth: http://lematriarcali.wordpress.com/
Qui invece trovate le indicazioni per il convegno del fine settimana a Pistoia  http://www.matri-arke.org/
Qui infine i libri:
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__le-societa-matriarcali.php
http://www.exormaedizioni.com/catalogo/matriarche/

 

Punti di contatto tra il pensiero della decrescita e gli studi matriarcali

di Daniela Degan

Le società matriarcali, del passato remoto e del presente, possono rappresentare l’attuazione di un rapporto equilibrato tra bisogni umani e l’equilibrio naturale e sono uno specchio e fonti di ispirazione per il futuro della Terra, che ha bisogno di modelli sensati di “decrescita”.  Così per rispondere voglio mettere in relazione le caratteristiche  della struttura delle società matriarcali con i suoi valori avvalendomi dello studio di Haide Goettner-Abendroth [1] e la riflessione di Mauro Bonaiuti  sui  quattro  livelli  attraverso i quali agisce il processo trasformativo della decrescita [2].

 

I LIVELLI DELLA STRUTTURA DELLE SOCIETA’ MATRIARCALI

(Secondo  Heide Goettner Abendroth)

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Heide Goettner Abendroth

Il livello economico

Le società indagate dall’autrice sono definite “società di mutualità economica basata sulla circolazione dei doni”. La loro economia è bilanciata, le donne sono le guardiane in un certo senso dei flussi dei beni, concetto diverso da quello di merci,  che distribuiscono secondo l’economia del dono. Il concetto di proprietà privata non esiste e comunque vige un principio basato sulla proprietà collettiva. In alcune culture era fatto divieto vendere i terreni e le case.

I QUATTRO LIVELLI DI AZIONE  DEL PROCESSO   DELLA DECRESCITA

(Secondo  Mauro Bonaiuti)

Il livello economico

La riduzione delle dimensioni (trasporti, tecnocrazie, organizzazioni, ecc.) è alla base di questa nuova visione di società. Ristrutturare è inteso nel senso di adattare le strutture economiche produttive e i modelli di consumo. Rilocalizzare è utile per evitare i maggiori costi di trasporto generati dalla globalizzazione, spostando pertanto il baricentro della economia dai mercati globali a quelli regionali e locali.

In questo primo passaggio, il livello economico, è immediatamente evidente la individuazione di alcune parole chiave-pensiero: la mutualità, la rilocalizzazione, ovvero il passaggio al mercato locale e/o regionale, la questione della proprietà privata, l’accento sui beni relazionali, il dono. A tale proposito mi preme ricordare che la mutualità[3]  è tutelata dalla  nostra Costituzione all’articolo.

C’è un nuovo mutualismo che spinge le economie alternative a interrogarsi sulle differenti forme di solidarietà sociale e su nuovi concetti di proprietà, come i beni comuni.  Quali possono  essere le forme organizzative e/o  le forme giuridiche che possono essere efficaci per le nostre associazioni/imprese/cooperative? “Se partiamo dalle prime forme di mutualismo, nella prima metà del diciannovesimo secolo, e ne ripercorriamo le tappe, possiamo rilevare gli elementi essenziali di un ciclo storico. Queste forme di autorganizzazione sociale crescono e si diffondono all’inizio, come risposta, come autodifesa della società, direbbe Polany, di fronte al processo di disaggregazione sociale, di rottura dei legami sociali determinati dal capitalismo industriale nella fase di sua accumulazione sregolata. Nel corso dei decenni, come è avvenuto per molti movimenti, queste forme sociali spontanee e auto organizzate si istituzionalizzano e diventano altresì delle grandi organizzazioni che – come è avvenuto per esempio con la potente Lega delle Cooperative nel nostro paese – perdono in buona parte l’anima e la mission. Oggi nell’era del neoliberismo e della deregulation, della riduzione del welfare state e della crescita ipertrofica della mercificazione, la società sta reagendo e costruendo nuove forme di mutualismo”[4]

Hanno come caratteristica la informalità per esempio i Gruppi di Acquisto Solidale, ma non solo, la possibilità di lavorare in rete come i Distretti di Economia Solidale e il Tavolo di Economia Solidale, la esigenza di essere portatori di valori come la finanza etica (Banca Etica e MAG), di fondarsi sul dono e sulla relazione, sulla condivisione dei saperi (software libero), ecc.
Ma c’è il rischio,  come già in passato si è verificato e come già intravediamo,  le tracce che tutta questa nuova mutualità venga di nuovo fagocitata dal capitalismo globalizzato e finanziarizzato.

