Scuola nel bosco o educazione diversa?

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di Francesca Lanocita

Ha ottenuto tanti consensi in rete la notizia dell’apertura in Italia del primo asilo nel bosco a Ostia, nei pressi di Roma a cura della realtà educativa L’Emilio, in collaborazione con L’Associazione Manes. E ovviamente non posso che essere felice di questa iniziativa, dato che La yurta nel bosco (leggi anche Annodi, pensi, giochi e smonti), che ha la fortuna di essere in un vero e quanto meno ormai raro bosco, è un’associazione culturale che ha come obiettivo proprio la diffusione della pedagogia della natura ed è a tutti gli effetti, seppur per periodi limitati, come quelli estivi, o nei fine settimana, una scuola nel bosco, così come molte altre realtà nel nostro Paese. Basti pensare alla scuola in fattoria di Cascina Santa Brera a pochi chilometri da Milano o Cascina Bosco Grande vicino a Pavia, realtà che operano davvero da molti anni sul nostro territorio.

Il modello storico di riferimento per questi progetti è una realtà nata ormai negli anni’50 in Danimarca a Søllerød dalla rivoluzionaria idea di Ella Flatau. Da allora ad oggi questo approccio educativo si è sviluppato in tutta Europa, soprattutto in Svizzera e in Germania, dove ci sono oggi più di mille asili nel bosco.

10492552_745103118880381_1054582197299088303_nL’idea di fondo, in accordo per altro anche con altre pedagogie, come quella montessioriana e steineriana, è che i bambini della fascia di età 3/6 anni debbano imparare dall’esperienza diretta, seguendo il proprio ritmo naturale e più per emulazione che non per mediazione da parte di un adulto. E’ questa infatti l’epoca dello sviluppo dei sensi, della conoscenza del mondo e l’ambiente naturale è di per sé uno scenario perfetto e unico capace di offrire ai bambini stimoli sensoriali, infinite possibilità di movimento, strumenti di gioco sempre nuovi e unici per stimolare fantasia e creatività.

Oltre tutto, stando anche alle più recenti ricerche condotte da Richard Louv, è fondamentale per i bambini restare connessi con il mondo naturale se vogliamo che non abbiano un vero e proprio deficit psicofisco che porta a depressione, obesità, problemi relazionali e di identificazione di sé.

Nella nostra esperienza diretta è vero che, soprattutto nei periodi dei camp estivi, vediamo i bambini, che giorno dopo giorno, si liberano dalle mille rigidità che una scuola troppo strutturata, fisicamente restrittiva e soprattutto molto intellettualizzata, crea. Vediamo che riprendono “a respirare”, a “stare” e non solo a fare; scoprono il piacere di stare seduti per terra o a piedi nudi, senza che nessuno li richiami in continuazione perché si sporcano o rischiano di farsi male. Abbiamo notato come percepiscono da soli i propri limiti e le proprie possibilità di autonomia e come siano stimolati ad inventarsi giochi e a cooperare per divertirsi e stare assieme.

In tutto questo idilliaco scenario però e con la sfacciata fortuna di vivere in un bosco, mi resta un dubbio. Siamo certi che sia solo la location esterna, in questo caso, il bosco, a creare questa “magia” oppure la differenza la fa l’approccio di noi adulti, genitori e educatori, che dovrebbe essere più rispettoso dei ritmi del bambino, più sapiente, più confidente nelle loro possibilità, più “in ascolto”, meno isterico e meno controllante?

C’è bisogno davvero di una scuola nel bosco perché i nostri figli siano connessi con il mondo, con la natura, collaborativi, crescano felici di vivere e fiduciosi in se stessi?

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Sono molti infatti gli asili e le scuole, in città così come nelle zone dell’hinterland che hanno la fortuna di avere dei giardini, degli alberi o un parco cittadino contiguo. E perché allora è raro, in Italia, vedere i bambini camminare per strada per raggiungerli? Perché durante l’inverno non si vedono bimbi giocare sotto la pioggia o meglio ancora, nella neve? Non basterebbe smetterla di pensare che si prendano il raffreddore se giocano in giardino il 18 di gennaio per iniziare a creare una buona relazione con la natura che ci circonda, ovunque noi viviamo?

E perché invece in Danimarca, dove le scuole nel bosco sono nate e prolificano, si incontrano classi intere di scuole statali, in giro per i parchi, anche in bicicletta, accompagnati dalle loro insegnanti, ad ogni ora?

 

 

Pubblicato anche su milanoperibambini.it

DA LEGGERE E VEDERE

Ci vorrebbe un orto in ogni scuola (Luciana Bertinato)

Fare scuola nel bosco

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2 Risposte a “Scuola nel bosco o educazione diversa?”

  1. Valentina Guastini
    20 settembre 2014 at 15:42 #

    Finalmente!

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 22 settembre 2014

    […] Ha ottenuto tanti consensi in rete la notizia dell’apertura in Italia del primo asilo nel bosco a Ostia, nei pressi di Roma a cura della realtà educativa L’Emilio, in collaborazione con L’Associazione Manes. E ovviamente non posso che essere felice di questa iniziativa, dato che La yurta nel bosco […] […]

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