Frammenti di scuola in cerca del mondo

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di Marzia Coronati

Sono andata a vedere la prima di un film di un maestro e dei suoi venti studenti. Il maestro si chiama Franco Lorenzoni e la scuola è quella di Giove, in Umbria (più volte oggetto delle mie digressioni radiofoniche con Amisnet sull’educazione, leggi ad esempio Apprendere il mondo. Oltre i libri, ndr).

Il film è stato proiettato nella sala cinema del Maxxi, a Roma, nella cornice patinata del Festival del Cinema. La sala ospitava duecento posti ma in molti sono rimasti fuori, la qual cosa sorprende per un appuntamento così lontano dalla mondanità della rassegna.

Il maestro Lorenzoni, dicevo, lo conoscevo già. I suoi alunni però non li avevo mai conosciuti. O meglio, li avevo incontrati indirettamente nei libri e nelle storie del maestro, in aneddoti e pensieri sparsi. Sgorgavano sempre tra le sue parole. Vederli lì mi ha emozionato, hanno partecipato in silenzio, nelle prime file, e a fine proiezione si sono sistemati in riga sotto lo schermo a spiegare e commentare. Così, come fosse la cosa più elementare da fare.

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Elementare è anche il titolo di questo documentario, appunti di un percorso educativo è il sottotitolo che lo colloca nel suo giusto spazio. Non è un film sulla scuola, nè un vademecum per gli insegnanti, nè un documentario di denuncia. È un collage di frammenti di registrazioni fatte nel corso delle attività scolastiche e durate cinque anni, dalla prima alla quinta. Nelle ultime scene si riconoscono i volti quasi adolescenti di quelli che all’inizio sono solo bambini. I protagonisti di questo film sono ragazzi che sicuramente meglio della maggior parte degli spettatori, me compresa chiaramente, sanno camminare in un bosco o riconscere le orme degli animali. Persone autodeterminate, sicure, serene.

A me questo film ha emozionato, mi ha commosso come un vecchio filmino di famiglia. Intimo, autentico e artigianale. Sin dalle prime scene mi sono convinta che ogni bambino dovrebbe avere la possibilità di vivere la realtà della piccola scuola di Giove: stare seduto per terra, dare il proprio giudizio su un fatto accaduto, cercare i fossili infilando le mani nel fango. Esperienze elementari, appunto.

Ho pianto per la meraviglia dei ragazzi di fronte alla scoperta del fuoco, attizzato dal solo attrito dei legni; per l’intuizione della prospettiva osservando un ritratto di Raffaello; per la mucca, il maialino, lo sciatore, il pescatore, la sorella, i colori e le gomme che Simone vede guardando dritto nell’iride del suo compagno.

Questo film non è teatro, ma si nutre delle innate capacità teatrali che i bambini ancora riescono a conservare.

 

Incontrare la natura e l’arte, in cerca del bello
Ha scritto Franco Lorenzoni on line: “È stato bello essere ospitati al MAXXI di Roma e rivedere lì, su un grande schermo, i volti e le parole dei bambini di Giove all’interno di un museo, ospiti del Festival internazionale del film di Roma, nella rassegna Alice nella città. Nei cinque anni di scuola raccontati nel documentario Elementare – Appunti di un percorso educativo abbiamo incontrato più volte possibile la natura e l’arte, in cerca del bello: dal magazzino dei tabacchi di Burri a Città di Castello al giardino dei tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio, dal Museo d’arte Moderna di Roma agli Uffizi, fino alla casa-museo di Peggy Guggenheim a Venezia. Dunque è stato particolarmente significativo che la tappa finale di questa restituzione filmata di ciò che abbiamo cercato nel corso di cinque anni sia avvenuta all’interno di un museo dedicato all’arte del XXI secolo. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa nostra piccola avventura”.

 

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1 risposta a “Frammenti di scuola in cerca del mondo”

  1. Margherita Giani
    24 ottobre 2014 at 20:10 #

    Ancora sul documentario ELEMENTARI del maestro Franco lorenzoni. Anch’io ho fatto la maestra nella scuola elementare e, alla fine del film, mi è venuto da pensare spontaneamente: fare il maestro è il mestiere più bello del mondo. E, poi, il significato che Franco ha voluto spiegare alla fine: è una restituzione ai suoi alunni. Il film puo’ essere criticabili dal punto di vista tecnico, tante immagini, tanti argomenti apparentemente slegati, le parole dei bambini che non si capivano sempre bene, una costruzione voluta più che pensata. Ma, dietro a questo, il lavoro che si è fatto man mano, giorno dopo giorno o ora dopo ora coi bambini, che, forse, solo un maestro puo’ sapere. E, allora, tutto è comprensibile e chiaro. Per chi non è del mestiere è una finestra altrimenti inimmaginabile. Questo lavoro emoziona, coi volti dei bambini che crescono, coi loro pensieri e con le loro parole, col tempo e l’attesa che fanno parte della vita della scuola. Questo film è stato un regalo del maestro ai suoi alunni. Una lezione speciale a coronamento dei cinque anni passati insieme. Dovuta, secondo lui, per rinforzare il valore del lavoro fatto. Come sono state un regalo prezioso le lezioni che, in parte, si vedono nel film. Fare scuola per un maestro elementare è prepararsi per ogni giorno, studiare, cercare, creare, lavorare, fare arte, pensare come porre i famosi programmi ministeriali a dimensione di bambino, con ogni gruppo in maniera diversa. Anche se, nella scuola, puo’ capitare che le condizioni non aiutino. Lavorare coi bambini è un’opera d’arte. I bambini sono un’opera d’arte. Franco ha voluto dire ai suoi alunni: siete un’opera d’arte. Insieme abbiamo fatto un’opera d’arte. E, giustamente, ha cercato e saputo trovare il luogo deputato: un museo e la manifestazione pubblica più grande a livello nazionale. Tutto questo mi ha emozionata.

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