Le adolescenti non sono cieche e sorde

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di Maria G. Di Rienzo

Se vedete il vostro vicino andare in giro con dei palloncini legati attorno alla testa lo trovate strano, certo. Ma pensate di vederlo tutti i giorni, per anni. Pensate di vederlo da quando eravate piccoli/e a quando diventate adolescenti. E che quotidiani, tv, internet mostrino continuamente uomini con palloncini in testa fare qualsiasi cosa. Che politici, opinionisti e chiacchiere da web e chiacchiere da bar parlino al proposito di modernità, di paradigmi che cambiano e di falsi e stupidi moralismi. L’uomo con i palloncini diventa “normale”. Se lo trovate ancora strano siete solo delle cagne pruriginose o degli stronzi liberticidi. Ma non è “normale”, è “normalizzato”: e c’è differenza. (Vi preciso che questo è solo un esempio: non ho nessun problema con l’eventuale vicino di casa che voglia farsi un cappello con gomma e gas elio, e non voglio creare il nuovo settore “uomini con palloncini sul cranio vittimizzati dal sarcasmo”.)

Vi sono molti modi in cui noi esseri umani apprendiamo cos’è il mondo, in quale cultura viviamo, cosa ci si aspetta da noi: le relazioni familiari e sociali, la scuola, la religione, la politica, i media. Mettiamo, facendo un altro esempio, che l’immagine pervasiva del corpo femminile nella maggioranza di questi ambiti sia quella “in vendita”. Mettiamo che i politici dicano al proposito cose come “E’ assolutamente legittimo prostituirsi per fare carriera.” e “Per fare carriera ognuno di noi utilizza quel che ha, l’intelligenza o la bellezza.” (qualcuno ha in effetti detto queste esatte parole il 13.9.2010). Mettiamo che pubblicità, spettacoli, televisione, internet, amici e conoscenti, alcuni genitori e insegnanti e prestigiosi “intellettuali”, incoraggino le bambine e le ragazze a basare la loro autostima e a misurare il loro successo sulla rispondenza ad un modello ipersessualizzato da vendere al mercato neoliberista del sesso. Mettiamo che chi si definisce “dall’altra parte” di tale establishment, e che quindi potrebbe suggerire delle alternative a questo modello praticamente unico e obbligatorio, canti invece al proposito le gioie della “libera scelta”, portando ancora più vicino allo zero la possibilità per una ragazza di ascoltare qualcosa di diverso. Mettiamo che la nostra società sia così atomizzata, avara di orizzonte e futuro, priva di sogni, da indicare gli abiti di lusso, gli accessori costosi e i cellulari ultimissimo modello come mete per un’esistenza e indicatori di status della stessa… Le adolescenti non sono cieche e sorde, sapete. Che conclusioni vi aspettate che traggano?

“Ho iniziato perché avevo voglia di fare molti soldi, fino a 600 euro al giorno. Non mi sono fatta mancare nulla, quello che guadagnavo lo spendevo per acquistare vestiti di marca e telefonini.” (una delle due minorenni che si prostituivano ai Parioli, quindicenne, 3 febbraio 2014.)

“Abbiamo deciso di prostituirci per comprarci i vestiti.” (una delle due minorenni che si prostituivano a Ventimiglia, quattordicenne, 28 febbraio 2014.)

“Con i soldi mi sono presa un paio di pantaloni, un piercing e una maglia.” (l’altra ragazza di Ventimiglia, quindicenne, 28 febbraio 2014.)

E anche quando il motore sono i problemi familiari, come per la quattordicenne che si prostituiva a Genova (1° marzo 2014) e che dice “Mia mamma sapeva tutto, ma ha difficoltà economiche. Così, per avere dei soldi, ho deciso di accettare le offerte che mi venivano fatte per fare sesso.”, il libero mercato delle libere scelte non mette a disposizione di una ragazzina alcuna opzione differente.

Non è che queste giovanissime siano “prive di valori”, tutt’altro. Hanno i valori della società in cui vivono. Non è che queste giovanissime abbiano attraversato la faccenda con la massima leggerezza e felicità (l’uso di stupefacenti, i vari episodi di fughe e le attestazioni di “schifo” sono rivelatori in questo senso), è che la cocaina e il ribrezzo e i soldi come unico scopo-motivatore-sogno li hanno normalizzati gli adulti, giorno dopo giorno e con ogni mezzo, ripetendo loro che la vita per una donna va così e non può andare in nessun altro modo.

Non ci sono aspirazioni accessibili ad una femmina della specie umana che non comportino il compiacere/servire un maschio o più maschi, e il cercare di trarre da ciò il massimo vantaggio: questo dicono, questo vogliono che le bambine e le ragazze e le donne credano. Molte lo fanno. Ma resta una vergognosa e violenta menzogna.

 

Maria G. Di Rienzo, femminista, giornalista, formatrice e regista teatrale, è autrice del blog http://lunanuvola.wordpress.com , dove questo articolo è stato pubblicato con il titolo “Per quanto le incarti le bugie non possono diventare caramelle”, (altri suoi articoli sono qui)

 

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