Abbiamo un’idea. Maestra, ci stai?

222

di Luciana Bertinato*

I bambini non finiscono mai di sorprenderci. Riccardo conta sul calendario i giorni che restano di lezione e mi chiede: “Maestra, perché dobbiamo stare in vacanza così tanto tempo?”. La mia risposta adulta sottolinea l’importanza del riposo dopo l’intenso lavoro, il desiderio di stare accanto alle persone che amiamo, di raggiungere parenti lontani, magari di viaggiare o, semplicemente, di avere più tempo per dedicarci a uno sport o al passatempo preferito.

Un gruppo di bambini annuisce e felice accenna alle località di mare o montagna dove trascorrerà le vacanze. Ma altri mi raggiungono poco dopo in cortile, dove sempre Riccardo fa da portavoce: “Abbiamo avuto un’idea, trasformeremo la scuola in una casa per restare insieme anche durante l’estate. Al mattino Nicole si occuperà della colazione preparando il latte con il pane e la marmellata, io cucinerò, visto che il mio papà è un tecnologo alimentare. Enrico e Matteo costruiranno una casetta sul grande cedro del Libano del cortile, così di sera potremo guardare le stelle, poi lavoreremo l’orto e la notte dormiremo nei sacchi a pelo nella stanza accanto alla biblioteca. La nostra diventerà una scuola-fattoria-casa dove ci sarà anche qualche piccolo animale… maestra, ci stai?”, domanda soddisfatto.

Sorrido pensando all’idea di una pacifica occupazione dell’edificio; tuttavia, con un pizzico di presunzione, obietto: “Ma come farete senza libri, lezioni, compiti? Insomma, senza noi maestre?”. Confabulano qualche minuto, quindi Tea propone: “Se voi siete stanche e non volete restare, useremo Skype, così potrete farci lezione da casa!”.

Di cosa è fatta la scuola, se non della vita di chi la abita? Dalle loro parole colgo una forte richiesta di stare insieme e di gioco, l’approccio cognitivo ai problemi, la capacità immaginativa, l’utilità di condividere esperienze affettive nell’apprendere. Da soli, a sette anni, sono in grado di formulare un progetto di scuola attiva, naturale, partecipata, indicando chiaramente le priorità nell’organizzazione degli spazi, dei tempi e degli strumenti.

In fondo sono gli stessi desideri espressi nei “Diritti naturali di bimbi e bimbe” di Gianfranco Zavalloni, il medesimo sviluppo dell’autonomia perseguito nelle “Case dei bambini” di Maria Montessori, la conoscenza della libertà attraverso la pratica della libertà, sperimentata da Mario Lodi nella scuola del Vho.

Ripenso ad alcune esperienze significative vissute in corso d’anno: la musica della piccola orchestra di classe, il baseball così importante per il movimento e l’interiorizzazione delle regole, l’uscita a piedi in montagna con la visita alla malga, i laboratori del fare e del pensare, l’intervista all’amico Papa Maguette che ci ha consentito di conoscere la vita e i giochi dei bambini del Senegal, la scrittura e i disegni per la stampa del giornalino. Semi riposti con cura nella terra fertile che ora iniziano a germogliare.

Se educati alla creatività e allo sviluppo di competenze, i bambini sono capaci di affrontare situazioni nuove, anche negative, elaborando strategie utili alla conquista della fiducia in se stessi e dell’autonomia dall’adulto. Una capacità che, nella complessità del mondo nel quale viviamo, si chiama resilienza. Forse saranno proprio loro, i bambini resilienti, a indicare a noi adulti il modo migliore per far fronte alle difficoltà e trovare soluzioni positive ai tanti conflitti.

 

* Luciana Bertinato ogni giorno in bicicletta raggiunge ventidue bambini e bambine, in una classe seconda a tempo pieno, alla Primaria “I. Nievo” di Soave (Verona), ma spesso le lezioni non si svolgono tra i banchi. Dal 1995 fa parte della “Casa delle Arti e del Gioco”, fondata da Mario Lodi a Drizzona (Cremona), che promuove corsi di formazione per insegnanti e laboratori creativi per bambini. Altri suoi articoli sono qui.

Fonte: “La Vita Scolastica”, magazine online, dedicato a chi insegna nella scuola primaria, (che ringraziamo).

DA LEGGERE

Facciamo resilienza insieme

| Essere resilienti, cioè resistere al sistema che non sta più in piedi

La gioia di educare. Il maestro Zavalloni

| Per una scuola che sappia riscoprire manualità e contatto con la terra

Una scuola terra terra

| Abbiamo allontanato i bambini dagli alberi, dagli animali, dalle nuvole. Non hanno più la terra sotto i piedi. Hanno paura di sporcarsi col fango, diventano allergici ai pollini e ai gatti. Per fortuna c’è chi fa scuola fuori e chi porta la natura a scuola

 

Tags:, , , ,

Trackbacks/Pingbacks

  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 3 giugno 2014

    […] I bambini non finiscono mai di sorprenderci. Riccardo conta sul calendario i giorni che restano di lezione e mi chiede: “Maestra, perché dobbiamo stare in vacanza così tanto tempo?”. La mia risposta adulta sottolinea l’importanza del riposo dopo l’intenso lavoro […] […]

Lascia un commento