Atlante di economia ecosostenibile

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di Paolo Cacciari

Daniel è un giovane videomaker e giornalista, fondatore di www.italiachecambia.org. Per sette mesi ha deciso di fare l’inviato a tempo pieno allo scopo di documentare le storie di persone impegnate in attività ecocompatibili. Ne ha incontrate centinaia. C’è un popolo immenso di decrescisti, transizionisti (seguaci delle Transition Towns), recuperatori, riciclatori, barattatori, microfinanzieri e minibanchieri, autoproduttori, permacultori, autocostruttori in terra cruda, lana, legno e paglia, contadini, ingegneri, architetti, pubblicitari, insegnati e tecnici pentiti di tutte le professioni, obiettori di coscienza al mercato e “scollocati” (nel senso di collocati fuori dal mercato del lavoro tradizionale). Oltre, ovviamente, a teatranti, poeti e pensatori di discipline che sarà bene cominciare a studiare: ecofilosofia, bioregionalismo, permacultura, bioedilizia.

Sbaglia chi pensa a queste tendenze come marginali ed ininfluenti. Uno dei maggiori economisti inglesi, Tim Jeckson, del centro governativo della New Economic Foundation, pensa che “i semi di una nuova economia” (quelli che ci potranno tirare fuori dalla crisi) siano proprio le “imprese cenerentola”, locali e integrate nelle comunità, le piccole cooperative agricole, le officine di riparazione e manutenzione, le botteghe artigiane e i servizi energetici per la cogenerazione diffusa, per la mobilità dolce, per il riciclo dei materiali e il riutilizzo dell’oggettistica, per l’istruzione, il tempo libero e la cultura.

Attenti anche a non sottovalutare il potenziale economico che queste attività già esprimono. Daniel ha incontrato decine tra coltivatori, imprese di trasformazione di prodotti biologici e botteghe al minuto che gli hanno assicurato di non aver conosciuto cali nelle vendite. Il cambiamento è più diffuso di quel che non si creda tra i consumatori.

Il libro è un grande atlante dell’economia ecosostenibile e una straordinaria galleria dei personaggi che la animano. Impossibile renderne conto qui. Solo un nome voglio citare, quello dell’emporio di Senigallia: “Quanto Basta”. Il manifesto qubista è anche il titolo di un altro e-book scritto da Guido Moltedo del quotidiano Europa che racconta esperienze di consumo consapevole. Da tutte queste buone pratiche va colta la trama che rende possibile la creazione di relazioni di cooperazione tra imprese e reti di utilizzatori finali. Si chiamano Distretti di filiere corte di economia solidale. Possono spingersi fino ad usare sistemi di conto e monete proprie.

 

IL LIBRO:

Daniel Tarozzi, Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia

(Chiarelettere, pp.347, 14,50 euro, disponibile anche in versione e-book)

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Questo articolo è stato pubblicato anche su Left.

 

DA LEGGERE

La buona economia non esiste

| La trasformazione profonda della società non si nutre di qualche verniciatura di verde, di sociale o di equo all’economia. Si tratta invece, né più e né meno, di uscire dall’economia, cioè dal capitalismo. Slogan come decrescita e concetti come bio-economia possono aiutarci

Qualcosa di diverso, qui e ora

| Ovunque gruppi di cittadini non rivendicano ma tentano di creare relazioni diverse

 

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