Dodici tesi per una scuola conviviale

Abbiamo bisogno di ripensare la scuola come una comunità che apprende insieme, aperta a saperi tradizionalmente esclusi, in cui si impara a gestire i conflitti e dove ogni giorno si incontrano contadini, operai, casalinghe, migranti. Una scuola non eurocentrica, che si rifiuta di essere una delle tante agenzie pubblicitarie del capitalismo. Una scuola, per dirla con Ivan Illich, conviviale, un grande laboratorio di critica sociale
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di Antonio Vigilante*

Vorrei dare il mio contributo alla discussione sulla possibilità di una scuola diversa, avviata da Paolo Mottana (25 idee per una scuola diversa), presentando dodici tesi che costituiscono il nucleo di un libro che sto scrivendo, ed il cui titolo sarà La scuola conviviale. L’aggettivo conviviale fa riferimento da un lato al Convivio platonico e dall’altro alla convivialità di Ivan Illich (La convivialità). Si tratta, in breve, di ripensare la scuola – la scuola pubblica – mettendo al centro due cose: le relazioni, che devono essere aperte, simmetriche, dialogiche, ed il rapporto tra scuola e mondo economico-sociale, che non deve essere di riproduzione, ma di ripensamento critico, alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo e di realizzazione umane.
Sarò grato a chi vorrà discutere le tesi.

Prima tesi
La scuola conviviale è fondata sul dialogo non solo tra studenti e docenti, ma degli studenti tra loro. Studenti e docenti costituiscono una comunità che apprende, studia, ricerca e cresce insieme.

Seconda tesi
La scuola conviviale fa dunque a meno della relazione asimmetrica tradizionale tra docenti e studenti, ed instaura invece una simmetria dinamica, perché tesa verso la crescita comune. Il darsi del tu è il segno esteriore, ma non superficiale, di questo cambiamento.

Terza tesi
La scuola conviviale è una scuola serena, nella quale gli inevitabili conflitti vengono affrontati con gli strumenti del dialogo e della ragione. La serenità, l’armonia, la bellezza che sono elementi indispensabili di una situazione educativa saranno espressi anche esteriormente nell’ambiente dell’aula.

Quarta tesi
La scuola conviviale è un laboratorio di critica sociale. Questo non vuol dire che a scuola si debbano insegnare concezioni critiche verso il sistema e cercare di formare dei rivoluzionari: ciò sarebbe indottrinamento. Vuol dire, invece, che nella scuola si discute in modo aperto e critico del sistema sociale, economico, assiologico. Il problema del rapporto tra scuola e mondo esterno di risolve così: la scuola è il luogo in cui il mondo esterno viene passato al vaglio della critica. Il sistema sociale ed economico ha una straordinaria pervasività; alla scuola spetta il compito di rifiutarsi di essere una delle tante agenzie pubblicitarie del capitalismo, ed offrire agli studenti visioni del mondo alternative.

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Quinta tesi
La scuola conviviale mette tra parentesi tutti i sistemi ideologici, religiosi, assiologici. Il suo atteggiamento di fondo è la scepsi, intesa come ricerca. Come tale, è rigorosamente laica, anche se non anti-religiosa.

Sesta tesi
La scuola conviviale riflette criticamente su sé stessa in quanto istituzione, configurandosi come meta-scuola.

Settima tesi
La scuola conviviale non si considera l’unico luogo in cui sia possibile un apprendimento reale ed una crescita umana completa. Ritiene, invece, che sia possibile imparare ovunque, e che la scuola sia solo uno dei tanti luoghi di apprendimento possibile.

Ottava tesi
La scuola conviviale è aperta ai saperi tradizionalmente esclusi dalla scuola, anche per ragioni di classe.

Nona Tesi
La scuola conviviale è aperta al contributo di molteplici soggetti. Sa che ascoltare le persone è uno dei modi migliori per imparare e crescere. E dunque ascolta il contadino, l’operaio, la casalinga, il commerciante, l’immigrato e così via.

Decima tesi
La scuola conviviale non è eurocentrica, ma guarda con interesse a tutte le culture del mondo. La scuola conviviale considera criticamente tutti i contenuti culturali, cercando diverse interpretazioni, punti di vista alternativi, fonti minori.

Undicesima tesi
La scuola conviviale considera il sapere come contributo al bene comune.

Dodicesima tesi
La scuola conviviale si occupa dell’educazione spirituale non meno che dell’educazione intellettuale.

 

* pedagogista, direttore scientifico di Educazione democratica, insegna Scienze umane in un istituto professionale di Siena

 

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5 Risposte a “Dodici tesi per una scuola conviviale”

  1. Barbara Bertani
    2 settembre 2014 at 12:00 #

    Davvero molto interessanti queste 10 tesi. Credo però sia importante aggiungere un riferimento all’educazione di genere, necessaria per riconoscere e smascherare gli stereotipi legati al “maschile” e “femminile”. Dev’essere una scuola che combatte le discriminazioni, l’omofobia, il sessismo. Una scuola non seleziona ragazzi e ragazze attraverso il voto numerico (arma impropria e pericolosa!) ma incoraggia le mille intelligenze.

  2. giiiiorgio
    2 settembre 2014 at 18:48 #

    Mi sembra che la primissima tesi debba essere imparare ad imparare, tenuto conto che le informazioni ed i contenuti codificati sono sempre più disponibili ma a crescente obsolescenza.

    Un’altra che mi sembra solo adombrata nella gestione dei conflitti e nella serenità è quella della educazione emotiva che finora viene erogata implicitamente.

  3. Ugo Sgrosso
    2 settembre 2014 at 20:28 #

    Sono affascinato dalle “Dodici tesi per una scuola conviviale”.
    Mi piacciono i commenti di Barbara Bertani e di giiiiorgio.
    Aggiungerei attività pratiche, per tutte le scuole. Inoltre, a partire da 16 anni in poi – Università comprese – destinerei, almeno due giorni la settimana, a veri e propri lavori a favore dei “Beni Comuni”.

    Con questi lavori, la scuola – oltre alle azioni meritorie ed innovative che non possiamo ignorare – potrebbe godere delle tante innovazione che stanno avvenendo e che, ancor più, avverranno nel mondo del lavoro. Ovviamente, lavorare insieme, con obiettivi sfidanti da raggiungere, facilita l’apprendere ad apprendere. Lavorare per i Beni Comuni significa vivere dentro la società, …non ignorare il mondo, apprendere a considerare il bisogni di tutti.

  4. 9 settembre 2014 at 09:54 #

    rivedi meglio la prima e seconda tesi alle luce di quanto insegna la Summerhill School (e della storia ed altri esempi che la precedono e succedono in tutto il mondo) e le centinaia di piccole scuoline democartiche libertarie che si stanno diffondendo anche in itaia, tutte le altre saranno conseguenze della democrazia partecipata consegnata agli studenti.
    VEDI http://www.lalucertola.org/italiano/summerhill2014.html
    ciao!

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 2 settembre 2014

    […] Abbiamo bisogno di ripensare la scuola come una comunità che apprende insieme, aperta a saperi tradizionalmente esclusi, in cui si impara a gestire i conflitti e dove ogni giorno si incontrano contadini, operai, casalinghe, migranti. Una scuola non eurocentrica, che si rifiuta di essere una delle tante agenzie pubblicitarie del capitalismo […] […]

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