Smettiamo di trovare scuse alle sculacciate

Sempre più voci di esperti e studi internazionali mettono in discussione la sculacciata come metodo educativo e ne evidenziano i rischi. Sberle e scapellotti rendono i bambini più aggressivi, insicuri e da adulti più ansiosi e perennemente timorosi di non essere all’altezza

sc1

di Marzia Rubega

In Italia la classica sculacciata leggera è considerata una forma di punizione ‘ragionevole’, utile per correggere un comportamento sbagliato del bambino e veloce nel dare il risultato, cioè il bambino smette. Sono sempre più però le voci di prestigiose associazioni di pediatri, esperti e studi scientifici a livello internazionale che mettono in discussione questa pratica come metodo efficace per educare il bambino, nel breve e soprattutto nel lungo termine.

1. La sculacciata non aiuta il bambino a imparare il comportamento giusto

Contro la sculacciata ha preso una posizione netta la prestigiosa American Academy of Pediatrics (l’Associazione americana dei Pediatri). Le sculacciate bloccano solo l’azione del bimbo nell’immediato per paura di prenderle di nuovo, sostengono i pediatri americani, ma non lo aiutano certo a imparare comportamenti ‘giusti’ e adeguati.

Sulla stessa lunghezza d’onda, è anche Olivier Maurel, presidente dell’Osservatorio francese sulla Violenza Educativa Ordinaria (Oveo), che da anni si dedica alla ricerca su questo tema e alle battaglie in difesa dei bambini. Scrive Maurel in un libro sul tema (La sculacciata, Il Leone Verde): “Nell’immediato, il bambino picchiato ubbidisce spesso all’ordine che ha ricevuto per paura delle botte. Ma per lui è anche la prima esperienza di viltà”. “Spesso ricomincia alla prima occasione ma di nascosto: prima esperienza di ipocrisia. Infine, può provare piacere a sfidare i genitori; prima esperienza di provocazione. Viltà, ipocrisia, provocazione: è davvero questo che i genitori vogliono insegnare ai loro figli?”.

2. La sculacciata ha effetto soltanto sul momento

sc2

Nella maggioranza dei casi il bambino che ha preso lo sculaccione, dopo dieci minuti tende a ripetere il comportamento sbagliato che ha causato la reazione del genitore. E’ quanto emerso da un recente studio pilota dell’Università Southern Methodist (Usa), pubblicato a metà aprile 2014 sulla rivista Journal of Family Psychology. La ricerca ha monitorato 33 famiglie per 6 giorni, con un sistema di registrazione audio-video.

Nell’arco di questo periodo, ci sono stati quarantuno episodi di lievi punizioni fisiche (in totale) all’interno di quindici famiglie. Nel 73 per cento, nel giro di appena dieci minuti, i bimbi puniti hanno rifatto la stessa cosa.

3. La sculacciata aumenta la propensione del bambino a essere aggressivo

Sulla stessa scia, è anche un più ampio studio comparato – considerato una pietra miliare sul tema – sugli effetti delle punizioni fisiche sui bambini in America della ricercatrice Elizabeth T. Gershoff (2008). Secondo i dati di questa analisi, le sculacciate sono inutili per educare il bimbo e insegnargli a non rifare qualcosa che il genitore considera sbagliato.

Al contrario, con questo tipo di intervento aumenta la propensione dei bambini a essere più disubbidienti e aggressivi anche nel lungo periodo. Il gesto in sé delle botte (pur se ‘leggere’), spiega lo studio, causa un senso di rabbia e chiusura: per il bimbo, spesso, non è neppure chiaro che cosa avrebbe fatto di ‘male’. Ogni volta che le prende, dunque, la sua frustrazione cresce e tende a ripetere quel comportamento. Questo groviglio di sentimenti negativi si può anche tradurre in un desiderio di rivalsa verso i più deboli. Il bimbo si sente debole verso l’adulto che esercita il suo potere con lo sculaccione e per questo cercherà di ‘rifarsi’ su chi è più debole di lui.

