Nessun patto con me

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di Rosaria Gasparro*

Non è scritto nella buona scuola – che mi auguro non venga – ma si capisce. Che il merito di un insegnante non sarà il suo ‘vedere’ i bambini così come sono, nel creare tante relazioni d’amore e di conoscenza, di opportunità per ognuno secondo il proprio bisogno, nella preparazione solitaria di percorsi e attività, nello studio scrupoloso senza nessuno che ti veda, nell’acquisto a proprie spese di materiali e sussidi, dalle fotocopie al sapone per le mani, dai libri e i quaderni alla colazione per chi non li porta.

Non sarà il suo estenuarsi quotidiano perché nessuno rimanga indietro, escluso, perché nessuno si senta incapace strano straniero, sottraendo i più fragili e i più difficili allo stigma dei bes (l’espressione “Bisogni Educativi Speciali” si è diffusa dopo l’emanazione di una direttiva ministeriale del 2012, ndr). Quel concentrarsi a tempo pieno sulla didattica e sulla relazione educativa per apprendere, insieme ai propri alunni in maniera significativa e autentica, senza sgomitare per arrivare primi. Saper fare e saper essere non lo si fa e non lo si è da soli.

Il merito di un insegnante non sarà il suo essere costruttore di comunità, la conoscenza come costruzione comunitaria, l’educare al senso del noi, alle responsabilità che bisogna imparare ad assumersi, all’aiuto reciproco. Il coding (ovvero l’imparare la programmazione informatica) al posto del cuore, il pensiero computazionale al posto del pensiero critico e solidale. Il digitale al posto della natura e dello stupore.

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Il merito di un insegnante non sarà l’esercizio del suo libero pensiero e della libertà d’insegnamento, la sua onestà intellettuale e la sua dignità, tutto ciò che ha permesso ai nostri più grandi maestri di sviluppare una ricerca pedagogica in contrapposizione con i poteri dominanti e quasi sempre osteggiati.

Il merito dell’insegnante in era renziana sarà la sua capacità di vendersi l’anima, di apparire nella fiera delle vanità, di millantare capacità, di comprare competenze certificabili su carta che crollano appena entrati in aula, di compiacere e ossequiare i superpresidi per lo scatto che verrà, con uno stile accattivante e il linguaggio tecnologico, tutto apple, slide e selfie, produttore digitale per i punti sul registro della scuola in chiaro.

Gli anni di lavoro – quelli che servono per costruirsi la propria professionalità, per allargare la conoscenza, per conoscerne la complessità e per imparare a semplificare senza banalizzare, per realizzare lo strumentario del proprio mestiere, sempre esposto a rischi errori e fallimenti, ma anche a esiti straordinari quando recuperano le diseguaglianze – non rappresentano nessun valore, nessuna esperienza preziosa su cui contare. Smaterializzati sull’altare del credito.

Custodisco un seme nel profondo del mio mattino. È il seme di una maestra per la ricerca di senso, per la scoperta e la verità, per l’umano da coltivare. Non intendo sperderlo in questo patto per un piatto cospicuo di lenticchie. Che vuole valutare ciò che non conosce, senza porsi il problema del sociale diseguale e ingiusto e di come fare.

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Se quella di Renzi è la buona scuola, io sto con la cattiva. Perché nella mia lunga esperienza professionale ho imparato che il valore non si fa vedere nei luoghi del potere. Perché come scriveva David Forest Wallace ne “Il re pallido“: “Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se ne interessa … Gli eroi veri siete voi, da soli in un luogo di lavoro designato. Il vero eroismo sono i minuti, le ore, le settimane, anno dopo anno, di silenzioso, preciso, giudizioso esercizio di probità e cura – senza nessuno lì con voi a incitarvi o ad applaudire”.

Il re non solo è pallido, è anche nudo. E come dice la mia amica Anna Maria, vuole dirigere l’orchestra senza conoscere la musica.

 

 

* Maestra di una scuola primaria pubblica, vive a San Michele Salentino (Brindisi). Altri suoi articoli sono qui.