Un aspetto, che ai fini di questo lavoro certamente non risolve ma lancia un dubbio, è la constatazione che tutti i movimenti, le organizzazioni sociali e politici alla fine vengono intrappolati nella crescita per la crescita, nel gigantismo delle strutture e nello specifico, nelle strutture gerarchiche.

Sul Dono e la capacità delle società matriarcali di promuovere la circolazione dei beni (relazionali) attraverso l’economia del dono,  mi preme sottolineare una differenza  sostanziale tra l’economia del dono che Genevieve Vaughan ha elaborato nel libro “Per-donare” e la teoria degli antiutilitaristi francesi, di cui il movimento della decrescita si avvale nelle sue riflessioni. Il Dono è gratuito e spontaneo nel paradigma dell’economia del dono ed è fuori dal Mercato-merci. La filosofia del MAUSS prende le mosse dalla  teoria del dono di Marcel Mauss secondo il quale il meccanismo del dono si articola in tre momenti fondamentali basati sul principio della reciprocità:
1. dare;
2. ricevere – l’oggetto deve essere accettato;
3. ricambiare.

Il dono implica una forte dose di libertà. È vero che c’è l’obbligo di restituire, ma modi e tempi non sono rigidi e in ogni caso si tratta di un obbligo morale, non perseguibile per legge, né sanzionabile. Il valore del dono sta nell’assenza di garanzie per il donatore. Un’assenza che presuppone una grande fiducia negli altri. Tuttavia quel principio di reciprocità rientra comunque nel concetto di scambio e sappiamo che l’attuale sistema economico si basa sullo  scambio, che si può descrivere come un dare per ricevere, in termini giuridici è la relazione  sinallagmatica “prestazione – controprestazione”.  Lo scambio  impone l’identificazione delle cose scambiate, come pure la loro  misurazione e la dichiarazione della loro equivalenza fino a  soddisfare gli scambiatori nella misura in cui nessuno dà più di ciò che riceve.

Nel dono gratuito non c’è l’attesa di essere ricambiata (pensiamo al rapporto di nutrimento della madre verso le figlie e i figli), non esiste quindi la possibilità di un’aspettativa che venga disattesa, nel dono antiutilitarista (di un pensiero maschile e razionale) esiste comunque l’attesa di un ricevere (misurato e quantificato?) anche se rimandato al futuro e non immediato. Un esempio di questa circolazione nell’economia del dono ce lo ha fornito Martha Toledo Martinez al convegno Culture indigene di Pace che si è tenuto ad aprile a Torino nel 2013, dalla quale traggo un altro insegnamento:  nell’economia del dono l’accumulazione delle ricchezze viene ridotta se non eliminata.
Il livello politico

Le società matriarcali si basano sul consenso. La casa del clan è il modo di connessione del processo decisionale, sia a livello locale sia a livello regionale, ed è spesso rappresentata da un delegato maschio all’esterno. La politica rigorosa dei processi del consenso produce non solo l’eguaglianza di genere, ma uguaglianza nell’intera società. Sono perciò “società egualitarie di consenso”

LLL

Il Livello politico

Autonomia, convivialità e partecipazione

Questo livello  è quello che possiamo definire degli assetti politici. La decrescita, grazie alla riduzione delle dimensioni delle imprese, delle istituzioni e dei mercati, valorizza la dimensione locale, favorendo l’affermarsi di forme politiche partecipate. Il ritorno della comunità che prende le decisione e partecipa  alla definizione delle modalità di  produzione della ricchezza e al controllo democratico della tecnologia. Inoltre modificando lo stile di vita si riduce lo stress e l’alienazione grazie all’aumentare del tempo libero per una crescita interiore della persona, liberata dalla corsa voluta dal sistema dominante.