In fondo, se a un adulto, per esempio, capita di avere un capo al lavoro che gli urla addosso con furia tutti i giorni, di certo coverà una certa rabbia. Il meccanismo è sempre lo stesso: la prevaricazione di un individuo su altro, il più forte che esercita il suo potere sul più debole …

Perché allora un bambino, una piccola persona con pari dignità e diritti, dovrebbe tollerare di buon grado quello che è invece inaccettabile per un ‘grande’?

4. I bambini sculacciati crescono più insicuri e con meno autostima

Il genitore dovrebbe fare a meno delle sculacciate perché vi è il rischio che abbiano un impatto negativo sullo stato di benessere globale, fisico, emotivo e psicologico del bimbo. E’ questa la conclusione dell’Associazione internazionale End all Corporal Punishment of Children dopo aver esaminato ben centocinquanta studi condotti negli ultimi 30 anni sul tema sculaccioni. In particolare, ha sostenuto l’Associazione, i bambini che vengono spesso sculacciati si sentono più insicuri e poco amati. Anche se il genitore dice: ‘Lo faccio per il tuo bene!’, a livello psicologico, il messaggio che passa un gesto del genere, non è mai positivo.

Insomma, le sculacciate, pur se lievi e occasionali (magari a ‘sorpresa’ per il bimbo), minano lo sviluppo dell’autostima. Il bimbo percepisce se stesso come inadeguato rispetto alle aspettative del genitore, sente di non essere abbastanza bravo e di fare, spesso, cose ‘sbagliate’ (senza capirne bene le ragioni, soprattutto nel caso dei più piccoli intorno ai ventiquattro-trenta mesi). Inoltre, un bimbo che le prende spesso, si trova a lottare con un senso di impotenza poiché si percepisce debole, inerme e soverchiato di fronte all’adulto che si impone con la forza.

5. I bimbi che prendono le sculacciate rischiano di essere meno bravi a scuola

Tra le conseguenze negative delle punizioni fisiche, rientra anche la sfera cognitiva: i bambini che ricevono sculaccioni sono più lenti e discontinui nell’apprendimento a scuola. Lo sostiene uno studio dell’Università del New Hampshire (2009) che ha concluso lo stress e la paura della punizione peggiorano le prestazioni scolastiche.

La sberla o lo sculaccione rischiano inoltre di creare un circolo vizioso che nutre ansia e insicurezza. In sostanza, il bimbo non desidera deludere il genitore, magari per un voto scarso, ma il timore della sua reazione, lo mette sotto pressione al punto tale da bloccarsi (e sbagliare).

Lo stesso peraltro capita agli adulti. Chi sul lavoro ha in continuazione il fiato sul collo del suo boss, rischia di andare in ansia, agitarsi, e non portare a termine i suoi incarichi nel migliore dei modi.

sc

6. La sculacciata genera nel tempo un senso di ansia e di non essere all’altezza

Le sculacciate generano un senso di ansia che si mescola al timore di non ricevere l’approvazione del genitore e di non essere all’altezza delle sue aspettative. Questo può avere conseguenze negative per il bimbo sul lungo periodo. A livello psicologico, questa percezione di se stessi, può ‘radicarsi’ in lui, rendendolo, in futuro, un adulto meno sereno ed equilibrato. E’ quanto sostiene una indagine di una équipe di ricercatori canadesi (uscita sulla rivista Pediatrics nel 2012) condotta su un campione di 34.653 adulti.

La ricerca ha evidenziato che chi ha ricevuto sculacciate da piccolo ha un rischio maggiore (tra il 2 e il 7 per cento) di soffrire di ansia, disturbi dell’umore e del comportamento rispetto a coloro che non le hanno mai prese.

