La riforma della scuola è un fantasma

Come promesso, Renzi è riuscito a stupire tutti. Anche chi gli crede. Nel Consiglio dei ministri del 28 agosto non c’è stato l’annunciatissimo «pacchetto scuola». «È slittato, non è stato ritirato», precisano a Palazzo Chigi. In realtà non ci sono i soldi per le assunzioni. Il ritorno alla realtà dopo l’incontro con Napolitano. La figuraccia del governo: «C’era troppa carne al fuoco»

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di Roberto Ciccarelli

Aveva pro­messo di stu­pire il mondo della scuola. E ci è riu­scito. A poche ore dal Fer­ra­go­sto il pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi ha ras­si­cu­rato di essere al lavoro con il mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini e «il suo staff» per cor­reg­gere le vir­gole di un prov­ve­di­mento ambi­zioso che avrebbe cam­biato il futuro dei figli dei nostri figli nel 2038. E non era man­cato l’annuncio sen­sa­zio­nale: risol­vere una volta per tutte il pre­ca­riato nella scuola, anche per­ché è in arrivo la sen­tenza della Corte Euro­pea che com­mi­nerà all’Italia una pesante multa per sfut­ta­mento dei docenti con un’anzianità supe­riore ai 36 mesi. «Assu­me­remo 100 mila pre­cari», non importa se in tre anni e a par­tire dal 2017. E non subito, dal primo set­tem­bre. Una poco più che nor­male ope­ra­zione di immis­sione in ruolo, alzando i numeri dei suben­tri attuali e spal­man­doli su un triennio.

La svolta epo­cale è stata riman­data. La sera del 27 agosto, a con­clu­sione del chia­ri­fi­ca­tore incon­tro con Napo­li­tano, il governo ha scelto di non pre­sen­tare il «pac­chetto scuola»nel Con­si­glio dei mini­stri del giorno successivo. È il ritorno alla realtà dopo un’intensa set­ti­mana di pro­pa­ganda, un laissez-faire inte­res­sato rilan­ciato ieri su twit­ter da Renzi: «Magari prima aspet­tate che pre­sen­tiamo la riforma, no? Ancora non abbiamo pre­sen­tato nulla. Buon lavoro». L’attesa è stata inu­tile. Troppo il lavoro. È stato scelto di evi­tare l’ingolfamento di misure in Cdm dove appro­de­ranno lo Sblocca-Italia e la giustizia.

In realtà i soldi non ci sono. Per assu­mere circa 30 mila per­sone all’anno sareb­bero neces­sari 4–500 milioni di euro. Mol­ti­pli­cati per tre fa la cifra astro­no­mica (per i cri­teri dell’austerità) di 1,2–1,5 miliardi. Una spesa non finan­zia­bile con i tagli della spen­ding review alla spesa pub­blica con i quali il governo intende finan­ziare una parte sostan­ziosa del bonus Irpef da 80 euro, attual­mente scoperto.

Dopo la gran­cassa, la figu­rac­cia. E il governo, in minuti con­ci­tati usati per tro­vare una ragione, ha pre­ci­sato: «La riforma slitta, non salta. Per evi­tare troppa carne al fuoco». E dire che il prov­ve­di­mento era il pila­stro della «ripar­tenza con il botto» delle brevi e cao­ti­che vacanze dell’esecutivo. Avere messo in agenda la scuola, senza con­te­nuti né coper­ture, è ser­vito ad disto­gliere l’attenzione dalle divi­sioni pro­vo­cate dagli annunci di Poletti sulle pen­sioni. Ma non è stato utile a can­cel­lare l’immobilismo di un governo che parla troppo e non con­clude nulla.

«I temi della scuola non sono nel decreto (Sblocca Ita­lia, ndr), saranno in altri stru­menti» ha detto il mini­stro dell’Economia Padoan. Se ne ripar­lerà, forse, nella legge di sta­bi­lità. Lo «slit­ta­mento» della riforma tra­sfe­rirà il carico di non­sense e di vel­leità rifor­mi­sti­che ispi­rate ad una visione azien­da­li­sta e com­pe­ti­tiva dell’istruzione in que­sto con­te­ni­tore. Dal 1 otto­bre a fine anno sulla gri­glia il governo met­terà a cuo­cere una quan­tità di «carne al fuoco» che farà impal­li­dire quella di Ferragosto.

Le linee guida sulla scuola ver­ranno ripre­sen­tate agli esami di ripa­ra­zione di set­tem­bre. Non avranno comun­que un valore di decreto. L’esecutivo intende sot­to­porle ad una con­sul­ta­zione, anche online, con i sin­da­cati, gli stu­denti, le fami­glie e i cit­ta­dini. è pre­ve­di­bile che la con­fu­sione così gene­rata pro­durrà nuove occa­sioni di con­te­sta­zione. Quelle annun­ciate dagli stu­denti medi il 10 otto­bre o la mani­fe­sta­zione degli uni­ver­si­tari e dei pre­cari pre­vi­sta per il 14 novembre.

Renzi si è cac­ciato in un imbuto dove pre­ci­pi­te­ranno i flussi dell’opposizione, insieme al vero dramma: la man­canza di risorse per la sua poli­tica degli annunci. Da Palazzo Chigi fanno sapere che il pre­mier va veloce e ha già messo la testa sulla con­fe­renza stampa di lunedì pros­simo sui mille giorni. Per il fine set­ti­mana l’appuntamento è andato a vuoto: la scuola non rien­trerà tra le «riforme strut­tu­rali» da pre­sen­tare al Con­si­glio Euro­peo di sabato e nem­meno nell’incontro a Parigi con Hol­lande. Il suo governo «vuole fare come Renzi». Un para­gone non augu­ra­bile nem­meno al «socia­li­smo dell’offerta» fran­cese. I

n que­sto qua­dro non ha cam­biato di segno la mani­fe­sta­zione del per­so­nale sco­la­stico «Quota 96», dei sin­da­cati e dei pre­cari  del 28 agosto a piazza SS Apo­stoli a Roma. La prima mani­fe­sta­zione di una sta­gione turbolenta.

fonte: il manifesto

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