In questa dimensione ciò che mi interessa maggiormente come mia ricerca personale è la emersione della cultura del consenso. Nelle società matriarcali è l’assunto principale ed è la modalità con la quale si prendono le decisioni, stante la possibilità di un luogo, territorialmente di dimensioni ridotte, quale è il clan  e la comunità/villaggio.

L’esigenza della realizzazione delle società delle “decrescite”  comporta la  necessità di ripensare ed affermare nuove forme politiche partecipative. Io penso che alcuni di questi modelli siano già in atto anche nel nostro Paese  e all’interno della cornice della decrescita e della economia solidale (G.A.S. – D.E.S. – Ecovillaggi – MAG). Nella mia esperienza politica-personale ho appreso nella Rete Lilliput questa metodologia, le decisioni nelle plenarie e nei nodi del territorio nazionale sono state prese secondo la metodologia del consenso. Quindi penso che è già in atto questa possibilità e che si tratta di una “utopia concreta” e perfettamente in armonia con i valori delle società matriarcali. Consenso è sinonimo di Pace, rappresenta l’aspetto concreto della Pace.[5]

Il livello sociale

Le società matriarcali si basano sulla discendenza matrilineare, le cui caratteristiche sono la matrilinearità e la matrilocalità all’interno di un contesto di uguaglianza di generi. Sono pertanto società “orizzontali, non gerarchiche, di discendenza matrilineare”. Sono società di pace, sostenibili, egualitarie.

Il livello sociale

“Vivere più semplicemente, perché agli altri sia semplicemente consentito di vivere”.

Il terzo livello, o terza via della decrescita, è quello della dimensione dell’equità, della giustizia e della pace; in altre parole di quella che possiamo definire la sostenibilità.  Una società che si fonda sulla espansione (lo abbiamo visto in questi ultimi anni)  è incompatibile con la conservazione della pace, quindi sarà indispensabile ridistribuire al fine di garantire a tutti gli abitanti della terra l’accesso alle risorse naturali ed una equa distribuzione della ricchezza. Così facendo si promuove una nuova dimensione della equità, della giustizia e della pace (sostenibilità sociale), modificando i valori con i quali viene organizzata la nostra vita. (Altruismo che prevale sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sulla ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato ecc)

Rilevo che nell’associazione nazionale per la decrescita, di cui sono parte, sostenere la dimensione dell’equità, della giustizia e della pace, sostenibilità sociale, economica e ambientale è ancora un enunciato, un principio da raggiungere.  Le società matriarcali sono culture di pace, sostenibili, egualitarie e orizzontali. Lo erano nel nostro passato, lo sono oggi tutte quelle che nonostante il sistema dominante, vivono (e sopravvivono) secondo questi principi.

Il livello culturale (spirituale)

Le società matriarcali presenti nei diversi continenti del nostro pianeta  sono fondamentalmente e profondamente connesse ad un tipo di filosofia spirituale che forma ogni aspetto della vita. Tutto il mondo (i mondi?) è considerato sacro e ha origine nel femminino che da’ vita e forma. Sono società a cultura sacra del divino femminile. Tutto questo ha un centro la casa della madre, inserita in un villaggio e in un clan.

Il livello culturale

Ripensare l’immaginario collettivo

Vuol dire fare uscire il martello economico dalla testa, poiché questo potere assoluto del mercato è “violento, totalitario, corruttore, degradante, repressivo, patriarcale,  tanto che mai più di oggi ha avuto senso l’affermazione di Marx per cui il capitale “trasforma la dignità umana in merce di scambio”. Ma quello che ci corrode è nella nostra testa e il passaggio non può essere immediato poiché il sistema dominante ha ben lavorato, bisogna darne atto. Allora superiamo la credenza tutta economica  che di più corrisponde a meglio. Il bene e la felicità possono realizzarsi anche a minor prezzo, attraverso la vera ricchezza che nasce dalle relazioni sociali conviviali.

Bonaiuti  sostiene che la decrescita materiale sarà una crescita relazionale conviviale e spirituale o non sarà e pone l’accento sui “Beni relazionali” ossia servizi che corrispondono a una domanda di attenzione di cura, di conoscenze, di partecipazione, di nuovi spazi di libertà, di spiritualità.

