La scuola non è uno sprint

Tempi distesi, intervalli di quindici minuti ogni ora per alunni e per insegnanti. lezioni all’aperto, spazi di autonomia vera per i ragazzi. Qualche idea dalla Finlandia per ripensare la scuola. La più importante? Un po’ di sano antiutilitarismo: prima di tutto rallentare

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di Tim Walker

Alcuni mesi fa, mi sono trasferito con la mia famiglia da Boston a Helsinki, in Finlandia. Ad essere sinceri, non ho avuto nessun particolare shock nei confronti della loro “cultura”, probabilmente perché mia moglie è finlandese. Ma uno shock l’ho decisamente provato entrando in classe, una quinta primaria in una scuola pubblica finlandese, dove ora svolgo il mio lavoro di insegnante. Un capovolgimento totale della mia impostazione pedagogica, della mia mentalità di insegnante statunitensea shifting of my pedagogical mindset. Con la mia famiglia abbiamo programmato di rimanere a vivere in Finlandia, ma non posso esimermi dal pensare come mi comporterei se dovessi tornare ad insegnare in una scuola americana. Finora ho individuato tre cambiamenti radicali rispetto al mio modo di  insegnare a Boston

Ci vuole il tempo che ci vuole

Più intervalli nell’orario scolastico

Le scuole finlandesi organizzano l’insegnamento in blocchi orari di 45 minuti di lezione, ciascuna seguita da 15 minuti di intervallo. Gli studenti non hanno quasi mai due lezioni consecutive senza intervallo e, nella scuola primaria, gli intervalli si svolgono all’esterno, all’aperto, sia che ci sia il sole sia che piova.

Durante la  mia prima settimana di insegnamento non riuscivo a capire e ad adattarmi a questa organizzazione. Programmavo lezioni consecutive in modo da dare ai miei alunni meno intervalli, ma più lunghi. Nel bel mezzo di una lezione uno dei miei allievi mi ha detto: “Sento che sto per scoppiare. Quand’è che facciamo l’intervallo?”. Questa frase ha segnato una svolta per me. Da quel momento ho cambiato il modo di organizzare le lezioni e ho cominciato a notare che gli studenti erano più freschi quando tornavano in classe dopo questi intervalli brevi ma frequenti. Gli intervalli aiutano i bambini a tenere il ritmo.

Se torno con la memoria agli Stati uniti, mi vengono mi mente giornate in cui dovevo costringere i miei alunni a lavorare anche quando avrebbero voluto fare altro. L’idea di concedere intervalli non mi passava nemmeno per la testa. Ora sono assolutamente convinto che intervalli regolari aiutino gli studenti a tenere un giusto equilibrio e a mantenersi freschi per tutto il giorno. Se tornassi in America programmerei delle pause per il corpo e per la mente come parte integrante dei ritmi scolastici. E possibilmente cercherei di portare i ragazzini  fuori, all’aperto, durante questi intervalli.

Pause di ristoro anche per gli insegnanti

br4_finland4All’inizio ero riluttante ad entrare in sala insegnanti. Vedevo i 15 minuti di intervallo come tempo da dedicare all’organizzazione della lezione successiva  e rimanevo in classe. Un comportamento assolutamente normale in una scuola americana. Ma alcuni miei colleghi finlandesi, dopo aver notato questo mio comportamento, cominciarono a preoccuparsi che io potessi “scoppiare”. Mi incitarono a trascorrere più tempo  in sala insegnanti, a bere un caffè con i colleghi. Ho accolto il loro consiglio e ho scoperto che questi intervalli non “rinfrescavano” solo gli studenti, ma servivano anche a me per ricaricarmi.

Naturalmente la maggior parte degli orari di insegnamento dei docenti americani non consente questi continui 15 minuti di pausa tra le lezioni. Non voglio dire che si debba contrattare un orario siffatto, ma occorre assumere questa mentalità quando si insegna ai ragazzi. I colleghi finlandesi mi hanno insegnato che le pause consentono agli insegnanti di essere più efficaci. Mi hanno spiegato che l’insegnamento è  una maratona, non è uno sprint di 100 metri. E’ importante rallentare, in modo da poter completare con successo  la corsa che dura un intero anno scolastico Se tornassi in una classe americana cercherei di trovare il modo di “decomprimere” la giornata scolastica, approfitterei di qualsiasi opportunità per rinfrescare mente e corpo. Qui in Finlandia distogliermi regolarmente dal lavoro mi ha aiutato ad essere un insegnante migliore.

Più autonomia agli studenti

br4_finland5In America, la mia filosofia, all’inizio di ogni anno scolastico, è sempre stata quella di prendere per mano gli alunni e di non lasciarli finchè non fossero stati in grado di essere autonomi. Cominciavo ogni anno scolastico insegnando ai bambini una lunga lista di routines e di procedure.

