Verso un altro inizio

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di Rosaria Gasparro*

Ci vado a piedi, lentamente, verso il primo giorno di scuola. Verso un altro inizio. E nonostante gli anni ne sento tutta l’energia, che non si consuma nei riti dei primi giorni, ma che è piuttosto una richiesta di fedeltà a ciò che in ogni momento nasce. Un farsi rigenerare dal principio delle cose, per sentirle fresche e nuove. Per sentirne l’eccitazione e la festa. Per sorprendersi collocandosi in ciò che sorge. Per far durare l’alba.

È uno dei miei pochi convincimenti questo di rimanere in contatto con ciò che avviene, è solo qui e ora che posso essere. Che posso fare anima in questo sentire profondo che è l’esperienza di me e dell’altro. Copio dai bambini, loro sono sempre nell’inizio, gli s’illuminano gli occhi per poco, fanno infinite volte lo stesso gioco senza annoiarsi mai.

10676393_707815009312986_6055432845564612753_nAver fatto teatro mi aiuta. Ricordo Jerzy Grotowski che diceva: “Quello che ci commuove grandemente nel bambino è il fatto che vive nel principio. Se entra una volta in un giardino è la prima volta, e il secondo giorno, quando entra nel giardino e il giardino è differente, per lui è di nuovo la prima volta. Noi adulti siamo portati a vedere ogni giardino come se fosse la stessa cosa, nonostante che ogni giardino è una cosa diversa, ogni giorno. Essere nel principio è lasciarsi realmente essere in ciò che si fa, che si scopre, che si percepisce. Ogni volta che facciamo qualcosa noi pensiamo sia a ciò che è successo, sia a certi progetti per l’avvenire. Essere nel principio è rinunciare a questa assenza”.

Vado a fare pratica quotidiana di semplicità, una cosa estremamente complicata: si tratta di trovare nella complessità lo stato nascente delle cose, i segni naturali dell’inizio, quelli che vengono prima di tutto, che sono nascosti dalle sofisticazioni del dopo. Portarli alla luce, renderli vicini, vivi, abitabili. Rendere facile il difficile, chiaro ciò che è confuso. Togliere l’inutile, ciò che appare e confonde e nasconde il senso. Lasciare i segni, in-segnare. Come Pollicino lasciare i sassolini per tornare a casa. Tutto questo richiede umiltà e ricerca. E onestà.

Per questo Bruno Munari diceva che “Semplificare è più difficile. Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più. Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità”.

Vado verso un nuovo giorno e un nuovo anno, senza fretta, senza farmi stritolare dalle ansie del domani, del programma, della buona scuola su carta, delle competenze e del competere. Voglio vivere un tempo lungo, lento, un tempo rotondo che ci metta in cerchio, che ci permetta di fermarci, di ascoltarci, di fare ritorno sul già fatto, a passo di gambero, così nessuno, poi, si perde.

Perché soltanto lentamente – come afferma Carl Rogers – si può provare ad essere genuini”.

La piazza è bagnata per il temporale della notte. Ma ora splende il sole e i maestri di prima fanno volare gli aquiloni.

Buon anno…

 

 

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8 Risposte a “Verso un altro inizio”

  1. Mirca Zenna
    15 settembre 2014 at 09:21 #

    “Voglio vivere un tempo rotondo che ci metta in cerchio”: bellissimo. Buon anno scolastico, maestra Rosaria!

  2. Anna Maria Strappazzon
    15 settembre 2014 at 21:30 #

    Brava maestra. Auguri di un anno lungo, sereno e rotondo.

  3. 16 settembre 2014 at 09:07 #

    Se le sue parole sono in coerenza con le sue azioni e penso che lo siano perché sono talmente belle e coinvolgenti che mi sembra impossibile che non siano coerenti con il suo fare, la ringrazio per essere una persona con quel cuore e quel pensare.

    Grazie di cuore “Maestra”.

    Salvatore Fozzi

  4. Paola
    16 settembre 2014 at 09:09 #

    Che meraviglia sapere che ci sono persone così, maestre… è davvero una consolazione per chi, come me, ha invece di fronte le persone che dovrebbero occuparsi della crescita di mio figlio e che invece non hanno nulla di una maestra così, sono semplici impiegate che dicono a mio figlio di stare fermo e zitto.

    Scusate lo sfogo
    Buon inizio anno a tutti!

  5. Maura Cerri
    16 settembre 2014 at 10:01 #

    Tutti i bambini hanno diritto ad un tempo rotondo ed insegnanti accoglienti… rotondi anche loro e non triangolari! Solo allora si fanno esperienze e si sviluppano competenze!

    Auguro a tutte le insegnanti di alimentare la passione per questo lavoro difficilissimo che però ti fa crescere ogni giorno!

  6. Romolo Ripini
    19 settembre 2014 at 19:48 #

    Quando vedo mio figlio varcare quella porta, la mattina, in cuor mio spero sempre possa incontrare persone, Maestre e Maestri, che la pensano proprio come lei.

    Forse e’ per questo che le sue parole sono riuscite così tanto a commuovermi…

    Le auguro un buon anno scolastico, mia cara Maestra.

  7. iosandranonniisi
    16 ottobre 2014 at 09:07 #

    Confortante e commovente! Fortunate le persone, tutte ma soprattutto i bambini, che incontreranno maestra Rosaria! Auguri

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 16 settembre 2014

    […] Ci vado a piedi, lentamente, verso il primo giorno di scuola. Verso un altro inizio. E nonostante gli anni ne sento tutta l’energia, che non si consuma nei riti dei primi giorni, ma che è piuttosto una richiesta di fedeltà a ciò che in ogni momento nasce. Un farsi rigenerare dal principio delle cose, per sentirle fresche e nuove […] […]

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