7. Perché i genitori cedono all’impulso di dare uno scappellotto?

Stanchezza, stress, vita e ritmi frenetici non aiutano certo a stare tranquilli mamma e papà: la maggior parte degli adulti tende a innervosirsi (a volte, in modo esagerato) di fronte a quelli che considera capricci (il bimbo gioca con il cibo e rovescia tutto in giro, protesta al supermercato perché vuole le caramelle, non vuole andare a letto, lavarsi i denti, non si veste ed è tardi per la scuola…). Ecco, allora, che la sculacciata sembra quasi ‘scappare’ dalle mani per farlo smettere e scaricare subito la propria tensione.

“La sculacciata, spesso, rappresenta il metodo più semplice per l’adulto di bloccare un comportamento del figlio. L’adulto ha la sensazione di avere trovato una soluzione immediata e si scarica”, sostiene Maddalena Mancioli, psicologa psicoterapeuta, responsabile dell’area psicologica-giuridica dell’Associazione La Via dei Colori, associazione nata per offrire aiuto in caso di maltrattamenti di minori. Secondo la psicologa, dare una sculacciata è una scorciatoia. L’adulto cerca di appropriarsi del suo ruolo attraverso l’imposizione. Ma così non costruisce quelle basi di autorevolezza indispensabili per l’azione educativa. Per essere efficaci, inoltre, occorre una grande attenzione verso la relazione con il figlio.

8. E se fosse possibile evitarlo cambiando la routine quotidiana?

Di sicuro, come adulti, non è facile guardare se stessi con lucidità e spirito autocritico, tuttavia sarebbe importante sforzarsi di farlo. Perché, nella maggior parte dei casi, dal punto di vista di Maddalena Mancioli, lo sculaccione attenua (solo) la frustrazione dell’adulto.

Per prima cosa, in veste di genitori, è fondamentale interrogarsi su quando ‘scappa’ lo scapaccione. Al mattino, quando è tardi e c’è l’ansia di accompagnare il figlio al volo al nido o a scuola e correre in ufficio? O forse, la sera, dopo un’intera giornata, sembra che il pianto insistente sia una sorta di martello pneumatico nella testa.

In fondo, basterebbero piccole strategie quotidiane per evitare che stress e nervi a fior di pelle dominino l’adulto e tutto ciò ricada sul bambino. Un esempio? Alzarsi tutti quindici minuti prima, e fare colazione con calma, insieme, invece di girare come trottole per tutta la cosa, aiuta ad affrontare meglio la giornata (senza mollare un ceffone al bimbo se urla sull’ascensore perché ha dimenticato il suo pupazzo!).

9. L’alternativa alle sculacciate c’è. Il genitore resta autorevole e il bambino fa esperienza

La punizione fisica chiude la relazione con il figlio, poiché non c’è dialogo. “Il genitore si impone con un atto di forza – indipendentemente dall’entità fisica della sculacciata – invece di mettersi in gioco nel rapporto attraverso il ragionamento e altre strategie, in base all’età del bimbo”, dice la psicologa Mancioli. Secondo il suo parere, la prima volta che il bimbo riceve una sculacciata, può pensare di aver deluso l’adulto, ma senza nessun tipo di confronto. Quindi, non ha la possibilità di usare l’esperienza per fare qualcosa di diverso.

Quando il bimbo ha un comportamento che il genitore non approva, dovrebbe fargli capire che non va bene con tono fermo e calmo, guardandolo bene negli occhi. Il messaggio deve essere semplice, breve e diretto e accompagnato dal contatto visivo in modo che il bimbo lo recepisca al meglio. In alcuni casi, la mamma può anche ricorrere a un’altra strategia con i più grandicelli, dicendo, per esempio: ‘Ora stai qui seduto qualche minuto, ti calmi e pensi!’.

In ogni caso, se un piccolo di due anni strilla e si butta per terra, certo non smetterà prendendo una sculacciata sul pannolino. “Il nostro compito, come educatori, è quello di essere una base sicura per il bambino, accompagnandolo a scoprire se stesso, senza tarpare le sue ali”, conclude Maddalena Mancioli.

