Hackmeeting, mettiamo in comune

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di Marco Trotta

loghackmeetingPartiamo subito mettendo in chiaro una cosa: su Facebook non lo troverete. Perché l’hackmeeting, che quest’anno si svolgerà a Bologna dal 27 al 29 giugno all’XM24, è da sempre il ritrovo di chi ama mettere mano dentro le cose, attitudine che mal di addice ad uno dei social network simbolo di poca trasparenza nella gestione di dati personali e contenuti. E infatti su una locandina di qualche tempo fa c’era scritto a chiare lettera: “Non mettere ‘mi piace’, partecipa”. Ma questo sfata anche l’altro luogo comune piuttosto consolidato, ovvero che questi incontri siano per elites di smanettoni poco sociali, figuriamoci se socievoli. Tutt’altro.

Esistono liste dove discutere, i wiki dove fare proposte, appuntamenti dove vedersi e decidere. Tutti ambiti dove condividere, sperimentare, mettersi alla prova. Qualche volta competere, certo. Molto più spesso cooperare. E imparare. Che, poi, è da sempre una delle attitudini di quell’etica hacker che a metà degli anni zero Pekka Himanen descriveva nel suo omonimo libro. Come è da hacker, ma questa volta l’umorismo, il fatto di scrivere che l’edizione è la “0x11” che non vuol dire undicesima bensì diciasettesima (eh sì, l’hackmeeting è quasi maggiorenne) perchè scritto in base esadecimale, quella più comune in ambito informatico. Ma tutto questo, tradotto in poche parole, vuol dire soprattutto che se pensate di andare a uno di questi incontri per cercare qualche smanettone che vi ripari il computer o vi metta a posto quel programma che proprio non ne vuol sapere di funzionare, magari aggratis, avete proprio sbagliato strada. Più prosaicamente, invece, troverete persone disposte a spiegarvi come funziona, ciò che non va, quali alternative avete, cosa potete leggere o vedere per approfondire la questione, quali novità nel mondo tecnologico vi possono interessare e di quali dovete diffidare ecc. Perché il presupposto è sempre quello: “information wants to be free”, l’informazione vuole essere libera, e non ci sono cose troppo difficili da capire se si ha l’intenzione, la pazienza e la passione per farlo.

Tra i pioneri del mondo che verrà

Pazienza e passione che non sono mica principi da nerd incalliti. Si applicano già per tutti quegli argomenti che riguardano le nostre società sempre più complesse e in transizione. Prendete chi vuole cominciare con un orto urbano, dovrà pur chiedere a chi ne sa di più. Stessa cosa per chi sta provando ad emanciparsi dalla società dei combustibili fossili cercando di produrre energia per i propri consumi in maniera pulita. O chi sperimenta mobilità alternative e prova a ripararsi la bici da solo o cerca qualche ciclofficina. In fondo il termine “hacker” al Mit di Boston si usava per gli appassionati di trenini elettrici e in generale, oggi, nel jargon file – il dizionario dei termini usato nella cultura hacker – non significa altro che “appassionato di”. Ma tutti questi esempi hanno in comune una visione della società possibile.

2002In fondo anche gli hackmeeting hanno sempre avuto questo ruolo, lanciare sguardi lunghi, talvolta disicantati, comunque critici e curiosi sulla società dell’informazione che è cresciuta impetuosa negli ultimi venti/trenta anni. Sguardi per immaginare gli sviluppi futuri. Quelli desiderabili e quelli meno. E per capirlo basta guardare i loghi presi a simbolo per l’edizione di ogni anno. Nel 2002, l’ultima volta che si è fatto un hackmeeting a Bologna, l’immagine era quello di un uomo con in testa una porta Usb. Molte delle persone che lavorarono a quella edizioni erano le stesse che avevano portato Indymedia in Italia, erano state a Genova, hanno poi contribuito alla nascita delle prime Telestreet. Persone che, insomma, per caso o per fortuna, sono state al centro di una rivoluzione digitale che ha contribuito a plasmare il presente in cui viviamo. Un anno prima nasceva Windows XP, dove le ultime lettere stavano per “experience”, esperienza. I computer non erano più strumenti di produzione in grigi uffici, ma oggetti che potevano contenere le prime immagini di qualità fotografica, la nostra musica, la nostra posta personale. E le chiavette Usb, come tutti i supporti che utilizzavano queste tecnologia, erano modi per portare con noi tutti questi prodotti culturali immateriali, fatti di bit e collegati alle esperienze personali che si potevano copiare e condividere a costo quasi zero.

Ma se questa era la promessa del mercato c’era anche chi come Richard Stallman, una delle voci più autorevoli del software libero, proprio durante quell’hackmeeting ammoniva contro i nuovi strumenti di cui lo stesso mercato si stava dotando per monetarizzare questo eldorado. Per trasformare l’abbondanza in “scarsità artificiale”. Erano i cosiddetti Drm (Digital Right Management) che limitano la possibilità di copia attraverso apparati fisici e programmi che decidono “tecnicamente” cosa è concesso e cosa no. E a beneficio delle grosse corporation. E’ successo con i Cd, con i Dvd, i file Mp3, ecc. La storia ha poi dimostrato che molti dei “lucchetti” si sono dimostrati inadeguati, controproducenti o comunque facilmente agirabili. Nel frattempo il mercato si è in qualche modo adeguato. Basta vedere i sistemi che offrono musica gratis o a prezzi contenuti in streaming come Spotify o Pandora, non senza contraddizioni. O la recente decisione di Getty Images di offrire foto “gratis”. Intanto le licenze creative commons, che assicurano diritti anche a chi fruisce di questi contenuti, sono diventate di uso comune. Ma questo non sarebbe stato possibile senza pioneri che in qualche maniera hanno immaginato come mettere al servizio queste tecnologie di una delle attitudini più umane che esistono da sempre: quella alla condivisione.

