La stagione dell’imparare giocando

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di Rosaria Gasparro*

Le vacanze sono il momento migliore per giocare e stare all’aperto, per fare nuove amicizie e coltivare quelle che già si hanno. Per stare a contatto con la natura, per sentirsi tutt’uno con la terra e il cielo, con la sabbia e il mare, con gli alberi e i fiori. Per imparare a fare le cose dei grandi, insieme a loro e poi da soli.

L’estate è la stagione del corpo che impara giocando, che cresce, suda, si abbronza, si fa male, sa di mare e di sale. Ritengo che sia un falso problema quello dei compiti delle vacanze. Le mamme e i papà sanno quello che serve ai propri figli. Sono loro i maestri che propongono le attività da fare. Basta seguire i bambini, la loro curiosità e provare piacere nell’aiutarli a scoprire il mondo. A dargli una mano per renderli più sicuri nelle cose che trovano difficili: andare in bici, nuotare o magari leggere e far le divisioni; imparare a rifarsi il letto, giocare a racchettoni oppure giocare a trovare le parole con le doppie e quanto fa tre per cinque… Ognuno sa quel che serve e se non lo sa, deve attrezzarsi per scoprirlo. Senza forzature, senza imposizioni, senza ricatti. C’è una maniera giusta, dolce e autorevole, per stare vicino ai bambini, senza fare al loro posto, senza chiedere troppo ma nemmeno senza chiedere niente. Spiegando e lasciando provare. Dandogli fiducia e tifando per il nostro lui e la nostra lei.

«Grande è colui che non ha perso il suo cuore di bambino», diceva il filosofo Meng Tzu.

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Il compito è l’estate da vivere. Divertirsi, giocare, imparare le lezioni del mare (se si va) o dell’orto, del paese o della città. Io suggerisco i Gioscompiti. Una serie di attività in cui il compito tradizionale si disfa, diventa uno scompito, un gioco da fare sul serio. Se ne possono fare tanti in un solo giorno e per tanti giorni non farne nessuno. Così come ognuno può aggiungere alla lista il Gioscompito che fa per sé e cancellare quelli che non gli piacciono o che non fanno per lui/lei.

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Ecco la lista ‘gioscompita’:

• Correre, saltare, fare capriole, fare le “facce buffe”.

• Giocare con gli altri e da soli. Con la corda, con la palla, a nascondino. “Alli

pitrudde”, il gioco dei cinque sassolini che facevano i nonni..

• Stendersi su un prato, nella terra, in riva al mare e osservare le formiche, le lucertole, i fili d’erba, le scie d’argento delle lumache…

• Guardare le nuvole: a cosa somigliano, come si chiamano?

• Sentire il vento: da dove viene, è caldo e umido, è fresco, non c’è nemmeno un filo d’aria? Ricordi il nome?

• Guardare la luna e le stelle: se una cade esprimere un desiderio

• Guardare il tramonto e se si è coraggiosi anche l’alba.

• Andare in bicicletta con mamma e papà.

• Andare al mare, giocare con le onde e costruire castelli di sabbia.

• Scrivere sulla sabbia bagnata e aspettare che arrivi l’onda a cancellare.

• Costruire la scatola dell’estate per metterci dentro tutto ciò che si trova(conchiglie, sassolini, foglie, il guscio vuoto delle cicale, la piuma di un uccello, pezzi di vetro levigati dal mare…)

• Raccogliere “le cose profumate” e scoprire il nome

• Raccogliere e riconoscere i vari suoni, i rumori, i versi, i canti: di chi saranno?

• Giocare a “far finta di…”

• Giocare con il sole e con le ombre e farci il teatro.

• Costruire oggetti con ciò che si trova.

• Costruire il proprio rifugio segreto.

• Procurarsi un album o un quaderno per disegnare e raccontare.

• Procurarsi tempere e pennelli per dipingere la propria opera d’arte.

• Usare le forbici e la colla per realizzare ciò che ci pare.

• Inventare giochi, filastrocche, storie, parole, canzoni.

• Andare in libreria e scegliersi il libro da leggere.

• Costruire barchette, aerei di carta e aquiloni.

• Andare in piazza nelle sere d’estate e magari incontrarsi con i compagni e con lemaestre.

• Gustare insieme un bel gelato.

• Scrivere una cartolina o una lettera a chi vogliamo.

• Fare il pane con la nonna.

• Imparare a fare le orecchiette.

• Curare l’orto in cassetta.

• Pulire la spiaggia o il parco (munirsi di guanti e di sacchetti).

• Fare ogni mattina il proprio letto.

• Fare la pennichella.

 

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* Maestra di una scuola pubblica, vive a San Michele Salentino (Brindisi). Altri suoi articoli sono qui.

L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

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DA LEGGERE

Abbiamo un’idea. Maestra, ci stai?

| Mettiamocelo in testa, da soli, a sette anni, i bambini sono in grado di formulare un progetto di scuola attiva, naturale, partecipata, organizzando spazi, tempi e strumenti. Una capacità che, nella complessità del mondo in cui viviamo, si chiama resilienza

Quel che resta del gioco

| La mercificazione ha aggredito ovunque l’arte del gioco: i giocattoli sono diventati personaggi con storie e caratteri già definiti. I bambini hanno sempre meno possibilità di smontare e riassemblare, possono agire esclusivamente in funzione di proprietari, non di creatori

Un due tre… liberi tutti

“Cominciavamo con la primavera. Quando la luce si allunga e l’aria sa di mandorle. Come gli uccelli, qualcuno fischiava e gli altri arrivavano. Eravamo bambini e bambine e avevamo la strada tutta per noi. Vuota e libera, dove tutto poteva accadere ….. “

Restituiamo i parchi ai bambini

Apprendere: otto ottime ragioni per portare i bambini al parco

Ladri di fantasia e di strade

Quei pomeriggi a giocare a corda, “1 2 3 stella”, “4 cantoni”…

L’archeologo dei giocattoli

| Roberto è un mastro giocattolaio che costruisce giocattoli riciclando

 

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