Senza la “decolonizzazione del nostro immaginario” quanto sopra evidenziato e sintetizzato non sarà praticabile. Abbiamo nella nostra testa un martello economico e se in testa hai un martello, la cosa più spontanea che ti viene in mente sono solo i chiodi! I chiodi  sono le parole d’ordine della economia dominante della crescita:  produrre, lavorare, sfruttare sempre di più la natura grazie alla tecnologia e seguendo l’approccio del progresso e della  modernità. Per cambiare i valori e l’immaginario, non bisogna essere un guerriero, ma un buon giardiniere e una guardiana illuminata  armate/i  della pazienza, della lentezza, dell’arte,  del dono. (…). La spiritualità praticata dalle società matriarcali è parte di una sacralità di questo mondo, che deriva dal rispetto della vita di tutti gli esseri  e una vita buona che non separa, che tiene conto dei nostri corpi, del nostro cuore e della nostra mente e  che riannoda i vari aspetti che connette. E’ una spiritualità immanente. La vita è una palestra dove ci si allena a potenziare le capacità che ci appartengono già, riappropriandocene attraverso il gioco, la danza, l’arte, la bellezza. …. E allora le conseguenze del nostro “essere nel divenire” potrebbero essere rivoluzionarie.

 

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
   LE SOCIETA’ MATRIARCALI – STUDI SULLE CULTURE INDIGENE DEL MONDO – Le Civette di Venexia – Venexia – Roma 2013
   Rivista  n. 0 – La Decrescita – Giugno  2005  CRESCITA SENZA BENESSERE O BENESSERE SENZA CRESCITA di MAURO BONAIUTI http://www.decrescita.it/old/stampa.php?ID=32
   IL LINGUAGGIO DELLA DEA. MITO E CULTO DELLA DEA MADRE NELL’EUROPA NEOLITICA – Longanesi – Marija Gimbutas  (nuova edizione – VENEXIA –  le civette ) – 2008
   IL CALICE E LA SPADA – Frassinelli – Riane Eisler – 2006
   OSCURE MADRI SPLENDENTI – le radici del sacro e delle religioni – Venexia /Le civette – Luciana Percovich – 2007
   COLEI CHE DA’ LA VITA COLEI CHE DA’ LA FORMA – Venexia /Le civette – Luciana Percovich – 2009
   QUINTESSENZA – Realizzare il futuro arcano – Venexia /Le civette –  Mary Daly – 2005
   PER UN’ABBONDANZA FRUGALE – Malintesi e controversie della decrescita – Bollati Boringhieri – Serge Latouche – 2012
   COME SOPRAVVIVERE ALLO SVILUPPO – Dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa – Bollati Boringhieri – Serge Latouche 2004
   LA CONVIVIALITA’ – Una proposta libertaria per una politica dei limiti allo sviluppo – Boroli Editore – Ivan Illich – 2005
   GIUSTIZIA SENZA LIMITI – la sfida dell’etica in una economia mondializzata – Bollati Boringhieri – Serge Latouche -2003
   LA GRANDE TRANSFORMAZIONE – Dal declino della società alla decrescita – Bollati Boringhieri – Mauro Bonaiuti  – 2013
   IMMAGINARE LA SOCIETA’ DELLA DECRESCITA  – Percorsi sostenibili  verso l’età  del dopo sviluppo – TERRA NUOVA EDIZIONI – Bianca Bruni. Paolo Cacciari, Adriano Fragano, Paolo Scroccaro – 2012
   CRITICA DELL’UOMO ECONOMICO – Per una teoria anti-utilitarista dell’azione – Il Melangolo – Alain Caillé – 2009
   IL DONO E L’OCCIDENTE – conversazione su un gesto inspiegabile – Le Nubi edizioni – Guido Zingari – 2005
   PER-DONARE – una critica femminista dello scambio – Genevieve Vaughan – Meltemi.edu – 2005
   APPRENDISTI NEURONI – formazione attiva degli insegnanti nella Scuola e nell’Universita’ – Edizioni La Meridiana – a cura di Susanna Barsotti  – Enrico Euli – 2011
   I dilemmi (diletti) del gioco – Manuale di training – Edizioni la Meridiana – Enrico Euli – 2004
   IL POLIZIOTTO E LA MASCHERA – Edizioni la Meridiana – Augusto Boal – 2009  4^ edizione
   CASCA IL MONDO! Giocare con la catastrofe. Una nuova pedagogia del cambiamento – Edizioni la Meridiana – Enrico Euli – 2007
   IL GIOCO DEL MONDO  – scissione ricongiungimento visioni di re-esistenza – Edizioni Punto Rosso  – Carta – Raffaele K. Salinari – 2007
   KURGAN – le origini della cultura europea – MEDUSA – Marija Gimbutas – 2010
   IL BUON SELVAGGIO – educare alla non aggressività – Eleuthera – Ashley Montagu – 1999