Quello che vedremo all’hackmeeting

Dodici anni dopo quel primo hackmeeting lo sguardo è sempre lungo. Il simbolo della porta Usbha lasciato il posto a quello di computer connessi. La faccia di profilo dell’uomo è attraversata da una smorfia scompigliata, quasi animalesca. E i temi vanno di conseguenza. Nei warm up, letteralmente gli incontri di preparazione all’evento dal 27 al 29 giugno, fino al talk che incominciano a popolare il programma. Ovviamente c’è il “datagate” e tutto il tema della privacy che rende interessanti i seminari su come rendere sicure e anonime le proprie comunicazioni. In questa direzione vanno la presentazione di due distribuzioni linux che stanno su una comoda chiavetta Usb e possono girare su qualsiasi computer: Tails e Freepto (il 12 maggio se ne parla con la Freegitrice). Ma c’è anche il DIY Book Scanning, ovvero la possibilità di assemblare uno scanner amatoriale (diy sta per “do it yourself”, letteralmente “fai da te”), ma dalle prestazioni professionali, per scannerizzare libri e riviste e che potrebbe essere utile a piccoli e grandi centri di documentazione. E per un motivo niente affatto banale: quante pubblicazioni dimenticate non circolano più perché non hanno una redazione e un editore e sono rimaste volumi preziosi nella biblioteca di qualcuno o perduti perché andati al macero? Digitalizzandole potrebbero avere una nuova vita e contribuire a tenere viva la memoria di controculture che hanno alimentato il pensiero critico degli ultimi dieci/venti anni. E infatti una parte di questa sperimentazione sta già trovando posto sul sito Grafton9, come le pubblicazioni di Decoder o di Luther Blisset, che periodicamente diffonde quello che fa anche dal suo account su twitter.

E poi ci sono i i talk e le presentazioni più prettamente economiche e politiche che per il momento sono tutte a Bologna. Per esempio il 4 giugno, con Bitcoin exposed, la moneta elettronica che promette di creare circuiti economici che fanno a meno di banche e monopoli finanziari. Oppure il 12 giugno la presentazione del nuovo libro La rete e libera e democratica. Falso del collettivo Ippolita già autore di due importanti testi che hanno svelato i lati oscuri di Google e Facebook. E ancora il 13 giugno verrà presentato il nuovo libro di Arturo Di Corinto Un dizionario Hacker e prima, il 28 maggio, quello di Giuliano Santoro Cervelli sconnessi con Wu Ming, Mazzetta ed il sottoscritto. Con la giornalista Carola Frediani e gli avvocati Fulvio Sarzana e Marina Prosperi, il 20 giugno si parlerà di legislazione d’emergenza e web tema quanto mai attuale con anonymous ma anche con i nuovi poteri dell’Agcom.

Il programma di giugno è ancora in divenire e lo si può leggere qui. Chi vuole proporre qualche tema può usare direttamente il wiki, scriverlo in lista e discuterlo nelle assemblee organizzative. Il wam up è organizzato per raccogliere eventi in tutta Italia quindi sono ben accetti contributi anche da altre parti del paese. C’è anche un archivio audio dove sono collezionate delle puntate di un programmazione radio che si può ascoltare e ridiffondere a propria volta. E, ultimo ma non meno importante, l’evento sarà totalmente autofinanziato tra magliette, gadget e cene/pranzi che verranno messe in cantiere prossimamente. Ma soprattutto l’invito è partecipare perché, come dicono loro, “all’hackmeeting trovi quello che porti”.

DA LEGGERE

La ribellione contro il blocco di Twitter

|  Turchia: come i cittadini hanno deriso il blocco di Twitter e Erdoğan

| Ci vengono propinati durante l’iscrizione a Facebook, Google, Twitter o Yahoo. I “Terms and Conditions” o “condizioni generali”, stabiliscono diritti e doveri degli utenti. Pochi sanno quello che c’è scritto davvero. E’ tempo di ribellarsi e di consumo critico

Guai in vista per le lobby del copyright

| Perché la filosofia del Creative Commons si prepara a profonde trasformazioni

| Alla terza compagnia più grande al mondo, Google, permettiamo di stabilire ciò che è importante nella nostra vita. San Francisco, intanto, rischia di diventatare una sua protesi, basta guardare l’invasione dei Google-bus e chi riesce a permettersi una casa nei quartieri migliori

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5 Risposte a “Hackmeeting, mettiamo in comune”

  1. 12 maggio 2014 at 11:55 #

    l’articolo inizia con inesattezza:

    https://www.facebook.com/events/654400234632544/

    con tanto di “inviti” personalizzati, cosi’, tanto per facilitare la tracciatura di chi si ostina ad usare un nick.

    bella li’..

    • Marco Trotta
      16 maggio 2014 at 13:31 #

      Giusto, p33racy, in effetti basta non cliccare “mi piace” o “partecipa” anche lì 🙂

  2. 16 agosto 2014 at 14:56 #

    Alucinante, este texto es sugestivo, mi hermana pequeña esta analizando grandes cantidades de este rango de escritos, de
    manera que voy a remitirle hasta aqui.

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