La duratura fiaba della guerra giusta

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di Mickey Z.*

Si sta avvicinando non solo un’altra giornata della memoria (questo articolo è stato scritto prima del 26 maggio 2014, ovvero il Memorial Day, dedicato agli statunitensi caduti nelle guerre, ndr), ma anche il settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia… (6 giugno 1944, ndr) beh tutti sappiamo cosa ciò significa: nostalgia spinta, sciovinismo, e mania dell’anniversario.

Nel mezzo della nostra perpetua guerra contro il male, l’America sta ancora festeggiando ciò che era la “guerra giusta”. Nei fatti, più che una semplice guerra giusta, Tom Brokaw, l’imbonitore delle aziende mediatiche, ha ritenuto la seconda Guerra Mondiale “la guerra più grande che il mondo abbia mai visto”.

Ma gli Stati Uniti hanno combattuto quella guerra contro il razzismo con un esercito segregato.

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Questo ha combattuto la suddetta guerra per terminare le atrocità prendendo parte alla sparatoria contro i soldati che si stavano arrendendo, facendo morire di fame i prigionieri di guerra, bombardando deliberatamente i civili, distruggendo gli ospedali, mitragliando scialuppe di salvataggio, e bollendo i crani dei nemici nel Pacifico per scarnificarli e farne dei soprammobili per persone adorabili.

Il presidente Franklin Delano Roosvelt, il capo di queste forze armate anti-razziste e anti-atrocità, firmò l’ordine esecutivo 9066, facendo internare più di 100.000 giapponesi-americani senza un processo. Così, per affrontare gli artefici dei capi di prigionia tedeschi, diventò l’artefice dei campi di prigionia americani.

Prima, durante e dopo la guerra giusta, la classe economica americana trattò col nemico. Tra le società americane che investirono nei nazisti c’erano Ford, General Electric, Standard Oil, Texaco, International Telephone and Telegraph, Ibm e General Motors (l’uomo al vertice William Knudsen definì la Germania nazista come “il miracolo del ventesimo secolo”).

E mentre gli Stati Uniti scacciavano regolarmente i rifugiati ebrei sentenziandoli a morte certa in Europa, un altro gruppo di rifugiati fu invece accolto a braccia aperte dopo la guerra: i criminali nazisti in fuga, che furono usati nella creazione della Cia e per far avanzare il programma nucleare dell’America. Il generale statunitense Curtis LeMay, comandante dell’operazione per il bombardamento di Tokyo nel 1945, riassunse succintamente: “Suppongo che se avessi perso la guerra sarei stato processato come un criminale di guerra. Fortunatamente noi eravamo dalla parte dei vincitori”.

La duratura fiaba della guerra giusta va ben oltre i barbecue del giorno della memoria e i film tremolanti in bianco e nero che vanno in onda in seconda serata. La seconda Guerra Mondiale è la guerra più famosa dell’America. Secondo quella che è la storia tradizionale, essa era una guerra inevitabile fatta piombare su genti pacifiche, da un nemico subdolo, attraverso un attacco a sorpresa. Questa guerra, allora come oggi, ci è stata raccontata consciamente e con cura come una battaglia di vita o morte contro il male assoluto.

Realtà: le vite americane non furono sacrificate in una guerra santa per vendicare Pearl Harbor, né per porre fine all’olocausto nazista. La seconda Guerra Mondiale aveva ragioni territoriali, di potere, di controllo, economiche ed imperialistiche.

Ciò che ci viene insegnato riguardo la seconda Guerra Mondiale appoggia la susseguente facciata storica: dopo aver eliminato il principale asse del male attraverso una guerra nobile e benvoluta, gli Stati Uniti possono ora sbandierare le insegne dell’umanitarismo e intervenire impuniti in ogni parte del mondo, senza che le loro motivazioni vengano seriamente messe in dubbio… specialmente quando ogni nemico viene paragonato ad Hitler.

Il pacifista rivoluzionario A. J. Muste disse nel 1941: “Il problema dopo una guerra si ha con il vincitore. Questo pensa di aver appena dato prova che la guerra e la violenza pagano. Chi gli darà ora una lezione?”. Non si sa precisamente quando e come una tale lezione verrà insegnata, ma si può tranquillamente dare per scontato che questa lezione non verrà mai imparata su un classico libro universitario, da un bestseller insipido, o dal fracasso di un box office manipolatore.

Gli scorsi settantanni anni hanno dimostrato che senza questa lezione ci saranno ancora molte guerre e molte menzogne, raccontate per nascondere la verità riguardo le prime.

 

#icambiamentisuccedono

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*Mickey Z, ovvero Michael Zezima, è scrittore ma anche giornalista e fotografo, e vive a New York. Autore di oltre dieci libri, il più recente è il romanzo Darker Shade of Green (tra quelli tradotti in Italia «Salvate Il Soldato Potere: I falsi miti della Seconda Guerra Mondiale», Il Saggiatore). Chiunque desideri sostenere i suoi sforzi da pensatore critico, da sempre nei movimenti sociali, può farlo con una donazione qui.Comune è il sito in Italia al quale invia periodicamente i suoi articoli. Questo articolo è stato pubblicato anche su worldnewstrust.com (con il titolo originale La duratura fiaba della guerra giusta) e tradotto da Jonathan per comedonchisciotte.org (che ringraziamo). Altri articoli di Zezima sono qui.

 

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Una ventina di manifestanti contro la guerra a Times Square, New York, il 26 maggio 2014 per il Memorial Day, protestano “all’ombra di un gigantesca locandina dell’ultima masturbazione militarista di Tom Cruise”, scrive Zezima.

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