Il dominio sulle persone

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Pubblichiamo stralci di un intervento di Cornelius Castoriadis realizzato durante una conversazione con Christopher Lasch e Michael Ignatieff. Si tratta della trascrizione di parte di un dibattito televisivo trasmesso dal canale pubblico britannico Channel 4 il 27 marzo 1986. Mai riproposto o pubblicato in forma scritta, è ora accessibile grazie alla tenacia di Jean-Claude Michéa e a Jeremy O’Sullivan, e alla casa editrice Eleuthera. La versione completa la trovate in libreria: La cultura dell’egoismo. L’anima umana sotto il capitalismo (di C. Castoriadis e C. Lasch). Filosofo marxista e psicoanalista di origine greca, Castoriadis (1922-1997) è stato, tra le altre cose, uno dei fondatori in Francia del gruppo e della rivista “Socialisme ou Barbarie” (1949-1965).
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di Cornelius Castoriadis
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Castoriadis, La cultura dell'egoismo( …. ) Penso che la conflittualità sociale e politica sia stata estremamente importante, anche se, contrariamente al luogo comune marxista, la storia della società non è la storia della lotta di classe. Di solito gli schiavi, gli oppressi, i contadini poveri eccetera, sono rimasti al loro posto, hanno accettato lo sfruttamento e l’oppressione, arrivando a benedire gli zar. Ma la caratteristica specifica del nostro mondo, del mondo occidentale, è stata precisamente questa dinamica interna del conflitto, questo mettere costantemente in discussione la società. Il che ha generato quello che definirei il carattere duale delle società occidentali. I marxisti le chiamano società capitaliste. E questo è un aspetto. L’altro aspetto è che esse sono anche società dove, a partire dal XII secolo, le lotte per l’emancipazione, per la democrazia, per la limitazione dei poteri dello Stato eccetera, si sono sedimentate in istituzioni, in tipi antropologici che non coincidono con i sudditi dello zar, o dell’imperatore cinese, o dell’imperatore azteco.

Ci sono dunque stati questi due elementi. Il secondo elemento, ovvero il conflitto, per gran parte del XIX secolo e fino agli anni Trenta-Quaranta del XX secolo ha assunto la forma dei movimenti operai, ma anche quella della prima ondata del movimento femminista, quella più genuina. Perché il vero femminismo non è Betty Friedan, ma la prima ragazza che, ignorando le obiezioni della sua famiglia, ha avuto il coraggio di iscriversi alla facoltà di medicina e di guardare i corpi nudi di uomini morti. O la prima donna che nel 1808 è entrata a far parte di un sindacato.

Certo, queste donne, per una ragione o per l’altra, hanno mancato l’obiettivo: a causa del totalitarismo bolscevico per un verso e a causa dell’appiattimento della socialdemocrazia al capitalismo per l’altro. Ed è stata proprio questa deriva che ha portato la gente a concludere che non c’è più niente da fare, per cui tanto vale trincerarsi nel privato. Il che, peraltro, corrisponde al movimento intrinseco del capitalismo: espansione dei mercati, società del consumo, obsolescenza programmata eccetera, e più in generale espansione del dominio sulle persone, non solo in quanto produttori, ma anche in quanto consumatori.

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La libertà nonè qualcosa di facile, non è un concetto semplice. In un certo senso, se parliamo di libertà vera, direi checi troviamo di fronte a un concetto tragico. Proprio come la democrazia è un regime tragico. Perché non ci sono limiti esterni, non ci sono teoremi matematici che possano dirti: «è qui che bisogna fermarsi». La democrazia è quel regime politico che ci consente di affermare che noi facciamo le nostre leggi a partire dalla nostra morale, la nostra morale condivisa. Questa morale però, e qui mi rivolgo al mio amico cripto-cristiano Christopher, anche se venisse a coincidere con la legge mosaica o con il Vangelo nonvarrebbe solo perché è scritta lì, ma perché noi, inquanto corpo politico, l’accettiamo, e facendola nostra diciamo: «non uccidere». L’autorità non viene da Dio. Anche se il 90 per cento della popolazione è credente e accetta l’autorità dei comandamenti divini, per la società politica l’autorità non viene da Dio, ma dalla decisione dei cittadini. I cittadini sono dunque sovrani.

Ma qual è il limite di questa sovranità? Se non erro, qui in Gran Bretagna avete un detto secondo il quale il parlamento può fare tutto trannetrasformare un uomo in una donna. Il biologico è il limite. Oggi però sappiamo che l’identità biologica comincia a essere malleabile. Il che significa che un domani il parlamento britannico potrebbe decidere che le persone bionde non possono più votare. Insomma, non ci sono limiti esterni. Ed è per questo che la democrazia può perire, e che talvolta è morta nel corso della storia, come un eroe tragico. Nella tragedia greca, l’eroe non muore perché c’è un limite che ha violato. Questo è il peccato, il peccato cristiano. L’eroe tragico muore a causa della sua hybris, della sua superbia, perché trasgredisce in un contesto dove non esistono limiti predefiniti. Questa è la nostra condizione. Se siamo liberi, siamo noi a decidere individualmente e collettivamente quali siano le nostre leggi e nessuno ci può imporre la sua scelta. Siamo noi a decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. ( …. )
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DA LEGGERE
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Perché abbiamo bisogno di spazi autonomi

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1 risposta a “Il dominio sulle persone”

  1. Daniela Di Bartolo
    24 settembre 2014 at 10:14 #

    “Dovremmo volere una società in cui i valori economici
    non siano più centrali (o unici), dove l’economia
    sia rimessa al suo posto come semplice
    mezzo della vita umana e non come fine ultimo,
    una società in cui si rinunci dunque a questa corsa folle
    verso un consumo sempre crescente.

    Tutto ciò è necessario non soltanto per evitare
    la definitiva distruzione dell’ambiente terrestre,
    ma anche e soprattutto per liberarci della miseria
    psichica e morale propria degli uomini contemporanei”.
    (Cornelius Castoriadis, Istanbul 1922-Paris 1997)

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