Mettiamoci in gioco

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“Quando sono grande voglio giocare da sola”. Viola ha tre anni, a chi le chiede cosa vuole fare da grande risponde che il suo lavoro è giocare. E sogna un futuro in cui potrà farlo in autonomia, lontano dagli sguardi dei grandi. Il gioco è una delle componenti essenziali della nostra vita, ma più cresciamo più tendiamo a dimenticarlo. Giocare significa esplorare i propri limiti, acquisire la capacità di spostarsi da un ruolo a un altro, “di cambiare cornice”. Lo spiegano i numerosi esperti della cultura del gioco che intervengono nell’audio documentario, Io conto, tu ti nascondi”.

L’audio documentario è un frutto di Terranave, la trasmissione radiofonica curata da Marzia Coronati di Amisnet, che si è occupata e si occupa spesso di educazione. Così come è accaduto nel 2013, anche quest’anno alcune delle testimonianze raccolte nel corso di queste ricerche sono state raccontate in un documentario in cinque puntate, che andrà in onda sulle frequenze di Radio Rai Tre, all’interno di Tre soldi.

“Io conto, tu ti nascondi”, affronta il tema del gioco e di come questo possa essere uno strumento didattico  e di crescita straordinario. Le cinque puntate saranno trasmesse da lunedì 24 a venerdì 28 marzo, dalle 19,45 alle 20.

Secondo i protagonisti di questo documentario – maestri, costruttori di giocattoli, ricercatori, pedagogisti, educatori di strada – il divertimento è la base fondamentale della scelta. Quando un individuo ha la possibilità di scegliere se mettersi in gioco, allora lì sta passando un conflitto interno: se si è disposti a rischiare di fare una brutta figura o di sbagliare ci si permette anche di scoprire delle cose nuove. Chi si astiene dal gioco ha paura di cadere nel ridicolo, e se ne sta tutto rigido nella sua cosiddetta serietà, mentre il gioco chiede sempre che ci si metta in gioco lasciandosi andare. “Ciò che il gioco sregola è il sè stesso del giocatore”.

“Io conto, tu ti nascondi” raccoglie interventi di Gianfranco Staccioli, Valentina Pescetti, Roberto Papetti, Franco Lorenzoni, Enrico Euli, Viviana Petrucci, Walter Cozzolino, Ariel Castelo, Marco Saverio Loperfido, Francesco Tonucci. Con le voci di: Viola, Greta e i bambini del cortile di Via Selinunte.

Un breve estratto sonoro della prima puntata di lunedì lo trovate qui.

 

Foto tratta da filosofema.com

DA LEGGERE:

Un due tre… liberi tutti

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L’archeologo dei giocattoli

| Roberto è un mastro giocattolaio che costruisce giocattoli riciclando

La città senza orologi

| Città e bambini: il cambiamento è prima di tutto riappropriazione del tempo

Ci vuole il tempo che ci vuole

“A scuola non si ride più, abbiamo dimenticato la saggezza di Gianni Rodari, come se in aula non potessero entrare la calma, un po’ di leggerezza e di allegria. Le cose non vanno meglio a casa. Almeno a scuola i bambini dovrebbero rallentare – scrive Luciana Bertinato, maestra -, imparare e fare le cose con il tempo che ci vuole, avere occasioni per parlare e ascoltare, giocare con la sabbia e le foglie, percepire i profumi e gli odori, scoprire il silenzio, cogliere le sfumature”. La ribellione ai domini della velocità, del Pil e della competitività comincia a scuola

Quel che resta del gioco

La mercificazione ha aggredito ovunque l’arte del gioco: i giocattoli sono diventati personaggi con storie e caratteri già definiti. I bambini hanno sempre meno possibilità di smontare e riassemblare, possono agire esclusivamente in funzione di proprietari, non di creatori

La gioia di educare. Il maestro Zavalloni

Per una scuola che sappia riscoprire manualità e contatto con la terra

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