Femminuccia

 

Dove siete?

 

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di Rosaria Gasparro*

«Maestra, mi hanno detto che sono gay», mi dice un giorno un bambino in lacrime.

E’ la prima volta che mi succede in una prima classe.

Gli sorrido e lui continua: «Vuol dire che mi piacciono i maschi, ma non è vero».

Tutti ridono e aspettano che io dica qualcosa. Come quando dicono che Esse è fidanzato con Effe. E uno dei due non ci sta. E chiede il mio aiuto.

«Non preoccuparti, non c’è nessun problema. L’importante è volersi bene, avere qualcuno da amare. Avete tanto tempo per capire chi siete».

«Ma, maestra, non è una cosa brutta?» dice un altro.

«No, non lo è».

hMi guardano straniti. Sorrido di nuovo. «Non c’è niente di male. Non c’è niente di cui avere paura. Uno s’innamora di chi vuole. Succede e basta».

Dai loro sguardi capisco che per molti di loro fino a quel momento non era così. Ma se lo dice la maestra, possono fidarsi. I protagonisti chiedono scusa e poi – come avviene di solito dopo un litigio – si abbracciano. Penso che l’omofobia inizi da bambini in questo modo frettoloso che hanno di ferirsi. Di chiamarsi “femminuccia” e di prendersi in giro. Penso che dobbiamo trovare da subito le parole per dirlo. Per dire che qualcuno di noi può essere gay e felice. Penso a quelli che conosco e che non hanno trovato ancora le loro parole per dirlo. Penso a tutti quelli che se ne sono andati per cercare un altrove d’amore .

Amare non è facile se si è due lui o due lei. Se si è uguali, omoaffettivi. Non è facile se vai via, non è facile se resti.

Amare non è facile mai, ma è bellissimo provarci e diventare grandi.

 

* Maestra di una scuola pubblica. Altri suoi articoli sono qui.

L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

 

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