[1] LE SOCIETA’ MATRIARCALI – STUDI SULLE CULTURE INDIGENE DEL MONDO – Haide Goettner Abendroth – Le Civette di Venexia – Venexia – Roma 2013

[2] Rivista  n. 0 – La Decrescita – Giugno  2005  CRESCITA SENZA BENESSERE O BENESSERE SENZA CRESCITA di MAURO BONAIUTI http://www.decrescita.it/old/stampa.php?ID=32.
Quando è uscito questo articolo, ancora il libro della ricercatrice tedesca non era stato tradotto in italiano, ma successivamente le amiche della associazione Armonie di Bologna, avevano tradotto alcune schede sintetiche del lavoro ventennale della Haide Goettner Abendroth, a seguito dei primi convegni internazionali sul tema.

[3] Si tratta di una norma di carattere generale ed è un atto di riconoscimento della cooperazione da parte della Costituente.  Nella nostra costituzione ci sono articoli che vengono considerati parte della normativa economica e sono il 45 – 41 – 43 – 30 come se formassero un’area,  una macroarea economica dell’intelaiatura complessiva. Nei lavori preparatori è interessante notare come per qualcuno/a tale articolo fosse considerato non una libertà, ma un processo organizzativo, una particolare forma che si voleva dare alla impresa. Per altri invece era considerata una terza via tra il liberismo e il collettivismo. La costituzione riconosce con questo articolo una funzione sociale (è diverso dall’arti 41 sulla libertà di impresa) e accorda una riserva di legge per trovare i fondi (si discute se la riserva sia di carattere assoluto o relativo. Tuttavia dispone,  comunque,   la funzione di sistemi di controllo sulle cooperative stesse.  L’articolo 2511 delle imprese cooperative è stato introdotto con la nuova riforma del diritto societario. Una nota: Ne il Capitale di Carlo MArX (capitolo III, 2) si legge che il fenomeno cooperativo è strumento attraverso il quale i lavoratori “impiegano i mezzi della produzione per la valorizzazione del proprio lavoro e “gli operai, come associazione, sono capitalisti di se stessi”.

[4] Il nuovo mutualismo Sobrietà, stili di vita ed esperienze di un’altra società di  Lorenzo Guadagnucci – edizioni Feltrinelli – Nuova serie

[5] 4.1. Consenso sinonimo di pace. (… )  il consenso è un altro nome della pace, un suo perfetto sinonimo. Pace viene dal latino pax, pacis, stessa radice di pangere «fissare, pattuire» e pactum «patto». (Enciclopedia Treccani on line, 2011). Stringere un patto vuol dire raggiungere un buon accordo, e il consenso altro non è che una forma di accordo. Come la pace, il consenso è quindi intimamente legato al conflitto. Naturalmente non è sempre necessario attraversare il conflitto per arrivare ad un accordo, ma se un conflitto esiste, allora quella che viene chiamata risoluzione o positiva trasformazione del conflitto prende all’atto pratico la forma di un accordo. Non a caso il mc viene definito come un metodo di gestione positiva dei conflitti. È chiaro poi che la qualità di un accordo dipende dal modo in cui ci si arriva, cioè dal metodo. La pax romana, per esempio, quella imposta con la forza delle armi, mostra bene cosa non si intende qui per pace – e nemmeno per consenso!  Cfr. METODO DEL CONSENSO E CULTURA DELLA PACE – contributo di Roberto Tecchio  all’opera collettanea dedicata al prof. Alberto L’Abate che nel 2011 ha festeggiato i suoi ottant’anni.

