Due ragazzi in cerca di futuro

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Si intitola “Il futuro è troppo grande” la pellicola di Giusy Bucchieri e Michele Citoni e racconta le storie di due giovani che studiano, incontrano il mondo del lavoro, si misurano con gli affetti, diventano adulti a Roma. Ma ciò che gli unisce è un particolare importante: entrambi sono nati da famiglie non italiane. Protagonisti del film che mette in discussione concetti come identità e seconde generazioni sono  Re e Zhanxing, due ragazzi,. L’anteprima è in programma il 13 marzo a Roma (ore 20) al cinema Aquila. Abbiamo chiesto a Michele Citoni, amico e compagno di strada di Comune-info, cosa volevano raccontare e quale pezzo di società emerge dal film.

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di Michele Citoni

Romulo Emanuel, studente nato in Italia da genitori filippini, ha avuto la cittadinanza italiana dopo lo scadere del 18mo anno di età, grazie alla fortuna di fare parte di una famiglia colta e informata e con una vita stabile nel nostro paese. Questa circostanza personale ha reso possibile a lui ciò che molte e molti nelle sue stesse condizioni – essere nato in Italia da genitori stranieri ed essere giunto alla maggiore età con continuità di soggiorno – non riescono a fare, cioè venire a conoscenza delle norme, reperire in tempo tutta la documentazione richiesta e fare le pratiche di cittadinanza nella finestra temporale prescritta. Chi non è nat* in Italia ma è arrivat* anche in tenera età non ha neppure la possibilità di avvalersi di questa corsia preferenziale, pur piena di ostacoli, e può solo aspirare a una concessione discrezionale della cittadinanza al termine di un percorso difficilissimo lungo il quale vanno soddisfatte condizioni gravose e attesi i tempi lunghissimi che l’amministrazione si prende per rispondere alle domande. È il caso di Zhanxing, che è arrivata dalla Cina all’età di dieci anni seguendo i genitori che si erano già trasferiti, ha studiato, si è laureata, ha costruito la sua vita qui ma si trova nella condizione di “italiana con un permesso di soggiorno” ed è periodicamente costretta a al rinnovo del documento, con l’annesso umiliante rituale delle impronte digitali.

Come racconta Romulo Sabio, il padre di Re (così si fa chiamare in arte questo giovane che ama le pratiche artistiche hip hop), suo figlio, ottenuta la cittadinanza italiana, è uscito da un ufficio con la Costituzione in mano ed ha chiesto: “E ora cosa cambia?”. In effetti niente, ma tutto. Il film documentario che ho realizzato insieme a Giusy Buccheri seguendo le vite di Re e Zhanxing, “Il futuro è troppo grande”, si muove nel territorio apparentemente paradossale in cui “tutto” convive con “niente”. Perché è chiaro che da un certo punto di vista il passaggio formale della cittadinanza giuridica cambia completamente la prospettiva di vita: le persone straniere non comunitarie, in particolare, sono totalmente prive dei diritti politici (il voto amministrativo è concesso a* comunitar*), non hanno accesso a concorsi e graduatorie pubbliche, soffrono restrizioni alla libertà di movimento; tutte le persone straniere, in generale, sono discriminat* sul piano delle opportunità socio-economiche come risulta dall’analisi di diversi indicatori come il sottoinquadramento professionale e il costo dell’alloggio in percentuale sul reddito (cfr. il Rapporto Unar “Dossier statistico immigrazione 2013”, a cura dell’Idos).

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Queste cose le sa bene Zhanxing, che personalmente si è impegnata con la Rete G2, composta da figlie e figli di immigrat* di diverse città, per sostenere proposte di legge di iniziativa popolare per cambiare «un sistema, lo ius sanguinis, che premia l’origine “etnica”, e quindi le caratteristiche ascritte rispetto alla volontà di appartenenza testimoniata da anni di convivenza e condivisione dei destini nazionali» (Dossier statistico immigrazione).

Ma, d’altra parte, nulla conta nella vita di queste persone più dei loro percorsi di vita e delle loro esperienze relazionali, e in questo nulla le rende diverse da* giovani italian*. Nulla cioè si comprende di esse se le si investe di uno sguardo semplificante, categorizzante e di conseguenza nulla può capire, dei cambiamenti in corso nella società italiana, chi non si apra all’ascolto delle storie individuali e resta serrat* in difesa da rischi immaginari. È la stessa Zhanxing a smarcarsi in un passaggio del film, affermando di essere stufa «di rappresentare una comunità intera, un gruppo o una generazione». Per questo non abbiamo fatto un film che avesse l’ambizione di trasmettere una conoscenza sociologica, né un’opera prevalentemente politica.

Il dibattito tra “ius soli” e “ius sanguinis” è un dato del quadro, ma l’obiettivo del film è essenzialmente narrativo: racconta le storie di due giovani che studiano, incontrano il mondo del lavoro, si misurano con il ruolo della famiglia nella costruzione della personalità, con l’universo degli affetti, attraversando il periodo della vita che segna il passaggio all’età adulta con tutta la sua complessità di sensazioni e riflessioni. Senonché entrambi hanno la particolarità di essere nati da famiglie non italiane. Perciò il film parla anche di identità e appartenenza, di integrazione e di diritti, di un’Italia multiculturale che sta cambiando ogni giorno che passa, ma che dal punto di vista giuridico, e anche delle mentalità, non cambia abbastanza velocemente.

Re e Zhanxing, che tra loro non si conoscevano, ci sono piaciuti subito, anche perché con le loro differenti personalità ed esperienze ci davano l’occasione di comporre un racconto con coloriture complesse. La scelta di accogliere nella storia, accanto alle nostre immagini di “pedinamento”, anche il loro stesso sguardo che si esprime attraverso le telecamerine che gli abbiamo fornito, è arrivata a percorso già iniziato ma è diventata un aspetto essenziale del lavoro. Il film risulta alla fine una narrazione corale, che contiene differenze di stile ma nel quale abbiamo voluto che non si cogliesse una gerarchia fra i punti di vista. Tutto contribuisce al racconto del reale.

Ma un ringraziamento è dovuto oltre che ai due protagonisti, che hanno accettato di partecipare per due anni a questo esperimento di narrazione/autonarrazione, anche ai 254 “produttori dal basso” che hanno contribuito “a scatola chiusa” alla realizzazione del film. La società italiana cambia e per fortuna non manca chi vede in questo cambiamento una sfida ricca e interessante.

 

SCHEDA DEL FILM: “IL FUTURO È TROPPO GRANDE”

Sogni, inquietudini, speranze di due giovani di seconda generazione

Un film documentario di Giusy Buccheri e Michele Citoni

con immagini e pensieri di Re Salvador e Zhanxing Xu

Regia: Giusy Buccheri e Michele Citoni

Immagini e suono: Giusy Buccheri, Michele Citoni, Marco Leopardi

Montaggio: Andrea Ciacci

Sound design: Gianluca Stazi

Musiche: Aa Vv

Durata: 79 minuti

Produzione: una coproduzione Giusy Buccheri e Michele Citoni, Grió Sinergie Culturali,

Centro Produzione Audiovisivi Università Roma Tre e 254 “produttori dal basso”

Patrocini: Ministero per l’Integrazione; Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma; OIM-Organizzazione Internazionale delle Migrazioni; Ambasciata delle Filippine in Italia

Media Partner: Cineama

Sito web: www.ilfuturoetroppogrande.it

 

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