La scienza in altalena

 sc

di Luciana Bertinato

Il bambino impara giocando da quando nasce. I suoi strumenti sono i sensi e la mente. Con i primi raccoglie i dati della realtà: i rumori, le forme, il tepore del seno materno, il sapore del latte, gli odori della casa, i colori, le voci. Con la mente confronta, riflette, ricorda. Conserva le sensazioni in ripostigli segreti dove possono restare per tutta la vita. Il suo metodo è corretto perché raccoglie dati, li confronta, li seleziona, formula ipotesi, le verifica, ricava sintesi. Restituiamo ai bambini la possibilità e il piacere di scoprire – giocando – concetti scientifici e abilità tecniche che li aiutino ad ampliare la loro cultura.

(Mario Lodi)

La scienza sale in altalena e gioca con i bambini. Accade in una mostra di giocattoli scientifici interattivi, costruiti con materiali di recupero facilmente riproducibili. È stata realizzata, dal giocattolaio Roberto Papetti e da alcuni maestri, per far vivere ai bambini esperienze dirette utili a scoprire alcune leggi fisiche: la conduzione del calore, la forza di gravità, l’inerzia, il galleggiamento dei corpi e altri aspetti del mondo che li circonda.

Con le parole dei bambini della mia classe, le Coccinelle, raccontiamo la nostra visita. Giulia e Alessandro: “Le maestre ci hanno fatto una bella sorpresa: ieri siamo andati a visitare ‘La Scienza in altalena’ al Museo del Gioco del nostro paese. Eravamo emozionati quando Gianluca, Serena e Giulia ci hanno accolto nello spazio culturale ‘La Foglia e il Vento’”.

Riccardo A.: “Nella mostra c’erano tanti giocattoli fatti di materiali semplici che possiamo trovare anche a casa: bottiglie di plastica, tappi, rotoli di carta, fili, sacchetti, lattine, barattoli, palloncini, scatole, legnetti, viti, forchette, elastici…”.

Rachele G.: “Mi è piaciuto guardare dentro al periscopio perché ho visto Gianluca con tre occhi!”.

Enrico: “Quando Serena ha fatto girare le trottole e i frullini, io ero come ipnotizzato dal movimento”.

Riccardo B.: “Io ho capito che l’altalena è una leva che sta in equilibrio”.

Benedetta: “Mi sono divertita quando abbiamo fatto rotolare i barattoli cagnolino. Subito venivano verso di noi, ma poi tornavano indietro! Dentro avevano due elastici che rotolavano intorno a un bullone e creavano il movimento. Per questo non siamo riusciti a prenderli!”.

Abderrahim: “Io, quando ho lanciato la pasta con lo spara-maccheroni, l’ho immaginata con intorno la panna, il tonno e il formaggio!”.

Gabriel: “Il missile partiva da una bottiglia e volava in alto. Dentro la bottiglia c’era l’aria, la nostra pressione l’ha fatto alzare”.

Cesare: “Per me il gioco più bello è stato il paracadute. Vorrei costruirlo con una borsa di plastica della spesa, lo spago e un peso. È trascinato giù dalla forza di gravità della Terra”.

Giacomo: “Il ronzatore faceva un ronzio uguale a quello delle api. Si sente il rumore perché l’aria si sposta”.

Nicole: “Abbiamo visto la clessidra ad acqua che funziona perché il liquido crea una pressione”.

Miriam: “Alla fine abbiamo fatto il laboratorio per costruire le api forzute”.

Chantal: “Gli amici ci hanno chiesto: ‘Secondo voi un’ape può sollevare un peso più grande di lei?‘. Io non ci credevo”.

Tea: “Quando ho costruito la mia ape, ho capito che poteva sollevare un peso con il movimento. La mostra ha chiesto ai nostri occhi di osservare, alle orecchie di sentire, alle mani di toccare e a tutto il nostro corpo di giocare”.

Aconclusione dell’esperienza i bambini sono rientrati a casa con la voglia di realizzare qualche giocattolo osservato. “La scienza in altalena” viaggia e può arrivare anche nel tuo paese o città. Si può visitare o richiedere all’indirizzo: casadelleartiedelgioco.it

 

Luciana Bertinato ogni giorno in bicicletta raggiunge ventidue bambini e bambine, in una classe seconda a tempo pieno, alla Primaria “I. Nievo” di Soave (Verona). Dal 1995 fa parte della “Casa delle Arti e del Gioco”, fondata da Mario Lodi a Drizzona (Cremona), che promuove corsi di formazione per insegnanti e laboratori creativi per bambini. Questo articolo è stato pubblicato anche su Vita scolastica. Altri suoi articoli sono qui.

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La città senza orologi

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Ci vuole il tempo che ci vuole

“A scuola non si ride più, abbiamo dimenticato la saggezza di Gianni Rodari, come se in aula non potessero entrare la calma, un po’ di leggerezza e di allegria. Le cose non vanno meglio a casa. Almeno a scuola i bambini dovrebbero rallentare – scrive Luciana Bertinato, maestra -, imparare e fare le cose con il tempo che ci vuole, avere occasioni per parlare e ascoltare, giocare con la sabbia e le foglie, percepire i profumi e gli odori, scoprire il silenzio, cogliere le sfumature”. La ribellione ai domini della velocità, del Pil e della competitività comincia a scuola

Quel che resta del gioco

La mercificazione ha aggredito ovunque l’arte del gioco: i giocattoli sono diventati personaggi con storie e caratteri già definiti. I bambini hanno sempre meno possibilità di smontare e riassemblare, possono agire esclusivamente in funzione di proprietari, non di creatori

La gioia di educare. Il maestro Zavalloni

Per una scuola che sappia riscoprire manualità e contatto con la terra

 

 

 

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2 Risposte a “La scienza in altalena”

  1. Francesca Marini
    10 gennaio 2014 at 18:58 #

    Ho scoperto da poco la pagina Facebook di Focus https://www.facebook.com/focus.it?fref=ts .La trovo veramente ricca di contenuti interessante e ho notato che tanta gente la segue dato che ha festeggiato da poco i 200.000 fans.Per una volta si può dire che una pagina che non tratta temi frivoli abbia un gran bel successo tra i social.

    • Comune-info
      10 gennaio 2014 at 19:29 #

      Tuttavia, Francesca, parliamo di una rivista del Gruppo Mondadori …, che accumula profitti enormi (la proprietà, naturalmente, non i lavoratori) grazie a quantità di pubblicità aggressive di tutti i tipi (su sito e cartaceo). E che sostiene una certa neutralità della scienza piuttosto discutibile. Meglio esserne consapevoli.

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