La maestra ripetente

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Immagine tratta da arteganas.com

«Sono in quarta» dice la bambina che incontro al mare. «Ed io in seconda… sai sono ripetente», aggiungo io sorridendo al suo sguardo stranito. «Ogni cinque anni torno indietro… ». E sì, ricomincio daccapo, perché ciò che imparo non è mai abbastanza. Perché brava quanto serve al nuovo che arriva è tutto da inventare, e poi da dimostrare. Maestra ripetente, “sbocciata” come diceva mia nonna di chi non passava l’anno.

Sono queste le infinite gesta di una maestra. Ripetere, una due innumerevoli volte. Ripetere, la condizione ordinaria e dimessa di chi fa la scuola. L’aspetto incolore dell’atto educativo, la limitazione che sfianca, che logora, che spegne passione e libertà, che preclude l’oltre e l’altro e respinge indietro. In una zona grigia che ci ferma e disattiva ogni entusiasmo. La punizione che si ripete. Il disamore.

Eppure è proprio in questa pratica dallo strumentario stanco e pervasivo che si gioca la scuola di tutti. L’apprendimento necessario per diventare ed essere. Il recupero e il sostegno. La compensazione e la valorizzazione. Il posto nel mondo.

532270_614481711979650_1196991523_nNon ci faccio l’abitudine alla ripetitività, per non subirne il tedio ne rovescio la prospettiva. Nel ritornare a fare, nel tornare a dire, a vedere, a toccare, a sentire provo ad esplorare le possibilità nascoste. Mi invento altri modi che spesso rivelano altri mondi. Un senso o più alla volta, un percorso all’aperto, un albero da adottare, il rondone ferito, il pane con la pasta madre, le api che hanno perso la regina, il corpo e la poesia. Scaravento il non ho capito nel possiamo fare, insieme smontiamo il difficile per vedere cosa c’è dentro. La complessità si può fare a pezzi per renderla accessibile, a portata di tutti. Ci mettiamo in scena. Ci raccontiamo. Nei segni svegliamo il sogno.

Scelgo un’altra fatica: quella di ripetere senza farne una replica sbiadita, facendo di ogni ritorno un’occasione di scoperta, una terra nuova e sorprendente che riguarda innanzitutto me stessa e che mi rigenera. Riconosco la scia della noia dentro di me e i suoi effetti devastanti sul desiderio di sapere. Perciò scelgo l’altra fatica: quella di ricostruire una possibile innocenza delle cose e di presentarle come se fosse la prima volta. Perché è il privilegio di chi incomincia, aprirsi senza riserve al nuovo. E i bambini a cui non faccio l’abitudine, meritano un’energia vitale che li appassioni. Così progrediamo insieme di esperienza in conoscenza, mentre man mano un pezzettino di cielo si fa più chiaro. Così torniamo indietro ogni volta che ci serve e ci fa bene.

Senza tradire il già detto, il segreto è renderlo come appena uscito, invitante. Fresco come ciò che inizia, senza le cataratte del routinario.

Chi fa scuola sa che ripetere è una dimensione strutturale del fare scuola. Non è l’eccezione ma la regola. Il regolatore delle conoscenze bucate. Delle insufficienze. Del darsi e dare il tempo della lumaca (un’altra maestra, Luciana Bertinato, ne parla in Ci vuole il tempo che ci vuole, ndr). Il tempo necessario lungo e lento che gira in tondo, si ritrae e aspetta. Il sì, abbiamo capito.

310308_347820818645742_1528430029_nNoi che tra i banchi ripassiamo infinite volte, conosciamo la gioia che dà la conferma del già noto, come i piccoli riti della classe, i giochi ripetuti, le cantilene, le canzoni, le filastrocche. Con le conoscenze e le abilità è la stessa cosa. “Io lo so. Io mi ricordo. Lo spiego io… Io lo so fare”.

Imparare è ricordare. Provare il piacere del sapere. Le cose ripetute giovano. Come le stagioni che si ripetono uguali eppur diverse. E confermano la vita. Le cose che ritornano aiutano a scoprire che l’ovvio ovvio non è e che nel noto l’ignoto sopravvive. Si cerca qualcosa e si trova altro. Cerchi le Indie e trovi l’America.

Ogni giorno torno indietro e vado avanti. A passo di granchio che cammina di fianco, che sembra non giungere mai alla meta. E’ così il passo della maestra. Un incedere che coglie i segnali di chi non è ancora pronto. Che gira in tondo e rende solido mentre allarga la spirale della conoscenza. Che si ostina a dare a ciascuno secondo il proprio bisogno. Che è speciale sempre. Un procedere in punta di piedi con l’orologio fermo. E i bimbi sbocciano.

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Rosaria Gasparro, maestra di una scuola pubblica

L’adesione di Rosaria a “Ribellarsi facendo”

 

 

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2 Risposte a “La maestra ripetente”

  1. 1 aprile 2014 at 09:03 #

    Per Rosaria Gasparro,
    una sola parola:

    GRAZIE!

Trackbacks/Pingbacks

  1. BLOG : La voce di quasi tutti - 2 aprile 2014

    […] «Sono in quarta» dice la bambina che incontro al mare. «Ed io in seconda… sai sono ripetente», aggiungo io sorridendo al suo sguardo stranito. «Ogni cinque anni torno indietro… ». E sì, ricomincio daccapo, perché ciò che imparo non è mai abbastanza […] […]

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