Invalsioni di campo

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di Rosaria Gasparro*

Il grande assente è nel mese di maggio che fa le sue prove. Prima non si fa vedere. Ignora le scuole fatiscenti. La pioggia che entra. I banchi rotti. Le lavagne senza pennarelli. Le fotocopie a pagamento delle famiglie o degli insegnanti con gli stipendi fermi da anni, che diventano anziani senza scatti. I colori, i cartelloni, le tempere, i pennelli, le colle… quello che una volta chiamavamo “materiale di facile consumo” e che veniva assegnato ad ogni classe. Tutto scomparso. Tutto da acquistare in proprio, con denaro privato. I bambini, in classi sempre più numerose, con i loro bisogni colorati dai troppi nomi, dalle naturali difficoltà e dall’ansia del disturbo. Le biblioteche inesistenti. I laboratori a singhiozzo.

I mediatori culturali e linguistici cancellati. I supplenti che non ci sono. I precari a vita.

Il grande assente non investe sui bambini. Dimentica che nel suo Paese un bambino su tre è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Che tra i figli dei migranti sono cinque su dieci ad essere poveri. E che questo accade più a sud che altrove. Che un bambino povero non ha cibo e non ha vestiti e spesso non si può curare e quindi non cresce bene, non ha libri e quindi si preclude la conoscenza e spesso non ha amici perché si vergogna a portarli a casa o non viene invitato e quindi è solo. Dimentica che un bambino su tre vive in questo mondo con disagio.

Il grande assente non investe nella formazione. Solo spiccioli ridicoli e offensivi. Scrive pagine su pagine di indicazioni, raccomandazioni, competenze, scenari di nuovi umanesimi, e ignora la complessa realtà di una classe, un multiverso in cui insieme ai bambini entrano tutte le fragilità degli adulti. Tutto l’irrisolto del sociale – economico, culturale, affettivo, sentimentale – viene lasciato agli insegnanti, di cui solo ad alcuni andrà il merito. Tutto ciò che fuori è difficile e separato e a volte rifiutato, dalle etnie alle disabilità, ogni insegnante con i suoi potenti mezzi professionali viene delegato dal grande assente a garantire inclusione e successo.

Il grande assente non si fa vedere durante il processo di apprendimento per sostenere e aiutare, per fornire risorse materiali e umane, ma entra nelle classi per analizzare gli esiti, per giudicare e misurare, e quindi per premiare e punire. Allora diventa il grande presente. Stanziati subito milioni e milioni di euro per l’accanimento valutativo che a colpi di crocette, di vero e di falso, ci rende di colpo uguali e anonimi davanti allo standard dell’oggettivo e del codice a barre.

Cancellate tutte le altre dimensioni dell’apprendimento, cancellati i bambini con disabilità, con dsa, cancellati gli stranieri di prima generazione e introdotta di fatto la “testologia”come nuova disciplina, quella che prepara al cronoprogramma della vita. Che nella logica perfetta della misurazione non può che essere competizione e concorrenza.

Un’invasione di campo che annulla il nostro gioco di squadra, fatto di errori che creano e costruiscono la conoscenza, senza vincitori e senza vinti.

Non conosco l’unità di misura dell’umano, per quanto ne so risulta incomparabile. Quell’invisibile che ci sostiene e che conta. Per questo nei giorni delle “invalsioni di campo” io sciopero. Per dare valore ad ogni bambino, alle loro diverse storie, a me stessa, al lavoro di ogni giorno, alla sua fatica e alle sue possibilità. Per conservare il calore dell’imparare. Dare valore è il senso luminoso che accompagna l’educare. L’etica di fondo. Irrinunciabile.

 

* Rosaria Gasparro è maestra in una scuola pubblica. Altri suoi articoli sono qui.

L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

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Per genitori, insegnanti e studenti: “Perchè le Prove Invalsi fanno male

Franco Lorenzoni e Roberta Passon, rivista gli Asini

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  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 30 aprile 2014

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  2. Matite spuntate | Federazione della Sinistra di Latina - 23 febbraio 2015

    […] le prove Invalsi siano una incredibile spesa inutile ormai nessuno lo mette più in dubbio. Eppure ci avviamo al 5 e […]

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