 

DA LEGGERE

È il mondo di tutti, dicono le donne, cambiamolo

Veronika Bennholdt-Thomsen – Una civiltà della post-crescita ha bisogno di un modo nuovo di pensare, in cui il cambiamento è concreto, corporeo, cooperativo, favorisce senso di responsabilità. E viene dal basso. Per farlo, lo slogan della decrescita deve intrecciarsi con una prospettiva di genere

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4 Risposte a “Studi matriarcali e decrescita”

  1. Daniela
    3 ottobre 2014 at 14:54 #

    Ciao, è bellissimo questo articolo! Vi invito a leggere qui http://allattamentopercorsoperlavita.wordpress.com
    quest’evento che stiamo organizzando a Palermo sulla stessa lunghezza d’onda 🙂

  2. daniela degan
    5 ottobre 2014 at 21:22 #

    ciao sono appena rientrata da Pistoia.

    Sono felice di trovare l’articolo pubblicato. Il tour continua. Sono felice di aver avuto ancora una volta la conferma dalle parole di Heide, di Cecile, Giulia e di Luciana del percorso che stiamo costruendo.
    Non è facile, ma il cammino si fa camminando care ragazze ragazzi.
    Il cammino si costruisce nel processo che viene formulato di volta in volta.
    E forte mi rimane una consapevolezza il contesto/cornice che è di queste società è a mio avviso la parte spirituale intesa come connessione con tutte e tutti gli esseri. Senza questo primo livello/cornice non si possono costruire gli altri.

    Le giovani donne a Pistoia hanno fatto la differenza …. le omaggio con un canto nuovo e una danza. Grazie
    Daniela Degan

    e vi aspetto il 9 e il 10 alla Casa internazionale delle donne.

  3. daniela degan
    6 ottobre 2014 at 11:35 #

    POICHE’ LA PAGINA CON TUTTE LE INDICAZIONI NON E’ FRUIBILE vi riporto gli apputamenti della autrice del Libro

    a Bolsena Sala Olistica della Libreria Le Sorgenti Corso cavour 75 – Bolsena (VT)

    il 6 ottobre ore 18,30
    Heide Goettner-Abendroth: “Le Società matriarcali”

    e il 7 ottobre ore 18,30

    Cécile Keller: “Principi e Pratiche di medicina matriarcale”

    Conferenze in lingua tedesca con traduzione a cura di Sofie della Vanth
    quota di partecipazione: euro 10,00 – per iscrizioni e info: lesorgenti.libri@gmail.com

    a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne – via della Lungara 19

    il 9 ottobre alle ore 18:00 Heide Goettner-Abendroth presenterà il suo libro Le società matriarcali

    il 10 ottobre alle ore 16:30 condurrà il workshop

    I Matriarcati: Società Matricentriche
    organizza l’ass. Matriarchy Now

    l’11 e il 12 ottobre a Bologna si terrà il convegno

    Matriarcati del mondo. Nuove dimensioni del presente
    http://www.women.it/armonie/

    il 13 ottobre sarà a Milano alle ore 18,30 invitata dal Circolo della Rosa – Libreria delle donne

    http://www.libreriadelledonne.it

    il 15 ottobre a Torino per il seminario

    I Moderni Studi Matriarcali e il Nuovo Paradigma
    http://www.associazionelaima.it/eventi/

    il 16 ottobre alle 19.30 sarà all’EURAC di Bolzano, Via Druso 1

    invitata dalla commissione provinciale per le pari opportunità delle donne, da Alchemilla e dal gruppo femminista autonomo “TANNA” – donne tenaci

    Gesellschaften in Balance. Società egualitarie

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 4 ottobre 2014

    […] In occasione del tour italiano di presentazione del libro “Le società matriarcali” (Studi sulle culture indigene del mondo) della filosofa tedesca Heide Goettner Abendroth, pubblichiamo stralci di un’interervista a Daniela Degan (impegnata da anni nella ricerca e nella formazione sui temi della nonviolenza, della decrescita e della storia al femminile) […] […]

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