Chiudere i bambini in un numero

3684861

Questo messaggio gira in rete suscitando attenzioni e commenti. Difficile rintracciare l’autrice, di sicuro è stato scritto da una maestra (che ama il suo mestiere) dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori. Poi capita che l’autrice, Rosaria Gasparro, scriva a Comune-info per farsi conoscere e per ringraziare della pubblicazione. Naturalmente ringraziamo noi Rosaria, con la quale cammineremo insieme nei prossimi mesi. In ogni caso, leggendo quanto scritto da Rosaria viene da pensare al maestro Alberto Manzi che nei primi anni ’80 si rifiutò di redigere le pagelle e al posto del voto metteva un timbro: ʻFa quel che può, quello che non può non fa”. La disobbedienza gli costò la sospensione dall’insegnamento. 

 

vig“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.

Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.

I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.

I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno”.

 

 

DA LEGGERE

Il maestro di tutti

Fiction su Alberto Manzi, maestro ribelle di “Non è mai troppo tardi”

App non significa apprendere

| “Non si tratta di essere contro o a favore del digitale – dice Roberto Casati, direttore del Cnrs dell’Ecole Normale di Parigi – La questione è capire che uso farne, soprattutto che uso farne fare ai più giovani e come introdurle nei percorsi scolastici”

Tags:, ,

3 Risposte a “Chiudere i bambini in un numero”

  1. Nicoletta Crocella
    23 febbraio 2014 at 12:39 #

    Prima elementare, tanti anni fa, mio figlio ed i suoi compagni di classe ricevono la prima pagella e si scatenano i commenti, questo lo ricordo molto bene: – No la mia pagella è più bella della tua, la tua è tutta eguale, hai tutti 9, la mia ha anche sei. sette e otto… è più bella!
    Siamo noi adulti a dare importanza e peso ai voti, al successo, alla valutazione: dovremmo chiedere a maestre, maestri, mamme e papà di lasciar stare il peso. Il voto può servire, se usato come spunto per valutare con il bambino, o la bambina, traguardi raggiunti. passi da fare, difficoltà. E sinceramente, un bambino che si è impegnato al massimo, anche se il risultato è appena sufficiente, merita un voto al suo impegno! E se cominciamo a cinque anni a chiedere che una bambina o un bambino stia alle regole, impari ad obbedire, e la/lo costringiamo entro gli steccati del banco e del silenzio (stai fermo, non urlare, obbedisci, taci!) è inutile che ci preoccupiamo del voto. La scuola tutta sta diventando sempre più una fabbrica di piccoli robot obbedienti di un consumismo che non regge neppure più, non prepara ad un futuro di ricerca, di autonomia, di riflesisone e confronto tra differenze. Comprendo il disagio degli insegnanti, ma è più che mai necessaria una loro ribellione attiva al modello imposto.

  2. gilberto
    26 febbraio 2014 at 14:09 #

    Carissima. condivido in tutto ciò che scrivi.
    Al contempo vorrei che la scuola affiancasse gli alunni nel loro bisogno di crescita e di auto-completamento. Che fosse, quindi, uno specchio chiaro e tanto competente da illuminare gli angoli più remoti delle loro persone, aiutandoli a trasformare le loro difficoltà di applicazione in piacere di conoscere e in creatività.
    Cordialità. Gilberto

Trackbacks/Pingbacks

  1. Il voto divide. Il voto non è il volto | Federazione della Sinistra di Latina - 19 febbraio 2015

    […] è quanto avevo scritto lo scorso anno e che gira in rete sotto mentite o anonime […]

Lascia un commento