Nei giardini di Pomona

 

«Terra senza veleni», dice il cartello all’ingresso. È un giorno pieno di vento e di nuvole e di poesia.

Ci viene incontro una specie di gigante con i capelli bianchi e il sorriso da bambino: è l’uomo che pianta gli alberi. Paolo Belloni. Il fotoreporter che ha scelto di diventare contadino-filosofo e di cambiare la sua vita insieme alle piante.

Ognuno dice il suo nome. Ognuno è diverso, come lo sono la faccia, la voce, le impronte. Così sono gli alberi di questo grande giardino. E questa è la biodiversità. Un Conservatorio botanico (a Cisternino, Brindisi), dove Paolo e la sua compagna Martine hanno piantato con le loro mani ottocento varietà di alberi da frutto salvandole dall’estinzione. Una dea pagana, Pomona, per proteggerli. E per farli arrivare sani e salvi ai bambini che verranno.

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Non ce la faremo a vederli tutti nei loro filari ordinati. Agrumi, mele, pere, mandorle, uve, ciliegie, cachi, albicocche, susine, pistacchi, kiwi, nocciole… E ancora ulivi e campi di grano.

Incontriamo il “fico pigro” con tredici innesti differenti per chi non vuole andarli a cercare. Nei Giardini ce n’è una collezione: trecentocinquanta varietà diverse provenienti da tutto il Mediterraneo. Impariamo che la nostra terra, la Puglia, è la regione con più biodiversità di questo frutto con ben centottanta varietà.

C’è troppo mondo da vedere. Tanta vita spontanea che brulica intorno a noi. Conosciamo la saponaria dai fiori rosa e bianchi, profumatissimi, che si aprono di sera. Paolo ci racconta che strofinando le foglie o mettendole nell’acqua si producono le bolle come quelle del sapone. Le nonne di un tempo usavano le radici per fare il bucato.

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Ecco il tasso barbasso, dalle foglie lunghe e morbide, ricoperte di lanugine, che viene chiamato per questo la carta igienica del pastore. Un tempo i contadini usavano le foglie per imbottire le scarpe e tenere i piedi al caldo durante l’inverno.

Il maestro delle piante ci porta nella sua aula aperta, profumata di mentuccia, con le pareti di lentisco e mirto. E lì ci racconta la storia della ciliegia nigra e di come la natura sia complicata. Bisogna scoprirla, capirla e amarla. E lasciarsi sorprendere. Ci sdraiamo sull’erba, i vermetti non ci fanno più paura, qualcuno si siede sui sedili naturali di pietra.

Ed ecco la storia che ci aspettiamo. Racconta di un kaki che viene da lontano. Da una brutta guerra. Dalla città di Nagasaki distrutta dalla bomba atomica. Tra le macerie sopravvive un albero di kaki, di cui si prende cura il botanico Ebinuma, e dai cui semi riesce a far nascere nuove pianticelle. D’allora questi “piccoli figli” vengono donati a chi vuole prendersi cura di loro. Cercano dei “genitori adottivi” in tutto il mondo per far crescere la loro voglia di pace. Uno lo trovano qui: è Paolo.

Andiamo a cercare l’alberello che si trova al centro di un labirinto costruito con 596 piantine di lavanda. Ci andiamo in silenzio, in fila indiana. Per raggiungere la pace bisogna fare tanti giri, provare tante strade, tante possibilità.

Lo troviamo. Ci mettiamo in cerchio e ci prendiamo per mano. Chiudiamo gli occhi e rimaniamo in silenzio. Diciamo le nostre parole e poi le mettiamo insieme, in ordine:

Caco dolce e buono

Cresci forte e resistente

Tu che vieni da tanto dolore

Averti qui è un onore

Tu che la guerra hai vinto

Insegni che la pace è un labirinto

Che cerca la strada opportuna

Perciò ti diciamo: – Buona fortuna!

Ringraziamo Paolo per tutto questo e lo abbracciamo forte forte.

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Ritorniamo passando tra le piante aromatiche. Arrivano profumi da tutte le parti. Di rosmarino, timo, salvia, menta, issopo, artemisia, santoreggia, ruta, liquirizia, elicriso, canfora, lemongrass, melissa, citronella, finocchietto, ferula. Una profumeria naturale. Che meraviglia!

Ora impariamo a fare un travaso di una pianta antica di pomodori del Gargano. Ce la portiamo con noi. Insieme alla pioggia che viene giù e al maestrale. Il Giardino si affida a noi, alle nostre piccole mani. Per farlo crescere. Per diffonderne l’incanto. Per piantarne di nuovi senza recinti. Perché così all’inizio era la Terra. Un paradiso. Quando gli uomini ancora non c’erano. E non erano giganti. Per lasciare la nostra impronta leggera. Perché un giardino, dice il paesaggista filosofo Gilles Clément, “è dove accade il futuro”. Un sogno verde un po’ incolto e un po’curato.

Questo è il suo seme e il suo tempo.

 

* Maestra di una scuola pubblica. Altri suoi articoli sono qui.

L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

 

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2 Risposte a “Nei giardini di Pomona”

  1. Maria Pagano
    23 maggio 2014 at 19:18 #

    Meraviglioso!

Trackbacks/Pingbacks

  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 22 maggio 2014

    […] «Terra senza veleni», dice il cartello all’ingresso. È un giorno pieno di vento e di nuvole e di poesia. Ci viene incontro una specie di gigante con i capelli bianchi e il sorriso da bambino: è l’uomo che pianta gli alberi. Paolo Belloni. Il fotoreporter che ha scelto di diventare contadino-filosofo e di cambiare la sua vita insieme alle piante […] […]

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