Il maestro di tutti

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Un maestro, ma soprattutto un uomo creativo e ribelle. Alberto Manzi, è noto come il maestro dʼItalia, per la trasmissione televisiva degli anni Sessanta, “Non è mai troppo tardi”, un vero corso di istruzione popolare per il recupero degli adulti analfabeti. A Manzi sono oggi dedicate diverse scuole. Rai1 presenta lunedì 24 e martedì 25 febbraio – in prima serata alle 21,10 – la fiction realizzata proprio sulla sua storia: “Non è mai troppo tardi”.

In realtà, pochi ricordano alcuni aspetti della sua vita, come il suo impegno come educatore scout nella periferia di Roma, gli anni (Settanta) di lotta insieme ai contadini rivoluzionari latinoamericani, il suo lavoro nel carcere minorile di San Michele a Roma, ma anche i suoi libri, a cominciare da Orzowei (1955), da cui fu tratta la serie televisiva omonima, che raccolse grande successo per la Tv dei ragazzi.

Come maestro si rifiutava di mettere i voti sulla pagella. Nei primi anni Ottanta si rifiutò di redigere le “schede di valutazione”, che la riforma della scuola aveva imposto. “Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento – spiegò – Se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni”. Al posto del voto metteva un timbro ʻFa quel che può, quello che non può non fa”. La disobbedienza gli costò la sospensione dall’insegnamento. Nelle sue classi, diceva, ci sarebbe stato sempre posto anche per chi suggeriva, in fondo anche quello è un modo per costruire una società in cui ci si aiuta a vicenda.

Le due puntate televisive, dirette da Giacomo Campiotti, ripercorrono lʼavventura umana e professionale di Manzi, dalla prima cattedra in un carcere minorile fino allʼesperienza tv con cui insegnò a leggere e scrivere a più di un milione di italiani nel secondo dopoguerra. Ad interpretarlo è Claudio Santamaria: “Eʼ un personaggio che mi ha commosso appena ho letto la sceneggiatura. Per tutta la vita ha cercato di risvegliare le persone, aprire loro la mente, e lottato per ridare dignità a chi non aveva possibilità di studiare”. Il regista Campiotti per presentare la fiction ha detto: “Alberto Manzi è un maestro che ai bambini non insegna nozioni ma a pensare. Lavora con loro per formare uomini liberi, capaci di scelte libere, e per farlo lotta con tenacia contro ogni ostacolo”. Un modello, un vero maestro”.

 

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DA VEDERE

Intervista a Claudio Santamaria: “Alberto Manzi era un rivoluzionario”

http://www.youtube.com/watch?v=2MCBSpnOPlk

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3 Risposte a “Il maestro di tutti”

  1. Comune-info
    24 febbraio 2014 at 23:27 #

    PERCHE’ DOBBIAMO SMETTERLA CON VOTI E GIUDIZI
    Questo scriveva Alberto Manzi nel 1975, dopo anni tra i banchi di scuola.

    “Anno scolastico 1974-75

    Motivi per i quali l’insegnante non usa classificare gli alunni

    Classificare dando una votazione o un giudizio di merito comparativo, a livello di scuola dell’obbligo, nel pieno sviluppo evolutivo, nel primo impatto e nel successivo adeguamento e nelle ricerche di struttura per una vita associata “migliore” significa voler dimenticare che la scuola è tale solo se insegna a pensare, solo se aiuta a immettersi con libertà nella società.

    Classificare significa impedire un armonioso sviluppo intellettivo e rispettoso dei tempi di crescita individuali; significa impedire un apprendimento cosciente, che nasce cioè da un continuo osservare, ragionare, discutere sulle cose, ricerca questa che non è mai priva di errori, di incompletezze.

    Ora se si classifica, l’errore, l’incompletezza suscita terrore, per cui si tende ad evitare la causa del terrore copiando, imparando a memoria definizioni fatte da altri ecc.

    Classificare pertanto significa obbligare ad accettare definizioni stabilite, pertanto impedire il ragionamento, rendere tutti simili al modello prefisso, significa educare alla menzogna e alla falsità.

    Classificare significa ancora educare alla divisione classista (bravi, più bravi, meno bravi, ecc.) significa selezionare, distruggere la personalità. Classificare significa, purtroppo, distruggere il senso della comunità, dove ogni individuo deve imparare a vivere dando il meglio di se stesso non per lucro (ed anche il voto è lucro) ma nell’interesse della comunità stessa e per il piacere personale che deriva dalla scoperta e dalla conoscenza.

    Per tutti questi motivi non ho mai classificato nessun alunno e nessun lavoro degli alunni; né intendo classificare ora le capacità acquisite durante un anno di lavoro.

    Se è obbligatoria la classificazione, delego la segreteria della scuola a dare lo stesso voto ad ogni alunno e per ogni materia.

    Roma, 7 giugno 1975 Ins. Alberto Manzi

  2. Gennaro
    26 febbraio 2014 at 15:39 #

    Senza parole, grandissimo; in ogni scuola dovrebbe essere affisso.

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