Il capitalismo è finito in un pollaio

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di  Mickey Z.*

Questa cultura di morte può immaginare soltanto soluzioni sanguinarie

Diane di Prima

 

Ecco un piccolo esempio di come l’industria globale e l’allevamento agricolo (allevamenti intensivi, la dieta a base di latticini, carne, ecc.) influenzano il nostro ecosistema comune:

Essi consumano e avvelenano un terzo della superficie terrestre del pianeta; questo contribuisce direttamente allo sfruttamento del terreno, alla deforestazione, alla pesca eccessiva, all’estinzione delle specie, ecc.; e ciò è la principale fonte di gas serra creato dall’uomo, il quale si traduce in cambiamenti climatici.

Sulla base di questo elenco incompleto di alimenti a base di eco-devastazione, dovrebbe sembrare dolorosamente ovvio che si deve fare qualcosa per porre fine a questa situazione. Beh, non temete, le soluzioni sono in fase di costruzione.

“Abbiamo bisogno di un approccio razionale”

“Gli scienziati americani – scrive Edward Helmore nel Guardian – fanno a gara per sviluppare i polli che possono far fronte al caldo torrido come parte di una serie di programmi finanziati dal governo, i quali cercano un adattamento o una mitigazione degli effetti causati da condizioni climatiche estreme sull’alimentare”.

“I periodi di grande caldo dureranno più a lungo e ce ne accorgeremo quando vedremo picchi significativi nella mortalità e di altri fattori di stress in arrivo”, avverte il leader del progetto Carl Schmidt, professore associato presso l’Università del Delaware. “Non possiamo aspettare che questo accada. Dobbiamo muoverci ora”.

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Veggie Pride Parade, 2013: New York (foto M.Z.)

Perché dare più importanza alla prevenzione che all’adattamento?

“Abbiamo bisogno di un approccio razionale per fornire cibo nel contesto di un clima che cambia mentre la popolazione si avvicina a nove miliardi”, spiega Schmidt. “L’aspettativa è che le persone mangeranno di più, e in particolare più volatili perché questo è il modo più economico per soddisfare la richiesta di carne in continua crescita”.

Facendo eco all’ eroe liberale, Bill Gates (“Non possiamo chiedere a tutti di diventare vegetariani”), Schmidt conclude: “E ‘irrazionale pensare che la gente possa tutta diventare vegetariana. Avrà ancora voglia di mangiare carne”.

Seguite il denaro

Piuttosto che approfondire sulla miopia di questo argomento, ho scelto invece di dare un po’ più di informazioni su Carl Schmidt e la distruzione ambientale che ha previsto.

Nel giro di pochi minuti, ho trovato un articolo su High Plains Journal il quale spiega che questo progetto quinquennale è finanziato dai contribuenti americani per la somma di 4,7 milioni di dollari forniti dalla Agriculture and Food Research Initiative del Dipartimento dell’ Agricoltura Usa. Ma ancora più spregevole dei sussidi alle imprese aziendale in nome di ecocidio è ciò che è stato lasciato fuori della rendicontazione dei media corporativi: Schmidt sta conducendo lo studio insieme a scienziati provenienti da tre università e da Hy-Line International, il più grande allevamento di galline ovaiole degli Usa.

Si, in collaborazione con gli scienziati Hy-line, ci viene detto, “il progetto valuterà le risposte fisiologiche delle galline commerciali sotto stress da calore, compresa l’efficienza dei mangimi, la produzione di uova, e la qualità delle uova”.

Evolversi o morire

Possiamo continuare ad accettare soluzioni capitalistiche ai problemi capitalistici, oppure possiamo cominciare a re-immaginare e reinventare la cultura umana, ma cerchiamo di essere chiari: il futuro della maggior parte della vita sulla terra dipende dalla direzione che scegliamo oggi.

 

 

 

*Mickey Z, ovvero Michael Zezima, è scrittore ma anche giornalista e fotografo, e vive a New York. Autore di oltre dieci libri, il più recente è il romanzo Darker Shade of Green (tra quelli tradotti in Italia «Salvate Il Soldato Potere: I falsi miti della Seconda Guerra Mondiale», Il Saggiatore). Chiunque desideri sostenere i suoi sforzi da pensatore critico, da sempre impegnato con i movimenti sociali, può farlo con una donazione qui.Comune è il sito in Italia al quale invia periodicamente i suoi articoli. Questo articolo è stato pubblicato anche su countercurrents.org e su worldnewstrust.com, e tradotto da Daniela Pallotta per comedonchisciotte.org (che ringraziamo). Altri articoli di Zezima sono qui.

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3 Risposte a “Il capitalismo è finito in un pollaio”

  1. Daniela Cavallo
    3 luglio 2014 at 20:54 #

    Penso che nessuno abbia più dubbi sul fatto che gli allevamenti intensivi e l’alimentazione basata su carne, latticini ecc. siano fra le cause dell’eco-devastazione cui stiamo assistendo. Ne siamo corresponsabili non solo quando ci cibiamo di tali alimenti ma anche quando usiamo piumini, borse, scarpe, giacche o altri accessori di pelle o cuoio (e gli esempi potrebbero continuare). Ma accanto o prima di questo c’è anche un problema etico che ci dovrebbe far riflettere, chiedendoci se davvero per nutrirci o vestirci abbiamo bisogno dello sfruttamento e della morte di un essere vivente.

    (via fb)

  2. Carla Spessato
    4 luglio 2014 at 01:32 #

    Qui e ora, ogni giorno, ogni nostra azione quotidiana determina se, alimentare ancora questo sistema agonizzante o dare respiro a qualcosa di nuovo.
    Ieri, tra donne creative e alla ricerca di futuro, parlavamo di economia di collaborazione, sostitutiva all’economia di competizione.
    Ci riusciremo?
    Ci riusciremo!

    (via fb)

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  1. Il capitalismo è finito in un pollaio | Associazioni Riunite - 4 luglio 2014

    […] “Gli scienziati americani – scrive Edward Helmore nel Guardian – fanno a gara per sviluppare i polli che possono far fronte al caldo torrido come parte di una serie di programmi finanziati dal governo, i quali cercano un adattamento o una mitigazione degli effetti causati da condizioni climatiche estreme sull’alimentare” … continua […]

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