L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

 

DA LEGGERE

Il nuovo anno scolastico (Luciano Bertinato)

Cosa dovvemmo fare? Accogliere bambini e ragazzi per quello che sono, ospitarli in luoghi in cui è piacevole vivere insieme, farli crescere autonomi e responsabili attraverso il sapere e il fare

Caro premier, lasci la scuola in pace

“Caro premier Matteo Renzi, la scuola non ha bisogno della sua riforma. In vari decenni, sotto l’egida di tante proposte e rimaneggiamenti di opzioni ormai obsolete, la scuola ha retto lo stesso, grazie agli insegnanti. Siamo noi docenti che mandiamo avanti la scuola, nonostante le riforme… La qualità della scuola siamo noi, non i dettati legislativi… Ci umilia solo il pensiero di quei 60 euro mensili a “chi merita”… provveda ad assumere i precari come la Ue obbliga a fare… E ci lasci lavorare serenamente” (la lettera completa)

Dodici tesi per una scuola conviviale

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10 Risposte a “Nessun patto con me”

  1. V.P.
    8 settembre 2014 at 10:53 #

    l’insegnante dovrà entrare al mattino a scuola, non soltanto per insegnare, educare, istruire, collaborando serenamente con i colleghi unicamente per l’ottenimento delle finalità formative degli alunni, ma, proprio in concorrenza con gli stessi suoi colleghi, dovrà principalmente operare per compiacere, in primo luogo i Dirigenti Scolastici e poi i supervisori mentor, chiamati a dissertare e giudicare sul “merito” di ogni singolo docente, per stabilirne il relativo aumento stipendiale ed il suo livello classificatorio.

    da Insegnanti di Scuola Primaria e Infanzia della provincia di Firenze. leggi tutto:
    http://www.orizzontescuola.it/news/piano-scuola-renzi-urge-intervento-sindacale-lettera

    • Franco Morbiducci
      9 settembre 2014 at 07:10 #

      Grazie. Un articolo da rileggere e conservare.
      Un po’ di luce nella barbarie che avanza e tutto travolge.

  2. Marina Piras
    8 settembre 2014 at 15:28 #

    Bellissime affermazioni che condivido pienamente.

    (via Fb)

  3. Effe Rosso
    8 settembre 2014 at 15:29 #

    “… Ho imparato che il valore non si fa vedere nei luoghi del potere” sottoscrivo.

    (via Fb)

  4. Angela Mingione
    8 settembre 2014 at 15:40 #

    In queste parole è racchiusa tutta la passione, l’amore, la serietà, la vera bravura di un insegnante! A tutti quelli che dicono di voler migliorare la scuola con riforme ridicole: leggete e rileggete le parole di questo articolo, riflettete e medidate: un bravo insegnante non è quello che ha più titoli o cose del genere, il bravo insegnante lavora in classe con i suoi alunni!

    (via Fb)

  5. Ada Guarini
    8 settembre 2014 at 19:57 #

    Sono assolutamente d’accordo!

    (via Fb)

  6. Chiara Francesca Mazzei
    8 settembre 2014 at 22:27 #

    Viva la #cattivascuola e chi resta convinto che dalla scuola bisogna tenere fuori parole come “profitto” e “produzione”, noi non costruiamo alcun bene materiale, noi non ci arricchiamo di plusvalore commerciale,noi raccogliamo vite, le nutriamo e le lasciamo crescere e maturare in fiori e frutti!

    (via Fb)

  7. Ugo Sgrosso
    9 settembre 2014 at 11:33 #

    Rosaria Gasparro sarebbe all’altezza di conciliare le enormi cose buone – che stanno nelle sue competenze e nel suo cuore – con le cose utili delle riforme. Perché non lo fa?
    Forse perché prevale il “tutto o niente”: cultura che riguarda non solo il Governo.
    Riusciremo a facilitare un processo, nel quale le prossime generazioni riusciranno a ridurre gli effetti negativi del “tutto o niente”?
    Occorre che i Dirigenti Scolastici apprendano a valutare le competenze di persone come quelle di Rosaria Gasparro; ciò perché, credo, non tutti gli insegnanti possiedano quelle competenze.
    Commento di una persona ignorante.

  8. Margherita Giani
    7 ottobre 2014 at 07:51 #

    Come fai a far curare a una mamma il suo bambino che si ammala di polmonite, di psoriasi, di meningite….se la mamma non è medico come farà? Ricorrerà a competenze professionali di medici, magari anche non freschi di laurea.
    Anche per insegnare a scuola ci vuole una competenza professionale che si forma e si conquista negli anni.
    Molti genitori pensano che genitori si nasce. Genitore si diventa e non è facile: anche se è un ruolo che non ha bisogno di laurea ma di età biologica.
    Altre professionalità aiutano il genitore a diventarlo.
    Non è facile per nessuno capire il mestiere che non è il proprio. Ci vuole prima di tutto umiltà e la disponibilità a imparare per non dire la fiducia di affidarsi.
    Non è facile vedere i propri figli con gli occhi di un altro. Ma i figli non sono proprietà dei genitori. Sono parte della società. La scuola ha il ruolo di costruire la società del paese.
    I figli che a scuola imparano a essere i futuri cittadini staranno bene perchè nella società che si insegna nella buona scuola c’è un posto per tutti. Rispetto e dignità, considerazione e lavoro.

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 9 settembre 2014

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