Quest’anno le cose non sono andate come da programma. Per esempio volevo insegnare ai miei alunni di quinta a camminare in silenzio in fila, ma durante la mia prima settimana di scuola mi sono reso conto che gli alunni si muovevano autonomamente da una classe all’altra fin dal primo anno della primaria. Inoltre quasi tutti gli alunni di questa scuola pubblica finlandese (che copre dalla prima alla nona classe, cioè tutto l’obbligo) vengono a scuola da soli. Insegnare loro a spostarsi in fila  non solo sarebbe stato inutile ma anche un po’ offensivo. Sebbene i bambini finlandesi appaiano molto più autonomi di quelli americani, non è che possiedano il “gene dell’autonomia”. Il fatto è che loro hanno, a scuola e a casa, molte più opportunità di fare le cose da soli senza essere continuamente controllati ed aiutati. I miei alunni di quinta hanno voluto organizzare una vendita di dolci e di altri cibi per raccogliere fondi. Sinceramente all’inizio la cosa non mi ha fatto impazzire di gioia. Era un’altra incombenza da gestire. Alla fine mi sono arreso e loro mi hanno letteralmente impressionato. Hanno disegnato gli annunci pubblicitari, creato un banner della classe e hanno portato una quantità incredibile di cose da mangiare. Tutto è stato fatto assolutamente senza la mia direzione. Ho fatto un po’ di supervisione, ma nulla più.

Se dovessi tornare negli Stati uniti, darei ai miei studenti più opportunità di lavorare senza aiuto, senza scaffolding. Non fraintendetemi. Alcuni studenti hanno bisogno di essere sostenuti – in particolare in Usa, considerate le differenze culturali che esistono – ma darei a tutti molta più autonomia di “tuffarsi”  da soli nelle cose da fare. Insegnare in Finlandia mi ha fatto scoprire che a Boston seguivo automaticamente alcune routine pedagogico-organizzative, senza averle mai assunte consapevolmente e tanto meno criticamente. Ora ho più consapevolezza rispetto ai diversi modi in cui si può organizzare la giornata scolastica, quali sono i giusti ritmi da seguire per ottenere migliori  risultati in termini di benessere e di apprendimento.

 

Potete seguire l’autore di questo articolo su Twitter (@timdwalk)
e sul suo blog Taught by Finland.

Fonte: adiscuola.it

 

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Ci vuole il tempo che ci vuole

“A scuola non si ride più, abbiamo dimenticato la saggezza di Gianni Rodari, come se in aula non potessero entrare la calma, un po’ di leggerezza e di allegria. Le cose non vanno meglio a casa. Almeno a scuola i bambini dovrebbero rallentare – scrive Luciana Bertinato, maestra -, imparare e fare le cose con il tempo che ci vuole, avere occasioni per parlare e ascoltare, giocare con la sabbia e le foglie, percepire i profumi e gli odori, scoprire il silenzio, cogliere le sfumature”. La ribellione ai domini della velocità, del Pil e della competitività comincia a scuola

 

 

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1 risposta a “La scuola non è uno sprint”

  1. 21 maggio 2016 at 04:37 #

    “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali tra diseguali” ci ricorda la lettura di “Lettera ad una professoressa” di don Milani.
    Questa riflessione ci ha portato a porci una domanda: se ogni bambino da il proprio massimo ma le caratteristiche intellettive e le basi socioculturali sono molto differenti e il risultato oggettivo e misurabile è differente, il voto deve andare ad evidenziare le differenze e  rimarcare i deficit?
    Secondo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner, esistono 12 tipologie di approcci alla realtà , che rendono ogni persona più adatta ad approcci logici, o relazionali o sensoriali, o organizzativi ecc.
    Ogni persona  è unica ed irripetibile, durante l’esperienza scolastica  si cerca di stimolare i bambini in ogni dimensione permettendo loro di sperimentare tutti gli approcci in ogni campo in modo da selezionare via via le proprie preferenze, andando a costruire progressivamente la propria personalità ed il proprio approccio con la realtà.
    A ciascun bambino viene chiesto di dare tutto il proprio meglio, sempre.
    “Siate la migliore versione di voi stessi”
    “non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, dalla mutria cretina, dalla serietà ignorante. Sii allegro […]: ed ecco che essi ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece”
    Non si cerca la competizione verso gli altri, anzi questa viene disincentivata andando a sminuire il valore esteriore dei voti.
    La valutazione  “misura” e rende esplicito all’insegnante se  un argomento è stato compreso appieno e se ciascun bambino padroneggia una procedura o una tecnica.
    Il voto positivo aiuta i bambini e gli insegnanti a capire se un argomento è stato esaurito da tutta la classe e se  si può passare a quello successivo.
    In questo modo diventa assolutamente inutile cercare sotterfugi per essere sopravvalutati.
    La valutazione  dovrebbe servire ed essere nota solo all’insegnante  per capire chi è ancora in difficoltà oppure se  tutti hanno ragionevolmente  raggiunto un livello tale da poter passare al nuovo argomento
    La classe dovrebbe procedere come una comunità solidale e cooperante, non una gara.

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