10. Se ‘da che mondo è mondo’, i bimbi le prendono non vuol dire che sia giusto

Spesso le consuetudini si tramandano di generazione in generazione e si accettano senza essere messe in discussione. Ogni società ha il suo bagaglio di convinzioni, miti e pregiudizi, largamente diffusi e difficilissimi da sradicare. Così per le sculacciate. Ne è convinta la psicologa Maddalena Mancioli: “Ognuno di noi è portato a guardare al passato, e per le generazioni precedenti, le sculacciate erano ‘normali’”.

Olivier Maurel nel suo saggio Lo sculaccione scrive:“In un Paese come la Francia ci sono voluti circa un secolo e mezzo perché la soglia di tolleranza alla violenza educativa si abbassasse dalla bastonata allo schiaffo e alla sculacciata”.

Le bastonate ai bambini ora fanno rabbrividire. Succederà la stessa cosa anche per lo sculaccione? Molti sperano che questo avvenga al più presto. Meno rischi di danni inutili alla crescita psico-fisica dei futuri adulti. La Convenzione dei diritti dell’infanzia, votata dalle Nazioni Unite (1989), nell’articolo 19, chiede a tutti gli Stati di proteggere il bambino ‘contro qualsiasi forma di violenza’. Il Comitato dei diritti del bambino (davanti al quale ogni Stato deve presentare un rapporto su come rispetta la Convenzione ogni cinque anni) raccomanda di prendere misure anche verso le punizioni corporali più comuni come sculacciate, sberle e ceffoni.

 

 

Questo articolo è stato pubblicato anche sul magazine nostrofiglio.it, con il titolo “Sculacciate, dieci motivi perché è meglio farne a meno”.

DA LEGGERE

Ci vuole il tempo che ci vuole

“A scuola non si ride più, abbiamo dimenticato la saggezza di Gianni Rodari, come se in aula non potessero entrare la calma, un po’ di leggerezza e di allegria. Le cose non vanno meglio a casa. Almeno a scuola i bambini dovrebbero rallentare – scrive Luciana Bertinato, maestra -, imparare e fare le cose con il tempo che ci vuole, avere occasioni per parlare e ascoltare, giocare con la sabbia e le foglie, percepire i profumi e gli odori, scoprire il silenzio, cogliere le sfumature”. La ribellione ai domini della velocità, del Pil e della competitività comincia a scuola

Facciamo pace

| «Ci mettiamo in cerchio e ci diamo la mano. Iniziamo con questo rituale il “tempo per noi”», scrive Rosaria, maestra. Oltre il pacifismo di facciata, c’è una scuola che non rinuncia ad essere laboratorio di gestione del conflitto

Tags:, ,

2 Risposte a “Smettiamo di trovare scuse alle sculacciate”

  1. nunzia rita
    4 luglio 2014 at 23:09 #

    Articolo stupendo lo vorrei diffondere, sono una sociologa e mi interesso alla Comunicazione Nonviolenta di M:Rosenberg.
    Per favore mi mandate il testo di questo articolo sulla mia posta ?grazie

  2. Ron
    25 maggio 2015 at 12:07 #

    Assurdo che oggi, nel 2015, in un’Europa politicamente corretta da decenni di pedagogia parascientifica di stampo buonista, nonostante l’evidente, gravissimo e irreversibile fallimento educativo in tutti gli Stati che hanno abolito le sane sculacciate, vi siano ancora tanti educatori e genitori incapaci di fare marcia indietro e riconoscere quella che è la sola e unica verità: sculacciare è un metodo educativo sano e indispensabile che non può far altro che bene sia ai bambini che ai genitori. Se non vogliamo ottenere un futuro sempre più disastrato, occorre iniziare ad applicare la vecchia sculacciata, con amore e autorevolezza: con calma e senza ripensamenti, bisogna mettersi i figli sulle ginocchia e farli ragionare per 5 minuti con le natiche arrossate. Mi auguro e auspico un ritorno consistente di tale metodo che il sottoscritto e la moglie applicano con ottimi risultati.

Lascia un commento