Inventiamo mondi nuovi

 fut

di Barbara Bonomi Romagnoli

Avete mai pensato a Primo Levi come un autore di fantascienza? Leggete i suoi racconti brevi e non avrete dubbi che lo sia. Ma è interessante (per svelare un pregiudizio) che Einaudi lo costrinse a firmarsi Damiano Malabaila. E sapevate che i viaggi nel futuro erano cominciati già nel 1770 con l’illuminista francese Louis Sebastien Mercier? È stato il primo autore a pensare l’utopia come qualcosa di distante nel tempo anziché nello spazio, così come avevano fatto fino a quel momento Moro, Bacone, Campanella e gli altri sognatori di mondi diversi, di utopie più o meno raggiungibili.

Sono solo due esempi per dire come la fantascienza sia, ancora oggi, in Italia un genere narrativo che fatica ad essere riconosciuto come letteratura e/o come stimolo alla riflessione scientifica: non compare nei programmi scolastici, molti editori (in compagnia di librai e bibliotecari) la confondono con la fantasy e – anche se alcune trasposizioni cinematografiche hanno avuto grande fortuna – non gode di buona fama.

Ma basta leggerne un po’… e si cambia idea. La prima sono stata io, alcuni anni fa, scoprendo un sentiero nuovo e inaspettato, mondi affascinanti per la scrittura e per i temi trattati: un universo vasto e ricco di romanzi, racconti, saghe e stili narrativi diversissimi fra loro, dalla «Guida galattica per autostoppisti» di Douglas Adams ai romanzi di Alice Sheldon, che si firmava al maschile come James Tiptree Junior.

daniele barbieri_raffaele mantegazzaSe siete curiosi di saperne un po’ di più, consiglio l’ottima guida di Daniele Barbieri e Raffaele Mantegazza: «Quando c’era il futuro. Tracce pedagogiche nella fantascienza» (Franco Angeli, ottobre 2013). Non inganni il sottotitolo, il testo è rivolto non solo a genitori e insegnanti ma a chiunque pensi che l’educazione di donne e uomini del futuro sia anche un percorso collettivo, sociale, partecipato. Leggere «I reietti dell’altro pianeta» (sottotitolo: «Un’ambigua utopia») di Ursula Le Guin, per esempio, può indicare a ragazzi e adulti che risolvere i conflitti fra umani senza la violenza è possibile. I tre percorsi che chiudono il libro – rapporti tra genitori e figli, i bambini «inquietanti», il sesso alieno – starebbero benissimo nei programmi scolastici… se in Italia non li decidesse il Vaticano.

Gli autori nella presentazione scrivono: «La fantascienza inventa mondi, crea forme di vita, mette in scena futuri possibili» e per questa ragione non sarebbe male usarla anche in chiave pedagogica se pensiamo che l’educazione sia un’attività che «crea futuro per gli esseri umani», meglio ancora se crediamo che «educare un ragazzo o una ragazza significa giocare con il futuro; un gioco terribilmente serio ma anche entusiasmante e dolce, un gioco che garantisce la continuazione della specie e il suo rinnovarsi secolo dopo secolo».

«Quando c’era il futuro» è dunque un saggio che si legge come un’antologia di storie perché tiene insieme la riflessione letteraria e storica (Barbieri) alla nota pedagogica (Mantegazza), in forma di racconti-capitoli brevi, ricchi di suggestioni e percorsi di lettura. Ogni tema è affrontato due volte perché doppia è la prospettiva, di critica letteraria e di indicazione educativa. Aprendo il volume vi troverete di fronte un indice in cui le narrazioni scelte si specchiano nelle tracce pedagogiche, tante esperienze/pensieri da esplorare così come sono indicati nei titoli delle dodici sezioni: Sul concetto di umanità; Mondi sottosopra: la fantascienza, la politica e i poteri; La violenza è per sempre? Russell, Dick e Ursula Le Guin dicono di no; Breve viaggio fra gli alieni; E se la fine del mondo fosse anche un inizio?; Dio ha un futuro?; Ecologie per il futuro prossimo; Il tempo e i suoi paradossi; Utopie, distopie e infiniti mondi; Genitori perduti nello spaziotempo?; Bambini inquietanti, bambini maledetti; Maschile, femminile e altre complicazioni.

Un libro scritto volutamente in maniera chiara e divulgativa per far appassionare tutti; nelle ultime pagine c’è persino un dizionarietto fantascientifico in modo che chi è proprio “a digiuno” non perda la bussola fra alieni, robot e mutanti.

Soprattutto, un libro prezioso se abbiamo voglia di lasciarci guidare in un viaggio ricco di sorprese: capire chi siamo in relazione agli altri, terrestri e non, ma anche cercare altre carte geografiche (ricche di catastrofi come di utopie), fare i conti con corpi e/o famiglie sino a poco tempo fa imprevedibili, giocando fra passato-presente-futuro, per imparare «la possibilità di essere liberi nel tempo senza pensare di poterci mai liberare dal tempo che costituisce e costituirà sempre la trama fondamentale e nascosta delle nostre vite».

 

APPUNTAMENTO

Per chi è a Roma o dintorni il libro verrà presentato venerdì 9 maggio, dalle 18.30, presso la libreria Nero su Bianco (via degli Spagnoli 25, a due passi da piazza Navona). Organizza l’associazione culturale RiLL, Riflessi di Luce Lunare.

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