Restiamo scolari, se possibile

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di Alga Fratini*

Una piattaforma didattica è uno spazio virtuale dove si possono strutturare lezioni, forum di discussione per e fra docenti o discenti, verifiche; vi si possono caricare ipertesti, nel senso che gli argomenti proposti possono avvalersi di ogni supporto mediatico (video, immagini, testi, Url etc.). Bello, decisamente interessante e innovativo, il relatore odierno espertissimo, chiaro e disponibile.

Eppure… eppure c’è qualcosa che avverto dentro, una sorta di rumore di ferraglia che stride; mi chiedo di che cosa si tratti e mi appaiono immagini: uno scoglio che tenta di arginare il mare, una porta che tenta di salvaguardare gli abitanti di una casa da un tornado. Di quanto tempo avremo bisogno noi insegnanti per apprendere ad interagire con gli studenti attraverso questa magnifica piattaforma? un mese? sei mesi? Forse un anno, prima di poter padroneggiare con disinvoltura lo strumento. Nel frattempo la tecnologia avrà proposto non uno, ma mille nuovi programmi di apprendimento in rete; i nostri allievi saranno già anni luce avanti a noi e, per compiacerci, per adeguarsi alle “nuove” modalità didattiche, smanetteranno con noi nel web, insegnandoci come si fa.

Ecco, la differenza fra noi e loro è non soltanto nell’uso della tencnologia, ma nella struttura mentale che possiedono dacché, fin dalla tenera età, sono stati abituati ai nuovi linguaggi.

Se è vero, come dice Noam Chomsky, che le strutture sintattiche della lingua sono innate, allora dobbiamo considerare i “nativi digitali” diversi da noi e, per stare al loro passo, dovremmo o lasciare campo a nuove generazioni di docenti già formati agli strumenti elettronici, oppure avremmo dovuto, almeno nell’ultimo decennio, aver “smanettato” abbastanza da capire il gergo, le modalità, gli approcci, i sistemi di un mondo che è cambiato.

Qui non si tratta più di osservare il solito salto generazionale che esiste fra un adulto e un adolescente, bensì di divenire consapevoli dell’enorme difficoltà di colmare una distanza siderale fra strutture di pensiero diverse.

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Ma, soprattutto, una domanda appare urgente e legittima: se si può operare online, a che serve più la scuola? Si potrà comodamente far lezione da casa, senza il disagio di mettersi in cammino per giungere in istituto, dove il confort è di certo minore che nell’ambiente casalingo. Appare allora centrale il vero nucleo fondante della Scuola: la relazione umana, il fiato, il calore del corpo, il linguaggio non verbale, lo sguardo che indaga, attiva, rassicura, corregge e forma.

Ancora una volta il buon senso dei proverbi antichi torna in nostro aiuto e ci racconta che “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”: come a dire che non può esserci scuola senza tutto ciò che nella comunicazione, soprattutto didattica, ci rende umani. Restiamo umani, se possibile, grazie.

 

* maestra

DA LEGGERE:

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2 Risposte a “Restiamo scolari, se possibile”

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